Il popolo di Grillo
Il
popolo di Grillo, per me, é una pedagogia che non funziona.
Quasi tutto
quello che dice questo leader é vero, e fa piacere sentirlo
dire,
urlare; ma nonostante ciò, c'é qualcosa che tocca: la
Verità é molto
più complessa. Per prima cosa, la più appariscente;
sembra che tutti i
buoni, tutti gli intelligenti, tutti i rivoluzionari se ne stiano da
una parte (Grillo e i suoi ascoltatori), e che tutte, le carogne, i
maligni, i reazionari, se ne stiano dall'altra. La realtà non
é questa.
Poi,
cosa determinante, manca la
correlazione, l'interconnessione fra il chiasso generato, e la propria
presa di distanza concreta,
incarnata, dal caos che si sta denunciando. Qualcuno dovrebbe far
notare che il soggettivo di Grillo che ulula e il soggettivo di coloro
che applaudono, sono il più delle volte omogenei, vivono il
più delle
volte la cultura che é radice deilcaos che Grillo sta
denunciando.
Una pedagogia efficace prevede la coscientizzazione prima di se stessi,
e poi di quella del prossimo, sulla nostra complicità,
funzionalità al
sistema allo strutturale maligno che inizia dalla ricerca dell’oggetto
più bello al prezzo più conveniente (sostegno al
mercato-competizione)
ed è accompagnata dal giudizio positivo sulla ricchezza e dal
desiderio
di far parte della classe dei ricchi (sostegno al capitalismo).
Dato che, il più delle volte, la nostra normalità
é strutturalmente
maligna, e noi siamo degli alienati che non sanno di essere tali, e
quindi complici, se uno tenesse la proporzione fra l'ingiustizia che
sta denunciando e quella che sta praticando, temo che il più
delle
volte gli ululati si tramuterebbero in guaiti e belati.
Poi c'é un'altra cosa che lascia a desiderare: il dire che tutti
sono uguali nella responsabilità del negativo, porta facilmente
al rischio del desiderio dell'uomo della provvidenza, perché
l'''armiamoci e partite" é un virus molto diffuso fra la gente,
e l'antivirus della partecipazione, dell'impegno e del sacrificio
personale per cambiare le cose é, il più delle volte
asfittico; é molto, molto attenuato!
Infine c'é il problema di fondo: dopo gli ululati e gli
applausi, dopo il "dove siamo", quale é il progetto, cioè
il "dove vogliamo andare"? L'obiettivo non sarà mica quello di
pagare meno tasse, quello di accedere ai consumi che la propria
condizione oggi rende quello di considerare capitalismo e mercato, e
competizione, come dei dogmi solo da regolamentare, e non, invece, da
superare?
Se fosse così, Grillo e il suo popolo non sarebbero altro che le
ennesime pedine funzionali al cancro che stanno denunciando, e la
classe politica nuova, dopo lo sputanamento della precedente, non
sarebbe affatto nuova nel perseguire e nel proseguire quello
strutturale maligno, quella "trinità micidiale", che stermina
interi popoli e porta al collasso
l'ecosistema mondo.
E io dovrò aspettare che i topi escano dalle fogne, e si mettano
al pianoforte a suonare Beethoven, prima che qualcuno possa ventilare
l'ipotesi che ci sia stata una relazione fra i tragici eventi degli
"anni di piombo", degli anni del terrorismo, e la presenza ed
operatività di quella CIA che nessuno nomina mai, quasi che
essa - dopo avere destabilizzato mezzo mondo - abbia usato l'Italia
esclusivamente per andare in
ferie. Come mai la strategia della tensione, nonostante tutto il rosso
che
la connotava, ci ha portati all'individualismo esasperato, alla
alienazione generalizzata, all'''unto di Arcore", agli stipendi
più bassi d'Europa, a quella bella fila di privatizzazioni che
ha avuto come risultato che le famiglie italiane faticano ad arrivare
alla fine del mese?
Finché non ci renderemo conto che la nostra
prostituzione da lavoratori a consumatori é stata la porta del
negativo di cui stiamo pagando le conseguenze, e finché non
recupereremo la nostra identità, anticapitalismo, antimercato e
critica alla religione quando li sostiene. Credere nell'economia di
comunione, che sostiene la famiglia, nell'egualitarismo, nella
pianificazione dell’economia, nella preminenza del "pubblico" sul
“privato", infine e sostanziale, nella cooperazione internazionalista,
perché, tutti i cittadini del pianeta possano accedere alla
libertà fondamentale, quella dal bisogno, quella che rende
accessibili a tutti i diritti al cibo, al lavoro, alla scuola, alla
salute, all'informazione pulita. Finché non recupereremo tutto
questo, non avremo speranza di uscire dal caos. L'analisi é
facile, popolo di Grillo, é il progetto che é difficile,
perché non c'é niente da prendere, c'é solo da
dare.
Bisogna sapere che il futuro é cultura del necessario e
condivisione con amore, ma per costruire questo futuro, bisogna
crederci, e per crederci bisogna, per il proprio possibile, metterlo in
atto personalmente, proprio per dimostrare che e possibile. Solo dopo
lo si
potrà chiedere agli altri, per formare il popolo che
materializzi questo futuro. Altrimenti, solo ululati, applausi, e
qualcuno, il “grande vecchio”, che beffardo sorride, perché sa
che anche da lì non verrà certo la fine per tutti.
Mario Mariotti
17 aprile 2008