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Il neoplatonismo ha come fondatore storico Ammonio Sacca, vissuto ad Alessandria d'Egitto nel II° secolo d.C., anche se il suo più famoso ed importante esponente fu senza dubbio Plotino (205-270 d.C.). Con il discepolo Porfirio, poi con Giamblico (vissuto in Siria dal 245 al 325 d.C) e Proclo (ad Atene dal 410 al 485 d.C.) il neoplatonismo venne contaminato dal pitagorismo, dallo stoicismo, dall'aristotelismo, dall'ebraismo e dalle religioni orientali, perdendo sempre più la propria originalità.
Come detto, il neoplatonismo divenne popolare grazie e soprattutto a Plotino, il quale fondò la propria scuola a Roma; ilmovimento filosofico operò fino al VI secolo d.C. (cioè fino alla chiusura dell'Accademia di Atene ad opera di Giustiniano, nel 529 d.C.).
Il neoplatonismo, come si può dedurre dal nome, riprendee rielabora le tematiche del pensiero di Platone, soprattutto l'aspetto trascendentale, rivisitato in chiave religiosa.
I punti salienti:
1. Dio è un'entità assolutamente trascendente, al di là di ogni definizione terrena. Dio, o l'Uno (nella terminologia di Plotino), è inconoscibile e assolutamente irraggiungibile con gli strumenti della conoscenza umana. La sua essenza è assoluta e perfettissima
2. Dio non crea il mondo con un atto di volontà ma lo emana, in modo necessario, come il calore emana dal sole. La perfezione divina è totalità, impossibile per questa totalità rimanere chiusa entro i suoi limiti (essendo totalità, né è priva), e in questo modo necessariamente esonda. I livelli di realtà si creano per ipostasi. L'emanazione più vicina a Dio crea l'intelletto (il nous), quella successiva il principio vitale di ogni cosa (l'anima del mondo). L'ipostasi è quel livello di realtà che si viene a creare a causa della diversa "densità" nell'emanazione divina, più l'ipostasi si allontana da Dio e più il livello di realtà è gerarchicamente inferiore (il mondo terreno è all'ultimo livello, creato ad immagine del mondo divino). Con la dottrina della emanazione il neoplatonismo si distingue dal cristianesimo, il quale invece afferma il carattere volontario dell'azione divina. I neoplatonici consideravano la tesi cristiana troppo primitiva, in quanto contaminata da un eccesso di antropomorfismo (l'intenzione troppo spiccata di attribuire caratteri umani alla figura divina, per i neoplatonici, figura assolutamente trascendente e inconoscibile)
3. Similmente all'anamnesi platonica, per i neoplatonici le verità dello spirito sono già presenti in ogni uomo. Esse possono venire portate alla luce grazie a un percorso interiore ed ascetico assolutamente personale, che porta, come ultimo e più alto stadio, all'estasi, ovvero alla pura contemplazione del divino che si specchia nella propria anima.
Il neoplatonismo si configura come vera e propria religione, nella quale il filosofo assume, soprattutto nell'ultimo periodo della sua diffusione, i tratti del sacerdote in contatto con l'entità divina attraverso la pratica dell'ascesi mistica (il neoplatonismoinfluenzerà Sant'Agostino, che riteneva la conoscenza unatto concesso dalla grazia divina, e tutto il misticismo medioevale).
Il neoplatonismo dell'antichità si pone quindi comeuna fase di transizione tra l'ellenismo e il Cristianesimo: ineoplatonici apriranno la strada alle possibilità del trascendente,giustificando l'esistenza di un'entità divina al di sopradell'uomo, il quale può entrare in contatto con Essa attraversole pratiche ascetiche e religiose.
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Plotino, nato a Licopodi in Egitto, è da considerarel'ultimo grande pensatore greco. Dopo di lui il Cristianesimocomincia a permeare il mondo con la sua teologia dando inizioal medioevo. Plotino studia filosofia ad Alessandria presso lascuola neoplatonica di Ammonio Sacca. Successivamente, per meglio approfondire la conoscenza delle filosofie orientali, segue lelegioni romane in una spedizione in Persia.
Stabilitosi a Roma e fondata una sua scuola, riscosse grandesuccesso e celebrità, si narra che persino l'Imperatore e sua moglie assistessero alle sue lezioni. Ebbe quindi la possibilità di fondare in Campania una città governata dai filosofi, il cui nome doveva essere Platonopoli, ma il tentativo fallì.Egli si considerò sempre un commentatore di Platone, einfatti si usa definire la sua filosofia come una delle forme più alte del neoplatonismo greco.
