Da FRATEFRANCESCO, Anno 76 n 09 Novembre - Dicembre 2000 pag. 5-6-7-8-9
Quale religione?
"Se è difficile definire ciò che cade sotto il controllo dell'esperienza;
Dio chi potrà definirlo? Le religioni? Socrate, Gesù Cristo?" (K.O.)
"La religione regna - ha scritto il teologo Hans Urs Von
Balthasar - laddove l'uomo sa che in definitiva deve ringraziare per la sua esistenza".
E tuttavia anche Rousseau ringrazia Dio "per la sua esistenza", ma non lo prega. E siamo
già al deismo. Socrate più che ringraziare Dio "per la sua esistenza" rinnova, eo ipso,
la sua esistenza nell'atto con cui conosce ciò che vi è di divino in noi per favore divino.
Potremmo dire che Socrate deriva l'etica dalla metafisica senza mediazione religiosa (non
concede culto alcuno alle divinità della città). Gesù Cristo, a sua volta, contesta
il sabato (getta gravi sospetti sulla religione) e dice Dio suo Padre, da cui deriva il
suo Messaggio (modo assolutamente nuovo di vivere).
Per alcuni, l'apertura alla "trascendenza" è struttura
costitutiva; ma non si può contrapporre una particolare religione alle altre; perché
tutte si collocano nella linea umano-divina o divino-umana del "religioso" e sono tutte,
in misura diversa, autentiche e necessariamente inautentiche. La vera religione, come la
vera filosofia, è sempre da trovare è un avvenire. Diciamo subito che il cristianesimo
non appartiene al genere "religioni" ed è un unicum etico di cui la posizione di Socrate
è un sorprendente avvistamento.
Per altri, l'uomo è originariamente e costituzionalmente
"religioso" perché si chiede che cosa è l'io e che cosa è il reale
(o mondo). E tuttavia, se il materiale grezzo della domanda è universale e identico, il
contenuto delle risposte è discordante e la religiosità non è mai sinonimo di
fratellanza.
Per Freud lo sviluppo religioso
"non è qualcosa di specifico entro lo psichismo umano, ma è legato agli stessi processi
di sviluppo che caratterizzano la crescita psicologica". Non si tratta di un "bisogno"
tipico - preesistente alle esperienze del soggetto - ma solo di una risposta possibile,
tra le tante, agli interrogativi che si possono presentare durante lo sviluppo.
L'attacco di Lucrezio Caro è noto: "Tanto grandi delitti ha potuto
ispirare la religione". E cita il caso di Agamemnone che sacrifica la figlia Ifigenia
per conquistare Troia.
L'opinione di Gandhi in
tema di religioni merita una particolare attenzione. Presentiamo di lui le affermazioni
chiave contenute nel volumetto "Buddismo, Cristianesimo, Islamismo; le mie considerazioni"
(Tascabili economici Newton, Roma I993). "Considero Gesù un grande maestro dell'umanità,
ma non il solo figlio generato da Dio. L'epiteto nella sua interpretazione materiale, è del
tutto inaccettabile (...) Gesù giunse il più vicino possibile alla perfezione. Dire che
fosse perfetto è negare la superiorità di Dio sull'uomo (...) E' quel sermone (della
montagna) a farmi amare Gesù (...) Gesù non predicò una nuova religione ma una nuova vita.
Egli invitò gli uomini al "pentimento" (...) Il mondo trarrebbe scarso conforto dal dover
far conto su un Dio storico che morì duemila anni fa. Quindi non predicate il Dio della
storia, ma mostratelo come un Dio che vive oggi attraverso di voi (...). Meglio far parlare
la nostra vita piuttosto che le nostre parole (...) Come possiamo rinunciare a condannare
se siamo convinti che la nostra verità cristiana sia la sola realtà? (...) Devo dirvi in
tutta umiltà che l'Induismo mi riempie l'intero essere, e che nella Bhagavadgita e nelle
Upanishad trovo un conforto che non rinvengo nemmeno nel Sermone della Montagna".
Gandhi dice di aver studiato le altre religioni per fare la sua scelta.
