Da “Frate Francesco”, Anno
76, n° 08, Ottobre 2000
Se la fede si allontana
la religione trionfa
“Oltre l’io la Chiesa;
oltre la Chiesa il Vangelo“
“Se la fede s'allontana, la Chiesa è
più visibile” titolava il prof. Severino, sul Corsera del 12 sett. 2000, un
articolo che affronta le problematiche cui è interessato Frate Francesco.
Per questo osiamo dialogare con Lui in nome dell’amicizia e della verità. Il
prof. Severino inizia la sua analisi con la definizione della Chiesa (adunanza,
assemblea, convocazione in un certo luogo). E' Dio che chiama, anzi Gesù verbo
di Dio. II luogo in cui Egli chiama è “santo ”. Da qui la “ santa Chiesa
cattolica ”. Dunque, rendersi visibile appartiene alla sua essenza. Al filosofo
ci permettiamo di dire: “ Distinguo majorem ”. L'ecclesia sarebbe dovuta
essere l'accolta dei “convertiti ”, attinti dalla metànoia (per es.
Zaccheo, la Samaritana, ecc.) mentre la famosa Comunità di Gerusalemme è sì
l'accolta degli Apostoli; ma anche di strani “convertiti” se, proprio li,
emergono le prime ingiustizie (si ricordi l’elezione dei diaconi). Tant’è che,
dopo quell'increscioso risveglio, gli Apostoli si danno alla preghiera e alla
predicazione.
A nostro giudizio, questo fu il seme
della trasformazione del Messaggio (novità esistenziale) in religione (novità
rituale). Poi nasce la retorica sull’evento bene evidenziata dal prof.
Severino. In questo modo si solidifica l'identità fra Chiesa e Verità fino all'extra
Ecclesiam nulla salus di Fulgenzio di Ruspe (+ 533). Il prof. Severino
sigla poi un secondo “dunque” arbitrario: “La Chiesa ha un carattere
essenzialmente politico”. Bisognerebbe dire: quella Chiesa, avendo ridotto il
Messaggio a religione, deve assumere un carattere politico fino a diventare
religione di Stato. Esattamente come era accaduto nell'A.T. con Israele. Non è
più Cristo che opera nelle coscienze rinnovate, ma è Cristo concepito come il
Dio dell’A.T. e a Lui sostituito, anche se restano le eccezioni di alcuni primi
martiri (per es. S. Stefano che contesta il Tempio e le Istituzioni giudaiche),
su su fino a S. Francesco che mutua la sua etica dal Vangelo e non dai canoni
della Chiesa.
Il prof. Severino insiste: si può
pensare che in questo modo la Chiesa si trovi in contrasto con l'interiorità
della “esperienza religiosa”.
Diciamo subito che per noi il Messaggio
(o Rivelazione) non ha nulla a che fare con l'esperienza religiosa. Per
giocare in punta di forchetta potremmo dire che Cristo porta a perfezione il logos
socratico più che la “religiosità” dell'A.T. o del paganesimo contro cui già
aveva tuonato Lucrezio.
Più vicino a noi è stato Schleirmacher
a tentare di trascinare il Messaggio nella logica della “religione” o della
cosiddetta “esperienza religiosa”. Omaggio a Barth che ha rimesso in ordine il
discorso. Il Messaggio di Gesù morde immediatamente sul dato storico (la vita)
senza mediazioni “religiose”. Minucio Felice e l'autore della Lettera a
Diogneto hanno puntualizzato questo concetto: “Si vedono i cristiani, non si
vede la loro religione”.
L’esperienza religiosa ha una sua
interiorità ed una sua esteriorità; il Messaggio invece, è la presenzialità dell'essere
al pensiero: “Amatevi come io ho amato voi” (cioè senza profitto), stop.
Non ci sono altre mediazioni da compiere.
