FRATE FRANCESCO
Anno 79 ­ n° 3 ­ Marzo 2003

 

Libertà e/o sicurezza ? (1)

 

"Io ho fatto la mia parte; la vostra ve la insegni Cristo" (S.Francesco, morente, ai frati)

"Solo Dio è libero e sicuro; gli uomini solo se nasceranno da Dio". (K. O.)

 

Quanta Libertà siamo disposti a rinunciare per la nostra sicurezza? Risposta laconica: "Quella necessaria!". E quale è quella necessaria? E' questo l'oggetto della nostra ricerca. L'esempio minimo e più evidente è il semaforo. Per avere la sicurezza (evitare i tamponamenti ecc.), sacrifico una fetta della mia libertà di movimento. L'esempio massimo è lo zoo che vedremo in chiusura. Resta l'interrogativo su ciò che è la libertà.

Se la libertà è intesa come la più ampia possibilità di alternativa per le nostre scelte siamo a una definizione di tipo utilitaristico che riflette, per es. la situazione in cui si trova colui che vuole scegliere cibo al supermercato, senza domandarsi come arriva a lui la merce e a quale prezzo.

La questione della sicurezza ­ sistemi di controllo posti in atto per prevenire eventi tipo l'11 sett. a New York ­ limiterebbe il numero di queste alternative. Per es., le file sarebbero più lunghe, certi cibi costerebbero di più o sparirebbero dal mercato e ciò a causa di inevitabili controlli sulla libertà.

Se, invece, della libertà diamo una definizione dal contenuto morale ­ per es. agire per essere consci del proprio dovere nei vari campi della nostra esistenzialità (sesso, danaro, potere) ­ allora la contrapposizione libertà-sicurezza viene finalizzata alla realizzazione di uno stato di cose che permetta nel lungo periodo la convivenza fra gruppi ideologicamente e religiosamente contrapposti.

In versione più filosofica: se la libertà consiste nel fare ciò che si vuole o si desidera fare, momento per momento, in ogni settore dell'esistenza, allora siamo al caso di Dioniso, il dio che sgambetta per la foresta senza pedagogia e senza regole, salvo a incontrarsi con altri Dionisi, come Lui, e dover in quel punto elaborare un concetto di legge per non compromettere la sicurezza.

Non a caso la legge è definita dai massimi giuristi con sole due parole: "ordinatio rationis" ossia "un ordine (o comando) della ragione". A dichiarare che la libertà trova nella "ratio" più che il suo limite il suo degno orientamento. I filosofi esistenzialisti dicono che la libertà non è un assoluto, ma un medium, e cioè relazionata alla verità, come che sia individuata. Chi la vuol erigere in assoluto incorre in grossi dispiaceri, tra i quali il primo è la sicurezza. Si pensi a come Hobbes è arrivato a ipotizzare il Leviathan (Lupo grosso che tiene a bada i piccoli Lupi).

Perché si possa lavorare a un progetto comune sulla terra, si può prendere l'esempio che riguarda la convivenza dei singoli e degli Stati. Per quanto concerne i singoli, è stato un segno di civiltà l'aver portato le dispute davanti al giudice e la cosa non è stata vista come una limitazione della libertà, bensì come un suo orientamento. Se ciò è vero per il singolo, non si vede perché non debba essere vero per gli Stati o per le religioni o per le ideologie. Per i singoli siamo a buon punto anche se ci sono in giro troppi avvocati, troppi tribunali e troppe carceri.

Per la disputa fra gli stati siamo quasi all'anno zero nonostante le indicazioni kantiane relative al federalismo. Per le dispute tra le religioni e le ideologie siamo a qualche balbettamento sul pluralismo e la tolleranza. Non dimentichiamo che è di Kant l'idea di una Storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784). L'attuazione dello "scopo umano" (o del fine del genere umano) si compie attraverso l'antagonismo della "insocievole socievolezza", ossia delle due attitudini fra loro contrastanti e insite nell'uomo: quella a socializzarsi e quella a individualizzarsi. Da ciò il più grave problema per la specie umana, quello di stabilire "una società civile la quale faccia valere universalmente il Diritto".

Il fine della natura consiste quindi nello stabilire una costituzione giusta, ove la libertà di uno trovi il suo limite solo nella legge che tutela la eguale libertà degli altri; problema che è il più difficile e il più lento da risolvere perché, da un lato l'uomo, per trovare un freno agli eccessi della sua libertà, ha bisogno di un padrone, dall'altro lato il padrone è anch'egli un uomo incline ad abusare della sua libertà.

Occorre, dunque, regolare con leggi i rapporti internazionali e il problema non può essere risolto che con la formazione di una federazione di Stati, nella quale ciascuno di essi sottostia a una legge che ne regoli la reciproca libertà. Del resto succederà ad essi (Stati) ciò che accade ai singoli. Il processo, o fine della natura sembra il seguente: l'uomo passa dalla barbarie alla società civile e gli Stati dalla indipendenza alla federazione. Questi temi vengono ripresi e chiariti da Kant nell'opera Per la pace perpetua (1795).

La costituzione legale della società è lo Stato. Suo primo compito è di assicurare la pace interna, che può essere data da un contratto sociale sorretto dalla forma repubblicana. Ma i popoli, in quanto Stati, stanno l'uno accanto all'altro come gli individui nello stato di natura e cioè in permanente minaccia di guerra.

