La
Bibbia: malattia e cura
Da bambino
ero
ingenuo, e se a lezione
di 'dottrina' mi si comunicavano certezze, “verità”, esse erano
tali per me. Tutti i bambini sono convinti che gli adulti comunichino
delle certezze; e se poi gli adulti sono sacerdoti, “si dimora nella
verità”.
La Bibbia, qualificata
come Parola di Dio, non poteva che essere Parola di Dio. Qualche dubbio (perché Dio
aveva parlato ad alcuni e mai a chi che stava coltivando il dubbio)
sorgeva, ma l’autorevolezza del sacerdote, convalidata dalla famiglia
che mandava il bambino alla dottrina, cancellava ogni riserva. Quando
qualcosa appariva contraddittorio, se non assurdo, ecco le tre
spiegazioni che dovevano bastare: quelli erano altri tempi, la
volontà di Dio è misteriosa e imperscrutabile, il
linguaggio della Bibbia è criptato e la traduzione giusta la
conoscono solo i sacerdoti, i custodi della Rivelazione.
Come facesse il Dio
dell’Alleanza, il Dio degli eserciti, ad essere parente del Dio di
Gesù, paradigma di non-violenza e di amore incondizionato, non
è dato sapere; come non è dato sapere perché i
fedeli non si rendano conto di stare omologando, come parola di Dio, un
messaggio ed il suo esatto contrario.
Il fenomeno si ripete ad
ogni Messa ed è sotto gli occhi di tutti. A questo punto
è il momento di formalizzare i risultati, sempre strutturalmente
provvisori, del mio pensiero sulla Bibbia che continuerà fino a
che io vedrò l’erba dalla parte delle radici. Secondo me, Essa
disegna sia la malattia - il peccato dell’uomo, cioè la
religione, la logica della alleanza con gli eletti - che la cura - la
laicità solidale di Gesù, paradigma di Amore incarnato -
e propone la conversione dall’uno all’altro, dalla religione
all’Incarnazione.
Penso anche però
che gli stessi Vangeli siano condizionato dalle lenti a contatto
religiose dei loro estensori, relatori delle riflessioni delle prime
comunità sull’esperienza esistenziale e i sui messaggi del
Signore. Dove sarebbe allora la forza del rimedio del Vangelo?
Nell’etica laica che propone, e che è dalla Verità. L’Amatevi fra voi come Dio vi ama
collima col fate agli altri
ciò che vorreste ricevere da loro, e questa verità
vale per tutti gli uomini e per tutti i tempi, essendo progetto per
l’unificazione di tutto il genere umano nella giustizia e nella
Verità.
Purtroppo la stessa
Verità non riesce a sfuggire alla strumentalizzazione contro lei
stessa e contro l’uomo. Con la Bibbia in mano, Parola non incarnata, ma
usata, tutte le porcherie storiche sono state e sono poste in essere
anche oggi, in tempo reale. Lo stesso Vangelo, prostituito e tradotto
in religione, non è sfuggito al precedente negativo, e il mite e
non-violento Gesù ha dovuto assistere ai roghi della
Inquisizione, al genocidio dei popoli nativi delle Americhe,
all’olocausto, alle guerre d’aggressione e a tutta quella terribile
sequenza di ingiustizia e di violenza che parte dai ricchi e potenti
dalle radici cristiane, e si scarica, oggi, sul popolo dei piccini
della grande favela del Sud. Anche la Verità, in mano ai ricchi,
perde la propria Sostanza e finisce per portare solo dolore.
La tentazione di prenderla
tutta, la Bibbia, e di mandarla in orbita, assieme a tutti coloro che
da Lei traggono frutti maligni, sarebbe grande, ma il problema non si
risolve così. Cosa è possibile salvare? Dato che sia la malattia (la
traduzione religiosa della Parola) che il rimedio
(Vangelo-Verità) vengono entrambi tradotti in malattia, come
è possibile uscirne?
