Da FRATE  FRANCESCO, Anno 76, n° 6, Giugno 2000. pag. 6-7-8-9.

 

Smarriti sull’ortodossia o sull’ortoprassi?

La fede in Dio può convivere col peccato; L’amore a Dio no.

 

“La più temibile obiezione contro Dio - ha scritto il filosofo E. Severino sul Corsera dell'11/03/00 - costituita oggi, per il credente, non tanto dalla filosofia, dal sapere, dalle "parole", ma dall"'agire" umano; innanzi tutto da quello tecnologico, che sembra capace di soddisfar qui, in questa terra, le più profonde e antiche aspirazioni dell'uomo (potenza, ricchezza, piacere, felicità), senza dover attendere l'avvento del Regno celeste". Non volendo togliere nulla alla verità di queste affermazioni, restringiamo l'area delle responsabilità  in questo modo.

A nostro giudizio la più temibile obiezione contro Dio, è l'agire di coloro che dicono - spesso con la bava alla bocca - di credere in Dio e, più, di credere che Gesù Cristo è Dio incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza e poi gestiscono potenza, ricchezza, piaceri arzigogolando sul concetto di "povertà" fino a sentenziare che "poveri" devono essere i cristiani ma non la Chiesa.

Il vizietto è antico e risale a Clemente Alessandrino che consolò i ricchi ("Si quis dives salvetur?), già insidiatesi nella Chiesa, dicendo loro che, poi, alla fine, per poter fare l'elemosina bisogna possedere. S.Tommaso la fa, infine, da dottore organico. Egli concede ai vescovi lo "status perfectionis" e li abilita a gestire i beni materiali e spirituali della comunità.

A un certo punto, anzi, il "bue muto" perde la pazienza se qualcuno gli fa notare che il giovane ricco, per diventare discepolo di Cristo, doveva vendere tutto e darne il ricavato ai poveri (del sistema); e precisa con qualche fastidio: "Non è detto che dove c'è più povertà c'è maggiore perfezione. Anzi può esserci somma perfezione unita a una grande ricchezza. Infatti Abramo (...) era ricco" (Cfr. Summa Theol. II-II, q. 185,6). E se guardiamo da vicino Abramo, scopriamo che è poligamo, ricco e potente in guerra.

E Gesù che afferma: "Prima che Abramo fosse io sono", dove è finito in questa logica? Lo sappiamo: è finito in croce.

Ma poi risorge e dunque è Dio e dunque il suo Messaggio è la verità sull'uomo e sulla sua storia; l'epoca delle religioni deve chiudersi e sulla scena della storia debbono emergere delle "novità esistenziali", Paolo è il primo a svegliarsi e intuisce che Gesù non è il fondatore di una nuova 'religione' vittoriosa sulla vecchia o sulle vecchie; anche se l'immagine della vigna sottratta ai vignaioli omicidi crea qualche perplessità esegetica.

Poi, a partire dalla crisi della prima comunità di Gerusalemme, su su, fino all’esplosione del martirio - presto trasformatosi in puntiglio ideologico - tutto si riappiana con Costantino e iniziano le battaglie concettuali, come, per es. l'arianesimo, per cercare una omologazione tra Cristo 'minore del Padre' e la ‘religione’ costruita nei cantieri della storia dove si lotta per la supremazia dei ruoli. Breve: la fede si è dissolta in ‘nuova religione’ e anziché risolvere i problemi relativi alla ‘potenza’, alla ‘ricchezza’, al ‘piacere’, li pilota con in mano il Dio-bastone.

 

Al punto in cui siamo - in un mondo assiepato da almeno cinque miliardi e mezzo di uomini ‘religiosi’ (sedicenti "credenti in Dio") - è la tecnica che prova a risolvere quei problemi. Questo è il senso dell'affermazione del filosofo E. Severino. E' dunque grottesco insorgere contro chi tenta di fare ciò che noi non siamo stati capaci di fare con la fede in Dio. E il problema è sempre aperto; I credenti (o sedicenti tali), anziché abbaiare contro il progresso scientifico perché – dicono - è senza regole, diano un esempio luminoso di messa in atto dei ‘brevetti di Cristo’ e li traducano, appunto in novità esistenziali.

Una osservazione, a mo' di parentesi. Quanti sono i cristiani nel mondo? Un miliardo? Quale responsabilità e quale sconforto. Noi non abbiamo mai inveito - all'epoca della guerra fredda - contro il sipario di ferro; non abbiamo mai creduto che là dentro ci fossero duecentocinquanta milioni di comunisti per metànoia (come aveva adombrato Marx). Se ci fossero stati per metànoia e non per imposizione avrebbero dato da mangiare - essendo tutti 'lavoratori' - al mondo intero.

