FRATE FRANCESCO

Anno 78 - n° 9 - Gennaio 2003 -

 

DIO NON SI RIVELA PIU'?

"Ma Ges non ha detto: "Sar con voi fino alla fine del mondo."?

 

Se Massimo Cacciari non si offende, intendiamo affiancarci alle sue riflessioni sul Dio "disgustato" di Wojtyla, pubblicate su La Repubblica del 12 dic. 2002, per veicolarne delle nostre su di un tema tanto delicato e decisivo. Il grido di Wojtyla, infatti, solleverebbe un problema che al centro della riflessione teologica ben prima di Auschwitz e cio "il silenzio di Dio davanti agli orrori del mondo". Ma di quale Dio si parla? Non certo del Dio di Ges, perch il Dio di Ges non un condottiero ma un Padre, un Dio che non mette l'uomo a servizio del sabato. Non furono forse questi i due addebiti che condussero Ges sulla croce? (contestava il sabato e diceva Dio suo Padre!). E questo fu il grido del Dio-con-noi davanti agli orrori del mondo. Per essere pi chiari: l'arrivo del Do-con-noi chiude l'epoca delle "religioni" (le quali gestiscono un Dio schierato che a volte schiaccia i nemici, a volte li fa vincitori per castigare le infedelt dei suoi amici). E l'arrivo del Dio-con-noi chiude altres l'epoca degli Stati Nazionali sovrani (quelli che catturano e sono catturati e giustificati dalle religioni). Questo Dio di Ges era ancora in discreta salute nel secondo secolo. Infatti l'intellettuale cristiano laico autore della Lettera a Diogneto afferma la visibilit dei cristiani (non della loro religione) e poi la lucida idea che "per il cristiano ogni paese straniero patria e ogni patria paese straniero". Dunque, lo Stato Nazionale - e in primis l'Impero Romano - il nemico numero uno del secondo Comandamento: "Ama il prossimo tuo come te stesso". E questo sarebbe il primo passo per ottenere la pace nel mondo.

Poi, con Costantino, abbiamo la caduta definitiva del Cristianesimo al rango di "religione" e la teologia e l'etica del Vecchio Testamento rientrano - sia pure in maniera soft - dentro alle strutture della Chiesa, fino a coinvolgere il Cristianesimo con Auschwitz, allo stesso modo dell' ebraismo. Per cui possiamo dire che Auschwitz un capitolo della storia del Cristianesimo caduto al rango di religione. Il silenzio di Dio tema senza senso "se nessuno lo ascolta e lo interroga". Ci vuole una fede "paradossale ed estrema" - dice Cacciari - ma di quale silenzio parla il filosofo? Se del silenzio del Dio del Vecchio Testamento potr essere udito solo dagli Ebrei o dagli uomini "religiosi"; ma non dai cristiani, i quali sono torturati da un'altra interpretazione della storia e cio da quella di Gioachino da Fiore. E chi Gioachino da Fiore? Il primo cristiano (meglio: il primo pensatore cristiano) che dopo il primo millennio di "religione" cristiana, rifiuta la identificazione tra la prima venuta di Cristo e il rinnovamento istituzionale della "civitas christiana".

Egli pensa a un nuovo avvento - simile a quello del Natale di Cristo - perch il Natale di Cristo non valso a rinnovare l'umanit. La stessa istituzione ecclesiastica presenta i sintomi di una insanabile decadenza. Occorre, dunque, ipotizzare - al di l del Nuovo Testamento - un altro Testamento contenente la religione dello spirito. La storia umana divisa, da Gioachino, in tre epoche: l'et del Padre che va da Adamo a Cristo; l'et del Figlio che va da Cristo ai tempi di Gioachino ( questa l'et dei popoli convertiti al Cristianesimo e dominata dallo strapotere dei chierici); La terza et, gi alle porte, sar l'et dello Spirito e cio della libert, dell'amore, dell'attesa giubilante della seconda venuta di Cristo. Cesser la Chiesa della gerarchia, dei sacramenti, del diritto e nascer la Chiesa spirituale, sar l'et della mitezza, dell'autorinnegamento, della carit.

Le et di Gioachino sono ancora pilotate dal Dio Uno e Trino; ma se Cristo Dio-con-noi, non si vede come sia possibile ipotizzare una nuova venuta di Dio nel mondo. Ges fatto ricadere al ruolo di fondatore di una nuova religione e ogni rinnovamento viene sterilizzato sul nascere. Il Prof.Cacciari sente che qualcosa non torna nelle parole del Papa, e parla di una "tragica grandezza del Papa". Anzi, si spinge fino al punto di chiamarlo "profeta". Senonch profeta non colui che parla "di fronte a un popolo", ma colui che parla in nome di Dio. Per cui dopo la venuta di Cristo ci sono profeti solo per analogia e cio voci d'allarme in una Chiesa che ha smarrito Cristo e cresce su se stessa. Da qui l'indifferenza e l'ipocrisia di chi finge ossequio, senza essere coinvolto. Questa per il Prof.Cacciari la condizione di questo Papa e di questa Chiesa e cio di non essere ascoltati. Ed eccoci al punto: e se la Chiesa fosse quella descritta da Gioachino da Fiore? E se la Chiesa cio fosse la societ dei battezzati e non dei convertiti? Il Prof.Cacciari - ahim - sente le suggestioni integralistiche: occorrerebbe passare dalla parabola e dalla metafora al discorso diretto, come nel Vangelo. Infatti "Ges parla per parabole ma prende anche a calci i mercanti del Tempio. E' un gesto radicale".

