FRATE FRANCESCO
Anno 81 n° 04 - aprile 2005
Attenzione a non confondere
Cristo
con l'eroe della mitologia (K.O.)
Il prof. Emanuele Severino - vedi fondo del
Corsera del 4 aprile 2005 - crede di avere individuato
quale è "La forza che manca al mondo laico" (per
salvare il mondo) e tenta di inscrivere l'attivismo di Papa Vojtyla
dentro il quadro più complesso della "Essenza della
filosofia". "Per le proprie convinzioni religiose"
Papa Vojtyla ha fatto ciò che nessun laico è riuscito
a fare rispetto alle proprie. Ecco un'ammissione insidiosa. Le
proprie convinzioni religiose sono sempre soggettive e
appartengono alla religione cristiana non al
cristianesimo, visto che, per noi, il Cristianesimo ("novità
esistenziale") è caduto al rango di religione
e come tale è amministrato da molti secoli.
Il mondo laico ha qualcosa di simile alla istituzione papale?
Ha vari maestri le cui sintesi filisifico-antropologiche - come
per es. quella nota di Benedetto Croce "Perché non
possiamo non dirci cristiani" - negano il carattere rivelato
del Messaggio Cristiano e preferiscono definirlo una rivoluzione
incompiuta, alla cui perfezione partecipano le varie componenti
del laicismo. E tuttavia questi maestri - per es. Gentile, Leopardi,
Niezsche - non fanno chiesa se non nell'affermare che "Dio
è morto" (discorso in discesa). Il Papa, invece, ha
lavorato in salita. Negli ultimi due secoli, infatti, il mondo
occidentale si è sempre più allontanato del sacro.
È appena il caso di ricordare che Mazzini aveva dichiarato
chiusa l'era cristiana e al cristianesimo inteso come "religione"
della espansione" opponeva un concetto di vita intesa
come missione. Né bisogna dimenticare che per lo
stesso Giovanni Paolo II, il nazismo e il comunismo - "figli
legittimi delle filosofie del male - hanno lasciato in
Europa una devastazione morale e culturale così grave da
richiedere, da parte della Chiesa, il più intenso impegno
missionario.
Dal nostro punto di vista, invece, tutto il male accaduto
in Europa da due secoli ad oggi, fu dovuto sia alla progressiva
caduta del cristianesimo al rango di religione sia al relativismo
del mondo laico pronto a tenere il lume ai guastatori. Il Papa,
dunque, ha lavorato in salita perché l'allontanamento del
mondo occidentale da Dio non è semplicemente un cambiamento
di costume e di gusto. La filosofia dell'ultimo secolo e mezzo
è la punta d'acciaio che anima il nostro tempo e mostra
che lo scavalcamento dei valori del passato è un
processo inevitabile. Questo discorso relativo allo scavalcamento
ci sembra una forma crepuscolare dello storicismo romantico, specie
dopo lo sconvolgimento della rivelazione cristiana dove Cristo
si presenta come l'apparire dell'eterno, dove il sacro e il divino
non sono concepiti come dimensione eterna che domina il
divenire e la storia, bensì come la salvezza ab intrinseco
del divenire e della storia. Cristo uomo-Dio è l'oximoron
in senso assoluto. In parole più semplici Cristo viene
a chiudere l'epoca delle religioni e degli Stati Nazionali sovrani:
due mali che opprimono la storia e rendono impossibile la pace
e la giustizia quaggiù.
Dal punto di vista del prof. Severino il Papa avrebbe non soltanto
lavorato in salita ma soprattutto a vuoto.
E tuttavia - ammette il prof. Severino - il Papa non avrebbe
mai accettato queste affermazioni. Anzi, sosteneva che il male
del nostro tempo proviene da una filosofia che non può
reggere il confronto con la filosofia della tradizione aristotelico-tomista,
sul cui fondamento il cattolicesimo si erige.
D'accordo, qui sta l'errore del Papa: il confronto deve essere
con il Messaggio del Logos, non con il tomismo aristotelico (che
è un capitale del Cristianesimo caduto al rango di religione).
Ma qui sta anche l'errore di lettura del prof. Severino. Il cattolicesimo,
infatti, non si erige sulla tradizione aristotelico-tomista,
bensì sul Vangelo di Giovanni "In principio era il
Verbo", dove appare che lo scandalo del divenire è
tolto esattamente dall'ipotesi del teorema di creazione, come
sosteneva il prof. Gustavo Bontadini.
***
Per il prof. Severino il Papa somiglia a uno che in mezzo a un
torrente in piena, sostenga che l'acqua va da valle al monte.
