FRATE FRANCESO
Anno 80 - n° 5 - maggio 2004

 

Crocifisso e Democrazia

 

"Ohe, amici di MicroMega
anch'io sono pittore" (K.O.)

 

Ci occupiamo della "Lettera aperta agli amici credenti" di Paolo Flores d'Arcais su MicroMega 1/2004, p. 223 e ss.

Siamo tra quei cattolici che non vogliono "avvilire mai la fede nel clericalismo", né "bestemmiare la croce con tentazioni di neo-costantinismo". Per questo riprendiamo il discorso laddove lo avevano iniziato (o lasciato) i martiri dei primi tre secoli. I quali avevano capito che la rivelazione (o Messaggio) di Gesù aveva due obiettivi fondamentali da raggiungere: chiudere l'epoca delle "religioni" e denunciare la illegittimità dello Stato Nazionale in quanto primo ostacolo all'attuazione del secondo comandamento "Ama il prossimo tuo come te stesso".

Ma andiamo con ordine. Paolo Flores d'Arcais cita la Francia (laica) che vieta alle ragazze di indossare il velo islamico; ma Ernesto Galli della Loggia (da noi peraltro citato e commentato su Frate Francesco, febbraio 2004) sul Corsera del 17 dic. 2003, afferma: "Un Parlamento intenzionato a mettere ai voti i Dieci Comandamenti non è il culmine ideale di una società libera". Se solo l'essere cittadino è pubblico dove va la "dimensione collettiva e quella del passato?". Neanche l'esposizione, nelle scuole, dei simboli di tutte le fedi (diciamo meglio: religioni) sarebbe una soluzione. Il conflitto sarebbe istituzionalizzato. Ogni Stato, anzi ogni scuola, dovrebbe avere il suo Pantheon!

D'accordo nel rifiutare la tesi del Crocifisso inteso come simbolo culturale. E tuttavia noi non sosteniamo che la nostra tradizione culturale occidentale è fondate ­ come afferma Flores d'Aracais ­ "anche sul cristianesimo come è radicata nel pensiero greco che lo precede e in quello illuminista che gli è successivo". Per noi il cristianesimo cessa di essere una "novità esistenziale" al termine delle persecuzioni. Ciò che viene dopo è "religione cristiana" già dichiarata fallimentare, per il primo millennio, da Gioachino da Fiore e impallinata, nel secondo millennio, dall'umanesimo, dal rinascimento, dal protestantesimo, dalla rivoluzione francese e su su fino a MicroMega (senza offesa!). Ed è questa caduta del cristianesimo al rango di religione che fa dire a Croce "perché non possiamo non dirci cristiani". Ma Croce è storicista e vede nel Cristianesimo non una "rivelazione", ma una "rivoluzione" e, come tale, passibile di momenti "non poetici".

Croce, infatti, non esiterebbe a esporre nelle scuole l'immagine di Socrate e di Voltaire accanto a quella di Cristo; così come rivendica a sé il titolo di "cristiano" perché, insieme con i "filosofi della storia", ha portato vitamine e integrazioni al Cristianesimo "rivoluzione" imperfetta. Flores d'Arcais ritiene provocatorio e paradossale l'argomento del Prof. Cacciari: "Il Crocifisso dovrebbero volerlo tutti perché è il simbolo della sofferenza e degli ultimi". Il male si è che i cristiani, per primi, lo hanno declassato a crociata e a auto-da-fè. Flores d'Arcais guarda a costoro, Cacciari guarda ­ crediamo ­ a S. Francesco che resta una testimonianza nel deserto. "Bando, dunque, alle ipocrisie: il Crocifisso nelle scuole è storicamente e di fatto solo il simbolo della religione cattolica (neppure della fede cristiana a prescindere dalle Chiese)." E' quindi il "retaggio" corrente di una "religione di Stato" dalla quale ci si vuole svincolare solo incorrentemente, parzialmente".

E' quanto pensiamo anche noi, sebbene con animo diverso. Non siamo, però, così certi che "la querrelle sul Crocifisso" non abbia nulla a che fare "con il conflitto o il dialogo tra cristiani e musulmani". Come non siamo così sicuri che "non siamo neppure in forma parodistica e soft, all'assedio di Vienna e alla battaglia di Lepanto". Il concetto di "potenzialità" intuito da Aristotele per combattere i sofisti che non capivano ­ o fingevano di non capire ­ da dove venisse il rumore delle cascate del Nilo, se in una singola goccia d'acqua non si percepiva tale rumore, è una conquista perenne del pensiero critico.

Flores d'Arcais dichiara "preoccupante" l'atteggiamento delle "religioni" nei confronti di coloro che le attaccano. Ecco subito un esempio clamoroso: Le religioni monoteistiche sodalizzarono con la fatwa che "ostracizzava Salman Rushdie" pur non approvando la condanna a morte. E noi aggiungiamo: Dante mette all'inferno Maometto e Maometto nega che Gesù sia risorto. Flores d'Arcais rivendica il diritto alla critica e si trova in linea con Lucrezio Caro, il quale ha stigmatizzato le "religioni" come la causa di tutti i mali del mondo. E noi aggiungiamo: Il Cristianesimo, caduto al rango di religione, cade sotto il tiro di Lucrezio; il quale ­ guarda caso ­ fu elogiato dai primi scrittori cristiani per i quali il cristianesimo non era una "religione". Duplice il loro ritornello: "si vedono i cristiani non si vede la loro religione (...) per il cristiano ogni paese straniero è patria; ogni patria è paese straniero". Il messaggio di Gesù dovrebbe mettere sotto tiro (critico) sia le "religioni" che gli Stati Nazionali (democratici e non).

