da FRATE FRANCESCO, Anno 76, n° 3, Marzo 2000, pagg. 5, 6, 7, 8
Europa tra assassini e dittatori
“Amleto, attenzione agli spettri“
Ida Magli -
cfr. Il Resto del Carlino 4/2/00 e
11/2/00 - non vede nei “valori dell'Europa” il dislivello che esiste, o dovrebbe
esistere, tra la luce e le tenebre. Ha ragione e torto insieme. E' vero, si sta
formando un'Europa “animale”, costruita sul mercato, sul danaro, sulla
muscolatura etnocentrica, (male oscuro non avvertito dalla Magli). E' vero,
l'Europa impone le sue regole mediante la politica di potenza, more capitalistico.
Questo tipo
di storia è vecchio come la civiltà occidentale, anzi come la civiltà umana tout court.
Sul Corriere della Sera, Andrea Bonanni fa eco:
“L'Unione, di fatto, si arroga la sovranità politica degli Stati membri”. La
Magli è terrorizzata. Dopo un secolo di guerre imperialistiche “pensavamo di
goderci le gioie della pace ed ecco, invece, al punto di sempre. Siamo noi a
possedere la verità, imponiamo a tutti le nostre certezze, con la forza (vedi
Kosovo) e ora mostriamo i denti a un paese (l'Austria) ”con il quale non
avremmo mai immaginato di ritrovarci per l'ennesima volta in ostilità” (per la
verità, i denti sono mostrati ad alcuni austriaci, non all’Austria). E' questo
il vero volto dell'UE? Chi ha il potere ne vuole sempre di píù (ahimè ciò è
vero anche per Haider). E poi, giù contro gli “Imperatori, Papi, Presidenti,
Capi di Stato” che “perseguono sempre il potere”. Tutto giusto, ma la Magli,
forse, dimentica che proprio per smantellare tutto quel passato è nata, nei
padri fondatori, l'idea dell'Europa unita. Se i mostri della discordia
riappaiono dietro l'angolo è proprio perché quell'idea si è appannata, o
deformata, in tutti i partners.
Noi, però,
non concepiamo così l'Europa e cioè come nuovo grande Stato sostitutivo dei
vecchi Stati. Credo che la Magli perdoni agli Americani l'ultima guerra di
secessione, se è vero che fu fatta per combattere la schiavitù sostenuta dagli
Haider dell'epoca. La Magli vede solo la nuova versione dell'imperialismo
“democratico”, atteso, atteso che la moneta unica è fallimentare (a fronte del
Dollaro); per cui alcuni-austriaci
hanno visto in Haider un uomo politico disposto a combattere contro la dittatura
“imperialistica” dell'Unione. Qui la caduta degli spiriti: essersi ritirati nel
proprio guscio per enfatizzare l'errore in nome dei caratteri di una Nazione.
La Magli
“vede” che l'Impero d'Europa scricchiola: l'Euro è in picchiata, a Bruxelles
c'è corruzione, la Svezia sta fuori, gli Inglesi sono alla finestra,
l'allargamento a Est fa paura. D'accordo, ma questo malessere doveva essere
annunciato perché ha la sua profonda radice nel “fenomeno” Haider.
E, invece, la
Magli sbotta: ”Nessuno potrà più dunque difendere la propria patria, i propri
confini, la propria lingua, religione, civiltà, senza essere accusato di
nazismo?”. Qui si nasconde - ahinoi -
il grande sofisma della Magli. Dunque, la patria, i confini, la lingua, sono
dei valori? Il nazismo non si proponeva di difendere la patria, i confini, la
lingua, ma si proponeva di imporre con la forza, all'Europa e al mondo le
proprie “caratteristiche”. Quindi era razzismo quello praticato dagli Ebrei nei
confronti di Canaan, quello di Hitler nei confronti degli Ebrei, quello di
tutte le religioni che si sono
imposte con la forza.
Lo scrittore
austriaco Thomas Bemhard (cfr. Corsera 13/02/00)
“lapidario”: Il mio popolo? Nazista per natura, chi lo nega è bugiardo e
ignorante (…)
L'individuo
austriaco è, per natura, nazional-socialista cattolico in tutto e per tutto,
qualsiasi cosa dica in sua difesa. E questa dovrebbe essere l'accusa di ogni
“intellettuale” cristiano nei confronti del proprio paese. Dopo di che sarebbe
più semplice parlare di unione europea.
L'Europa
purtroppo non è stata fatta per degli ideali “simili” per lo meno, omogenei emersi dalla psiche di ogni europeo. Il valore
della persona, per es., è variamente inteso dalle culture “cristiane”.
L'Europa sta cercando
ancora la sua unità proprio perché gli ideali perseguiti dai singoli paesi (o
Stati) sono risultati nefasti per la Storia del Mondo.
Oggi, la seconda generazione cerca a tentoni una unità
geograficamente rappresentativa ed è qui il vero limite di tutta la retorica
unitaria. L'ideale d'Europa non è quello di diventare un grande paese con gli
stessi ideali di potenza degli altri grandi paesi. Per un, Cristiano ”europeo”,
l'ideale deve essere uno solo: pensare un tipo di Stato che introduca nel mondo
umano - e quindi nella storia - la pace o, almeno, la sua possibilità.
