MA LE BOMBE CATTOLICHE FANNO MENO MALE?

Per anni i terroristi cattolici irlandesi dell'IRA hanno assassinato gente per tutta l'Inghilterra. Dozzine di innocenti sono saltati in aria in centri commerciali e pub. Vecchi e bambini sono stati uccisi con spietata premeditazione.

Ma non è mai successo che per questi orrendi crimini si accusassero tutti i cattolici e tutti gli irlandesi. Nessuno ha preteso abiure e scomuniche. Nessuno ha preteso l'umiliazione di tutte le comunità cattoliche o di tutti gli irlandesi. Non solo, ma i terroristi cattolici irlandesi hanno sempre goduto di aperte simpatie, quando non di esplicite approvazioni e a nessuna amministrazione Usa è mai venuto in mente di bloccare il flusso di finanziamenti che da sempre legano la comunità irlandese americana all'isola verde.

I terroristi dell'IRA morti in combattimento o suicidi hanno avuto un cristianissimo funerale e riposano in terra consacrata.

Evidentemente certe bombe non fanno male.

Claudio Giusti (giusticlaudio@alice.it)


INTERVISTA A DON ALBINO BIZZOTTO
(fondatore de
i Beati costruttori di pace)

 

« Macché autocritica, via le truppe »

Per i Beati costruttori di pace l'occupazione è il punto nodale

 

DON ALBINO BIZZOTTO, I PACIFISTI DEVONO FARE AUTOCRITICA ORA CHE LE ELEZIONI IRACHENE SONO STATE UN SUCCESSO DI PARTECIPAZIONE?

Il presidente dei Beati costruttori di pace, che nel 2003 partecipava al Trainstopping per fermare i convogli in partenza da Vicenza, vede una gran confusione: «Forse perché il sistema dell'informazione ci parla solo di azioni di violenza e non ci ha dato quasi nessuna notizia sul processo elettorale. Molte posizioni politiche dipendono dall'ignoranza. A fine luglio, quando sono stato a Baghdad con Un ponte per... e la Cgil, abbiamo incontrato venticinque realtà della società civile e c'era, notavo, un'attesa messianica per le elezioni. Non conoscendo la situazione non potevo dire quale sarebbe stata la presenza alle urne, ma certo questo momento di partecipazione era molto atteso. Però devo aggiungere che in quell'occasione abbiamo ricevuto un forte rimprovero sul concetto di resistenza. La gente in Iraq non ne può più della violenza, alcuni addirittura rimpiangevano il governo autoritario pur di uscirne.

DALLA VIOLENZA O DALL'OCCUPAZIONE?

L'occupazione non è voluta né da chi ha votato né da chi ha fatto attentati, è infatti tra le cause della rivolta e anche dell'aggressione armata. Non è onesto attaccare i pacifisti, gli unici che sono andati in Iraq per portare a Roma i rappresentanti della società irachena.

PRIMA DEL 30 GENNAIO, RIFONDAZIONE E ALTRI PROPONEVANO IL RINVIO DELLE ELEZIONI IRACHENE E UNA CONFERENZA DI PACE, UNA POSIZIONE GIÀ ASSUNTA DALLA FRANCIA CHE CORRISPONDEVA ALLE RIVENDICAZIONI DEI SUNNITI. SAREBBE STATO GIUSTO?

Sarebbe stato un atto di saggezza per dare rappresentanza a tutte le componenti della società irachena. Anch'io sarei stato d'accordo. Si continua a dire che gli iracheni hanno votato ma non sappiamo ancora per quali formazioni, chi rappresenta chi, dove si va a parare. Nessuno parla dei contenuti. Il rischio di guerra civile rimane intatto, l'occupazione militare e la violenza che l'accompagna hanno favorito, secondo me, le concezioni religiose dello stato e l'irrigidimento nei rapporti fra i cittadini. Si sa solo che la gente è andata a votare ma dovremo verificare: se in Ukraina c'è stato bisogno di una verifica, figuriamoci in Iraq.

