FRATE FRANCESCO
Anno 77 - n° 03 - Marzo 2001 - Pag. 5-8
Il giornalista Sergio Moravia (Cfr.II Resto del Carlino 6-2-01) nell'atto in cui denuncia i limiti della scienza, afferma che "No, la fede in Dio non abita nei neuroni" In linea di principio siamo d'accordo. E tuttavia, a nostro giudizio, le faccende riguardanti Dio - quali che siano le sue caratteristiche - devono interessare la scienza; se non altro per "misurare", sul piano del visibile ciò che ha origine "invisibile" (diciamo pure trascendente).
Pur essendo in una sfera "molto personale" della nostra identità, le nostre credenze hanno una radice che la scienza non può permettersi di ignorare. Freud insegni, sia che tali radici siano dovute a "cultura", sia che siano dovute a "natura" (mondo della materia). Ecco, infatti, un gruppo di neurologi americani guidati dal prof. Andrew Newberg, il quale dice di aver scoperto la "matrice cerebrale della fede religiosa".
L'ironia manzoniana aveva già toccato questo capitolo della nuova etica laddove, nel capitolo XII de I Promessi Sposi accenna a una pietra che "batte" sulla fronte del Capitano "nella protuberanza sinistra della profondità metafisica". Poi le intelligenze multiple di Gardner creano problemi circa la trascendenza del pensiero; mentre Aristotele aveva visto con rara chiarezza che l'intelletto ha operazioni indipendenti dalla materia. Successivamente si viene a scoprire che le indagini del prof. Newberg mostrano soltanto che quando un monaco tibetano - ma il monaco poteva essere anche S. Francesco - si concentra in meditazione, una parte del suo cervello risulta coinvolta in essa. Ma già S. Tommaso, parafrasando Aristotele aveva detto che l'anima è "quodammodo omnia" (in certo modo "tutto"). Ma la scoperta del prof. Newberg ha rimesso in gioco il concetto di "interiorità" il "rapporto tra l'io e il mondo".Tutti temi che dopo la rottura del "cogito ergo sum" di Cartesio avevano impegnato le ricerche di Husserl e di Heidegger; i quali hanno ben tenuto ferma la distinzione fra la coscienza e i suoi contenuti fra l'ente e l'essere. Ma qui, da parte degli scienziati si è proclamata la nascita di una nuova disciplina (la "neuroteologia") fino a concludere che il "cervello umano è stato geneticamente configurato per incoraggiare la fede religiosa".
Come si vede tornano i finalismi provvidenziali del settecento "Perché il buon Dio ha fatto in quel modo e messo in quel punto il naso?". Semplice". Per adagiarvi sopra gli occhiali". Ancora: "Perché le zucche sono fatte a spicchi? Semplice: "Per essere mangiate in famiglia".
II pensiero greco aveva capito che la "ragione" per essere totalmente se stessa ha bisogno di una integrazione "divina"; ma nemmeno Platone - che pure non voleva gli atei nella sua Repubblica - ha mai pensato di coinvolgere nella ricerca della verità i "neuroni" a qualsiasi titolo immaginati. Il cervello umano è stato geneticamente configurato per "conoscere" ed è una luce bianca che non ha scritto dentro alcun apriorismo. Come potranno dunque i neuroni guidare la fede se non riescono nemmeno a guidare il pensiero? Heidegger direbbe: forse potranno condizionare l'orthotes ma non l'aletheia. Grave, invece, ci sembra l'affermazione del prof. Newberg: "Finché il nostro cervello avrà questa struttura, Dio non andrà via". Ritorna la tesi di Senofane: "Se gli animali - per es. i cavalli - potessero dipingere si raffigurerebbero gli Dei a loro immagine e somiglianza; come gli, Etiopi li rappresentano negri e camusi; i Traci con i capelli biondi e occhi azzurri". La struttura, invece, non contiene Dio e tuttavia può portare a Lui, non automaticamente ma facendo uso e della "libertà" e del principio di non-contraddizione, due "più" rispetto ai neuroni. Del resto la "fede" - scelta dello spirito - sarebbe una pustoletta della materia.
