FRATE FRANCESCO
Anno 79 - n° 9 - nov.-dic. 2003

 

La Samaritana e l'acqua viva

 

Riportiamo qui il tema affrontato dal padre Aldo Bergamaschi nel presepio del Natale 2003, allestito nella cripta della chiesa dei Padri Cappuccini di Reggio Emilia.
Il tema riguarda l'incontro di Gesù con la Samaritana. Gesù, stanco del viaggio, è seduto sulla vera del pozzo detto di Giacobbe, quando arriva una donna Samaritana ad attingere acqua.
Il dialogo che avviene tra i due è riferito con una interpretazione non letterale, ma rispettosa di tutto il Messaggio evangelico.

 

NATIVITA'
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzareth e dalla Galilea salì in Giudea e alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non v'era per loro posto nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce (). E subito apparve con un angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".

 

NARRATORE
Diventato adulto, un giorno Gesù lasciò la Giudea per ritornare in Galilea. Ora, era necessario che egli attraversasse la Samaria (1).
Giunse in una città chiamata Sichar, vicino al podere che Giacobbe diede a suo figlio Giuseppe dove c'era un pozzo.
Il Vangelo di Giovanni narra poi che Gesù, stanco per il viaggio, stava con semplicità seduto sulla vera del pozzo quando, all'arrivo di una donna samaritana, ebbe con lei un dialogo che noi riportiamo con un'interpretazione non letterale, ma rispettosa di tutto il messaggio evangelico

 

DIALOGO TRA GESU' E LA SAMARITANA


GESU'
La pace sia con te donna! Ho molto camminato ed ho sete. Ti chiedo un sorso d'acqua.
SAMARITANA
Come mai tu, giudeo, chiedi da bere a me, donna samaritana? Che è successo? Siamo riabilitati o voi siete in crisi d'identità? (2)
GESU'
Se tu conoscessi il dono di Dio al mondo e chi sono io ­ non proprio un giudeo ­ tu stessa gli avresti chiesto da bere ed Egli ti avrebbe dato acqua viva.
SAMARITANA
L'acqua viva è nelle vene della terra. Questo pozzo ce l'ha, ma è nostro!
GESU'
L'acqua è di Dio, come la vita. Tutti gli uomini hanno Dio come padre; samaritani, giudei, sono un'invenzione delle religioni.
SAMARITANA
Comunque il pozzo è quello di Giacobbe. Ha l'acqua chiara ed è molto profondo e tu non hai né anfora né otre, come potresti attingere per me acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe?
GESU'
Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell'acqua del mio pozzo ­ e cioè della Verità ­ non avrà più sete. Anzi, quell'acqua diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna.
SAMARITANA
Signore, dammi di quest'acqua perché si estingua la mia sete e non debba più venire fin qui.
GESU'
Posso chiederti di andare a chiamare tuo marito e di tornare qui?
SAMARITANA
Non ho marito.
GESU'
Ecco perché la tua sete non si estingue mai. Infatti ne hai avuti cinque dei "mariti" ­ diciamo meglio conviventi ­ e neanche quello che hai attualmente è tuo marito (3). Hai ragionato bene, sai ancora distinguere il matrimonio dalla convivenza.
SAMARITANA
Signore, vedo che sei un profeta.
GESU'
Ciò che non hai ben conosciuto è il vero Dio.
SAMARITANA
Infatti i nostri padri lo hanno adorato sopra questo monte ­ il Garizim ­ mentre voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorarlo (4).
GESU'
La tradizione è sempre ingannevole. E' finita l'epoca dei luoghi. E' giunto il momento in cui i veri adoratori, quale che sia la loro provenienza, adoreranno il Padre in Spirito e Verità. Dio è Spirito e gli uomini il suo tempio e sono nella Verità quando si amano in pace, cioè senza la mediazione degli stati nazionali e delle religioni (5).
SAMARITANA
So che deve venire un Messia. Lui ci annuncerà ogni cosa: ciò che dobbiamo credere e fare.
GESU'
Quel Messia sono io che ti parlo.
SAMARITANA
Grazie, Signore! Ho capito l'errore perché ho scoperto la Verità (6).