C'erano, invece, duecentocinquanta milioni di ‘schiavi’ a vario titolo; così come c'è un miliardo di battezzati per rito e non per 'metànoia’ (evangelica). E i brevetti di cui parlavamo sono sempre li in attesa di essere applicati. Citiamo quelli che spaccano gli occhi: “Amatevi come lo ho amato voi”. E cioè senza profitto. E dove? Nei tre settori fondanti della vita sociale: il sesso (rapporto uomo-donna), il danaro (rapporto di lavoro da cui viene la ricchezza); potere (rapporto politico tra gruppi).

Oppure quest'altro: “Cercate prima il Regno... e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in soprappiù”. Dove si viene a dire che 'potenza, ricchezza, piacere' non possono essere il fine dell'esistenza ma - nel loro aspetto positivo - un 'risultato'... Infine il più equivocato dei brevetti: la 'prima beatitudine’: “Beati i poveri in spirito...”. Beatitudine che non ha nulla a che fare con il riferimento alla povertà 'storica' (o 'sociologica').

Si pensi alla sbandata di due o tre decenni or sono quando si coniò il famoso slogan: "La Chiesa dei poveri... la Chiesa sta con i poveri... ecc”. No, signore mosche cocchiere, il Messaggio di Gesù è ben diverso e suona esattamente così: 'Beati i ricercatori (ptokoi) dei valori spirituali”. Visualizzando: Gesù si presenta sulla scena del mondo dove ci sono ricchi e poveri storici. Non si schiera con i secondi contro i primi; ma afferma che chi accetterà il suo Messaggio - per conversione - annullerà quel dualismo che ammorba la convivenza ab immemorabili (homo homini lupus).

I ricchi e i poveri storici diventeranno 'uguali' nel rapporto di lavoro e la ricchezza, prodotta dal lavoro - svolto in riga e non in piramide - rifluirà omogenea su tutta la superficie come l'acqua nei vasi comunicanti. Alla luce di questo brevetto, ipotizziamo una esemplificazione: quando la Chiesa - in forza del potere temporale - che si trovò ad amministrare quasi metà del suolo italiano, i rapporti con i cosiddetti 'servi della gleba' prima e con i 'contadini' poi (mezzadria) non dovevano essere costruiti con il metro della 'condivisione'? (atteso che la parola esprima la misura evangelica della fratellanza). Se così fosse stato il Comunismo non sarebbe mai nato.

 

Questa è l'unica strada cristiana per far sì che potenza, ricchezza, piacere, si attuino al riparo delle loro definalizzazioni. Il prof. Severino pensa che 'il limite supremo di ogni agire è Dio e le sue leggi'.

Questo è il modo di ragionare del cristianesimo reale (o religione). Il paradigma è antico come la filosofia. Anche per Platone Dio è la 'massima misura di tutte le cose, (e tale era Dio per Socrate); poi Platone indica il santuario di Delfo come specificazione di tale 'massima misura'.

Da qui la caduta in religione della 'novità' socratica. Gesù Cristo, invece, dopo essersi qualificato come “Via” vuole che diventiamo perfetti come il Padre e ci ha abilitati a fare miracoli superiori ai suoi. Ciò comporta la nascita, nel mondo, di uomini veramente liberi e cioè capaci, come Dio, di fare solo il bene e portare a compimento tutto il dover essere della natura umana.

Dopo duemila anni (diciamo mille ottocento) di psittacismo religioso non siamo riusciti a capire in che cosa Gesù è 'salvatore' (sui tre temi fondanti) e continuiamo a cercare i paletti della ortodossia, sempre traballante, perché non siamo riusciti a salvare l'ortoprassi che dipende non da un atto di fede, ma da un atto di amore.

 

Questo fu lo scossone che Francesco ha dato alla chiesa medievale: la scelta della povertà evangelica non della povertà storica. In forza dell' “amatevi come io ho amato voi", ha cominciato a fare la sua parte e a cambiare il concetto di 'proprietà': la ricchezza deve essere frutto di lavoro ‘Condiviso’ non di ‘religione’; il mantello è mio fino a tanto che non incontro uno che ne ha più bisogno di me. Alcuni intellettuali cattolici affermano che noi siamo 'smarriti sul credo' e si consolano pensando che 'l'autorità romana è ancora in grado di salvaguardare l'ortodossia'. E' Proprio così? E l'Ortoprassi chi la salva? Non la fede in Cristo, ma l'amore al Cristo. E - opiniamo - ortoprassi non c'è perché ci sono dubbi sulla ortodossia. Per liberarci da paradosso abbiamo ancora bisogno di Francesco, il quale non si mette a parlare di Cristo - tra l'altro non aveva la cosiddetta predicazione 'dogmatica' - ma si mette, come un folle, a mostrare il Cristo incarnato, attuando cioè il Vangelo e non predicandolo.

E questo perché il cristiano - signori intellettuali - ha l'obbligo di mostrare il volto dei Padre producendo le proprie opere buone (ut videant opera vestra bona ...) . Affinché chi non crede sia, in certo senso, costretto a pensare: 'Ma chi c'è dietro a questo miracolo?'; che è il primo passo per capire a dovere il principio di causalità.

        

                                                                                                                   Aldo Bergamaschi