E la Chiesa deve essere un medium
Quo non quod cognoscimus veritatem. Quando preghi il Padre tuo,
fallo in segreto, in filo diretto, senza il medium della religione (fatta di riti
e di statuti come dice Kant). Certo, una Ecclesia di persone che si
amano come Cristo ha amato loro, non ha più bisogno di Cesare che dia leggi e
faccia guerre giuste. Facciamo perciò notare al prof. Severino che la frase
“Date a Cesare...” non riguarda il
rapporto Chiesa-Cesare, ma il rapporto “religione degli Scribi e Cesare”. Dove
sta scritto che lo Stato non deve essere contrario a Dio? Crediamo che nella
visione di Gesù lo Stato debba essere uno solo (mondiale) e che il suo compito
sia quello di presiedere alla divisione delle etiche, dove ogni gruppo,
autodeterminatosi, dimostri la sua capacità di risolvere i rapporti
socio-economici che dilaniano l'attuale convivenza. In queste condizioni
ottimali i cristiani potranno - se l'hanno - mostrare la loro verità.
Per noi la ”vocazione politica della
Chiesa” non risale a Gesù. Per il prof. Severino il Card. Ratzinger ripropone l'extra
ecclesiam nulla salus. Per noi invece, ripropone l'extra Christum
nulla salus che è affermazione lievemente diversa dalla prima. E tuttavia
il torto non sarebbe nell'affermazione secca, ma nella sua “visibilità”. Ci
siamo intesi? Ma è proprio Gesù a esortare “ante omnia” di andare a predicare
il Vangelo ad ogni creatura? Per noi è dubbio che quella frase sia di Gesù.
Egli, infatti prima di mandare chiede ai discepoli l'attuazione del suo
Messaggio.
Da qui il dramma attuale: tutti predicano
per ogni dove e nessuno pratica. Ecco perché quei due milioni di giovani
appartengono alla scenografia “religiosa”. Se veramente fossero “pellegrini”
per metànoia, tornando a casa formerebbero, eo ipso, gruppi uniti nel lavoro e
spezzerebbero la ferrea catena del capitalismo. Fratelli in orazione - direbbe
Mazzolari - ma non a colazione. Religiosi fino alle stelle, ma non cristiani.
Bisogna togliere la contraddizione fra interiorità religiosa, visibilità
politica e metànoia. La gente ama la “ religione” perché “consolatoria” non ama la metànoia che è “solutoria“ a
prezzo della croce (chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso e cioè la
struttura capitalistica della propria psiche). Per il prof. Severino “l'informazione
aggiornata produce strabismo”. Si dice, infatti, che la Chiesa è sempre più visibile.
Ma da due secoli il pensiero filosofico mostra l'impossibilità di un mondo come
quello in cui crede il cristiano, cioè l'impossibilità di ogni “Essere eterno“
e quindi l'impossibilità di ogni verità assoluta che rispecchi quell'Essere e
l'impossibilità di ogni limite assoluto all'agire dell'uomo.
II torto del cristiano - caro prof.
Severino - non è quello di credere in un Essere eterno, ma di non
credere in Colui che quell'Essere ha mandato nel tempo per suggerire agli
uomini la via della salvezza (prassi) quaggiù per entrare in quella lassù.
Oseremo dire che il torto dei cristiani è quello di aver attribuito alla Chiesa
(perché essa lo chiede) una realtà inesistente e perciò invisibile. E siamo al
torto del grande Platone, il quale dopo aver definito Dio “ massima misura di
tutte le cose ” indica Delfo come il luogo in cui si verifica quella misura.
Socrate, invece, crede in un Logos trascendente che gli suggerisce la
giusta prassi morale.
Si certo, il prof. Severino lo ammette:
i laici non sanno poco o nulla della potenza concettuale del pensiero del
nostro tempo - in ciò sono come la Chiesa rispetto al Vangelo - e tant’è che
non ci sono due milioni di giovani che si radunano a Roma per “pensare la filosofia”,
ma c'è un pensiero - dice il prof. Severino - che ha scavato nelle fondamenta
della società. Infatti gli interventi ufficiali parlano della “
scristianizzazione tuttora largamente in atto ” per cui ci vuole una
“evangelizzazione della cultura” (come se, aggiungiamo noi, da un lato
esistesse il Vangelo distillato e attuato e dall'altro un'etica aberrante). Ma
in tema di giovani ripetiamo al prof. Severino: non abbiamo visto a Roma due
milioni di cristiani, perché, tornando a casa, non hanno fatto ecclesia nel
rapporto di lavoro (soluzione del rapporto capitale lavoro). Ma anche se due
milioni di giovani laici si fossero uniti per pensare la filosofia, avrebbero
fatto uno show più o meno simile se non avessero risolto quel problema.
