FRATE FRANCESCO
Anno 78 - n°2 - Febbraio 2003
"Io ho fatto la mia parte; la vostra ve
la insegni Cristo"
(S.Francesco, morente, ai frati)
Con questo titolo intendo rispondere all'Elzeviro del Prof. Emanuele Severino, pubblicato nella terza pagina del CORSERA del 27 dic. 2002, sotto il titolo "Perché non possiamo non dirci post-cristiani".
Il Prof. Severino inizia citando queste parole del Papa: (La Chiesa) "per prima cosa (non intende) condannare gli errori dell'epoca" (ma vuole) innanzitutto impegnarsi a mostrare serenamente la forza e la bellezza della dottrina della fede". A giudizio del Prof. questo "progetto è risultato vincente". Soprattutto perché la cultura (laica) del nostro tempo espone alla condanna i propri "errori".
Ebbene, no: nego che il progetto papale sia risultato vincente e nego che la cultura laica sia vittima di "errori". Il progetto papale è antico di almeno diciotto secoli e nacque il giorno in cui anziché scrivere l'Apologia dei Cristiani (Giustino), qualcuno dovette limitarsi a scrivere l'Apologia del Cristianesimo. Poi Giustiniano dà ordine di chiudere la Scuola (filosofica) di Atene e su su si arriva fino al SILLABO che condanna gli errori dell'epoca nell'atto in cui afferma la propria verità. Breve: il progetto papale è risultato vincente solo per metà; la cultura laica - negando il possesso della verità anche per se stessa - è colpevole fino a metà, perché il "relativismo", lo "scetticismo", "l'agnosticismo", non sono "errori" ma visioni del mondo. E qui comincia il problema.
Che Platone dica: "Dio è la massima misura di tutte le cose"; e che Protagora replichi: "l'uomo è misura di tutte le cose", ci crea qualche problema di logica, ma non è il caso di perdere la calma. Certamente uno dei due ha torto, se le due proposizioni sono "contraddittorie"; ma con strumenti mentali, forse non è possibile decidere. A questo punto io esco dal "linguaggio" e seguo la via evangelica dell'esame dei risultati (ex fructibus). Qualifico quelle due affermazioni come due "visioni del mondo", legittime alla stadio enunciativo. Il vero problema, adesso, è di vedere come Platone e Protagora - partendo da quei principi - risolvono i problemi esistenziali. Si dovrebbe dire: ognuno faccia la sua Repubblica e si vedrà a occhio nudo dove sta la soluzione dei problemi (il volto eterno del divenire).
Il Prof. Severino dice che la cultura laica ha un formidabile inizio e una potenza concettuale "capace di distruggere il grande passato dell'Occidente". Mamma li turchi! Mi viene subito in mente Epimenide, qualificato da Aristotele come "Profeta sul passato"; nel senso che distrugge le fondamenta teologiche del tempio di Delfo, monopolizzato dagli Achemenidi. Egli, infatti, nega che ci sia l'Omphalos - se mai c'è lo conoscono gli Dei, i mortali lo ignorano - e che dunque sia lì l'ombelico del mondo.
Così - a giudizio del Prof. Severino - il grande passato dell'Occidente sarebbe stato distrutto dalla potenza concettuale della cultura laica identificata in Nietzsche, Gentile, Leopardi. Sicché - guardando in bocca ai tre cavalli - la potenza della cultura laica niciana, sarebbe la scelta di Dioniso che sgambetta per la foresta senza pedagogia, pronto a identificare la sua etica con la verità, a fronte del Cristo statico, legato alla croce. Oppure sarebbe la celebrazione di Napoleone come esempio di "volontà di potenza"? Oppure la teoria dell'eterno ritorno?
E la forza della cultura laica gentiliana, sarebbe questo tratto de La mia religione (1943): "La religione cresce, si espande, si consolida e vive dentro la filosofia che elabora incessantemente il contenuto immediato della religione e lo immette nella vita della storia"? Oppure la forza della cultura laica leopardiana sarebbe la santificazione del naufragio?
Ahi ahi! Questo è il cristianesimo abbassato al rango di religione e perduto per sempre come "rivelazione" (unico luogo del divenire in cui appare l'eterno). In questo modo posso ammettere che la potenza della cultura laica sia capace di distruggere non solo la "religione cristiana" (il troncone più importante del passato dell'Occidente) ma anche tutte le "religioni" esistenti. E ciò che essa ha infatti distrutto è il cristianesimo ridotto al rango di religione dagli stessi cristiani (Gentile insegni).
Ma per uscire dalla palude, ai cristiani è sufficiente riguadagnare la metànoia e cioè la capacità di attuare il Messaggio e di trasformare il divenire nell'apparire dell'eterno!
