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Husserl nasce a Prossnitz in Moravia. Si laurea a Vienna in matematica e astronomia con una tesi sul calcolo delle variazioni. A Vienna segue le lezioni di Franz Brentano, rimanendo influenzato dalla sua teoria del carattere intenzionale di ogni atto psichico. Comincia quindi a dedicarsi alla filosofia.
Successivamente ottiene importanti cattedre a Halle, poi a Gottinga e Friburgo, dove svilupperà il suo nuovo metodo filosofico, la fenomenologia, che influenzerà la sociologia, la psicologia e la psichiatria e dalla quale prenderà le mosse anche il pensiero di Heidegger.
Nel 1933 è costretto a ritirarsi dall'insegnamento in seguito alle leggi razziali naziste (Husserl era di origini ebraiche, la sua cattedra sarà occupata proprio da Heidegger, che invece aderirà al nazismo, sebbene per un breve periodo e con controverso entusiasmo).
Alla sua morte lasciò una grande quantità di manoscritti, 45.000 pagine stenografate, note come l'Archivio Husserl di Lovanio. Da questi manoscritti saranno poi ricavati importanti volumi pubblicati postumi nel 1950, il più importante tra i quali è La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale.
Opere Principali: Filosofia dell'aritmetica (1891); Ricerche logiche (1901); La filosofia come scienza rigorosa (1910); Idee per una pura fenomenologia e una filosofia fenomenologica (1913); Meditazioni cartesiane (1931); La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1950)
1. Un fondamento sicuro: l'Erlebnis
Il progetto filosofico di Husserl intende fare della filosofia una scienza rigorosa come non lo è mai stata prima. Secondo Husserl in nessuna epoca del suo sviluppo la filosofia ha potuto soddisfare la pretesa di essere scienza rigorosa. Questo significa che l'intero percorso della filosofia dalle origini al '900 è stato, in sostanza, solo un enorme lavoro di preparazione che conduce alla possibilità odierna di fondare una filosofia veramente precisa, che si pone come vero sapere certo sopra ogni dubbio.
Nel '900 la filosofia può quindi cogliere l'occasione di diventare conoscenza rigorosa. L'intenzione di Husserl è quella di fondare una filosofia che dopo i potenti lavori preparatori di generazioni comincia realmente dal basso sopra un fondamento assicurato contro il dubbio e come ogni edificio ben solido cresce verso l'alto.
Il fondamento sicuro che Husserl intende porre come base per produrre la rigorosità del metodo filosofico è l'esperienza della coscienza. Il flusso originario e immediatamente intuito delle idee coscienti viene definito Erlebnis (vissuto). Il progetto di Husserl è dunque quello di comprendere il senso degli eventi che si mostrano nell'ambito esclusivo dell'Erlebnis intesa come luogo originario in cui si manifestano in fenomeni che giungono alla coscienza senza alcuna mediazione.
2. Il metodo fenomenologico
Nessuna immaginabile teoria può coglierci in errore nel principio di tutti i principi: cioè che ogni visione originalmente offerente è una sorgente di conoscenza, che tutto ciò che si dà originalmente nell'intuizione (per così dire, in carne ed ossa) è da assumere come esso si dà, ma anche soltanto nei limiti in cui si dà (Idee per una pura fenomenologia e una filosofia fenomenologica)
Husserl afferma dunque che ogni visione originalmente offerente è una sorgente di conoscenza. Questa visione originalmente offerente è il contenuto dell'Erlebnis, ovvero il fenomeno (dal greco phainomenon, ciò che appare, da phainomai, io appaio).
Perché per Husserl il fenomeno è visione originalmente offerente degna di essere presa a fondamento della scienza rigorosa? Perché il fenomeno che si offre alla coscienza appare nella coscienza non mediato da alcuna teoria, il fenomeno appare alla coscienza come dato immediato. Questa immediatezza è garante dell'autenticità del fenomeno come sorgente più degna di conoscenza.
