FRATE FRANCESCO
332) Anno 81 - n° 03 - Marzo 2005
Il modo migliore per dialogare?
Dividere consensualmente le etiche e introdurre
in tutte le scuole primarie del mondo, accanto
alla lingua madre una Lingua comune neutrale,
come, per es., l'Esperanto
(K.O.)
Una sociologa marocchina, Fatema Mernissi, dice che "sarà la jadal, l'arte della polemica e della controversia, e non la jihad, la guerra santa, a cambiare il mondo". La bella notizia ci viene dal suppl. del Corsera dell'8 aprile 2004; dove Edoardo Vigna domanda al filosofo E. Severino se l'Islam sia capace o no di dialogare con l'Occidente.
Ma questa categoria del dialogo non era già stata messa in atto, per es., da Nicolò Cusano? Nel 1453 egli scrive il De pace fidei sotto l'impressione della conquista di Costantinopoli. Lo schema è semplice: riunisce i rappresentanti di tutte le nazioni e di tutte le religioni, sotto la presidenza del Logos divino e fa loro ammettere che una fede unitaria sta a fondamento delle diversità dei riti e dei culti e che, in questa ottica, le guerre di religione perdono il loro senso. Poi nella Cribratio Alchorani (esame critico del corano) cerca di convincere il Sultano, attraverso l'analisi del Corano, della superiorità del Cristianesimo. Nicolò Cusano morì a Forli nel 1464 mentre era in viaggio per raggiungere il Papa Pio II che stava preparando la Crociata contro i Turchi.
Ma prima di lui Gioachino da Fiore aveva pensato che la conversione dei Saraceni fosse realizzabile più con le parole che con le armi (predicando magis quam proeliando), come aveva detto poco prima Pietro di Cluny, il quale aveva fatto tradurre il Corano da Hermann Dalmata (1143) per dialogare secondo coscienza con il nemico per antonomasia, il Saraceno per parte musulmana il teorico dello jadal è il filosofo Al Baji vissuto in Spagna nel IX sec., il quale disse visto che il cervello umano opera razionalmente, occorre convincere l'altro attraverso una cascata di argomenti strategicamente ordinati.
Senonché, l'arte della controversia si è sempre risolta e sempre si risolverà con un esame critico dei documenti fondanti dell'altra parte e i due fronti sono sempre blindati nelle proprie certezze, con la mano sotto il mantello, ma sull'elsa.
L'unica eccezione è S. Francesco, il quale fa uso del dialogo fino a includervi la forza, ma intesa come martirio e cioè come offerta di se stesso per convincere l'altro. Giulio Basetti Sani in L'Islam e Francesco d'Assisi, la missione profetica per il dialogo, La nuova Italia, Firenze 1975, precisa: "Per giustificare Dio e la sua inaccessibilità, contro una teoria cristiana (monofisiti) dell'incarnazione e di una divinazione idolatrica di Maria (colliridiani mariolatri) Maometto aveva chiesto, ai cristiani di Najran (a Medina) il 15 gennaio 631, l'ordalia, segno innegabile della sincerità e della sete di luce del profeta. Quei cristiani all'ultimo momento si ritrassero.
Francesco, nella sua carità era disposto a rendere a Damietta l'ordalia reclamata a Medina da Muhammad e offrendo se stesso al martirio intendeva riparare a tutte le deficienze e agli scandali dei cristiani, particolarmente quello della divisione e quello della violenza delle crociate. Era là per scoprire ai seguaci (di Maometto) l'autentico volto di Gesù figlio di Maria.
L'attuale movimento migratorio dell'Islam sull'Europa non è solo il viaggio dei poveri in cerca di benessere - se così fosse, grave sarebbe la responsabilità sociale degli Emirati ricchi (di petrolio), perché vorrebbe dire che la legge coranica è impotente a introdurre un minimo di giustizia e di eguaglianza tra i fratelli musulmani - ma è piuttosto, come pensa qualcuno, una invasione apparentemente pacifica per ricavare profitto dalle conquiste democratiche dell'Occidente, senza l'obbligo della reciprocità. Non a caso, nei dibattiti speciali fra credenti dell'una e dell'altra parte, alla domanda "perché voi potete costruire moschee a casa nostra, mentre noi non possiamo fare altrettanto con le chiese a casa vostra? La risposta è senza esitazioni: Finalmente avete capito che la nostra religione è la vera. Tutto ciò rende impossibile un vero dialogo perché siamo già ad una occupazione in atto.
Il prof. Severino non ha dubbi: All'Islam manca il confronto che il Cristianesimo ha con la modernità, con la cultura greca, poi con il diritto romano, con le forze che tendono ad originare la potenza. Non solo ma il "grande Islam" del primo periodo "ha considerato i latini come barbari". Dopo l'arresto dell'avanzata islamica in Europa (Poitiers, Lepanto, Vienna) si sviluppa l'espansione colonialista dell'Europa che domina la cultura locale.
