Ammirazione o costernazione?


Se è vero quello che ho letto da qualche parte, cioè la descrizione del modo in cui si determinava il funzionamento del Tempio di Gerusalemme, a quel tempo ci si trovava davanti a una S.P.A. che miscelava gli interessi di Dio e quelli di mammona in un modo non dico osceno, ma certamente indegno, meritevole di quella condanna che il Signore pronunciò quando cacciò fuori dal Tempio stesso i mercanti ed i cambiavalute (sicuramente l'Evangelista ha mitigato in quell'occasione le esternazioni di Gesù).

Il fedele-credente era stato convinto fin da piccolo che il male fatto al prossimo era un negativo non perché nuocesse al prossimo, ma perché offendeva Dio, e questo esponeva il peccatore all'ira dell'Onnipotente. Per riparare i peccati si sacrificavano animali, il cui sangue doveva placare l'ira dell'Altissimo (nessuno spiegava perché mai l'Altissimo potesse venire sedato dalla violenza esercitata sugli animali, essi pure Sue creature). C'era una graduatoria della gravità dei peccati, e c'era l'elenco degli animali che dovevano essere sacrificati,
partendo dalle povere colombe per arrivare ai vitellini.

Ebbene, ecco la caratterizzazione del business. Il Sommo Sacerdote ed il suo staff erano padroni del vitello, lo vendevano al peccatore, glielo ammazzavano, nè divoravano loro stessi le parti più pregiate, poi rivendevano il rimanente a volte allo stesso peccatore - ormai ex-peccatore - il quale, in sintesi, per mettersi a posto la coscienza, finiva con il pagare per due volte lo stesso vitello.
Questo era il funzionamento del Tempio di Gerusalemme e, in aggiunta, lo stesso Tempio aveva anche un tesoro, che veniva alimentato non dai profitti della vendita dei vitelli (che verosimilmente erano privati), ma dalle offerte dei fedeli-credenti che pensavano che Dio si placasse a pagamento. Molto probabilmente il Tesoro del Tempio originariamente sarebbe dovuto servire, oltre che ad ingrassare la casta sacerdotale, a soccorrere l'orfano, la vedova e lo straniero. Il Signore sicuramente sapeva tutto questo, e certamente ne era scandalizzato.

Cosa ci viene proposto invece dal Vangelo? L'episodio della vedova che butta i due spiccioli nel Tesoro del Tempio, arrivando a privare se stessa del necessario, e questo comportamento sarebbe stato molto apprezzato dal Signore, che lo avrebbe additato ad esempio per gli altri.
Ora, siccome il Signore era venuto nel mondo per comunicarci che il Sabato è per l'Uomo, e non viceversa, questo significa che il Tesoro del Tempio era per la vedova e non viceversa.

Come avrebbe fatto il Signore ad apprezzare quello che potrebbe venire definito come il top dell’alienazione? La generosità soggettiva della vedova strumentalizzata ed indirizzata al peggior destinatario possibile, a quel Tesoro che neppure avrebbe dovuto esistere, ma che, se esisteva, avrebbe dovuto essere in funzione del soccorrere la vedova, l'orfano, lo straniero, cioè in non garantiti di quel tempo e di tanti altri tempi.

Il Signore sapeva bene come funzionava il business del Tempio, e siccome Lui non contraddice se stesso, siccome il Signore era un laico che poneva nella qualità del nostro rapporto col prossimo il criterio della sua presenza e operatività in quanto Spirito, o della sua assenza o abnegazione in quanto rifiutato a favore di mammona, siccome tutto il Vangelo va preso in spirito e non alla lettera, ecco che l'episodio della vedova elogiata dal Signore è stata una formalizzazione  infelice e deviante di un messaggio che, nella logica del Signore, sarebbe stato radicalmente diverso. Questo episodio poteva venire considerato come il paradigma, l'esempio più chiaro della negatività dell'alienazione del rapporto dell'uomo con Dio, se vissuto in chiave religiosa.

Ahimè, non il sabato per l'Uomo ma l'uomo per il Sabato! Il sacrificio della vedova, che rinuncia anche al necessario per ingrassare un tesoro, un accumulo, che è la stessa ipostatizzazione della negazione di Dio-Amore, il quale ci ha mandato il Figlio per comunicarci il comandamento nuovo, l’amatevi fra voi come Dio vi ama, che, pure nel nostro corrotto rapporto con la vedova e gli altri non garantiti, ci annuncia la contraddizione ontologica fra lo spirito-amore che vive nell'amare e l'accumulo della ricchezza.

Assistendo al suddetto episodio, il Signore non ne poteva rimanere ammirato e gratificato; sicuramente i suoi sentimenti sono stati di disgusto, indignazione, costernazione, tale e tanta era la distanza fra l'essere e il dover essere che gli si presentava davanti. In quella occasione gli sarà apparsa quanto mai chiara tutta la difficoltà che si incontra quando ci si impegna (e Lui si era incarnato per questo) per convertire gli uomini dalla logica religiosa a quella dell'Incarnazione.

Di più.
L'episodio era anche indice di un altro negativo esso pure quasi impossibile da rimuovere: la strumentizzazione del soggettivo positivo (generosità della vedova) per sostenere, ingrassare e far prosperare lo strutturale maligno (tesoro del Tempio).

Il Signore assisteva a una scena assurda: il povero che diventava ancora più povero per donare al ricco che diventava ancora più ricco. E vedeva il proprio tragico futuro, la prostituzione in religione del Suo messaggio a favore della laicità fraterna, solidale e condivisa; vedeva cioè la strumentizzazione della Verità, altra cosa che succede, essa pure, da sempre.

Povero Signore! Quanti rospi per lui! E quanti anche per noi, se cerchiamo di ridargli corpo per liberare il mondo dalla religione, dal Tempio con il suo tesoro (vedi Vaticano-Ior), dall’appropriazione della Verità da parte dei ricchi, dei potenti e dei sacerdoti, dall'uso di Dio contro l’uomo, per costruire il Regno, questo nostro mondo con l'amore tutto compiuto in tutti.


Mario Mariotti

13 dicembre 2006