![]() |
|
Un altro attentato, un altro episodio di questa guerra crudele e diffusa in cui non esistono fronti e retrovie, aree di combattimenti e zone franche.
La scelta del luogo e del tempo sembra voler
confermare la volontà di creare la più grande destabilizzazione
dell'opinione pubblica già pesantemente colpita dagli attentati
di Londra di questo luglio insanguinato.
Una volta di più ribadiamo la nostra condanna totale ed
inequivocabile nei confronti di una prassi omicida del tutto estranea
alla dottrina e alla giurisprudenza islamica: chi dovesse invocarle
per avanzare una qualche legittimazione a questo genere di azioni
è un ipocrita, bugiardo nemico del bene e dell'Islam.
Mentre porgiamo le nostre più sentite condoglianze al fratello
popolo egiziano e alle famiglie di tutte le vittime, uomini di
pace e di dialogo quali siamo riaffermiamo la nostra assoluta
scelta di campo contro la guerra e contro i terrorismi.
Trovino gli uomini e gli Stati percorsi e strumenti per arrestare
questo ingiusto massacro e ridare una speranza di convivenza nel
Mediterraneo.
Roma 23.7.05
Gli amici si riconoscono nel momento del bisogno e nella difficoltà; si tratta di una saggezza antica e condivisibile da tutti coloro i quali credono nella convivenza tra i diversi in un unico quadro di legalità e di dialogo.
Con questo spirito abbiamo sopportato, accettandole serenamente e offrendo tutta la collaborazione, le perquisizioni che nella mattinata di martedì sono state effettuate nelle case di alcuni dirigenti dell'Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia e di altre personalità islamiche conosciute per il loro impegno per il dialogo e la pace.
In tutta evidenza l'attuale contingenza internazionale, gli atroci e criminali attentati di Londra e la preoccupazione generale di possibili attentati in Italia spiega, ma non giustifica i provvedimenti adottati nei confronti di persone strenuamente impegnate in un'azione continua e coerente della difesa della legalità e della sicurezza collettiva.
La nostra associazione è da sempre all'avanguardia nell'azione di dialogo interreligioso e di mediazione istituzionale, fornendo alla comunità islamica e a quella nazionale un ineludibile servizio finalizzato alla migliore reciproca conoscenza e all'integrazione degli immigrati musulmani e delle loro famiglie.
Dopo tanto leale impegno in queste tematiche, le iniziative dei PM che hanno deciso le azioni condotte dai ROS di Roma, ci amareggiano per il totale disconoscimento della nostra realtà dottrinale, morale e culturale e tuttavia, ribadiamo che non defletteremo di un millimetro dalla linea di assoluto contrasto nei confronti di qualsiasi ideologia o presenza, che voglia utilizzare l'organizzazione musulmana in Italia per veicolare contenuti di violenza del tutto estranei all'Islam e alla convivenza tra i popoli.
Siamo oggettivamente e soggettivamente baluardi
della pace e della sicurezza e attendiamo con fiducia gli esiti
dell'inchiesta in corso confidando nello stralcio delle posizioni
dei dirigenti coinvolti.
Roma 23.7.05
A seguito delle dichiarazioni rese alla stampa in data 25 luglio 2005 dal Ministro della Repubblica Italiana On. Roberto Calderoni - "Che si tratti di uno scontro, è sicuro, ma tra una civiltà e una non civiltà. Sarebbe troppo qualificante definire quella una civiltà": www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Politica&loid=1.0.96295318
Noi, studiosi e docenti universitari di Arabistica, d'Islamologia, di Lingua e Letteratura araba dichiariamo la nostra più assoluta ed inequivocabile presa di distanza sia dal suddetto Ministro che dal contenuto, esplicito ed implicito (ovvero gli effetti auspicati) delle sue affermazioni. Affermazioni intrise d'ignoranza, superficialità ed irresponsabilità.
Che esista o meno uno "scontro di civiltà" o che l'una civiltà sia "superiore" all'altra sono cose al limite discutibili anche tra gli studiosi, ma che l'Islam sia una "non civiltà" questo proprio è inaccettabile per chi, come noi, dedica le proprie energie intellettuali allo studio del mondo arabo-islamico e grazie ad esso ha avuto modo di confrontarsi e conoscere l'Altro. Esperienze che, con tutta evidenza, al suddetto On. mancano del tutto, soddisfatto com'è della sua "padanità" (e allora perché fa il Ministro dello Stato Italiano?).
E, si badi, non è questione di "islamofilia"
degli studiosi (ché ciascuno di noi ha le sue opinioni
sull'Islam, anche molto critiche): è questione di rispetto
e di onestà o, appunto, di civiltà.
25.7.2005