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Sono qui esposti i termini e i temi originari della filosofia greca, ovvero della filosofia occidentale, nella sua principale e originaria caratteristica di conoscenza razionale e indubitabile attorno alle cose esistenti, una conoscenza che si impone sopra ogni altra considerazione per la sua evidenza e che non abbisogna di altro che il mostrarsi dei suoi principi.
Tale visione forte della filosofia è oggi messa in discussione dal pensiero contemporaneo che sembra ormai rivolto, fatte salve alcune eccezioni, verso una decisa svalutazione della filosofia come scienza epistemica (ovvero scienza in grado di imporsi come verità) in favore di una negazione della possibilità di raggiungere verità definitive. La scienza moderna si costituisce, in questo scenario, come la nuova forma di conoscenza di riferimento: i suoi valori sono la rinuncia a porsi come sapere definitivo e la scelta di seguire la strada della conoscenza ipotetica e perfettibile.
Concetti fondamentali della filosofia greca:
Filosofia (philo-sophìa): letteralmente aver cura della conoscenza. Il termine conoscenza deriva da sophos, sapiente, che richiama l'aggettivo saphes (chiaro, manifesto, evidente, vero). Philo è un prefisso che indica lo stare dalla parte di, aver cura di, seguire la strada della [conoscenza], ecc.
Mito (mythos): parola, sentenza, annuncio, come senso primordiale ed antico, nel senso moderno, leggenda, favola, mito. Il mito è la verità religiosa e mistica imposta all'uomo dagli dei.
Dunque per i greci il mythos non intende essere una rivelazione fantastica, bensì la rivelazione del senso essenziale del mondo. Per la prima volta nella storia dell'uomo, i primi pensatori greci escono dall'esistenza guidata dal mito e la guardano in faccia. Nel loro sguardo c'è qualcosa di assolutamente nuovo. Appare cioè l'idea di un sapere che sia innegabile; e sia innegabile non perché le società e gli individui abbiano fede in esso, o vivano senza dubitare di esso, ma perché esso stesso è capace di respingere ogni suo avversario. L'idea di un sapere che non può essere negato né da uomini, né da dei, né da mutamenti dei tempi e dei costumi. Un sapere assoluto, definitivo, incontrovertibile, necessario, indubitabile (E. Severino, La filosofia antica)
Pertanto la filosofia greca nasce come esigenza di una verità assoluta, non mediata da istituzioni umane quali le religioni o i diversi costumi dei popoli, una verità che spieghi in modo certo e incontrovertibile il senso stesso del mondo, una verità che nella sua forza sia superiore anche all'opinione degli dei. Dunque l'uomo si slega dal mito, ovvero dal senso mistico e religioso della verità imperscrutabile imposta dagli dei, per ricercare quella verità che non trova altra giustificazione che se stessa, nel suo imporsi necessario e indiscutibile.
Verità (alétheia): la parola greca alétheia, che può essere tradotta come verità, significa letteralmente e originariamente non essere nascosto (a- come privativo di Lèthe, nascondimento, ovvero, ciò che non è nascosto, che è esposto alla luce). La verità, oggetto della conoscenza filosofica, è quindi ciò che si manifesta, che non rimane oscuro, ma si manifesta in modo che non possa essere contraddetta e si imponga per la sua evidenza senza possibilità di discussione.
Chaos e Kosmos. Il chaos, nel senso originario del termine greco, è l'immensità non misurabile e illimitata dello spazio originario (e quindi mescolanza e disordine), entro il quale si genera il kosmos, ovvero l'insieme delle cose ordinate che escono dallo stato di chaos. La filosofia si presenta, alle origini, come tentativo di capire quale sia il principio che dal chaos porta all'ordine del Kosmos.
Il senso del Tutto. Il Tutto, oltre a costituire la totalità delle cose esistenti, sia manifeste che non manifeste, è essenzialmente legato al concetto di totalità al di fuori della quale non vi può essere più nulla.
Eppure queste cose e ogni altra - altri mondi e altri dèi - si trovano insieme in un'unica regione, costituita appunto dalla totalità delle cose: essa contiene il presente, il passato, il futuro, le cose visibili e quelle invisibili, corporee e incorporee, il mondo umano e quello divino, le cose reali e quelle possibili, i sogni, le fantasie, le illusioni e la veglia, il contatto con la realtà, le delusioni; ogni vicenda di mondi e universi, ogni nostra speranza (E. Severino, La filosofia antica)
Verità e Tutto sono quindi inscindibili: perché la verità si possa imporre in modo incontrovertibile nella sua evidenza, si deve rivolgere non a una sola parte del Tutto, ma alla totalità del Tutto.