Tuttavia se si vuole essere realmente rigorosi, il fenomeno non va considerato all'infuori del modo in cui si offre e si da alla coscienza. Il fenomeno è da assumere come esso si dà, ma anche soltanto nei limiti in cui si dà. Ciò significa che, per mantenere quella condizione di immediatezza che è garanzia di autenticità, non occorre indagare del fenomeno se non ciò che del fenomeno giunge alla nostra coscienza.
Ad esempio, il dato immediato e fenomenico riguardo all'esistenza degli altri ci dice che esistono corpi in carne e ossa, ma nulla possiamo affermare, partendo dal solo dato dell'immagine degli altri che giunge a noi, che gli altri posseggono un io e una coscienza propria. Questa affermazione sarebbe un estendere la nostra esperienza personale ad altri individui secondo una legge di analogia, la quale non ci viene suggerita dal solo dato immediato della presenza degli altri nella nostra coscienza. Il fenomeno altri individui presente alla nostra coscienza ci dice solamente che esistono immagini di altri individui che giunge alla nostra mente.
La fenomenologia è dunque la scienza che guarda al fenomeno nel modo più autentico, ovvero guarda l'apparire delle cose entro la coscienza senza la mediazione di tutte quelle teorie che si sono formate lungo l'avventura secolare della filosofia e che allontanano gli uomini dalla percezione immediata del fenomeno.
3. L'epoché fenomenologica
Se i fenomeni, secondo la fenomenologia, devono giungere alla coscienza solo ed esclusivamente nei limiti e nei modi in qui si danno, allora è necessario non considerare dei fenomeni un'infinità di pre-concetti che si sono formati nel tempo attorno alle definizioni del senso delle cose. Questo insieme di pre-concetti che vengono a sovrapporsi all'immediatezza originaria del fenomeno così come si manifesta nella coscienza sono, in ultima analisi, l'insieme delle teorie metafisiche e razionaliste che vanno ad aggiungere un senso in eccesso a quello che si viene a formare se si considera il fenomeno nella sua semplice immediatezza.
Se di un albero consideriamo il fenomeno puro, noi considereremo solamente le impressioni immediate che l'albero produce nella nostra coscienza, cosicché, secondo il metodo fenomenologico, l'esistenza di un processo di sintesi clorofilliana e la struttura linfatica della pianta sarebbero un senso eccedente alle intenzioni della fenomenologia.
Se si vuole davvero proporre una scienza rigorosa dei fenomeni occorre sospendere il giudizio attorno a quei fatti che eccedono l'immediatezza del fenomeno, ovvero sospendere l'assenso attorno ad ogni teoria che eccede le impressioni immediate. Questa sospensione del giudizio teorico sulle cose è chiamato da Husserl epoché, rispolverando un'antica parola utilizzata già dal pensiero scettico. E' chiaro infatti che se la fenomenologia vuole fondare la sua rigorosità sul dato del fenomeno nei modi e nei limiti in cui si dà all'intuizione, la stessa intuizione immediata dell'albero non può dirci nulla attorno ai suoi processi organici interni, i quali sono il prodotto di un paradigma scientifico.
Tale epurazione concettuale serve alla fenomenologia per mondare i fenomeni dalle nozioni acquisite per via teorica e che non vanno a formare l'originarietà dell'oggetto percepito. Questo processo di ritorno alla visione autentica e originaria delle cose è l'essenza stessa della fenomenologia: la scienza più rispettosa dell'autentico significato della realtà è quella che permette alle cose di giungere alla coscienza nel modo più autentico e originario possibile, escludendo quindi tutti i dati attorno alle cose che sono stati acquisiti per via teoretica e scientifica.
Per fare un altro esempio, anche la spiegazione atomista della realtà materiale è per la fenomenologia un giudizio sulla realtà che occorre sospendere per mantenersi nella regione più sicura dei dati certi. La realtà che si da a noi, il fenomeno realtà che giunge alla nostra coscienza, non ci dice nulla attorno all'esistenza degli atomi. Occorre quindi sospendere il giudizio scientifico sulla realtà materiale e avvicinarsi al mondo con gli occhi di un bambino che lo guarda come se fosse per la prima volta. Solo in questo modo si giunge a mondare la coscienza da tutti quei sensi eccedenti il dato immediato che non possono dare la certezza di una realtà davvero autentica.