Più curioso - osserva Sergio Moravia - il silenzio della scienziata Rita Levi Montalcini perché rischia di far credere che sia il suo - teismo o ateismo o agnosticismo una variante della dimensione neurocerebrale dell'uomo. Stesso caso aggiungiamo noi - per mons. Sgreccia che invece, dice di essere teista. E anche il dire che la questione si regge su varie confusioni concettuali è una secrezione della dimensione neurocerebrale? E la teologia è un ramo della neurologia? Maometto, per es., amava tre cose con la stessa intensità: le donne i profumi, le preghiere. Ebbene, se si guarda ai neuroni si può convenire che la fede in Dio non vi abiti; se si guarda alle fedi, come si attuano nei "credenti", tornano in sospetto i neuroni o almeno gli istinti perché il modo di percepire Dio o il suo messaggio è condizionato, contraddittorio, pittoresco, inabile a risolvere i problemi più elementari della convivenza. Vogliamo sommessamente dire che i limiti della scienza - soprattutto quando si trasforma surrettiziamente in filosofia - sono di sostanza; ma anche le "fedi" che si trasformano in "religione" sono pericolose quando pretendono di indicare con sicurezza le norme etiche.
Dopo aver spiegato a un gruppo di studenti universitari il senso dell'affermazione rousseauiana: "L'uomo (al singolare) è buono; gli uomini (al plurale) sono cattivi" abbiamo chiesto a bruciapelo: Se la scienza ci fornisse un farmaco capace di far diventare gli uomini pacifici e mansueti lo fareste assumere a vostro figlio? Una sola voce tra i banchi, risponde timidamente "sì"; ma, dopo qualche attimo di silenzio, la maggioranza delle voci risponde "no"; perché la bontà (in questo caso la non violenza) deve essere una scelta libera non condizionata da elementi "fisici". Qualcuno era pronto a somministrare il farmaco al proprio figlio a condizione che fosse somministrato a tutti i bambini per legge. Resta fermo, dunque, che anche la metànoia cristiana né è un farmaco né può dipendere da un farmaco. Essa, infatti, è un orientamento spirituale e cioè un modo di pensare che va "oltre" il modo attuale di pensare se stessi e la realtà.La rivoluzione si svolge tutta nell'intelletto ed eventualmente nei "neuroni" per induzione. E tuttavia, per essere scientificamente corretti dobbiamo dire che gli esiti "visibili" della metànoia (cristiana) sono assai scarsi e qualcuno è tentato di riportare la responsabilità delle nostre azioni all'interno dei neuroni.
La defunta prof. Sofia Vanni Rovighi, luminare dell'Università Cattolica di Milano, a chi si mostrava preoccupato circa la capacità dell'uomo di creare la vita in vitro i rispondeva serenamente: Se domani 1'uomo sarà creatore della vita, vorrà dire che Dio gli aveva dato tale capacità". Allo stesso modo noi, credenti in Dio e difensori della ricerca scientifica, nell'ipotesi che ci si scopra "condizionati" nel nostro modo di credere, o di pensare, dai "neuroni" niente reazioni scomposte daremmo ragione alle ricerche del prof. Newberg. Noi personalmente saremmo facilitati nel portare a termine la cosiddetta "divisione delle etiche".Questo vogliamo dire :se la ricerca scientifica ci dimostrerà che esiste nel nostro cervello la "protuberanza religiosa", "politica" "etica", ecc. avremo un argomento in più per proporre la "divisione delle etiche" al di là dell'attuale divisione del mondo in Stati Nazionali più o meno irretiti dalle "religioni". Sarebbe un modo per rendere "visibile" e controllabile lo zoo umano.