Il divenire. Il divenire è il mutamento delle cose, ovvero il loro passare da uno stato all'altro. Nel suo significato più ampio si riferisce al continuo generarsi e degradarsi delle cose. Secondo Severino, il divenire così come è inteso dai greci nel suo senso più radicale, è la possibilità che un ente (una cosa dotata di esistenza) provenga dal nulla (nasca) e ritorni nel nulla (muoia). Si veda anche la scheda di Eraclito.
Physis: la physis riveste nella storia della filosofia due significati: nel primo significato, che è quello dato da Aristotele e che è quello al quale si riferisce la scienza moderna, la physis è la natura, ovvero quella parte diveniente del Tutto che è il mondo sensibile. Dunque la fisica, come viene chiamata oggi, non è essenzialmente Tutto, ma è solamente una "zona particolare" del Tutto stesso. Nel secondo significato, riconducibile a quello primordiale presocratico (Milesi e Pluralisti), la physis si presenta però come testimonianza del Tutto che si rende manifesto. Questo è un concetto più radicale rispetto al primo, in quanto si riferisce comunque alla totalità e non si occupa di un aspetto particolare della stessa totalità. Nella physis dei presocratici vi è comunque l'apparire e il mostrarsi del Tutto.
Epistéme: il termine è abitualmente tradotto come scienza, ma nel suo significato originario significa "stare al di sopra", dalle radici epì ("su") e stéme ("stare"). Oggi il significato di "epistemologia" è quello di riflessione critica sulla scienza moderna (come abbiamo già visto relativa a un sapere parziale, nella suo rivolgersi al solo divenire delle cose sensibili). Per epistéme, secondo il significato greco originario, si intende quindi quel sapere certo e incontrovertibile che è in grado di imporsi con la sua evidenza sopra ogni dubbio.
Arché: Arché significa propriamente principio, origine. Viene chiamato arché ciò che vi è di identico nelle cose diverse (si veda anche il capitolo sui Milesi). Di fronte al mutare delle cose sensibili (il divenire, ovvero il cambiare, il generarsi e il distruggersi, la molteplicità e la diversità delle cose), l'arché è ciò che accomuna le cose diverse, e insieme ne è la forza stessa che le produce (si parla di identità del diverso).
Stoichéion: Similmente all'arché, lo stoichéion è l'elemento materiale identico che si può riscontrare in ogni cosa, ma mentre l'arché si riferisce ad una uguaglianza "di concetto", lo stoichéion si riferisce all'uguaglianza materiale e fisica.
Lògos: propriamente ragione, ma anche parola, discorso. Il lògos è quell'ordine, o l'insieme delle leggi universali, più o meno nascoste, più o meno manifeste, alle quali aspira la conoscenza. Eraclito afferma Non dando ascolto a me, ma al lògos, è saggio convenire che tutte le cose sono uno. Ovvero si afferma il compito proprio del lògos, quel lasciar parlare le cose senza imporre loro un senso estraneo, ma lasciando che esse, manifestandosi, si impongano.(E. Severino, La filosofia antica)
L'ellenismo e le sue scuole principali (epicureismo, stoicismo, scetticismo e cinismo) possono essere considerate il tentativo più importante di laicizzare universalmente il concetto di uomo.
Nell'ellenismo il problema principale è l'uomo e le sue possibilità di azione, nell'ambito di un mondo umano e privo di dei. Se gli dei esistono, o non si interessano alle faccende umane (è il caso dell'epicureismo) o sono talmente potenti da rendere impossibile qualsiasi intercessione (la Dea fortuna di Seneca e il logòs stoico).
L'attenzione alla soluzione pratica dei problemi dell'uomo, la filosofia come medicina dell'anima, una maggiore attenzione per l'azione a scapito della teoria (concetto esasperato dai cinici), la virtù come disciplina dello spirito: è evidente una preminenza del problema morale di derivazione socratica.
Le scuole elleniche sono improntate a quel laicismo e a quello spirito della terra tanto auspicato da Nietzsche (il filosofo era un estimatore di Epicuro). L'uomo si trova solo di fronte al problema della sua esistenza. Da solo cerca una soluzione pratica. C'è implicitamente una fiducia nei mezzi a disposizione dell'uomo, un approfondimento molto moderno della psicologia e delle sue possibilità (come, ad esempio, la meccanica della frustrazione in Seneca).
L'ellenismo, appare come l'apogeo del pensiero laico in età classica. Già in epoca romana, il neoplatonismo e il pensiero di Plotino apriranno la strada all'ebbrezza della trascendenza. Il cristianesimo è alle porte e poco ci sarà di veramente laico durante tutto il millennio successivo.