Tentando di far emergere la Verità, estremamente semplice e
significativa, della testimonianza e del messaggio del Signore:
L’Amore, i Valori, vanno incarnati; ad incarnarli tocca a noi, mani di
Dio. L’Amore incarnato genera strutturalmente cultura del necessario e
comunione dei doni di Dio fra tutte le creature. Il cristianesimo,
quindi, da religione, dovrebbe diventare “criterio” di incarnazione
dell’Amore. La direzione dell’impegno è per forza orizzontale,
da uomo a uomo; la dimensione del tutti
sono prossimo è la laicità fraterna e solidale; la
ricchezza, l’accumulo, contraddicono l’amore.
I negativi della ricchezza
che acceca e della religione che separa, a loro volta, vanno
contrastati sia a livello soggettivo, che a livello strutturale:
l’uomo
nuovo e il mondo nuovo sono un unico progetto; ed è l’uno che
rende possibile l’altro, e viceversa. Ecco che allora il sacro per
l’uomo non deve essere Dio, di cui egli stesso quando ama è
corpo, ma le altre creature, tutti gli altri viventi.
Ecco che allora anche il
linguaggio per poter unificare tutti quanti nella categoria del
prossimo, deve diventare laico, l’Amatevi
fra voi deve essere accompagnato dal fate agli altri ciò che vorreste
ricevere da loro, e deve emergere il difetto di fondo della
religione: la ricerca di salvezza per noi stessi, unità di
rapporto dare-avere fra la creatura e il Creatore che non realizza il gratuito dell’Amore.
Il Signore ci propone
queste cose, e ci fa sapere che è l’impegno per la salvezza
degli altri la via per realizzare la nostra. A salvarci nell’al di qua
sarà solo l’amore incarnato dagli altri, e, a nostra volta,
siamo noi lo strumento per la loro salvezza. Lo stesso al di là,
poi, è probabilmente l’al di qua trasformato secondo il
disegno di Dio, e quest’ultimo è il nostro concreto mondo, oggi
ancora in gestazione, quando sarà stato tutto trasformato
secondi amore.
L’ateismo quindi non
è un problema : purtroppo nessuno è ateo, perché
tutti abbiamo come Dio noi stessi, ed è questa la prima causa
del negativo. L’unico ateo è Dio e lui ha come dio l’uomo, e Lui
lo ama e lo serve attraverso l’uomo. La Bibbia, quindi, si rivela come
un albero i cui frutti sono radicalmente divergenti, e, fra essi,
quelli velenosi hanno largamente prevalso. Con gli artigli sulla
Bibbia, l’uomo nutre la presunzione di conoscere e di possedere Dio
stesso, e trasforma una proposta d’amore in potere e in servizio a
tutti gli idoli di questo mondo.
Il tentativo del Signore
di liberarci da tutto questo, che è religione, e di introdurci
nella laicità fraterna e solidale di cui è paradigma, per
ora non ha avuto successo. Le religioni imperversano, spesso
costruiscono le verità che fanno comodo a loro, la Verità
è usata contro la Verità, Dio è usato contro
l’uomo. Se provassimo, invece, a leggere la realtà con gli occhi
del Signore, capiremmo che sono i frutti a dire le qualità delle
radici, e ci accorgeremmo che, fini ad oggi, i frutti della Bibbia sono
stati micidiali.
Allora capiremmo che la
religione è malattia e che l’incarnazione laica dell’amore
è il rimedio; capiremmo che Dio non può essere catturato
in un libro, ma che Lui è una trascendenza immanente a noi
stessi, ci impegneremmo a costruire una laicità aperta alla
compassione, alla solidarietà, alla convinzione. Della Bibbia i
cristiani hanno fatto un idolo; dicendo di servirla, se non sono
serviti e continuano oggi a farlo.
C’è un criterio,
forse, che ci può aiutare a farci aprire gli occhi: il rapporto
del Signore con la Verità, di cui si è dichiarato
testimone, gli è costato la croce, lo ha portato alla croce. Il rapporto con la Verità, se
pulito e trasparente, è duro e costoso, e va pagato con
l’impegno e la sofferenza.
Quelli che sorridono con
la Bibbia o con il Vangelo in mano, tranquilli di avervi rinchiuso la
Verità, ci devono far pensare: spesso seminano alienazione, e
questa, a sua volta, solo dolore.
Mario
Mariotti
25 agosto 2008