Ma ecco come il Prof. Severino presenta sinteticamente la "potenza" teoretica ereditata dalla cultura laica: "L'esistenza del divenire implica necessariamente l'inesistenza di ogni Dio eterno". Per altri filosofi, invece, il divenire è portatore di uno scandalo per la ragione - contiene il non-essere dell'essere - che può essere tolto con l'ipotesi del teorema di Creazione. Per il Prof. Severino - visto che "gli eventi sporgono provvisoriamente dal nulla" - il divenire è l'apparire dell'eterno e in definitiva tutto è eterno (anche l'inferno Prof.?).
Forse questo colossale colpo di coda, mi aiuta a capire qualcosa della novità cristiana. Il cristianesimo, infatti, dice che Dio si è fatto uomo (il Logos si è fatto carne) e i cristiani dovrebbero attuare ciò che tale Logos ha loro suggerito per presentare Dio al mondo (ut videant opera vestra bona est). Ora, la cultura laica non ha saputo esprimersi come non ha saputo esprimersi il cristianesimo reale. Essa "ripete che Dio e la verità sono morti" ma si tratta di ritornello innocuo, ridotto a "religione" non più consistente di quella cristiana.
Non a caso il Prof. Severino dice che "il vero grande nemico della tradizione religiosa dell'Occidente (...) giace addormentato nel sottosuolo, nascosto dall'idiozia e dai ritornelli sapienti". Tutto bene se il bersaglio è la "tradizione religiosa dell'Occidente"; ma il Messaggio non è "religione", ergo... frecce per mulini a vento!
Il Prof. Severino - con amara ironia - dice che tutto ciò "facilita, per ora, la vita della Chiesa, che a buon diritto può celebrare il successo dei proprii Concili e sostenere che la "fiducia" nel patrimonio cristiano è la "base" per avere la soluzione dei problemi complessi del momento. Infatti "Lo Stato può essere vero Stato solo se è guidato dalla verità cristiana. Lo Stato ha il dovere di essere Stato cristiano". E siamo al punto, caro Professore! Questo non è il Messaggio cristiano, ma la "religione cristiana". Già il Manzoni, in polemica con Helvetius - il quale suppone che esista o debba o possa esistere uno Stato cattolico - osservava che siamo di fronte a una tesi assurda, se si ammette che il cristianesimo è indipendente dalle relazioni politiche. I cristiani non fanno mai "nazione a sé" perché essi, per costituzione, ipotizzano lo svuotamento e il superamento del concetto stesso di "nazione".
Un disimpegno di tale specie può convogliare su di essi l'odio dì tutto il mondo; ma proprio in quell'istante diventano i testimoni della Verità e dunque i salvatori dell'umanità (i costruttori di pace). E infatti, se il soggetto è la "religione cristiana", il Prof. Severino centra il bersaglio: "Esiste una oggettiva omogeneità tra questa concezione della Chiesa e le forme teocratico-integralistiche delle diverse religioni mondiali". Questa è la logica della "religione" già denunciata da Lucrezio e applaudita dai primi scrittori cristiani.
Caro Prof. Severino, io, al Card. Silvestrini avrei risposto: "Non è la Chiesa che si rivolge alle coscienze; ma il Messaggio che le interpella attraverso (medium quo) la Chiesa. II Manzoni, appena citato, è in linea diretta con un altro laico intellettuale cristiano del secondo secolo, conosciuto come l'autore della Lettera a Diogneto. Aveva capito che, per il cristiano "Ogni paese straniero è patria e ogni patria è paese straniero". In termini attuali: lo Stato Nazionale sovrano è il nemico numero uno del secondo comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso". Sì, certo: in piena buona coscienza "si può volere anche di peggio". Esattamente il pensiero di Gesù: "Vi uccideranno credendo di dar gloria a Dio".
Conclude il Prof. Severino: i laici sono "imbelli" perché - aggiungo io - sono caduti essi pure al rango di "religione" (laica); ma la proposta della Chiesa - Stato guidato dalla verità cristiana - è proposta inaccettabile per lei; per me è proposta antievangelica. Se posso sommessamente esprimere la mia opinione, dico: "io sono per la costituzione di uno Stato planetario unico, con il compito di presiedere alla divisione delle etiche, perché la democrazia sia "compiuta" (libera determinazione dei gruppi); vanificando in questo modo la tentazione delle religioni di addossarsi allo Stato per guidarlo e la tentazione degli Stati di blandire le religioni per assicurarsi la stabilità.
Concludendo: io mi sento un post-religioso in attesa di essere cristiano. Non posso essere post-cristiano per il semplice motivo che non posso dirmi cristiano nemmeno nel senso crociano. Breve: non posso dirmi post-cristiano, perché il cristianesimo deve ancora essere attuato, soprattutto in re sociali, laddove il divenire picchia in testa a laici e religiosi, devastando l'uomo e ciò che in lui dovrebbe essere eterno: il rapporto di fratellanza.