Flores d'Arcais precisa: Il Crocifisso "non è più simbolo del Vangelo e dei valori che quelle pagine comandano (stare dalla parte degli ultimi)". Ma in cauda c'è il veleno. No, caro Flores, quelle pagine non comandano di stare dalla parte degli ultimi. Sarebbe schieramento classista. La prima beatitudine non dice "Beati i poveri in ispirito" ma "Beati i ricercatori dei valori spirituali" (testo greco). E cioè: Gesù si trova di fronte al mondo di sempre, composto di ricchi e di poveri. Gesù non si schiera, ma tenta di prosciugare i due aggettivi. Possono diventare "ricercatori di valori spirituali" ­ in ciò la novità di quelle pagine ­ sia i ricchi storici, sia i poveri storici. Senonché, entrando idealmente nella "ecclesia" prevista da Gesù, devono perdere la connotazione di origine e diventare perciò uguali. Da qui la fratellanza e il superamento del dualismo classista.

D'accordo nel riconoscere ­ in forza della nostra tesi (caduta del Cristianesimo al rango di religione) ­ che il Crocifisso "sembra invece sempre più vuoto per i 'fedeli' di una religione ridotta a ritualità e conformismo sociale". Ma abbiamo qualche dubbio sul fatto che i "non credenti" (proprio tutti?) si riconoscano "in quasi tutti i valori umani del Vangelo". E ciò perché nel Vangelo non esistono valori umani non bisognosi di redenzione. Tutti, infatti, dipendono da un nuovo rapporto a Dio per il tramite del Logos. Un solo esempio: l'amore fra gli uomini. Già Maria Montessori ­ la famosa pedagogista italiana ­ lo aveva notato: solo se ameranno Cristo, gli uomini si ameranno fra di loro, il solo legame "religioso" li renderà sempre più ostili e violenti. La vera sciagura dipende dal fatto che nemmeno i cristiani si amano "come Cristo li ha amati", cioè senza profitto. Ecco perché riteniamo che il cristianesimo potrà suggerire la sua soluzione "esistenziale" all'Europa e al terzo millennio, ma in un nuovo assetto mondiale delle etiche (come diremo).

Di fronte al malessere "epocale" conosciamo almeno tre iniziative da prendere. O quella del padre Giulio Tam, seguace di Mons. Marcel Lefebvre, il quale grida: "Mi candido alle europee perché contro l'Islam forte serve un cristianesimo ancora più forte". O il lamento del Card. Ratzinger: "L'Islam avanza e l'Europa perde Dio" e cioè "L'Europa non ama più se stessa e rischia di perdersi perdendo elementi fondanti la sua identità, quali la dignità umana, la famiglia fondata sul matrimonio monogamico e soprattutto perdendo Cristo". O la scelta laica assoluta, malata comunque di etnocentrismo e di storicismo hegeliano. Oppure ­ lo diciamo con infinita umiltà ­ la nostra "utopia" che mira alla soluzione di due o tre problemi ­ tra i quali il tormentone della guerra in Iraq ­ in una sola mossa. Quella che abbiamo suggerito a Galli della Loggia da queste colonne (cfr. Frate Francesco, feb. 2004) e che qui riassumiamo.

Occorre rompere il guscio dello Stato Nazionale sovrano ­ l'Europa dovrebbe fare da traino e in essa i sedicenti "cristiani" ­ e chiedere l'insediamento di un solo Stato Planetario ­ che non sia la gigantografia degli stati attuali ­ il cui compito primario sarà quello di passare subito alla "divisione delle etiche" o Libera determinazione dei gruppi o democrazia compiuta. Per non dover mettere ai voti i Dieci Comandamenti occorre istituire una società in cui ognuno possa praticare i suoi Comandamenti, senza imporli, come che sia, a chi non li condivide in tutto o in parte. Il compianto N. Bobbio sognava una democrazia interamente fondata su voto di opinione. Per cui una società basata soltanto sulla rappresentanza degli interessi particolari era una degenerazione della democrazia. Giustissimo, ma per avere una democrazia interamente fondata sul voto di opinione, occorre ipotizzare uno Stato Planetario nel senso da noi indicato.

A chi si pone il problema del futuro del cristianesimo in un simile assetto globalizzato rispondiamo: proprio il cristianesimo ­ inteso come messa in crisi della Religione e dello Stato Nazionale in quanto ostacoli all'attuazione del secondo comandamento ­ prevede lo Stato Planetario e la divisione delle etiche per trovare lo spazio entro cui potrà mostrare finalmente al mondo la soluzione dei problemi della convivenza. Infine, a chi teme che la divisione delle etiche rechi turbamento al cosiddetto dialogo, inteso come via all'unità; proponiamo - da subito ­ sotto l'egida dell'ONU, l'introduzione in tutte le scuole del mondo, di una lingua comune neutra (per es. l'Esperanto) accanto alla lingua materna per cominciare a esorcizzare ogni forma di egemonia culturale in questo settore e nello stesso tempo superare la maledizione di Babele, onde rendere possibile il vero dialogo tra eguali e riappropriarsi, in pace, la conquista del cielo.