I testi principali che fanno da riferimento alla sua filosofia sono le Enneadi, la raccolta dei suoi insegnamenti eseguita dal discepolo Porfirio. Plotino, come molti altri, non lasciò nulla di scritto
1. L'Uno
Si è già visto come tutta la filosofia nel corso della sua storia cerchi di trovare una spiegazione a due verità che sembrano apparentemente inconciliabili: l'evidenza del molteplice che si riscontra nel mondo sensibile, e l'altrettanto evidente unità dell'ente dal quale tutto deve scaturire se non si vuole ammettere la possibilità del nulla. Plotino elabora una filosofia che abbraccia in modo deciso la seconda tesi: ogni cosa esistente è creata da un Uno, da un ente infinito e assoluto (per cui in esso si possono riscontrare le stesse caratteristiche dell'essere parmenideo, anche se Plotino pone l'Uno anche al di là dell'essere stesso: l'Uno è ciò in cui tutte le cose sono, nella loro contraddizione, unite, similmente al concetto di coincidenza degli opposti).
L'Uno richiama l'antica unione del Tutto, l'Uno è indefinibile (se fosse definibile sarebbe definito e particolare, quindi non sarebbe assoluto), per questo egli si trova aldilà dellacomprensione umana. Il mondo degli uomini è molteplice, soggettivo, mutevole, l'Uno è unico, immutabile, necessario. E' questa una visione altamente trascendentale del principio unico che crea ogni cosa, per cui acquista tratti fortemente neoplatonici. L'Uno, contenendo tutto ciò che va aldilà dell'esperienza umana, si trova oltre il linguaggioe la ragione, per cui non è definibile.
Tale forma di neoplatonismo si avvicina molto al proto-cristianesimo, tuttavia la filosofia di Plotino si distingue per l'attributoassolutamente trascendentale del principio divino, per cui l'Uno, diversamente dal Dio antropomorfo dei cristiani, non ha in sé alcuna caratteristica umana. Altra importante distinzione è quella che vede l'Uno emanare il mondo in modo necessario e non volontario, tema che viene trattato nel capitolo seguente.
L'Uno acquista nella filosofia di Plotino, come in tutto il neoplatonismo, caratteri divini, tuttavia è da notare che L'Uno è solo la definizione che Plotino dà del principio del Tutto in contrapposizione alla molteplicità delle cose esistenti. Plotino non intende affermare che l'Uno è la sola divinità esistente, ma è comunque la più alta: Plotino non esclude il politeismo attraverso i successivi processi di ipostasi.
Tuttavia se, in quanto unità, l'Uno è privo di qualsiasi molteplicità, in quanto invece infinita energia produttrice esso non manca di nulla, non ha bisogno di alcunché di tutto ciò che da esso proviene, perché tutto è originariamente in lui nella forma dell'unità suprema (E. Severino, La filosofia antica)
2. Le ipòstasi: l'Uno non produce il mondo ma loemana
Una delle principali differenze tra l'Uno plotiniano e il concetto di Dio cristiano è che l'Uno non produce il mondo volontariamente, ma necessariamente. L'Uno non crea il mondo arbitrariamente, decidendo con coscienza di crearlo (come accade al Dio cristiano che ha creato il mondo con un preciso atto di volontà), l'Uno vede semplicemente il mondo crearsi attorno a sé: il mondo sgorga dall'Uno come l'acqua dalla fonte, come il calore emana dal fuoco. La perfezione dell'Uno è tale che trabocca, la sua entità assoluta non è limitabile, quindi esce, si emana e crea, per ipòstasi, successivi livelli di realtà.
Le Ipòstasi (letteralmente ciò che sta sotto, fondamento) sono quei successivi livelli di realtà creati dall'Uno nel processo della sua emanazione.Visto che l'Uno è l'unica entità assoluta, i sottostanti livelli di ipòstasi sono sempre più imperfetti mano a mano che ci si allontana dalla sua perfezione. Esiste quindi una gerarchia delle ipòstasi:
1. Al vertice del processo si trova l'Uno, dal quale tutto proviene, nell'Uno viè la massima perfezione possibile
2. Dall'Uno sgorga l 'Essere
3. Dalla contemplazione che l'Essere volge a sestesso sgorga lo Spirito (l'intelletto, il nous), ovvero l'essere divino che ha come contenuto il proprio pensiero
4. Infine l'Anima, il principio che dà la vita e che crea le cose materiali come coscienza del sensibile
Si può notare come tutte le ipòstasi abbiano per contenuto la medesima 'essenza': non vi è separazione tra le ipòstasi, poiché l'emanazione che deriva dall'Uno è continua (come il calore che viene dal fuoco, seppur attenuato mano a mano che ci si allontana dalla fonte, è sempre quel certo calore che appartiene a quella medesima fonte).