NOTE

(1) - Era la via più diretta che si poteva percorrere in circa tre giornate di cammino.
(2) - L'ostilità tra giudei e samaritani datava dai tempi della fine del Regno d'Israele (2 Re 17,24-41) e aveva avuto aspetti clamorosi quando il popolo tornò dall'esilio di Babilonia (Esd. 4,1-5). Sebbene i samaritani pretendessero di essere alla pari dei giudei, anzi più scrupolosi osservanti della legge, erano da questi considerati una razza bastarda e maledetta.
Qualche centinaia di samaritani, fedeli alle loro tradizioni, vivono ancora oggi a Nablus.
Nella vita di Gesù, i samaritani offrono spunti e confronti che risultano a danno dei giudei pieni di boria.
L'opinione tradizionale considerava una donna samaritana in perenne stato di impurità legale, insieme con gli oggetti da lei usati e in modo particolare i vasi che servivano per l'acqua.
(3) ­ "Una donna, in quel tempo non poteva risposarsi più di due o tre volte; qualcuna delle precedenti unioni della Samaritana dovette essere illegittima e certamente lo era l'ultima".
Platone ­ è noto ­ non vuole gli atei nella sua Repubblica, perché un ateo non osserverà mai le leggi. In realtà se una legge non trova in Dio il suo fondamento, nessun uomo può dire a un altro uomo: "si fa così anziché così". Il dramma dell'occidente "cristiano" è tutto qui. La morale diventa cioè una opinione che ognuno gestisce tenendo conto delle sole sanzioni sociali. La Samaritana è alla deriva sul piano morale perché ha perduto le certezze trascendenti. E cioè, non sa più quale è il pensiero di Dio sul tema.
Senofonte, nei Detti memorabili di Socrate narra l'incontro della meretrice di rango Teodota con Socrate appunto. Il filosofo vede ornamenti sontuosi in lei, nelle sue serve, nella sua casa. Le domanda:! "Hai poderi?". ­ No! ­ "Appartamenti in affitto?" ­ No! ­ "Schiavi?" ­ Neanche! ­ "E dove hai il necessario per vivere?" ­ "Il mio reddito dipende dal bene che mi fa chi si è fatto mio amico!". Socrate esclama: "Ha! avere un gregge di amici, anziché pecore e buoi e capre".
Questo è un ridurre a merce il proprio corpo e quello altrui. L'incontro si risolve in una sfida tra la filosofia dei fini e dei valori e la prassi che innalza i mezzi a fini. Socrate si rifiuta di essere "tirato verso" di lei; ma vuole che "venga a Lui". Non può adeguarsi la sofia (sapienza) al pragma (istinto) ma viceversa, se vogliamo avere una polis a misura d'uomo. Senonché la filosofia non è un'arte e può, ahimè, avere partita persa di fronte all'arte di "allettare gli uomini".
4) ­ Nel Pentateuco (la sola parte della Bibbia accettata dai samaritani) si trova la legge che prescrive l'unità del luogo di culto (Deut. 12,5-11) ma senza ulteriori determinazioni topografiche. In Deut. 27,4 il testo samaritano dava come luogo del primo sacrificio che avrebbero dovuto offrire gli ebrei al loro ingresso in Palestina il Monte Garizim sul quale, forse nel V secolo a.C., era stato costruito un tempio rivale del tempio di Gerusalemme, distrutto dagli ebrei nel 129 a.C.; ma i samaritani continuavano ad esercitare il culto sul monte.
(5) ­ Il Messaggio di Gesù estende il concetto di "prossimo" oltre i confini (nazionali, etnici, religiosi, sociali) presenti sulla piazza della storia.
Due autori cristiani del II secolo, hanno percepito con chiarezza questa radicale novità: Uno si chiama Minucio Felice (autore dell'Ottavio). L'altro è l'ignoto autore della Lettera a Diogneto. Ecco in sintesi il loro pensiero: 1°) "I cristiani si sa sì che sono nel mondo, ma la loro religione rimane invisibile () Si vedono i cristiani non si vede la loro religione".
2°) "Per il cristiano ogni paese straniero è patria, ogni patria è paese straniero () Quel che è l'anima nel corpo, questo sono nel mondo i cristiani".
Come si vede, non è più possibile ­ in questa ottica ­ immaginare dei connubii stabili fra "novità cristiana" e assetti politici o culturali. Il vino nuovo non può essere costretto dentro a otri vecchi. Dio non può essere adorato in determinati Luoghi, ma in spirito e Verità.
Ma attorno al IV secolo assistiamo alla rotazione del Cristianesimo in religione. E la religione ­ si sa ­ tende a santificare ogni specie di fenotipo pur di guidare le coscienze.
Il giudizio di Gioacchino da Fiore sul primo millennio cristiano è catastrofico, anche perché storicizza hegelianamente la venuta di Cristo. Gesù, infatti, non è più il "Dio-con-noi", rivelatore definitivo del Padre; ma seconda Persona della Trinità che ­ sconfitto ­ passa il testimone del rinnovamento allo Spirito Santo. Quasi che il rinnovamento fosse da concepire come uno sbarco apocalittico di Dio nel mondo. Dopo il secondo millennio cristiano non sembra che lo Spirito Santo abbia affratellato gli uomini. E allora i seguaci inconsci di Gioacchino da Fiore, fanno entrare in campo la Madonna con le varie apparizioni.
(6) ­ Se la verità Logica è un adeguamento del mio intelletto alla cosa (per es. alla matita opera di un intelletto umano); e la verità Ontologica un adeguamento della cosa (per es. un albero o un animale) all'intelletto divino; io conoscerò la Verità di alcuni concetti (per es. della giustizia, della pace, della preghiera) solo se Dio ­ mediante il Cristo-Logos ­ me la rivela.
Da quel momento io adoro in spirito e Verità e non ho più bisogno né di Luoghi né di riti, perché sono diventato una creatura capace di giustizia, di pace, di preghiera, in forza di una metànoia (o conversione).