E ha agito perché l'acqua andasse al monte. Da qui la sua
grandezza e la sua tragedia. Potremmo dire: da qui
la grandezza delle fatiche di Ercole, la tragedia
della fatica di Sisifo. Il prof. Severino aggiunge - non sappiamo
fino a che punto ironicamente - che tutto questo attivismo del
Papa, è "celato sotto la corazza della sua fede".
Si tratta, infatti, di un tentativo eroico per "salvare
la nave che affonda". Nel mondo laico nulla di simile
in quanto a forza e coraggio. Si, certo, il carisma del Papa ha
saputo sfruttare i mas-media; ma resta la disparità. E
ciò - a giudizio del prof. Severino - è grave
anche perché il modo laico ha l'enorme vantaggio di procedere
nella direzione del torrente (da monte a valle). Siamo di fronte
a una dimenticanza! Noi crediamo che il mondo laico abbia appreso
la lezione in negativo: se non esiste verità alcuna, esistono
però delle scelte e spesso in posizione contraddittoria.
Ecco perché il modo laico "si limita a galleggiare".
Sempre nella diagnosi del prof. Severino, il mondo laico sarebbe
cieco relativamente alla "potenza che all'inizio del
nostro tempo ha distrutto la tradizione" (e la potenza
sarebbe il pendio stesso).
Inoltre, il mondo laico è divenuto "una fede che si
oppone a quella religiosa". Come si vede, siamo di fronte
a due cadute. I cristiani in religione, i laici
nella fede, con la F maiuscola. Il mondo laico ripete
che "Dio è morto ed esibisce un sussiego dietro il
quale non c'è alcuna profondità". Aggiungiamo
che Nietzsche afferma si che "Dio è morto"; ma
fonda una nuova etica sulla volontà di potenza dove
Napoleone è l'asso piglia tutto. Il mondo laico, dunque,
sempre a giudizio del prof. Severino, volta le spalle "all'essenza
della filosofia" e ciò significa "galleggiare",
anzi "tagliarsi il ramo su cui si è seduti".
Forse si intravede la tragedia che a valle aspetta il torrente,
ma si evita di "assumersi la responsabilità
del tempo presente". Tale responsabilità porta lontano
dalle sicurezze del passato, di cui "non si sa comprendere,
il senso, le possibilità, l'esito".
A questo punto vorremmo pregare il prof. Severino di dire a chiare
note quali sono queste possibilità e quale questo
senso.
Noi che facciamo una lettura diversa della storia dell'occidente,
vediamo che il Cristianesimo "novità esistenziale"
("si vedono i cristiani non si vede la loro religione")
è caduto, sicuramente a partire da Costantino, al rango
di religione e ha perduto la forza rivoluzionaria del martirio.
Ma vediamo anche che il mondo laico ha perduto persino la forza
della ragione condivisa. Il futuro è una specie
di spazio libero che apparterrà a chi per primo
arriverà: 1) a sostenere in linea di principio e
con comportamenti pratici non violenti, che lo Stato Nazionale
sovrano è il nemico numero uno della pace e del secondo
comandamento "Ama il prossimo tuo come te stesso" e
che quindi deve annullarsi nel governo planetario federale e democratico.
2) a risolvere il rapporto capitale-lavoro, visto che lo Stato
è il luogo in cui una classe è costituzionalmente
costretta a opprimerne un'altra. Se il capitale è prodotto
dal lavoro, il lavoro non può essere l'eterno schiavo del
capitale. Ora, l'elite del mondo religioso, come l'elite del mondo
laico - caro prof. Severino - flirta a vario titolo col capitale
e con chi lo gestisce. Come, dunque, il mondo laico, così
ben piazzato a monte del torrente, risolve il problema della pace
e del rapporto capitale-lavoro?
La colpa dei cristiani è di essere diventati uomini "religiosi".
La colpa dei laici di aver fatto un atto di fede sulla morte di
Dio e di attardarsi a goderne la scena.
Possiamo così stabilire quale è la forza che manca
ai laici e ai cristiani. Nei primi c'è l'incapacità
costituzionale di uscire dall'immanenza e il ripiegamento su Hegel
dove storia e verità si identificano. Nei
secondi c'è la perdita della vocazione al martirio e il
ripiegamento sulla religione. Noi ci sforziamo di spoltrire
i cristiani perché riguadagnino il livello minimo del Messaggio
("Amatevi come io ho amato voi" cioè senza
profitto).
Il prof. Severino dica ai laici "galleggianti" quale
è l'atto di coraggio da compiere per volere ciò
che già esiste (la gloria?).