FRATE FRANCESCO
Anno 79 ­ n° 4 ­ Aprile 2003

 

Libertà e/o sicurezza ? (2)

 

"Soltanto la Verità vi farà liberi e sicuri" (K.O.)

 

Qualcuno infatti ­ ci riferiamo ai tre saggi di R. P. Wolff, B. Moore jr, H. Marcuse, Critica alla tolleranza, Einaudi 1968 ­ aveva già visto con chiarezza i termini del problema. Se il pluralismo è giustificato dalla funzione indispensabile del gruppo, per la formazione della personalità o per l'armonico sviluppo dell'individuo, è anche vero che il legame che unisce l'individuo al suo gruppo primario rappresenta un pericolo per la tolleranza e la fratellanza. Indebolire quei legami?

Ma senza quei legami l'uomo non può vivere. Si andrebbe verso l'uomo-massa? Il problema consiste nel sapere se quei legami sono liberi o imposti (per es. battesimo, circoncisione e simili, lingua). E tutto ciò spiegherebbe perché Rousseau toglie a Emilio la radice addirittura della famiglia.

Ma vediamo più analiticamente l'analisi di R. P. Wolff. "Se gli uomini possono essere portati a credere che per la società è un bene contenere al suo interno molte fedi, razze, modi di vita, allora si potranno avere le conseguenze benefiche del pluralismo senza i malanni del pregiudizio e delle lotte civili".

Ebbene l'11 settembre 2001 ha messo fine a questa credenza. E del resto lo stesso Wolff si era chiesto se pluralismo e tolleranza "costituiscono un ideale di società democratica che può ancora essere difeso". O se "non rappresentino oramai altro che un semplice strumento di analisi per descrivere l'America contemporanea".
Ecco la presa di distanza da questo ideale: "La democrazia pluralista con la sua virtù, la tolleranza, costituisce lo stadio più alto di sviluppo politico del capitalismo industriale (...) Il pluralismo è umano, benevolo, accomodante e assai più sensibile ai mali delle ingiustizie sociali, di quanto non lo fossero sia il liberalismo egoistico, sia il conservatorismo tradizionalistico dai quali è emerso.

Ma il pluralismo è fatalmente cieco di fronte ai mali che affliggono l'intero corpo sociale e come teoria della società esso diverge l'attenzione proprio da quelle revisioni sociali radicali che potrebbero essere necessarie per rimediare a quei mali (...) Dobbiamo abbandonare l'immagine della società come un campo di battaglia di gruppi contrapposti e formulare un ideale di società più elevato della mera accettazione di interessi opposti e di costumi diversi. V'è bisogno di una nuova concezione della comunità sociale al di là del pluralismo e della tolleranza".
La nuova concezione della comunità sociale, al di là del pluralismo e della tolleranza è, per noi, la divisione delle etiche operata e assistita dallo Stato Planetario a sua volta emerso sulle ceneri "metastoriche" degli Stati Nazionali Sovrani.

Solo in un simile assetto Bin Laden potrà attuare la sua etica con quelli che la condividono senza imporla con la violenza a quelli che non la condividono. Nel mondo così come siamo non ci sono alternative né per lui né per la reazione vuoi dell'America, vuoi dell'Europa sia pure unita, vuoi delle tre o quattro grandi potenze costituite, comunque, in Stati Nazionali egualmente corrosi dal pluralismo e dalla tolleranza.

Precisiamo che la nostra divisione delle etiche non ha nulla a che fare con la devolution dei piccoli leader di provincia che sta infettando soprattutto la vecchia Europa. Il male non sta nel volersi separare, ma nel volerlo fare in concorrenza con lo Stato Nazionale Sovrano. Ciò significa, in termini logici, aspirare a diventare ciò che si detesta e a moltiplicare la confusione etico-sociale.

In termini di iniziative, le aree di intervento potrebbero essere le seguenti:

1) Promuovere l'introduzione nelle scuole di tutto il mondo, di una Lingua internazionale (per es. l'Esperanto) accanto alla Lingua nazionale per cancellare definitivamente ogni volontà di colonialismo culturale, per escludere in radice la maturazione di qualsiasi privilegio dovuto all'asimmetria linguistica, per realizzare le premesse di una comunicazione universale diretta, per ricuperare tempo scolastico prezioso e investirlo nell'apprendimento del nuovo "sapere tecnologico" (contenuti) anziché sciuparlo per acquisire vecchi segni (strumenti) di comunicazione settoriale, per riportare la percentuale mondiale dei dislessici nell'area di un handicap superabile, per liberare le "minoranze linguistiche" dal terrore storico dei vicini più forti, dando loro l'opportunità di far rifluire - e quindi di salvare ­ nel tranquillo oceano dell'unità, il loro specifico patrimonio culturale, per esorcizzare la "maledizione" di Babele, e riprendere la pacifica occupazione del "Cielo". Questo salto di qualità si può ottenere a costo zero e da subito con un solo atto di "buona volontà".