E siamo d'accordo nel dire che la
Chiesa è sempre più “visibile” all'interno di un processo storico che sta
portando il mondo nelle lontananze estreme del Cristianesimo e dai valori della
civiltà occidentale. Ripetiamo: per noi la colpa della Chiesa consiste
nell'aver trascinato il Messaggio al rango di religione, da qui la perdita
della “visibilità” voluta da Gesù (ut videant opera vestra bona ...).
La filosofia, poi, non è troppo debole
per guidare il mondo; ma quella socratica che si rifaceva al Dio nascosto e tuttavia
operante nella coscienza.
Per dimostrare che la filosofia non è
troppo debole per guidare il mondo, il prof. Severino cita Capitalismo e
Comunismo “due grandi e autentiche filosofie”. A conferma Cita M.Weber che
vedeva un legame profondo tra Capitalismo e etica protestante. Ciò semmai è la
prova che il Protestantesimo a sua volta, è caduto al rango di religione e
quindi non ha perfezionato il cattolicesimo perché avendo perduto il Vangelo
nell'atto in cui vi si appellava, non ha risolto il rapporto capitale-lavoro.
La Chiesa non ha mai condannato il capitalismo se non come querimonia morale.
Il Cristianesimo, in generale, nei suoi tre rami principali è - ripetiamo -
caduto al rango di religione e quindi tutto gli è possibile fuorché la
soluzione di quel fatidico rapporto. Quella soluzione appartiene solo al
Vangelo perché solo il Vangelo prevede un legame tra la parabola dei talenti e
la parabola dei lavoratori della vigna.
Un punto è certo: il Capitalismo - come
forma mentis - è nemico della coscienza cristiana che si alimenta al Vangelo. Solo il Vangelo - infatti -
chiede ai cristiani di amarsi come Lui ha amato noi e cioè senza profitto nel
rapporto di lavoro.
La tecnica è nemica della Chiesa? E'
nemica dell'uomo e la Chiesa è la prima a capirlo anche se non ha una risposta da opporle. E tuttavia in un
mondo - come noi auspichiamo - diviso per scelte etiche e non per Stati
nazionali, l’inimicizia (e il suo perché) si vedrà a occhio nudo. Se poi “tutto
ciò che può esser fatto è da farsi” lo si faccia. Non nacque cosi la Torre di
Babele? Il male è che i credenti (i cristiani) non sanno fare miracoli
superiori a quelli di Cristo (non lo ha detto Lui?) E perché? Perché sono delle
oche da cortile, starnazzanti religione e religione.
La democrazia moderna - continua il
prof. Severino - è “nemica della Chiesa”. E perché? Perché la democrazia
moderna rifiuta “la pretesa di ogni fede di essere verità assoluta e di
diventare legge dello Stato”. No, questa è la “religione” perché la fede - se
ci fosse - risolverebbe, sul piano sociale (regno del visibile) quei problemi
(per es. la fratellanza nel rapporto di lavoro) che le democrazie moderne non
riescono a risolvere e metterebbe in crisi lo stesso Stato rendendolo inutile o
mostrandolo squallido (Marx non aveva detto che lo Stato è il luogo in cui una
classe ne opprime un'altra?). D'accordo, la “visibilità” non è l'epifania del
Messaggio (e la Chiesa non è un medium quo) ma il trionfo della “
religione”.
Circa, infine, il discorso relativo
all'affondamento dell'equipaggio, esso non avverrà perché un Cristianesimo
ridotto al rango di religione è già nave affondata ed è li nella sabbia come
tutte le altre religioni nei confronti delle quali dà e riceve calci negli
stinchi e tutte insieme continueranno ad appuzzare la storia cosi come il sale
insipido di cui parla Gesù. Il mondo, dunque, non ha bisogno di
evangelizzazione (fatta da chi ha cambiato natura al Messaggio) ma di Cristiani
- come che sia chierici o laici - che finalmente siano capaci di attuare e di mostrare
attuato il Vangelo. Stop.
Aldo
Bergamaschi