L'Anima, ultima ipòstasi, si muove. Ella può elevarsi verso lo Spirito dell'Essere e dell'Uno, o precipitare nella materia: l'Anima può intuire l'Uno elevandosi, mentre un po' di quella stessa anima che a sua volta proviene dall'Uno, si trova nella materia (nell'uomo, come nelle piante, come nella roccia, in un ordine decrescente di consapevolezza).
3. La materia, pura apparenza sensibile
La materia, secondo la filosofia di Plotino, non è nemmeno un'ipòstasi, ma appartiene gerarchicamente all'Anima, che la produce. La materia quindi è pura apparenza prodotta dall'Anima, la quale crea la sensibilità, ovvero la percezione.
La materia, essendo l'ultimo livello possibile nel quale simanifesta l'emanazione dell'Uno (il lembo estremo di tale emanazione), non ha la forza per creare da sé le cose: essa ha in sé la forza vitale e creatrice dell'Anima, ma il movimento dellec ose, il loro crearsi, il loro mutare, il loro distruggersi, rimane solamente un'apparenza, per cui la materia si configura come puro ricettacolo di forze, come movimento illusorio che vienea crearsi in modo solido solo nella percezione umana.
4. L'estasi: Il ritorno dell'uomo all'Uno
In che modo l'uomo può venire a contatto con l'Uno delquale è parte? Plotino afferma che l'uomo può, attraversola sua anima, ripercorrere all'inverso il cammino delle ipòstastie ritornare alla coscienza dell'Uno, attraverso un percorso spirituale interiore.
Se infatti ogni cosa è emanata dall'Uno, ogni cosa èl'Uno, seppur con una densità minore. L'Anima, ultima ipòstasi, si trova presente in ogni uomo. Ogni uomo ha in sé la sua particolare anima, ma questa anima particolare viene emanata pur sempre dall'Anima che crea il mondo.
Questa emanazione continua che non ha intervalli (come già scritto), permette all'uomo di avere l'Uno in sé. Ma quali sono i modi e gli atteggiamenti pratici che l'uomo deve assumere per tornare a percepire l'Uno dentro di sé? Le tappe di questo percorso sono:
1. Il rispetto dei doveri sociali, i quali abituano l'uomo alla disciplina
2. La contemplazione della bellezza e dell'arte
3. L'amore
4. L'amore per la sapienza e la filosofia
5. Il superamento di ogni realtà materiale attraverso l'estasi
Si nota come ogni tappa sia gerarchicamente subordinata inimportanza alle altre, similmente al processo delle ipòstasi. In particolare la bellezza (l'arte e la musica) ha la proprietà di trasmettere l'idea dell'Uno al mondo della materia e quindi agli uomini. La contemplazione della bellezza, il provare l'amore e la passione per la filosofia, producono nell'uomo una tensione alla bellezza assoluta che purifica l'anima degli uomini e li avvicina all'Uno.
La suprema purificazione dell'anima sopraggiunge con l'estasi, ovvero il definitivo abbandono dell'oggettività dell'esistenza in favore di una coscienza spirituale totalmente immersa nell'Uno.
L'estasi è un processo assolutamente personale, ovvero l'uomo non ha bisogno di alcuna guida spirituale, concetto che esclude l'intervento di ogni apparato religioso temporale (come, ad esempio, i ministri della chiesa e la chiesa stessa) nelle questioni che riguardano la spiritualità dei singoli.
Tale visione del processo che porta alla riscoperta dell'Un oè implicitamente una critica all'atteggiamento della religione cristiana per cui è Dio che vuole salvare il mondo dal male, mentre per Plotino è l'uomo, essendo male in quanto molto lontano dalla realtà del bene dell'Uno, che si riavvicina alla fonte del bene, la quale non ha alcun proposito intenzionale, ma solamente necessario.
[...] in Plotino, come in Platone ed Aristotele, l'Uno produce l'universo non rivolgendosi a esso: non ama il mondo [similmente al Dio cristiano, N.d.R.], ma è amato dal mondo; quindi sono assenti le condizioni per le quali l'Uno voglia salvare il mondo - direttamente o mediante un salvatore. L'Uno dona ogni bene all'altro da sé, per la necessità della sua natura sovrabbondante, come appartiene alla natura della luce illuminare le cose (E. Severino, La filosofia Antica)