4. Residuo fenomenologico, intenzionalità della coscienza, coscienza trascendentale
A questo punto si possono notare analogie tra la fenomenologia di Husserl e il pensiero di Cartesio, relativamente all'idea di cogito. Una volta mondata la coscienza dalle precomprensioni teoriche e scientifiche, ciò che rimane di veramente certo e incontrovertibile della realtà è il fenomeno, ovvero l'innegabile manifestazione del mondo entro la coscienza dell'uomo.
Tale sedimento originario e non eliminabile delle manifestazioni delle cose entro la coscienza è chiamato da Husserl residuo fenomenologico, ovvero ciò che non si può negare e che resta a fondamento certo della scienza fenomenologica (analogamente all'innegabilità del cogito cartesiano). Ciò che rimane del mondo nella coscienza dopo che si è tolta ogni riflessione teorica e scientifica che ecceda la visione immediata delle cose è per Husserl l'Erlebnis pura, il puro fluire dei fenomeni per come si mostrano nella loro nudità.
Husserl afferma che la coscienza è intenzionale. Brentano (le cui lezioni erano seguite da Husserl) affermava l'intenzionalità degli atti psichici, ma il concetto di intenzionalità è già presente nella filosofia medievale e scolastica. Husserl scrive: Io non vedo delle sensazioni di colore, ma degli oggetti colorati, la coscienza si riferisce intenzionalmente agli oggetti che rappresenta, la coscienza è sempre coscienza di qualche cosa, è sempre un tendere a qualcosa come oggetto. Nell'atto del percepire si tende a un percepito, nell'atto del ricordare si tende sempre a un ricordato.
Ogni senso, ogni essere immaginabile, che si dica immanente o trascendente, cade entro la cerchia della soggettività [la coscienza] trascendentale. Il contenuto della coscienza come pura Erlebnis, come flusso immediato dei fenomeni, trascende le singole individualità, e un orizzonte al di sopra del tempo e al di sopra dello spazio (anzi, li contiene entro di sé). Le coscienze entrano in questo flusso trascendentale, il quale si mantiene identico a sé al di sopra dell'entrare e dell'uscire delle singole coscienze individuali da questo cerchia, da questo orizzonte che mai si esaurisce.
5. La riduzione eidetica
Oltre all'epoché fenomenologica, l'altro metodo indicato da Husserl per arrivare all'igiene psichica necessaria per percepire il fenomeno nella sua immediatezza e autenticità è la riduzione eidetica.
Eidetico significa relativo all'idea. In Husserl riduzione eidetica significa ridurre l'idea di un fenomeno alla sua essenza fenomenica prima e originale, priva di accessori. Riduzione eidetica significa quindi togliere dal fenomeno preso in considerazione tutti gli elementi accessori per ridurlo alla sua ultima essenza percettiva. Non è ovviamente lo stesso procedimento analizzato da Aristotele e relativo all'essenza delle cose (essenza come sostanza ontologica), la riduzione eidetica all'essenziale di Husserl fa riferimento invece all'essenza della percezione del fenomeno.
Per arrivare all'oggetto eidetico Husserl propone il metodo della variazione: presi tutti gli aspetti relativi alla percezione di un certo fenomeno, questi aspetti si sottopongono a variazione. Ciò che variando cambierà il significato del fenomeno verrà scartato, ciò che non muta il significato del fenomeno costituirà invece l'essenza percettiva del fenomeno stesso.
Ciò che rimane di una riduzione eidetica è quindi il suo residuo fenomenologico: la fenomenologia si configura così come una scienza delle essenze, ma essenze nel significato di contenuti universali della percezione.
6. Il mondo-della-vita
Il flusso innegabile delle percezioni che giungono alla coscienza è chiamato da Husserl mondo-della-vita (Lebenswelt). Il mondo-della-vita è quell'esperienza innegabile che contiene ogni altra considerazione e ogni altra esperienza resistendo a qualsiasi tentativo di epoché. Con il termine Husserl intende indicare il luogo che costituisce il terreno a-priori entro il quale cade ogni altro modo di conoscere le cose.
