FRATE FRANCESCO

Anno 77 - n° 6 - Giugno 2001 - Pag. 5-8

 

L'idea del nulla rende infelici ?

"Tutto viene dal nulla eccetto l'Essere" (K.O.)

 

Per rispondere alla domanda prendiamo le mosse dall'elzeviro "Filosofia e potere" del prof. Emanuele Severino, apparso sul Corsera del 27 marzo 2001. La cultura - egli dice - sta al fondamento del potere, ma al centro di essa domina quell'evento inaudito che si chiama "filosofia". E' dunque la filosofia che produce - in qualche modo - il potere? "All'inizio della nostra civiltà - spiega il prof. Severino - la filosofia intende così la potenza degli uomini: andare oltre ogni mito, raggiungendo la vera conoscenza dell'universo, che rende veramente capaci di trar fuori gli esseri dal nulla e di respingerveli. Da allora l'Occidente vuole avere questa forma di potenza".

Ci permettiamo di ricordare al prof. Severino che all'inizio della nostra civiltà c'è anche il caso di Talete citato da Aristotele per rivendicare alla filosofia il primato su tutte le scienze. Le altre potranno essere più "utili", ma non "migliori". Talete, dunque, fu deriso da una "donnetta frigia" dal bel nasino; perché a furia dì guardar per aria - da qui l'immagine risibile del filosofo - mise il piede in fallo e cadde in un pozzo. Da qui l'inutilità della filosofia.

Ma per Aristotele le cose non stanno cosi. Talete andava di proposito nei pozzi abbandonati, per vedere anche di giorno le stelle; perché era ingegnere e astronomo. Nel corso delle sue ricerche, infatti, scoperse - dal movimento degli astri - che in Attica stava per finire una lunga devastante, siccità. Subito utilizzò questa "verità" - ancora al rango di nulla, per intuire la legge del "monopolio". Comperò a prezzo stracciato tutti i frantoi della regione, inattivi per mancanza di ulive, e aspettò l'arrivo dal nulla delle olive. Come aveva previsto, cadde la pioggia a dirotto, poi olive a bizzeffe. Ma poiché i frantoi erano tutti di Talete, fu lui a decidere il prezzo dell'olio. Ecco a che cosa "serve" la filosofia - ironizza Aristotele - se il filosofo volesse approfittare del suo sapere. Ma Talete era un filosofo vero (era amante della sapienza), convocò i suoi cittadini e disse loro: "Se il fine della filosofia fosse quello di arricchire il filosofo, avrei compiuto il miracolo; ma poiché il fine della filosofia è la ricerca della sapienza, riprendete i frantoi e organizzate saggiamente la vostra convivenza".

Talete aveva tirato fuori l'olio dal nulla e lo aveva pronto per tutti a prezzo di costo. Ma i suoi cittadini - per quanto ignoranti - hanno appreso la legge del monopolio e hanno riportato il benessere per tutti nelle zone del nulla. Se l'Occidente avesse capito Talete (e poi Socrate) per avere la potenza dell'essere a proprio servizio, avrebbe detto a Talete (e a Socrate): "Amministra tu la produzione dell'olio - tiralo fuori tu dal nulla - perché solo tu rifuggi dalla strumentalizzazione". "I miracoli della ingegneria genetica e in generale della tecnica sono tra i solchi più profondi" praticati nella realtà, perché sono sfuggiti al controllo della vera filosofia. In questo senso "la cultura non rende più umani" (G.Steiner).

Tra le più alte costruzioni culturali vi è - a giudizio del prof. Severino - la "natura" il terreno su cui nasce l'intera civiltà Occidentale. "Natura", infatti, (dal greco physis) significa l'essere da cui le cose del mondo si generano, uscendo dalla loro nullità. Per es. una fragola esce dalla "nullità" di sé (in quanto fragola) e poi ritorna al nulla di sé (quando la mangio); ma non al nulla del soggetto (natura in questo caso).
Precisiamo che i cristiani definiscono la Creazione, una operazione libera di Dio che trae le cose ex nihilo sui et subiecti; mentre noi ricaviamo le cose ex nihilo sui, ma non subiecti. Per es. facciamo una sedia ex nihilo sui (dal nulla della seggiola) ma non dal nulla del "soggetto" (e cioè dal legno che già esiste in natura).