Quella pace, cioè,
che non regna nel mondo animale (o natura), sulla cui analogia Hegel ha
costruito il suo storicismo “provvidenzialistico” (mutuato, precisiamo, dal
Vecchio Testamento). Lo Stato di cui parliamo non può essere che lo Stato
planetario. Il filo rosso del discorso, relativo alla pace, passa attraverso la
Lettera a Diogneto, attraverso
l'intuizione di Dante in apertura al De
Monarchia e la ricerca di Kant
sul federalismo.
La Magli ha
paura che tutto diventi uguale, unico. Ma nessuno - eccetto i sistemi
dittatoriali e le religioni - sostiene una simile idea.
Il
cristianesimo originario - quello rivelato da Cristo - ha a suo fondamento il
paradigma trinitario. Nella Trinità infatti le tre Persone sono uguali, distinte.
Uguali, senza aver il naso
sovrapponibile, distinte senza essere estranee o conflittuali l'una all'altra.
Il massimo della diversità si potrà ottenere dopo aver costruito il massimo
dell'unità. Per noi - quindi - l'unità è ciò che rende possibile la diversità.
Quanto più ciò che è strumentale è uguale
tanto più può esplicarsi la diversità senza nuocere né all'individuo né al
tutto.
Diciamo di
più: tutto ciò che è strumentale è bene che sia uguale (per es. il pettine,
affinché le capigliature siano infinitamente varie). Nessuna eguaglianza
imposta potrà mai distruggere la specificità dell'io; anche se l'io deve
autodistruggere certi suoi soggettivismi, per rendere possibile la fratellanza.
Noi vogliamo
che tutte le ciliegie di un ciliegio siano non uguali, ma simili come è nella realtà e ciò dà senso a tutto
l'albero. Ci preoccupano le sofferenze psicologiche della Magli perché ella
rivendica - giustamente - un tipo di libertà che si potrà, invece, ottenere
solo con l’unità planetaria, mediante la successiva divisione delle etiche.
Il governo
planetario dovrà essere ovviamente federale, democratico, ecc. e quale
risultato della caduta libera e cosciente degli Stati nazionali sovrani. Ogni
Stato infatti, è un'idea che divora l'uomo e i suoi valori. Solo lo Stato è
“società perfetta" ha scritto Aristotele, ma il grande filosofo ha
dimenticato di aggiungere che solo lo Stato planetario sarà la società perfetta
e cioè quella che potrà risolvere i problemi della convivenza “umana”: la pace
in prima battuta, la giustizia in seconda istanza, nel senso che ogni gruppo
finalmente potrà mostrare la sua specificità.
In questo
modo Haider potrà esprimersi, ma senza le unghie dell'etnocentrismo e
concediamo alla Magli di stare con lui.
Noi invece,
siamo frustrati interiormente perché dobbiamo ammettere che l'Europa ha
disatteso il programma minimo del suo “essere” e cioè l'unione politica e
l'unione linguistica a proposito della quale solleviamo una domanda: Manzoni che
volle una lingua comune per tutti gli italiani fu un dittatore o un liberatore?
Su questo tema vitale l'Europa ha perduto il treno. La Lingua è il primo
fattore di unità e di progressivo ordine pacifico nel mondo. La nostra proposta
è a costo zero. Vogliamo un unità linguistica che derivi non da una imposizione
- come è accaduto col latino e come accade adesso con l'inglese - ma da un atto
di libertà.
Dell'attuale
schiavitù la Magli, antropologa, non parla né si accorge. L’unità linguistica dovremmo
essere noi intellettuali a promuoverla, a cercarla ante omnia, se amiamo il
prossimo e lo crediamo uguale (pardon, simile) a noi.
La riforma
della Università, per es., doveva partite da qui. Non imporre la conoscenza di
almeno due lingue - modo questo per incrementare la mortalità scolastica, ma
chiedere in sede Onu l'introduzione in tutte le scuole del mondo due sole
lingue: la materna (come si dice) e l'internazionale che dovremmo scegliere o
tra le esistenti, o - per evitare egemonie e schiavitù camuffate - ricorrere a
una delle artificiali (per es. l'Esperanto).
Il sogno di
tutti gli uomini, (e di tutte le donne) è quello di potere comunicare con tutti
gli uomini in qualsivoglia luogo di questo bel pianeta. Ah, le gite scolastiche
come sarebbero su misura dell'homo ludens.
L'unità
linguistica ottenuta per questa via farebbe cadere tutto il bavardage pedagogico attorno all'intercultura.
Chi rivendica
il diritto alla patria, alla lingua, alla religione come se fossero “valori” è
mentalmente razzista di tipo biblico e pagano insieme.
A bassa voce
aggiungiamo: questa è la rivoluzione di quel “genio” di Cristo. E' stato Lui
infatti, a dichiarare la crisis della
religione e della politica (patria).
Noi accusiamo
l'Europa di poco coraggio universalistico, non di soffocamento localistico.
Noi, tentiamo l'orizzonte del non più falsificabile.
L'uomo è
prima del sabato, sì certo. E tuttavia, la massima evangelica è ben citata, ma
male applicata. Sono prima gli Stati o l'uomo, le lingue o l'uomo, le religioni
o l'uomo? Se, con questa affermazione, quel “genio” di Gesù ha colto nel segno,
allora deve cadere il conflitto politico (fra Stati), il conflitto sociale,
(tra etnie ed etiche). Con la divisione delle etiche o libera determinazione
dei gruppi, gli uomini saranno finalmente sciolti dell'oscuro vincolo
“statale”, religioso, linguistico.
Solo così
l'uomo – diciamo meglio: la persona - riavrà il primato che le spetta, sarà a
pieno titolo libera. Libera nella verità.
Aldo Bergamaschi