LA SINISTRA SI DIVIDE TRA CHI CHIEDE IL RIENTRO DELLE TRUPPE E CHI SI APPELLA ALL'ONU, MENTRE IL GOVERNO SEGUE GLI AMERICANI...

L'occupazione resta il punto nodale. Dobbiamo definire il criterio in base al quale facciamo le scelte, stabilire se sia un criterio di legalità internazionale o di opportunità. E' inutile una petizione all'Onu che sia semplice petizione di principio e nei fatti una presa d'atto della situazione che abbiamo davanti. Se l'hanno fatta da padroni con la guerra e con l'occupazione, viene spontaneo pensare che la faranno da padroni anche con il governo. L'Iraq è sempre un pantano. Non è questione di rivendicare di aver avuto ragione sul ritiro ma di avere, ripeto, regole per vivere insieme e per affrontare i conflitti. Senza le quali vince il più forte.

EPPURE IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA OGGI È SCOMPARSO DALLA SCENA. PERCHÉ?

Innanzitutto perché non funziona come un partito. Secondo perché, detto con franchezza, il più bel movimento per la pace al mondo non ha trovato alcuna rappresentanza politica seria. La ferita del Kosovo è ancora aperta, lì si è rotto l'argine quando la sinistra europea si sentiva moderna e voleva dimostrarlo adoperando la forza: i Ds non hanno mai accettato un confronto. E la missione in Afghanistan è tuttora sostenuta dal 90 per cento del parlamento. La debolezza del movimento per la pace dipende anche dalla stanchezza, dall'immobilismo, dalla ripetitività, dal sistema dell'informazione che ci abitua al peggio, dal degrado istituzionale e sociale che tocca limiti pericolosi. La gente è in ansia perché non ha risposte sulla salute, sul lavoro, sulla vita di ogni giorno. Il movimento ci ha abituato a guardare dentro e fuori casa, ma non è facile guardare fuori quando in casa va così male.

Domande: ALESSANDRO MANTOVANI
Risposte: DON ALBINO BIZZOTTO


Il Vescovo di Caserta Mons. Nogaro:
« Rifiutate il mestiere delle armi, la giustizia dei carri armati »

di Raffaele Sardo

 

«Le forme di corteggiamento delle armi portano sempre alla guerra. E la guerra è il feudo del crimine e della morte. Anche quando può recare illusioni di liberazione, come oggi in Iraq. Non esiste la giustizia dei carri armati».

Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, torna a rilanciare con forza la cultura della Pace in occasione della giornata della vita. E lo fa a suo modo, senza mediazioni, con un linguaggio diretto, che sicuramente non mancherà di suscitare ulteriori polemiche. Il vescovo di Caserta si dice «preoccupato dall'oscuramento delle coscienze».

La sua preoccupazione nasce da una iniziativa che il presidente forzista dell'Amministrazione provinciale di Caserta, Riccardo Ventre, ha promosso il giorno dopo che a Caserta hanno sfilato migliaia di pacifisti. Ventre ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Distretto militare che approva un calendario di interventi nelle scuole superiori, per presentare ai giovani le opportunità occupazionali offerte dalle Forze Armate. Nogaro critica questa come iniziativa militarista volta a diffondere tra i giovani una cultura di morte: «I giovani che nella scuola e nelle varie istituzioni si preparano a coltivare e a promuovere i doveri dell'uomo e della vita, - dice Nogaro - con questa iniziativa dovranno imparare che il bene primario è l'uso della forza e che bisogna essere attivi in quegli organismi, dove anche la prepotenza diventa ragione. Ma non è possibile sopportare una profanazione degli ideali così subdola e pervicace. Non si può affermare che si "chiamino alle armi" i giovani e le donne, perché si vuol dare loro lavoro e dignità. Allora tutti i valori della vita diventano insensati - spiega il vescovo - e allora si ha la babele delle lingue, per cui l'invasione militare di un paese diventa "missione di pace", le armi diventano "oggetti sacri e benedetti", perché servono a "distruggere le tirannidi" e a portare "democrazia e libertà" ai popoli oppressi».