"E mi rivolsi al Corano. Cercai di capire quello che mi riuscì del
Giudaismo in quanto distinto dal Cristianesimo. Studiai lo Zoroastrismo e arrivai alla
conclusione che tutte le religioni sono giuste, ma che ognuna di esse non può che essere
naturalmente e necessariamente imperfetta, perché interpretata, e più spesso fraintesa,
dai nostri poveri intelletti; o, a volte, dai nostri poveri cuori. In tutte le religioni
scoprii, con mio dolore, che c'erano diverse e persino contraddittorie interpretazioni di
alcuni testi e mi dissi: "Non fa per me. Se voglio soddisfare la mia anima, devo sentire a
modo mio. Devo servire Dio in silenzio e chiedergli di guidarmi" (...) Se Cristo si
reincarnasse in mezzo a noi oggi, riconoscerebbe come suoi, più che molti di noi, parecchi
che non hanno mai sentito il suo nome o che hanno addirittura rigettato l'interpretazione
ufficiale del cristianesimo (...) Molto di ciò che passa per Cristianesimo è una negazione
del Sermone della Montagna (...) Sia la nostra vita il libro aperto su cui tutti possano
studiare (...) Il mondo, e perciò anche noi, non può fare a meno dell'insegnamento di Gesù
più di quanto non possa rinunciare a quello di Maometto o delle Upanisshad. Considero tali
dottrine complementari tra loro, nessuna valida in modo esclusivo. II loro significato
reale la loro interdipendenza e interrelazione devono esserci ancora rivelati (...) Che si
professi una religione o un'altra non è di alcuna rilevanza. Quello che Dio dice, e vuole
sentirci dire, non è che cosa professiamo con le labbra, ma che cosa crediamo con il cuore;
e non c'è ombra di dubbio che nel mondo esistano migliaia e migliaia di uomini e donne che
ignorano la Bibbia o il nome di Gesù o il Suo stupefacente sacrificio, ma che hanno di
gran lunga maggior timore di Dio di molti cristiani che hanno letto la Bibbia e pregano
con regolarità e sono sinceramente
convinti di rispettare tutti e dieci i Comandamenti".
Come si vede, per Gandhi, le religioni sono "complementari". Noi crediamo che siano
"conflittuali" La prova? Non riescono a convivere pacificamente. Crediamo inoltre che per
Gesù siano illegittime (o meglio "soprusi").
Crediamo, infatti, che Egli sia venuto a chiudere l'epoca delle
religioni. Non dimentichiamo che i primi apologeti cristiani dicono ai "pagani": "Si
vedono i cristiani" (e cioè delle creature nuove) "non si vede la loro religione". Gandhi
riconosce che Gesù non ha fondato una religione; ma non riconoscendolo Dio deve metterlo
tra i maestri eccellenti dell'umanità, visto l'esito storico dei suoi insegnamenti.
Noi riconosciamo che Gesù è Dio; ma dobbiamo ammettere che il suo Messaggio è caduto
rapidamente al rango di religione e ciò ha introdotto nel mondo un elemento di nuova
conflittualità perché si dilata l'idea della conquista e si perde per sempre la luce
della novità ("voi siete la luce del mondo").
Di questo s'è accorto il teologo Von Balthasar, anche se il suo
discorso si chiude sull'ironia: "Il rifiuto degli Ebrei di riconoscere Gesù come il loro
Messia porta, per i cristiani a una rottura nella storia della salvezza degli uomini che
non può essere risanata solo con le convenzioni ecumeniche, può essere risolta solo alla
fine dei tempi". E più analiticamente: "Non si può arrivare a una sintesi che comprenda
le impostazioni date dagli uomini religiosi alle religioni orientali e quelle derivate
dall'iniziativa di Dio, delle religioni occidentali. Ma è altrettanto chiaro anche che
le religioni di Abramo non sono unificabili: il Giudaismo non può ammettere che Gesù sia
il Messia, e rimane se stesso; il Corano non può ritrattare l'affermazione che la
rivelazione autentica non è né l'Antico né il Nuovo Testamento, ma il dettato dell'Angelo
Gabriele a Maometto.
Come si vede, è qui congelata l'aspirazione - già di Rousseau
(religione naturale) e di Kant (religione della ragione) - a trovare la cosiddetta
"religione dell'umanità". Von Balthasar continua in tono ironico "il giudaismo eleva per sé
la pretesa dell'assolutezza, perché esso sta nell'origine sempre mantenuta di questa
rivelazione. Il cristianesimo avanza la stessa pretesa, poiché questa rivelazione riceve
solo in Gesù Cristo la sua insuperabile pienezza. L'Islam la esige per sé poiché è
l'ultima e definitiva religione universale".