II prof. Severino si domanda se ciò è un inno alla filosofia. Risponde: "Lo è e non lo è". Lasciamo da parte in che senso lo è, e portiamo l'attenzione sul "non". "Qui diremo - stringe il prof. Severino il suo discorso - che anche quando un dio (si noti la d minuscola) è presente nella filosofia (e da lì si irradia nelle altre forme della cultura, come il cristianesimo) anche allora l'uomo è roso dall'angoscia". Precisiamo: quando un "dio" è presente nella filosofia, vuoi di Socrate, vuoi di Platone, vuoi di Talete, l'uomo non è roso dall'angoscia ma diventa eo ipso una cattedra di messaggi salvifici e di progetti anti-nulla. Per quanto riguarda il cristianesimo precisiamo: l'uomo roso dall'angoscia è colui che lo vive come "religione", accentuando il dualismo tra finito e infinito. Per il cristiano, Dio è Padre del divenire e come tale lo sottrae al flusso e riflusso del nulla. Se Dio c'è è risolto il problema (o scandalo) del non essere dell'essere (e cioè del divenire ). Per il prof. Severino "anche se in cielo ci fosse un dio, è angosciante sentirsi creature effimere in mezzo al nulla, polvere che ritorna alla polvere".

Ripetiamo: già la filosofia in Socrate e in Platone, aveva superato l'angoscia insita nella coscienza del divenire. Con la venuta di Cristo (Dio-con-noi) il cristiano (non il semplice uomo religioso), non solo è libero dall'angoscia; ma è in grado dì progettare una nuova storia in cui dal nulla della giustizia o della pace esploderà la fratellanza ch'è figura della giustizia eterna; mentre il cristiano - collocato nel divenire - per progetto non per caso - avendo dato da mangiare all'affamato e da bere all'assetato sarà degno del Regno, non si perderà nel nulla, ma segnerà l'apoteosi del divenire e farà "miracoli" superiori a quelli stessi fatti da Cristo ricavando, per es., dal nulla la fratellanza.

Si dice che la cultura - e soprattutto la filosofia - è inutile. Ma se la filosofia sta al fondamento dell'Occidente essa serve; "serve a far esistere l'Occidente". E' il presupposto, qui sotteso dal prof. Severino a creare qualche dubbio. Se la filosofia extra-socratica o extra-platonica sta a fondamento dell'Occidente, concediamo. Ma se vi sta quella socratica, o quella platonica, allora l'Occidente è inesistente, è il volto del nulla, è un deviato pericoloso con addosso tutte le sue "religioni". II prof. Severino insiste con alcune sottolineature: il socialismo reale è stato una filosofia e lo sono - o vi si fondano - anche il capitalismo, la democrazia, il cristianesimo. Anche qui concediamo per quanto concerne il cristianesimo, caduto al rango di "religione" e quindi smarrito in mezzo alle altre ideologie come un uomo che ha perduto la ragione a furia di vivere con degli alienati in corsa verso il nulla. D'accordo: la cultura dell'Occidente rende infelici perché al centro di essa la filosofia evoca la nullità delle cose e dell'uomo. Da qui l'angoscia più profonda che sta oramai avvolgendo l'intero pianeta. Per il cristiano "contemporaneo di Cristo" più che l'angoscia è la tristezza della fratellanza disattesa nel vedere accanto a sé la follia degli insoddisfatti che vivono come schiavi il loro rapporto con la democrazia, con il capitalismo, con le religioni.

Precisiamo che il volume dell'angoscia è pari alla rinuncia che l'io dovrebbe fare per risolvere in positivo i problemi della convivenza. Più che angosciati per il nulla siamo tristi perché c'è chi lavora per trarre dal nulla la felicità; mentre altri si sforzano di rimandare il nulla annullando la vita altrui.

"Ovunque la violenza cresce" conclude il prof. Severino, citando quasi alla lettera la preoccupazione di Socrate nel Clitofonte. Ma mentre Socrate attribuisce la disgrazia a una carenza educativa di livello sociale, il prof. Severino dice che a rendere possibile tale violenza è la persuasione che le cose e gli eventi possano essere creati e annientati, la persuasione cioè che si possano far solchi nella pura distesa dell'essere e ferirla. Non rifiutiamo la diagnosi, diciamo che non ci tocca e andiamo alla ricerca di chi si trova nella nostra stessa tristezza. Intendiamo: non coloro che credono in "dio" o in un Dio lassù; ma nel Dio fatto uomo e hanno preso come riferimento culturale le sue parole e una soprattutto: "Amatevi come Io ho amato voi"; da cui partire e creare una catena di gruppi, dentro al vasto orizzonte dell'essere per dimostrare che lo si può celebrare senza "ferirlo". I cristiani al plurale possono trarre dal nulla ciò che non si è mai visto sotto la luce del sole.

 

Aldo Bergamaschi