FRATE FRANCESCO
Anno 80 - n° 8 - novembre 2004
Nulla vi è
di gratuito nel mondo
della libertà e la stessa libertà non
è in grado di giustificare se stessa
(K.O.)
L'input ci viene da un "dubbio" di Piero Ostellino il quale, sul Corsera del 16 ottobre 2004, riferendosi al caso "Buttiglione", ha scritto un articolo ("I liberali caduti in trappola e le regole dell'agire politico") che merita tutta la nostra attenzione per lo spessore dei contenuti. Dopo aver chiarito che "la censura dei parlamentari liberali (e no) europei nei confronti del cattolico Buttiglione è indubitabilmente una decisione illiberale e l'indignazione dei liberali italiani è giustificata". Piero Ostellino precisa ulteriormente: "Purtroppo, però le cose non sono così semplici. Anzi, a questo punto, si complicano maledettamente". E noi ci chiediamo: "Perché?" E rispondiamo: "Perché altro è risolvere i casi posti da un problema e altro è risolvere il problema che pone i casi".
Piero Ostellino, infatti, spiega: "Anche all'interno di un sistema di valori liberal-democratici largamente condivisi c'è un pluralismo di valori, incommensurabili e spesso in conflitto fra di loro". Ed ecco pronto l'esempio: "Per un cattolico, il matrimonio è un vincolo indissolubile; per me liberale e laico, no. Sono due convinzioni egualmente legittime, incommensurabili, che attengono alla libertà di coscienza di entrambi, ma conflittuali".
E perché per il cattolico il matrimonio è vincolo indissolubile, mentre per il liberale e il laico non lo è? Il problema è pre-cristiano e già Platone aveva osservato che i suoi antenati si erano rotti la testa contro il muro più di una volta e cioè avevano tentato tutte le vie possibili (poligamia, poliandria, forme miste) e poi avevano concluso che il matrimonio monogamico era il minor male. Si tratta di una conquista in negativo, ma è una conquista "razionale". Il cristianesimo ha introdotto nel mondo un motivo di conflittualità, chiedendo ai credenti - su questo tema - l'unione in Dio e se l'unione è in Dio non può che essere indissolubile. Per cui l'indissolubilità è una conseguenza e non un decreto legge imposto a priori. Il cristiano pertanto è pronto al martirio qualora una qualsiasi autorità umana dovesse chiederne la rinuncia (eventualità, per vero, mai accaduta).
Ma, in martirio sono effettivamente entrati i cristiani per aver contestato la legittimità dello Stato Nazionale Sovrano (culto dell'imperatore). Il motivo della contestazione può essere così espresso: Lo Stato Nazionale Sovrano - sia pure esteso come l'impero romano - è il nemico numero uno del secondo comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso". Non a caso l'autore della Lettera a Diogneto (II sec.) dichiara che "per il cristiano ogni paese straniero è patria; ogni patria è paese straniero".
Se ci è lecito un giudizio critico sul passato, diciamo che i cristiani - quei cristiani - dovevano restare in martirio per altri dieci secoli per dare al mondo la speranza di quella pace che è, invece, ancora un miraggio. Le cose, invece, sono andate come sappiamo: Conversione di Costantino, abbassamento del Cristianesimo al rango di religione, religione di Stato, imposizione dell'etica "cristiana", inizio di forme sempre più rigide di integrismo (per es, la chiusura della scuola di Atene da parte di Giustiniano), e via via fino alla totale rotazione del Cristianesimo ("Novità esistenziale") in "religione" costretta a conciliarsi nel bene e nel male col pensiero laico.
Ci permettiamo di consigliare al prof. Piero Ostellino la rilettura del famoso articolo di B. Croce "Perché non possiamo non dirci cristiani". In estrema sintesi eccone il contenuto. Croce, da un lato porta acqua alla tesi delle radici cristiane dell'Europa; dall'altro lato non ammette che il cristianesimo sia una "rivelazione definitiva". Il Cristianesimo, infatti, è una straordinaria "rivoluzione", passibile, tuttavia, di correzioni che le saranno apportate dal pensiero laico a partire dall'umanesimo, dal rinascimento, e su su fino all'illuminismo e ai "filosofi della storia". Per cui anche Croce - a dispetto delle condanne della chiesa - rivendica a se il titolo di "cristiano". Come si vede, Croce svuota il Cristianesimo della sua specificità (rivelazione e novità esistenziale) e lo dissolve nel pensiero laico.
A questo punto ritorna giustamente, il riferimento di Piero Ostellino: le due convinzioni, egualmente legittime, incommensurabili, attengono alla libertà di coscienza di entrambi, ma conflittuali. Esse, infatti, "hanno a lungo, e non poco, lacerato la società italiana". L'allusione è al rapporto Stato-Chiesa in Italia. Ma resta l'affanno per liberarsi da una contraddizione: "il liberalismo fissa una gerarchia di valori che pone al primo posto l'autonomia della coscienza individuale e la tolleranza religiosa come guida di governo.