Nogaro non risparmia critiche nemmeno a quelle posizioni all'interno della Chiesa che tollerano e benedicono la cultura della guerra. «La chiesa italiana sembra tollerare certe espressioni sociali, che sono delle equivocità dissacranti. La chiesa dovrebbe condannare l'aumento delle spese militari nel nostro paese, in un tempo in cui si fanno i tagli alla scuola, alla sanità, alla ricerca scientifica, alla cooperazione e al sostegno delle categorie più povere. Dovrebbe farsi vanto dei "pacifisti", che non sono certo dei Ponzio Pilato e quantomeno amici dei terroristi, ma persone coraggiose capaci di dare un segnale genuino che i "sentieri di Isaia", i sentieri della pace universale, si stanno aprendo. Dovrà chiarire che Francesco è eminentemente uomo di pace, anche se un politico, in un discorso ad Assisi, lo vuole un crociato militante».

Ma non è finita. Il suo grido a difesa della vita, sembra arrivare fino alle alte sfere del Vaticano: «La Chiesa dica basta! agli uomini di chiesa che chiamano beati operatori di pace ragazzi, personalmente innocenti, ma che muoiono con in pugno le armi della minaccia. La chiesa non può permettere che il valore supremo della pace e che la cultura della pace, vengano catturati e snaturati da logiche di potere».


L’Italia è ancora  in guerra

Nel 2003 abbiamo manifestato il nostro dissenso verso l' intervento italiano in Iraq ma nonostante questo, per l' ennesima volta, il Governo ha tradito la volontà di milioni di persone, compiendo una scelta a  vantaggio esclusivo degli interessi economici di alcuni. Questa decisione ha condizionato e condizionerà ancora le nostre vite. Il ritiro delle truppe dall’Iraq è sempre più lontano, come confermato dalle rocambolesche dichiarazioni e dalle relative smentite del nostro presidente del consiglio.

Fin dall’inizio dell' intervento militare italiano in Iraq abbiamo lottato per il rispetto dei nostri principi costituzionali e per il ritiro delle truppe, esprimendo apertamente il nostro NO alla guerra, raccogliendo l’adesione della maggioranza della  popolazione. A due anni dall’inizio del conflitto la gente è ormai assuefatta e persino la paura di un imminente attentato sembra svanire dopo le simulazioni anti-terrorismo, volute fortemente dai nostri politici.

In questa  situazione ci sembra più che mai opportuno non smettere di manifestare il dissenso, ma anzi crediamo sia necessario far riemergere la nostra indignazione. Da questa necessità profonda, è nata la campagna nazionale “Il futuro si può cambiare” per il ritiro delle truppe e contro le leggi speciali, promossa dal Movimento Umanista.

Invitiamo ad aderire alla campagna tutte le realtà che stanno costruendo un futuro diverso, possibile e necessario, attraverso metodologie di lotta non-violente. Ad oggi abbiamo realizzato una serie di iniziative ed eventi a livello nazionale e vorremmo che tutto questo proseguisse anche con il vostro contributo.

Concludiamo chiedendovi di partecipare nella forma che preferite, organizzando con noi l' evento o semplicemente aderendo. Come vedrete nella pagina web, nel manifesto che stiamo diffondento e nel relativo flyer non vi sono esplicitati simboli di appartenenza di nessuna organizzazione, perchè crediamo che tale iniziativa debba scavalcare qualsiasi logica autoreferenziale, debba essere di tutti, consegnandola e regalandola, senza alcun copyright, a chiunque voglia riconoscersi in essa.

Per adesioni ed altro visitate:  www.icorvi.net/