Resta un fatto: l'incontro è fra religioni e le religioni - osserva ancora il prof. Severino - fanno perno su di se e vedono nell'altro colui che sbaglia. Mentre - aggiungiamo noi - dovrebbero mostrare al mondo la soluzione dei problemi umani (pace e giustizia). Se questo è il limite delle religioni per il Cristianesimo il limite è quello di essere caduto al rango di religione mentre era ed è una novità esistenziale (novità che consiste nel far vedere i cristiani ma non la loro religione, nel contestare lo Stato in quanto ostacolo alla fratellanza (al 2° comandamento) e non perché non si piega alla propria etica.
Per il prof. Severino la democrazia è un meccanismo che consente la propria soppressione. Per noi resta fermo che la decisione della maggioranza non è criterio di verità. Per superare questa aporia non resta che la divisione delle etiche dentro allo Stato Planetario Federale. Infatti, solo mettendo a nudo il Re si potrà vedere la carta di identità di una religione, di una ideologia, di un'etica.
Per il prof. Severino, invece, la filosofia degli ultimi duecento anni mostra l'impossibilità di ogni Dio. E infatti - potremmo aggiungere ironicamente - sono gli anni in cui l'uomo è meno uomo è più belva, gli anni in cui storia e verità si identificano.
Il nostro mondo è un mondo de-sacralizzato: si crede sempre meno che la fede muova le montagne e sempre più che siano mosse dalla tecnica guidata dalla razionalità scientifica. E tuttavia, prof. Severino, attenzione alla metafora. Quando Gesù parla della potenza della fede, paragonabile a un granello di senape, si riferisce alle montagne (disuguaglianze) che dividono gli uomini e ne fanno un branco di lupi. Ora, per trasportare le montagne di tipo fisico può servire la tecnica; ma per superare le montagne di tipo spirituale (disuguaglianze) sarà ancora necessaria, come per i primi tre secoli della nostra era, la vocazione al martirio e cioè la fede in un Salvatore e non una religione in lite con altre religioni o con la scienza.
Il prof. Severino insiste: la tecnica è una potenza che si è sostituita alla religione e diventerà un Signore che subordina tutti i vecchi Signori che tentano di servirsi di essa per realizzare i propri fini. D'accordo, ma resta almeno un dubbio: la Tecnica ridurrà in schiavitù tutte le religioni e le ideologie, ma non vediamo come possa risolvere il problema principale della vita sociale, e cioè il rapporto capitale-lavoro, togliere il puro rapporto servile e instaurare la fratellanza (amatevi come io ho amato voi e cioè senza profitto).
La Tecnica inventerà una macchina che produce pane (mezzi di sussistenza) a colpi di pulsante; ma chi la costruisce sostituirà il vecchio Dio che largisce gratis per es., luce, aria, terra? Breve: Il prof. Severino - e noi con lui - dice che non sarà il dialogo (lo jadal di Fatema Mernissi) a salvare l'uomo. Infatti se non esiste una Verità assoluta - ciò che fino a Hegel era la Verità - si frantuma nei punti di vista molteplici che entrano in contrasto fra di loro. A questo punto, il buon senso - quel poco che resta - dice: dialoghiamo anziché ucciderci.
Ma, da capo, "senza verità assoluta il dialogo non può essere che scontro tra fedi". Sarebbe meglio dire tra religioni fondate su un atto di fede. Ma il Cristianesimo non è una religione, bensì una novità esistenziale che entra nel mondo come la luce, il sale, il lievito e resta quindi un catalizzatore, senza spessore proprio, ma promotore della soluzione di tutti i problemi umani.
Per il prof. Severino, ad assoggettare le fedi che si combattono ci sarà solo la tecnica" e quindi "una terribile pax tecnica che è violenza allo stato puro. Siamo alla soluzione del francescano Ruggero Bacone (morto 1294)? Il filosofo-scienziato invia al Papa Clemente IV, suo amico, l'opus Marius (1267) insieme con uno specchio ustorio e altri disegni e chiede aiuti finanziari perché lui è in grado di costruire delle macchine capaci di distruggere il musulmanesimo nel giro di un soffio.
Noi, più vicini alla soluzione di S.
Francesco, invochiamo uno Stato Planetario Federale che promuova
ipso facto la divisione delle etiche e proponiamo, al Cristianesimo
caduto al rango di religione, di riprendere il discorso interrotto
da Costantino, e cioè:
1) "si vedono i cristiani non si vede la loro religione"
2) "per il Cristiano ogni paese straniero è patria;
ogni patria è paese straniero". La Tecnica
è qui spiazzata perché non ha davanti a se un
nemico da combattere o da ridurre in schiavitù. Ha davanti
a sé delle persone che sono imprendibili in quanto
spiriti e pronte al martirio, in quanto corpi. In ogni caso, il
sangue dei martiricorrode tutti gli imperi e tutte le violenze.
Aldo Bergamaschi