Il periodo che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) fino alla progressiva diffusione del Cristianesimo viene chiamato periodo ellenistico. Il momento storico vede lo sfaldarsi della Grecia delle polis (le città-stato), e il frammentarsi dell'effimero impero alessandrino in una pluralità di regni diversi. Questi regni, le cui più importanti capitali sono Alessandria, Pergamo, Antiochia e Rodi, contribuiscono a diffondere la cultura greca ("ellenica" da Hellas, nome greco della Grecia) in tutto il bacino del Mediterraneo e nel medio-oriente. Tale ampio processo di diffusione dei caratteri ellenici in un area così vasta crea però anche le condizioni per contaminazione reciproca tra la cultura orientale e quella greca tipicamente mediterranea. Da questa reciproca contaminazione nasce un tipo di cultura più globale e cosmopolita.
Questo mutamento di clima culturale interviene anche sulla filosofia: l'importante polo filosofico di Atene perde la sua peculiare centralità, fioriscono altri centri di cultura, quali, ad esempio, Alessandria e Roma. Ad Alessandria si impone all'attenzione della storia il progetto della grande biblioteca in cui tutti i più importanti testi della tradizione culturale del tempo si trovano riuniti e disponibili alla consultazione dei sapienti (Ad Alessandria fiorisce la scuola neoplatonica di Ammonio Sacca e di Plotino). La biblioteca si dice contenesse 600.000 volumi, per catalogare l'enorme massa di manoscritti si rese necessario assegnare a ciascun volume un titolo e un autore, cosa che prima di allora era stata sempre omessa. Oltre alla biblioteca importante fu la fodanzione del Museo, il quale era un complesso architettonico simile a un campus moderno in cui i sapienti di ogni parte del mondo conosciuto potevano condurre le proprie ricerche in assoluta libertà (Alessandria gettò le basi di un nuovo modo di concepire ed esercitare la sapienza).
Oltre ad Alessandria non poteva che imporsi all'attenzione della storia anche Roma. Qui fiorirono prevalentemente lo stoicismo, l'epicureismo e il neoplatonismo, a Roma vissero gli stoici Seneca ed Epitteto, stoico fu l'imperatore Marco Aurelio, ma anche l'epicureismo era molto diffuso come rimedio laico ai mali dell'anima, infine Plotino fondò a Roma la sua scuola neoplatonica suscitando grande impressione nell'imperatore Gallieno (244 d.C. circa).
Possiamo delineare i tratti principali dell'ellenismo:
1. La filosofia perde il suo carattere teoretico (perde la tendenza a discutere dei soli concetti astratti e metafisici) e si interessa maggiormente all'etica e alla morale, si interessa alla ricerca attorno al giusto agire e al giusto comportamento in grado di guarire il male dell'ingiustizia (aspetto derivato dalle dottrine socratiche)
2. La filosofia diviene medicina dell'anima, il filosofo diventa terapeuta (l'uomo deve essere liberato dalle passioni, vero e unico male, motto dello stoicismo; vuoto è l'argomento del filosofo che non dà sollievo all'umana sofferenza, motto di Epicuro)
3. La fine della polis, dell'unità politica delle città-stato, che porta ad una delocalizzazione del pensiero e ad una maggiore apertura ai problemi universali dell'uomo (cosmopolitismo)
4. La scoperta della persona come singolo gravato da sofferenze, malumori, difficoltà legate alla condizione esistenziale: nell'arte si abbandona il canone della kalokagatia e si raffigurano momenti della vita quotidiana con maggiore realismo e meno idealismo, nel teatro, la tragedia lascia il posto alla commedia
5. Il primo tentativo di raccolta enciclopedica del sapere, riassunto nella costruzione e nel mito della biblioteca d'Alessandria
Da ricordare che l'ellenismo e il fiorire delle diverse scuole di pensiero portarono anche a un mutamento didattico: dall'atteggiamento socratico improntato al dialogo e alla dialettica, si arrivò a un progressivo irrigidimento dei modi in cui la sapienza veniva trasmessa nell'ambito delle varie scuole. Soprattutto per l'epicureismo e per lo stoicisimo si assistette a un irrigidimento dottrinale, per cui le due scuole divennero circoli più chiusi ed elitari in cui i sapienti si confrontavano in nome del dogma proposto dalle rispettive parti. Tra le scuole si esasperò la competizione, all'interno delle dottrine si assistette ad una vera e propria divinizzazione del maestro, soprattutto nell'epicureismo (una gran numero di busti del maestro Epicuro furono ritrovati nelle case dei romani e dei greci del tempo) e il neoplatonismo (i cui maestri assumevano quelle caratteristiche "divine" che poi venne trasmessa all'iconografia del primo cristianesimo).