Ma se i valori sono pluralistici e incommensurabili, come può essere razionalmente difendibile tale gerarchia di valori e, soprattutto, nella fattispecie, come e possibile conciliare l'autonomia individuale del cattolico Buttiglione con quella, e la relativa libertà di scelta, di chi cattolico non è". Alla domanda molto bel formulata noi rispondiamo seccamente: "Dividendo le etiche, facendo di tale divisione un paradigma istituzionale universale, sostitutiva degli Stati Nazionali, e via regale alla democrazia compiuta, dove ogni gruppo umano, per libera determinazione, potrà scegliere la propria etica.
A titolo di minuscolo esempio, prendiamo la pratica di guidare l'automobile a destra o a sinistra. Due scelte ugualmente legittime, ma di impossibile convivenza; per cui i due modi di viaggiare vengono attuati in aree separate. E quando l'uno entra nell'area dell'altro o si adegua all'altro o rende impossibile il traffico. Le scelte etiche non sono così rigidamente determinate, non rendono cioè fisicamente impossibile la convivenza; ma la rendono spiritualmente conflittuale, sempre sull'orlo del disordine sociale, se non proprio della guerra civile. Oggi, comunque, le etiche conflittuali sono costrette a convivere e a tollerarsi dentro al contenitore "debole" dello Stato Nazionale. E poiché non è prevedibile che accada ciò che è accaduto nel passato e cioè che l'una etica emargini l'altra, magari con una forma di guerriglia prolungata e insistente (e ciò potrebbe accadere con l'Islam fra dieci o vent'anni) non resta che promuovere subito la divisione delle etiche. Sarebbe anche la miglior forma di tolleranza. Il cosiddetto dialogo deve iniziare da questo primo assetto.
Qualcuno ha detto che "la civiltà muore insieme alla soppressione del dialogo"; ma il dialogo è veramente possibile ed efficace se si decide, a livello planetario, di introdurre in tutte le scuole del mondo una lingua comune (per es, l'Esperanto) accanto alla lingua materna. Sarebbe un modo per ricuperare tempo scolastico prezioso da dedicare allo studio delle scienze, per liberarci da ogni forma di colonialismo linguistico e culturale, per attuare il grande sogno di Amos Comenio. Ma per ottenere tutto ciò occorre, anzitutto, instaurare o lottare per instaurare uno Stato Mondiale Unico che non sia la gigantografia dell'attuale Stato Nazionale Sovrano; ma col compito primario di promuovere la divisione delle etiche liberamente sceltesi e vegliare - magari con un corpo di polizia internazionale - perché ognuna esprima iuxta propria principia il proprio dover essere.
E venendo al "caso Buttiglione" , Piero Ostellino pensa che l'errore dei parlamentari liberali europei sia stato quello di porgli delle domande su "argomenti attinenti alla sua fede religiosa e alla sua libertà di coscienza, finendo col discriminarlo per quello che pensa, invece di chiedergli come lui stesso ritenesse di potere conciliare la propria autonomia individuale di cattolico con quella di chi cattolico non è". Circa i rapporti con chi "cattolico non è" non esiste problema almeno a partire dal concordato del 1929. Ma Piero Ostellino avrebbe chiesto a Buttiglione "se sarebbe disposto a riconoscere una distinzione politica più forte e più netta di quella che egli - citando Kant - ha operato filosoficamente fra etica e diritto". E cioè, se sarebbe "pronto ad ammettere che fra la propria autonomia e quella del destinatario del suo agire politico, la pluralità dei cittadini, è sempre più importante, e debba sempre prevalere quest'ultima"-
A questa domanda che P. Ostellino dice sua ma che sarebbe dovuta essere del Parlamento europeo noi, nei panni di Buttiglione, avremmo risposto così: "Io cattolico di formazione integralista chiedo al Parlamento Europeo di accogliere una forma etica che potrebbe attuarsi fra dieci o vent'anni e cioè la legittimazione legale del matrimonio fra uomo e animale (per es. fra uomo e capra, fra donna e cane). Mi sembrerebbe questo un modo per rispettare gli animali che fanno parte vitale del nostro mondo e sono nostri veri amici". Ci saremmo seduti e avremmo concesso quarant'otto ore per avere la risposta.
Se, invece, noi cattolici che pensiamo il Cristianesimo in modo diverso dal prof. Buttiglione - non fu Gioberti a dire che il cattolicesimo è poligonale, per cui ognuno ha il suo? - avremmo reagito così, anteriormente ad ogni domanda: "Questa non è l'Europa dei Padri fondatori. Lo Stato Nazionale Sovrano - peggio, gli Stati Nazionali Sovrani - sono simili all'impero romano che chiede a me cristiano il granello d'incenso. Esco dalla responsabilità parlamentare per non diventare responsabile delle guerre future. Come cristiano faccio resistenza concettuale a una Europa che non riesce a unirsi federalmente e a dare un esempio di unità planetaria dove si promuove la divisione delle etiche e il dialogo su base linguistica comune, il toglimento del dislivello socio-economico fra Nord e Sud".
Già prima dell'avvento del Cristianesimo
il filosofo Crisippo, a chi gli domandava perché avesse
riluttanza ad occuparsi di politica, rispondeva: "Se agissi
male, incorrerei nel corruccio degli Dei; se bene, in quello dei
cittadini".
Aldo Bergamaschi