Al di sopra della divisione degli Stati deve formarsi una federazione di popoli che invece di negare l'autonomia ne assicuri il diritto. Solo così la federazione viene a costituire una lega della pace, ben diversa dai trattati di pace; i quali pongono fine a una guerra, ma non allo stato di guerra. La pace perpetua deve essere il fine proposto a tutti i popoli nello svolgersi dei loro rapporti. Per cui il problema dei rapporti internazionali avrà una soluzione definitiva sul piano giuridico solo se avrà trovato la sua sistemazione sul piano etico.

Come si vede, Kant fa ricorso a una razionalità insita nella "natura umana" che teleologicamente trascende ogni possibilità teorica e pratica dello "spirito egoistico". E se pure non si può accettare ­ dal punto di vista del filosofo stesso ­ perché ciò implicherebbe il concetto di creazione e, in ogni caso, una qualche idea di metafisica ­ bisogna ammettere che appartiene come principio attivo, alla immanenza.

Agli effetti pratici la via kantiana è uno sforzo della ragione per togliere, o spiegare, una contraddizione e cioè la conflittualità interna alla natura umana.
Per completezza di analisi ricordiamo che Kant, in una famosa nota dell'opera "La religione nei limiti della ragione", individua i tre ostacoli che rendono difficile l'unità del genere umano. E cioè: 1) La moltitudine delle lingue; 2) La moltitudine degli Stati; 3) La moltitudine delle religioni.

Da parte sua affronterà solo i problemi posti dai due ultimi ostacoli, approdando al federalismo da un lato e alla religione della ragione dall'altro lato.
Il problema della lingua era stato toccato dal grande pedagogista Amos Comenio un secolo prima. E tuttavia per riprendere il filo del nostro discorso, la difficoltà di coniugare libertà e sicurezza sta nello stabilire regole minime e nell'avere un organo giudicante che riscuota la fiducia di tutti.

Qui ci imbattiamo nel coagulo degli Stati Nazionali, nati come aggregazioni più o meno fortuite e, in ogni caso, verificando l'immagine cara a Hegel dei pesci nel mare; dove i pescicani e le balene sono il prodotto di una prolungata carneficina di pesci più piccoli.

E anche gli Stati Uniti (esempio positivo di federazione) hanno una guerra di secessione sulla loro strada; lannullamento dei gruppi autoctoni. Oggi gli Stati Nazionali ­ piccoli o grandi che siano ­ sono dei contenitori di conflitti insanabili tra ideologie e religioni. E la lotta ­ violentissima ­ è per il potere.

Anche là dove si attua la cosiddetta "democrazia" si tratta di una democrazia "imperfetta" perché siamo all'equilibrio instabile del 51% che è costretto a dettare l'etica al 49%; mediante un braccio di ferro che avvelena sempre più la convivenza sociale. Bisogna "inventare" un modo in cui la democrazia possa dirsi "compiuta"; in cui cioè si verifichi la libera determinazione dei "gruppi umani" al di là degli Stati Nazionali sovrani.

Con una immagina "fisica" si potrebbe dire: spacchiamo le ampolle degli Stati Nazionali ­ che contengono olio, aceto, mercurio, e acidi vari ­ e mettiamo in libertà il loro contenuto perché nasca una nuova aggregazione di elementi omogenei e volontariamente sceltisi per attuare liberamente e in sicurezza la loro visione del mondo.

Questa è la nostra utopia cui daremo un volto più preciso citando anzitutto altri tipi di utopie. Qualcuno, infatti, afferma: sembra necessario accettare ­ nel breve periodo ­ la limitazione della libertà che deriva dalle misure di sicurezza (per es. far la fila agli aeroporti). Ma, nel lungo periodo, bisogna attuare studi e iniziative di composizione delle ideologie; le quali devono trovare spazio nel loro interno per l'accettazione del principi della non-violenza. Se la cosa si gestisce con un progetto si possono anticipare gli scontri, se si gestisce caso per caso ­ come si è fatto fino ad oggi ­ saremo sempre fuori da una crisi e dentro a un'altra e solo accidentalmente si può pervenire alla composizione.

Il progetto può diventare comune solo se tutte le ideologie fanno il primo e più fondamentale passo; cioè accettano almeno l'unico principio per il quale la convivenza pacifica è migliore della sopraffazione del gruppo "altro".
Visto il percorso storico della specie e considerata la psiche dell'uomo in sé preso, tale progetto potrà attuarsi ­ a nostro giudizio ­ solo dentro all'unico Stato Planetario; per il semplice motivo che dovendo essere governati, gli Stati Nazionali attuali, dai rapporti di forza fra ideologie e religioni, il conflitto diventa intrascendibile.

Qualcuno insiste nella proposta: i rappresentanti accreditati delle ideologie devono quindi accettare formalmente questo davanti al mondo è rimanervi coerenti. I rappresentanti accreditati delle ideologie e ­ aggiungiamo ­ delle religioni, accettano formalmente il principio, ma accettandolo dentro al guscio dello Stato Nazionale sovrano, non possono non aspirare ad essere maggioranza per dettare l'etica alla minoranza. Il modello sono gli Stati Uniti, oggi in crisi di identità.

- continua -