Eh no, caro Professore, Ges non usa violenza contro le persone. Egli usa s la frusta, ma per spingere fuori gli animali non per colpire i mercanti, come risulta dalla traduzione "scientifica" dei monaci benedettini di Monserrat. Per quanto riguarda la "spada", anche qui siamo sempre nella metafora. Cristo afferma di non essere venuto a portare la pace, ma la guerra (o spada) Mt.10,34. Guerra intesa, ovviamente, come contestazione concettuale a tutto ci che storicamente sedimentato e rende impossibile la pace, la giustizia, la libert. Per cui Cristo non venuto "a dividere i sepolcri imbiancati, gli ipocriti da coloro che credono veramente". Eh no, caro Professore, Ges non venuto a promuovere operazioni telebane, ma a introdurre nel mondo dei discepoli che - ope conversionis - cessano di essere sepolcri imbiancati, ipocriti, ecc. e sono pronti al martirio a causa del Vangelo. Il Prof.Cacciari, invece, invita i cristiani (Papa in testa) a diventare talebani mentre il loro torto di non essere sufficientemente cristiani per mostrare nel divenire storico il volto della Verit.

Ges qualifica gli ipocriti, per salvarli; ma non promuove contro di loro una crociata. La crociata della "religione" e infatti crociate e inquisizioni nascono quando il Cristianesimo si abbassa al rango di "religione". Savonarola vide giusto quando denunci la corruzione (ipocrisia) della Curia Romana; ma vide male quando, dopo aver eletto Cristo Re di Firenze, mand i suoi seguaci a ripulire con la forza le osterie dagli ubriaconi e dai biscazzieri o a bruciare l'arte mondana sulla piazza. Tutto ci "religione" come "religione" il correre a baciare l'anello. "Dio disgustato dalle azioni dell'umanit?" Significa forse che i cattivi sono quelli fuori dal Cristianesimo reale o il "disgusto" comprende anche i cristiani che tali non sono? L'ira Dei del Vecchio Testamento non piace neanche al Prof.Cacciari e giustamente, perch quel Dio entra con la violenza nella storia, mentre il Dio-con-noi (Ges Cristo) venuto a predicare l'amore tra gli uomini. Bisogna considerare con attenzione il sillogismo ipotetico: se il Messaggio definitivo e se il gruppo che lo crede tale non lo realizza, non si avr mai la soluzione delle contraddizioni della storia. E chi non crede che quel Messaggio sia definitivo continuer a cercare col proprio logos la soluzione di quelle contraddizioni; anche perch le attuazioni storiche del Messaggio risultano carenti e fino ad oggi non sono assurte al rango di "citt sul monte" o di "lucerniere sul moggio".

D'accordo: fame, guerre, carestie sono il frutto intrinseco dei nostri peccati, non sono flagelli mandati da Dio con un colpo di bacchetta magica e ab extrinseco. Secondo il Prof.Cacciari la teologia "s liberata da tale assurdit"; noi non ne siamo cosi certi. Ancora: "Dio non punisce per i peccati dell'umanit i bimbi dell'Iraq o dell'Afghanistan" e tuttavia quei bimbi soffrono a causa dei nostri peccati. Certo: Ges dice che Dio fa piovere e sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Il Prof.Cacciari sigla: "le malattie, il dolore, le sciagure non sono assolutamente un segno di peccato". E tuttavia, almeno in un caso, Gesu dice a un paralitico guarito: "Va' e non peccare pi perch non ti accada di peggio". E ci spiega anche perch Ges si occupa dei lebbrosi, mentre la teologia ufficiale li aveva abbandonati a se stessi secondo questa logica: "Se costui lebbroso segno che ha commesso qualche peccato segreto che Dio ha colpito direttamente. Se Dio ritirer la sua ira e costui guarir noi lo riammetteremo nella comunit, mediante un certificato di avvenuta guarigione". Per essere completi diciamo al Prof.Cacciari che l'unico passo del Vangelo che ci crea un vero problema teologico la guarigione del cieco nato (Gv,9); laddove Ges risponde alla domanda: "Di chi la colpa?". Noi abbiamo maturato una chiave di lettura del passo, ma per il momento, la teniamo in tasca in attesa che qualcuno - filosofo o teologo che sia - ci dia una risposta che sia in linea con tutto il pensiero di Ges.

Il Prof.Cacciari continua a precisare: "Il Papa non parla di un Dio vendicativo, ma di un Dio ammutolito". E' ci possibile dopo l'arrivo del Dio-con-noi ? Il vero problema - lo dica, lo dica il Prof.Cacciari - sono i cristiani che pensano come il Papa. Si certo, la domanda sul come ascoltare il silenzio di Dio vale per il cattolico e per il laico; ma - aggiungiamo - a diverso titolo, le questioni ultime (chi siamo, donde veniamo, abbiamo un senso?) sono domande che possono anche non aver risposta; o - aggiungiamo noi - avere una risposta sbagliata. Se poi gli unici interrogativi sensati sono quelli che possono avere una risposta definita, il tema del silenzio di Dio cade nel vuoto. Ma perch? Perch il Messaggio del Dio-con-noi ignorato o addomesticato dal laico e dal cattolico. Ci che cade nel vuoto - terminiamo con un graffio di Kierkegaard - la domanda sul Bambino di Betlem: prima della venuta di Cristo l'uomo poteva disquisire sulla verit senza mai poter dire della propria o dell'altrui: "Questa la verit". Ma da quando la Verit si incarnata e si pone come un segno nel mondo degli spiriti", l'uomo non pu pi essere problematicista in buona fede. Altro chiedersi se Dio esiste e altro rispondere a chi, presentando un Bambino, dice: "Egli Dio".