Noi, invece, chiediamo al cristianesimo di uscire dalla serie
delle religioni e di mostrare - prima della fine del mondo - il modello attuato del
brevetto divino suggerito da Gesù: "Amatevi come io ho amato voi" (e cioè senza profitto).
E tuttavia, il teologo Von
Balthasar non chiude nel segno dell'integralismo il discorso della salvezza di chi è extra
Ecclesiam: "II Dio che si rivela in Ges Cristo è il Padre misericordioso di tutti coloro
che lo cercano con cuore sincero; a qualunque religione essi appartengano. Il Figlio di
Dio, per amore di Dio e degli uomini è morto nella sua passione per espiare le colpe di
tutti e nella sua risurrezione ha aperto loro la via alla vita eterna in Dio" (Per tutti
i riferimenti cfr. H.U.Von Balthàsar "Il Cristianesimo e le religioni universali, uno
sguardo d'insieme", Ed.PIEMME I987).
Il Vaticano II afferma nella Lumen Gentium (n.8) che la Chiesa
di Cristo "Sussiste nella (subsistit in) Chiesa Cattolica Romana" e intende dire - a detta
dei commentatori - che "il mistero della Chiesa è più grande della struttura cattolica".
Nella recente Dominus Jesus il Card. Ratzinger, invece, propone una equiparazione
tra la Chiesa professata nel Credo, una, santa, e la Chiesa Cattolica Romana. Qualcuno -
anzi una legione - ha già fatto notare che la tesi ratzingeriana del Subsistit in
non è solo Una interpretazione. Noi non sappiamo quale sarà il verdetto che la
storia riserverà alla Dominus Jesus, in tema di integralismo. Affermiamo, invece,
con sicurezza che la Chiesa cattolica - insieme con le altre due più o meno sorelle - non
è ancora stata capace di risolvere i problemi della convivenza relativi al sesso, al
danaro, al potere (le tre coordinate che racchiudono il senso della nostra temporalità).
Da qui una incapacità costituzionale - su cui bisognerebbe incentrare la pastorale
familiare e sociale - di attuare il proclamato Messaggio.
Fatale è stata la caduta del Cristianesimo reale al rango di
"religione". La prima delle tre Confessioni che uscirà dalla melma della religiosità,
per attuare il Messaggio nei tre settori fondanti, sarà la vera Chiesa di Cristo. E il
miliardo di cristiani che sono in giro per il mondo con addosso il battesimo ricevuto da
bambini - somiglianti a pecore senza vero Pastore - siano invitati a prendere atto del
paradosso multitudinista e rileggano il capitolo XXV di S. Matteo, in cui si trovano le
parabole per i cristiani (dieci vergini e talenti) e la parabola dei capri e delle pecore
per i "Gentili" e cioè per tutti coloro che sono - come che sia - fuori del Vangelo.
Si badi: non è una condanna, ma un avvertimento.
Non si è buoni per una appartenenza (ideologica o religiosa) ma
per una essenza (o modo di essere). II giudizio ultimo sarà fatto non sulla distanza dalle
verità credute, ma sul comportamento tenuto col prossimo. Chi non crede in Cristo Salvatore
non è colpevole perché non vi crede, ma perché non ama il prossimo. Non ha cioè
riconosciuto Dio nel prossimo e non ha quindi risolto i problemi della convivenza quaggiù.
La salvezza non è legati a un Credo, ma al fatto di comportarci col prossimo come ci si
comporterebbe con Dio qualora Dio assumesse fattezze umane. Ciò che si compie o si omette
nei confronti dei prossimo coinvolge sempre Dio.
Si sono divulgate e moltiplicate le religioni - e anche il
cristianesimo è caduto al rango di religione - ma nel mondo deve ancora fiorire la
fratellanza. Sarà salvo non chi innalza Templi, per fare riti e preghiere, ma chi risolverà
i problemi della convivenza.
Dove ci sono affamati, ignudi, prigionieri, forestieri, malati
non assistiti; può esserci il Regno delle Religioni e degli Stati ma non il Regno di Dio e
meno che meno Dio-con-noi.
Aldo Bergamaschi