Citeremo due soli linguisti di fama mondiale: "Il mondo giunto al suo presente grado di sviluppo materiale (...) ha bisogno di una lingua internazionale più di qualsiasi altra cosa (ad eccezione di una sincera volontà di pace). (M. Pei). "In questo momento una lingua mondiale ha per l'umanità maggior importanza di qualsiasi progetto meccanico" (Lewis Mumford).

2) Promuovere ­ da parte dell'ONU ­ un referendum "pro federalismo". Se sono riusciti 50 Stati a federarsi nel 1789 non si vede perché non sia possibile la federazione di 200 Stati. L'unità avverrebbe per libera determinazione e non per conquista (come nel subconscio dei grandi stati attuali).

3) Promuovere subito - dopo il referendum ­ la divisione delle etiche e delle religioni perché la democrazia sia finalmente compiuta (e cioè attuata la libera determinazione dei gruppi.

4) Essere ben consci che lo Stato Planetario così ottenuto non è la gigantografia dell'attuale Stato Nazionale Sovrano; ma l'arbitro che controlla le singole libertà (sciolte dal contenitore Nazionale) affinché non si facciano del male (per es. rinuncino ad ogni forma di etnocentrismo); ma si impegnino a dimostrare ognuna le possibilità positive della propria visione del mondo.

Se c'è un gruppo umano che crede ­ sia pure per qualche input religioso ­ nella poligamia e vuole coperto il capo e il corpo delle donne e queste scelgono liberamente tale condizione, nulla da obiettare. Il male comincia quando tale gruppo umano ­ galvanizzato da qualche input sacro ­ si dà da fare per imporre tale etica con la violenza ad altri gruppi di persone vive o morte (talebanesimo). Questo è il primo orrore che sarà cancellato dalla storia con l'emergere dello Stato Planetario.
Riassumendo, potremmo formalizzare così il discorso: Per ogni 11 settembre due gruppi di reazioni.

1) Quella della razionalità che riflette le suddette considerazioni;

2) Quella della sicurezza che riflette il comportamento del governo degli Stati Uniti e cioè bollare il "criminale" come espressione del male; rafforzare l'apparato bellico e sognare una crociata definitiva contro il bastardo Filisteo; soffiare sul patriottismo dimenticando la globalità e cioè il tutto del problema; omologare, infine, all'impresa terroristica la violenza usata dai Palestinesi per rivendicare il diritto a un proprio stato.

Tutto ineccepibile secondo la logica del mondo diviso in Stati Nazionali Sovrani; alcuni dei quali credono di avere le radici in una predilezione divina; ma secondo la logica della globalità da noi configurata Ebrei e Palestinesi, Baschi e Spagnoli, Italiani e altoatesini, Protestanti e Cattolici nell'Ulster, Francesi e Corsi e via via tutti gli altri casi simili potranno scegliersi ­ sia pure con qualche inevitabile litigio giuridico ­ il luogo di convivenza autonoma, controllati solo dallo Stato Planetario da noi descritto, mediante un corpo di polizia internazionale e dovrebbero additarsi a vergogna pubblica tutti i tentativi di innalzare muri e barriere fisiche. Facciamo notare, en passant, che i casi più "piccoli" ­ ma pur sempre emblematici ­ come l'uccisione del prof. Biagi da parte di un terrorista senza etichetta non avranno più senso nel quadro mondiale da noi ipotizzato. Per cui l'assetto definitivo potrebbe configurarsi ­ per salvare libertà e sicurezza come uno zoo di "animali razionali" dove, sotto il controllo di un direttore democraticamente costituito (l'Intellighentia di cui l'ONU o Consiglio di Sicurezza è proletticamente il simbolo) convivono pacificamente leoni e gazzelle, lupi e pecore.

Se, infatti, la gazzella vuol essere sicura deve scegliere mentalmente lo zoo oppure mettere qualche altro diaframma tra sé e la libertà. E questo resta vero per il leone e per l'elefante che vogliono morire di vecchiaia.

Vorremmo chiudere con un omaggio a Platone citando il famoso climax delle Leggi, perché riassume nella maniera più profonda e profetica la nostra analisi: "Noi non diamo buoi al governo dei buoi, né capre alle capre. Poniamo noi stessi a loro padroni, noi che di loro siamo per stirpe migliori. E il Dio che ci amava fece lo stesso e, prepose a noi quella stirpe che era migliore di noi, le divinità minori (o demoni). Esse di noi presero cura senza molta fatica per loro e senza peso per noi e ci portarono la pace e il pudore e il buon governo e una larga giustizia e le stirpi degli uomini rendevano tranquille e felici. Parla anche oggi questo mito e dice che per tutti gli Stati cui non conduce un Dio ma un mortale, non c'è scampo ai mali e alla faticosa pena".