E' indagando le modalità proprie del mondo-della-vita che si può accedere alla conoscenza certa e innegabile della realtà. Ogni altro metodo di indagine, che sia scientifico, teologico o razional-metafisico, rientra pur sempre entro le specifiche di questo mondo innegabile. E' indagando quindi il modo in cui questo orizzonte si manifesta che l'uomo può dire di avere certa conoscenza attorno alle cose.
Le scienze positive restano a un livello di conoscenza inferiore rispetto al mondo-della-vita. In esse è già presente quell'eccedenza di senso rispetto al fenomeno che è racchiuso nel loro paradigma metodologico. Le scienze positive intendono far riferimento a un'oggettività, questa oggettività è un dato che si forma entro l'orizzonte del mondo-della-vita. Ma il presupporre un'oggettività rispetto all'evidenza originaria del flusso immediato dei fenomeni è in qualche modo una forzatura concettuale e teorica. La scienza non può che porre concettualmente una categoria, la categoria del dato oggettivo, ma il mondo immediato dei fenomeni è un dato pre-categoriale, che trascende ogni altro senso che si vuole imporre alla realtà.
7. La crisi delle scienze occidentali
La caratteristica delle scienze positive è quella dell'astrazione rispetto al soggetto: esse trattano la realtà in modo obiettivo e astratto, eliminando qualsiasi aspetto soggettivo. Anche le scienze umanistiche (psicologia, storia, sociologia), relative quindi alla soggettività umana, tentano di strutturarsi sui metodi delle scienze oggettive semplificando i comportamenti umani, in senso scientifico. Ma il limite delle scienze oggettive, secondo Husserl, è quello di mostrare la realtà senza attribuirgli un significato, di concentrarsi sul come e non sul perché.
L'esempio è quello della storia strutturatasi a disciplina: seguendo il metodo positivista la storia viene svuotata di significato e assume l'aspetto di un eterno susseguirsi di popoli che scalzano altri popoli, di guerre e di lotte cicliche: [...] le norme che volta per volta hanno fornito una direzione agli uomini, si formano e poi si dissolvono come onde fuggenti, che così è sempre stato e sempre sarà, che la ragione è destinata a trasformarsi sempre e di nuovo in non-senso, gli atti provvidi in flagelli...
Il dato fenomenologico originario è cosa che resta al di sopra dei tentativi di oggettivazione, i quali sono un contenuto dell'orizzonte fenomenologico. La crisi delle scienze occidentali, la perdita di significato che impedisce la conoscenza vera dei fenomeni, nasce da questa mancanza di senso dell'atteggiamento positivista: lo scienziato che crede di oggettivizzare la realtà è pur sempre parte di una realtà soggettiva (il mondo-della-vita), il distacco tra la scienza e la realtà immediata della vita fenomenica provoca la mancanza di senso.
La crisi della scienza, in quanto incapace di dare significato alla vita, viene vissuta come un fallimento dell'atteggiamento scientifico, giustificando così la caduta nell'irrazionale. In realtà l'atteggiamento scientifico è perfettamente legittimo e valido entro i limiti della categoria oggetto, l'errore è estendere lo stesso paradigma a tutti i campi del sapere in modo sistematico credendo che questo possa trascendere ciò che non si può trascendere, ovvero l'Erlebnis che si manifesta nel mondo-della-vita.
Secondo Husserl, il maggior pericolo dell'Europa è la stanchezza: l'occidente vede ormai che l'atteggiamento scientifico, ovvero il suo prodotto di punta, non è più in grado di dare un senso alla vita (poiché non è più in grado di rapportarsi alla fonte autentica della conoscenza che è il fenomeno puro).
Solo un grande sforzo di volontà che superi il naturalismo, ovvero la tendenza ad oggettivare tutte le cose, può far superare la crisi. ...dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell'umanità: perché soltanto lo spirito è immortale (La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale)