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Hegel nasce a Stoccarda da famiglia agiata. I primi studi a Tubinga lo vedono interessato alla teologia, conosce Holderlin e Schelling con i quali condivide la passione per le vicende della Rivoluzione francese, in un ambiente prettamente romantico. Successivamente, constatato il fallimento della rivoluzione ormai sfociata nel Terrore, cambia atteggiamento politico orientandosi verso un più deciso conservatorismo.
Nel 1801 ottiene a Jena l'abilitazione all'insegnamento universitario, l'anno successivo diviene direttore di un Ginnasio di Norimberga, nel 1813, come provveditore agli studi, si impegna in una vasta opera di riforma scolastica. Nel 1818 viene nominato professore universitario a Berlino occupando la cattedra di Filosofia, qui otterrà un successo e un consenso sempre più crescente fino alla morte.
Opere principali. Scritti giovanili di teologia del 1907: Religione popolare e Cristianesimo, La vita di Gesù, La positività della religione cristiana, Lo spirito del Cristianesimo. Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801); Fenomenologia dello Spirito (1807); Scienza della logica (1812-1816); Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1821); Lezioni sulla storia della Filosofia (1832); Filosofia della religione (1832)
Preambolo
Hegel porta alla sua massima espressione l'idealismo tedesco: ciò che vi è di veramente infinito e compiuto nel mondo è lo Spirito Assoluto, il pensiero liberato dalle gabbie kantiane della cosa in sé. Dunque, se "il vero è l'intero", se il vero è l'Assoluto, ogni determinazione parziale (cose, uomini, opinioni) non costituiscono realtà alla pari della realtà autentica dell'Assoluto: le determinazioni esistono, ma contegono meno realtà che la realtà del Tutto.
[...] l'esistenza è, in parte, apparazione, e solo in parte realtà. L'Assoluto, l'intero, è la sola cosa ad essere autenticamente reale, ogni altro aspetto è parte della realtà stessa, e, pur avendo in sé l'aspetto di realtà, lo è meno che l'Assoluto, di cui fa parte come il singolo organo di un più vasto organismo.
Lo Spirito Assoluto non è solo spirito inteso come prodotto della res cogitans, tutto è infatti contenuto nel pensiero, per cui si viene a creare una identificazione tra oggetto e soggetto (la possibilità che esista un mondo indipendentemente dal pensiero dell'uomo è ammessa, ma tale distinzione non ha più ragione d'essere, vista l'affermazione idealistica per cui ogni realtà conoscibile è già contenuta nel pensiero stesso).
1.Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale
La realtà, qui intesa come Tutto e non come l'insieme dei singoli aspetti della percezione, è profondamente intrisa di razionalità. Ogni fatto che si manifesta del mondo risponde a una legge razionale, l'Assoluto si manifesta razionalmente in tutti gli aspetti della realtà, inconsapevolmente nella natura, più consapevolmente negli uomini. Questo è ciò che risponde all'affermazione "ciò che è razionale è reale". Ma Hegel afferma anche che ciò che è reale e razionale, per cui si afferma che ogni cosa non ha un senso arbitrario, ma risponde necessariamente alla struttura profondamente logica del mondo.
Tutto ha quindi una sua logica, ogni cosa buona e ogni cosa cattiva, il giusto e l'ingiusto, ciò che sembra assurdo e, ovviamente, ciò che non lo è. La razionalità permea ogni cosa necessariamente, ogni cosa, anche quando sembra secondaria, ha in realtà la sua ragione nel "gioco" del Tutto (dell'Assoluto). Ogni cosa è quindi giustificata e trova giustificazione, vi è sempre una giustificazione per ogni evento, nulla è casuale.
Hegel nota poi che le analisi dell'uomo attorno al mondo possono fare solo da testimoni alla realtà, per cui la realtà si crea da sé, e quando l'uomo arriva a riconoscerla, non può che descriverla senza modificarla, in quanto la realtà si è già formata. La realtà quindi si edifica da sé, rispondendo alle proprie leggi razionali, l'uomo ne è solo testimone.
2. Il vero è l'intero
L'intera realtà è un grande organismo, il mondo è un'immensa gamma di manifestazioni dell'Assoluto, ogni aspetto del reale (quello empirico legato ai fenomeni, quello spirituale legato al pensiero e all'anima) sono parte di un intero le cui singole parti possono essere comprese e definite solo se sono messe in rapporto con il tutto. Similmente a un organismo, quindi, ogni parte trova il suo significato solo in relazione con gli altri organi, per cui sappiamo, ad esempio, che il fegato serve a filtrare le sostanze nutritive proprio perché esiste uno stomaco che le assimila, e a sua volta una bocca che le ingerisce.
Gli aspetti particolari, per Hegel, non costituiscono verità: il vero è l'intero, egli afferma, per cui ogni aspetto parziale della realtà è solamente la manifestazione del tutto, e solo il tutto, l'intero, l'Assoluto, è l'autentica verità; della realtà comunemente percepita dagli uomini Hegel afferma che è disciplina (determinazione, modo di manifestarsi) dell'essere Assoluto, e non essenza in sé.
Dunque per Hegel l'Assoluto, l'intierezza del Tutto, è l'essere puro, mentre le singole parti finite e determinate, sono suoi modi di manifestarsi. In Hegel vi è molto forte lo spirito di sistema, ovvero il suo pensiero afferma che ogni cosa apparentemente irrazionale lo è finché non si comprende quale funzione ha all'interno del tutto, ogni cosa riceve il proprio significato solo in relazione alle altre.
3. I tre momenti della dialettica hegeliana
La dialettica hegeliana spiega in che modo l'Assoluto si oggettivizza, si manifesta nel reale, in che modo le cose mutano da uno stato all'altro, trovano un loro sviluppo. Le determinazioni finite del mondo appaiono pur sempre in divenire, mutano e avanzano,e occorre spiegare a quale legge esse obbediscono. I momenti della dialettica (dottrina dello sviluppo) hegeliana sono tre:
1. La tesi. La tesi è lo stato di partenza della dialettica, la semplice cosa in sé, per ciò che è. In questo stato le cose sono quelle che sono, si trovano in sé, il loro significato è quello palese ed evidente (tale stato è associato da Hegel all'astratto, l'intellettuale, ovvero la percezione di un problema in sé)
2. L'antitesi. L'antitesi è la necessaria negazione della cosa di partenza, per cui un'altra determinazione si oppone alla prima come parte diversa e contrapposta. La seconda fase è quella che costituisce la transizione: perché qualcosa muti è necessaria una negazione della cosa stessa, un cambiamento di essenza, un proiettarsi fuori di sé (questo stato è ricondotto da Hegel al dialettico, al negativo-razionale, ovvero la contro-tesi che nega la tesi)
3. La sintesi. La sintesi è l'ultima parte del processo dialettico a tre stadi, è il momento in cui la tesi e l'antitesi si fondono in una nuova entità, la quale racchiude aspetti della prima e della seconda. La sintesi è il momento in cui l'oggetto del mutamento supera la negazione e riacquista un nuovo significato in cui si trovano sintetizzati sia elementi della cosa originaria sia elementi della cosa negata (questa fase e ricondotta da Hegel allo speculativo, positivo-razionale, ovvero alla visione d'insieme che scaturisce dalla fusioni delle tesi contrapposte per arricchimento)
Un esempio di dialettica hegeliana applicata alla storia della filosofia può essere l'opposizione divenire (tesi)-essere (antitesi), la quale trova la sua sintesi nel pluralismo di Empedocle, Democrito e Anassagora.
Da notare che per Hegel la sintesi diventa la tesi iniziale di un nuovo processo dialettico che porta alla formulazione di una nuova sintesi. Tale processo appare quindi continuo e perpetuo, ogni processo è legato all'altro e porta in sé le parti (per arricchimento dei contenuti) degli altri processi dialettici. Tale dialettica è quindi la legge che permette alle singole parti dello spirito Assoluto di avvicinarsi sempre più alla completezza del Tutto, in un continuo processo di perfezionamento che tende sempre all'Assoluto e al miglioramento. La dialettica hegeliana porta ad un progressivo perfezionamento delle situazioni di partenza, per cui l'intero sviluppo dello Spirito Assoluto comporta un costante miglioramento della consapevolezza di sé, e mai un regresso. Ogni cosa, quindi, si appoggia sull'arricchimento di quelle precedenti.
Infinte, cosa importante, Hegel afferma che l'Assoluto non è immobile (come lo era per Parmenide), ma si esprime naturalmente nel mutamento e nel divenire: mentre i filosofi precedenti avevano affermato l'opposizione tra essere e nulla, Hegel afferma che essere e nulla non hanno alcun significato, perché la sola cosa che esiste è il mutamento, ossia il divenire stesso. Hegel quindi associa l'essere alla tesi, il nulla all'antitesi e il significato ultimo della loro contrapposizione alla sintesi, in cui essere e nulla sono uniti a formare l'unica verità: l'Assoluto (dentro il quale è accolto il divenire).
E' una grande idea l'esser passato dall'essere al divenire, anche se si tratta soltanto di una prima unità, ancora astratta, di determinazioni opposte [...] Ecco perché questa filosofia non è tramontata; il suo principio è essenziale, e lo si trova all'inizio della mia Logica, imeddiatamente dopo l'essere e il nulla. E' stata una grande conquista quella d'aver riconosciuto che l'essere e il non essere sono astrazioni senza verità, e che il principio verò è soltanto il divenire [...] (F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia). (Analogie con Eraclito)
Per dirla come Hegel, ogni cosa si afferma, si nega, si supera, la dialettica rappresenta la "vita dell'Assoluto".
4. Lo Stato è oggettivazione dell'Assoluto
Affermando che la parte ha in sé meno verità dell'intero, Hegel non può che nutrire profonda ammirazione per le istituzioni civili, in particolar modo per lo Stato, visto come interprete dell'Assoluto molto più di quanto possa esserne inteprete il singolo individuo.
Lo Stato è la sintesi di due momenti, secondo il meccanismo della dialettica hegeliana: esso ha in sé gli elementi della famiglia e della società civile, opportunamente sintetizzati. La famiglia è il nucleo minimo della società (la tesi), in essa lo Spirito Assoluto si manifesta nel sentimento d'amore che la unisce. La famiglia ha nella società civile la sua antitesi, ovvero ha la sua negazione nella dispersione delle molte famiglie prese singolarmente, lo Stato, ovvero la sintesi di questi due aspetti, è in grado allora di fornire quell'eticità, quei principi morali, quelle leggi necessarie ad unire i nuclei familiari in un organismo più grande e complesso, più compiuto.
Ecco come lo Spirito Assoluto trova una maggiore compiutezza nello Stato, per Hegel oggetto quasi divino, in quanto "sostanza etica consapevole di sé", "ingresso di Dio nel mondo". Hegel ci vuole dire che nello Spirito che ispirano le leggi e le istituizioni di uno Stato vi è maggiore comprensione del Tutto, maggiore consapevolezza dell'intero, maggiore compiutezza delle parti rispetto allo Spirito che ispira le azioni dei singoli individui.
In questo modo lo Stato si presenta come una vera e propria oggettivazione dello Spirito Assoluto, oggettivazione che si rispecchia nelle leggi e nei principi ai quali i cittadini devono consapevolmente assoggettarsi, in quanto espressioni di una "quantità" di Spirito Assoluto maggiore e più compiuta. Lo Stato, infine, in conseguenza di quanto detto, possiede una maggiore "quantità e qualità" di razionale rispetto all'individuo, in quanto ne costituisce una suprema sintesi (il vero è l'intero).
5. La filosofia della storia
e privo di ordine, come lo sono i fatti presi ciascuno isolato dall'altro, ma nella storia viene a manifestarsi e rendersi evidente un cammino della ragione, un piano degli eventi, per cui ogni fatto acquista significato in relazione a ciò che è stato e ciò che sarà.
Si viene quindi a configurare una vera e propria filosofia della storia, uno studio razionale dell'evoluzione dello Spirito Assoluto così come si manifesta nelle azioni degli uomini. Hegel afferma che tale cammino dello Spirito è in realtà il cammino di Dio stesso, e la storia si viene a configurare allora come un racconto delle manifestazioni di Dio, come appiano in evoluzione, in divenire (Hegel afferma che ciò che la religione chiama ancora primitivamente provvidenza, è in realtà lo Spirito Assoluto che coincide con Dio).
La tesi che ogni fatto storico, sia esso positivo o negativo, ha pur sempre una ragione entro il disegno complessivo dello Spirito viene definita giustificazionismo storico. Il sistema storico hegeliano avrà una considerevole influenza su tutto il pensiero seguente, influenzò senz'altro Marx e Feuerbach, dette origine a due movimenti distinti quali la destra e la sinistra hegeliana, e continua ad estendere la sua influenza ancora oggi su tutta la storiografia: la sua logica di sistema è infatti centrale nella comprensione complessiva degli eventi, pur con i distinguo imposti dalla contemporaneità.
Seguendo la visione hegeliana, la storia è in evoluzione costante, l'uomo, nell'avvicendarsi delle vicende storiche, si evolve verso una sempre maggiore consapevolezza di essere egli stesso lo strumento dell'Assoluto, ovvero del manifestarsi divino nella realtà. L'Assoluto, lo Spirito, Dio, sono, in sostanza, la realizzazione di una razionalità immanente che trova il suo manifestarsi ultimo nell'uomo e nella sua presa di coscienza di essere un strumento dello Spirito stesso.
6. Il pensiero politico hegeliano
Con queste premesse Hegel non poteva non dare una sua intepretazione complessiva delle vicende politiche del tempo e qui si delineal 'Hegel più conservatore e in certo qual modo "reazionario" sparagonato ai concetti politici del mondo contemporaneo.
Il fatto che tutto sia obbligato in una logica giustificazionista, che ogni fatto abbia in sé un valore, anche il più negativo, porta Hegel a giustificare se necessario l'uso non solo della forza, ma anche della tirannia. La dittatura non è che uno stadio dello Spirito Assoluto, un modo di manifestarsi che lo Spirito sceglie per raggiungere i suoi fini. I singoli uomini non possono quindi opporvisi, poiché è lo Spirito che decide (si potrebbe opporre, oggi come oggi, che anche i grandi movimenti che incarnano lo spirito di libertà individuale siano essi stessi manifestazioni dello Spirito Assoluto).
Altro aspetto della visione politica hegeliana è l'assoluto assoggettamento degli uomini alle leggi e alla volontà dello Stato, come già visto una sorta di divinità, nel suo incarnare con più forza la compiutezza dello Spirito. Altri due aspetti importanti che caratterizzano la visione politica di Hegel sono l'esistenza degli"eroi cosmici" e la scelta della civiltà tedesca come culmine della dialettica dello Spirito:
L'esistenza dieroi cosmici, di singoli uomini che incarnano nel loro spirito e nelle loro azioni l'essenza dello Spirito del proprio tempo, è una conseguenza naturale del sistema hegeliano: Hegel afferma che in uomini come Alessandro Magno, come Cesare e come Napoleone, si sia incarnato a livelli più alti che negli altri individui lo Spirito della Storia. Tali condottieri sono al di sopra di ogni morale, e possono commettere in nome dello Spirito che li incarna i più feroci eccidi. Tuttavia tali condottieri hanno quasi sempre una fine tragica, a dimostrazione del fatto che lo Spirito si serve di loro per raggiungere i propri scopi, e quando lo ritiene più opportuno, li abbandona per incarnarsi in un altro condottiero o in un altra istituzione
Infine, Hegel analizza le qualità dei popoli della storia alla luce della sua dialettica: come prima fase, la tesi, Hegel considera la civiltà orientale, come antitesi di questa la cultura mediterranea, dalla Grecia all'Impero Romano, fino al Rinascimento, infine, come sintesi suprema di questa grande dialettica storica, le popolazioni del nord Europa, in special modo quelle germaniche (e lo Stato prussiano in particolar modo). Nella civiltà tedesca, secondo Hegel, vi è sintetizzata la grandezza originaria delle prime civiltà orientali e tutta l'evoluzione dello spirito razionale contenuta nella storia della civiltà meridionale europea
7. L'arte, la religione, la filosofia: il periodo della coscienza infelice
Ulteriore applicazione della dialettica hegeliana è riferita al significato dell'arte, della religione della filosofia, nella loro evoluzione storico-culturale. Hegel afferma che tra le tre discipline non vi è diversità di contenuti (tutte riflettono sull'Assoluto), le diversità sono essenzialmente formali, ovvero nei diversi modi in cui queste tre discipline riflettono sull'Assoluto e lo interpretano.
L'arte è per Hegel la prima fase del processo dialettico, la tesi di partenza. L'arte primitiva è la fase in cui l'Assoluto, non potendo essere espresso altrimenti, trova espressione nelle immagini simboliche. Successivamente lo Spirito Assoluto si manifesta nella religione, ovvero l'uomo ragiunge la consapevolezza dell'esistenza dell'Assoluto, ma lo pone ancora fuori di sé (Dio infatti è un "ente" diverso dall'uomo, altro). Con la filosofia (in particolar modo quella hegeliana), l'uomo raggiunge finalmente la piena coscienza che egli è parte stessa di Dio e dell'Assoluto, ovvero pone l'Assoluto entro se stesso.
Importante è la distinzione tra "periodo religioso" e periodo "filosofico dell'uomo". Come detto, durante il periodo religioso, l'uomo poneva l'Assoluto fuori da sé: Dio, l'Assoluto, era infatti posto aldilà dell'uomo stesso, esisteva come entità a sé. Con l'avvento della fase filosofica l'uomo raggiunge la consapevolezza che l'Assoluto non è "altro da sé", ma egli stesso è parte integrante di esso. Il periodo religioso sarà quindi chiamato da Hegel l'epoca della "coscienza infelice" dell'umanità, quando ancora l'uomo cercava l'Assoluto, e operava una scissione dolorosa tra quella di Dio e la sua propria: in realtà la coscienza dell'uomo stesso è parte integrante di Dio, ovvero dell'Assoluto.
Hegel cambia spesso residenza e la sua filosofia prende il nome dal luogo in cui si trovava quando l'ha elaborata. Al periodo di Berna e di Francoforte (1793-1799) , risalgono gli "Scritti teologici giovanili", in questo corpus di opere, Hegel tratta problemi di carattere religioso ed etico. La riflessione esposta in tali scritti, ci mostra un filosofo acerbo, nonostante ciò, è possibile rintracciare una linea guida, che Hegel manterrà per tutta la sua vita. E' interessante notare come le analisi hegeliane giovanili siano indirizzate alla religione e non alla teologia, la realtà umana (spirito), del singolo essere irripetibile e del macrocosmo sociale, nell'evoluzione dialettica verso la libertà.
Kant, con lo scritto del 1793 La religione entro i soli limiti della ragione, influì notevolmente sul giovane Hegel; i risultati teorici a cui il pensatore prussiano era pervenuto fecero da propedeutico per il successivo sviluppo filosofico hegeliano. In quest'opera innovatrice, Kant stesso aveva mostrato come: un'etica autonoma, libera e razionale non dipenda da fattori esterni all'uomo, bensì sia costruita sulla legge morale un "fatto della ragion pratica".
La morale, essendo fondata sul concetto di uomo come essere libero, il quale, appunto perché tale, sottopone se stesso, mediante la propria ragione, a leggi incondizionate, non ha bisogno né di un altro essere superiore all'uomo per conoscere il proprio dovere, né di un altro movente oltre la stessa legge per adempierlo. Tuttavia è colpa dell'uomo se lui si trova in questo stato di bisogno
Nella Dialettica della seconda Kritik, compiva un passaggio teorico di grande importanza, la religione è una conseguenza del discorso etico, l'unica teologia valida era quella morale. Il secondo punto decisivo dell'opera del 1793, era l'analisi sul cristianesimo: da un lato il messaggio di Cristo è nella sua sostanzialità uguale alla legge morale presente nell'uomo; dall'altro la Chiesa diviene una dogmatizzazione delle forme di culto.
Hegel, per qualche anno seguirà la scia teorica kantiana nell'ambito etico-morale, nello stesso tempo anteporrà all'ebraismo visto come un forma di teocrazia, la libertà della religione greca non scissa dalla società. Gli scritti che analizzeremo, sono: Religione popolare e cristianesimo, Vita di Gesù, La positività della religione cristiana, Lo spirito del cristianesimo e il suo destino.
l primo scritto è Religione popolare e cristianesimo (1792-1794), dove popolare non sta per divulgativa, bensì vuol dire "religione del popolo" , allude ad una religione che tenda ad identificarsi con l'identità nazionale di un popolo. In quest'opera, Hegel affronta il problema del rapporto tra le due forme di religione richiamate dal titolo (la religione pubblica, festiva, greco-romana, e quella interiorizzante, privata cristiana) e la religione razionale pura, cioè quella indicata da Kant come derivante della legge morale presente in ognuno di noi e realizzatesi nel rispetto dei comandi derivanti da tale legge. Egli attua una sorta di gerarchia: al vertice la religione kantiana, in quanto la più pura e la più immune dagli attacchi del dogmatismo, al secondo posto la religione greca dove non avviene una scissione con la società, per ultimo il cristianesimo (religione interiorizzata e oggettiva).
L'ideale kantiano è il più difficile da realizzare, Hegel compie un confronto dialettico tra la figura di Socrate e Cristo, e il diverso modo di porsi dinnanzi alla morte delle due religioni. Socrate, libero tra gli uomini liberi, si rivolge in maniera razionale a tutti, non limitando il numero dei discepoli proprio perché non ne ha, chiunque usi la ragione con spirito critico può dirsi suo seguace. Nello stesso tempo, il messaggio socratico s'incarna nel sociale, non è alienante in quanto il nucleo della sua riflessione indica il porsi cosciente dell'individuo nel suo pratico e sociale operare. Dall'altro Gesù, si rivolge a uomini legati ad una fede molto rigida (gli ebrei) e fa riferimento alla fede in un Dio comune; il suo viatico etico e religioso è simbolo di un modello di virtù altissimo; nonostante ciò il suo messaggio distacca i singoli dal sociale, avviene una frattura tipica del cristianesimo tra la sfera religiosa e quella della società. Hegel preferisce il modello socratico e quindi greco, che pone l'individuo nella concretezza, facendo si che avvenga un piena identificazione tra popolo e religione.
Capiamo la scelta hegeliana alla luce dei suoi studi giovanili di stampo protestante, Lutero stesso aveva mostrato come il sacerdote non sia staccato dalla società e nel medesimo tempo come ognuno abbia una funzione "sacra", come se vi fosse identità tra professione di lavoro e professione di fede. Accanto a queste influenze di matrice luterana, siamo di fronte al rifiuto hegeliano dell'astratto (dal latino, abstrahere, tirar via) a favore del concreto (dal latino, concresco, crescere insieme), essendo astratte le cose concepite separatamente le une dalle altre e concrete quelle concepite le une in relazione alle altre, Hegel preferirà la prospettiva greca dove l'uomo è al tempo stesso cittadino e religioso.
Per quanto concerne il tema della morte, il filosofo tedesco mostra la superiorità dell'atteggiamento greco rispetto a quello cristiano, nella religione greca, la morte è simbolo del godimento della vita: un genio bello, fratello del sonno, eternato da monumenti funebri. Nell'ambito cristiano la morte diviene l'emblema della sofferenza dell'uomo, gli oratori la "dipingono con i colori più orribili". Il testo si conclude con la sottolineatura del fatto che l'umanità è di nuovo in grado di riprendersi il "bello della natura umana".
Il secondo scritto da analizzare è La vita di Gesù, nella quale rifacendosi ai Vangeli, espone la biografia e l'insegnamento pubblico di Gesù, considerandolo come l'equivalente della legge morale kantiana. È interessante notare che lo scritto hegeliano si soffermi sul lato umano ed etico del Cristo, non facendo riferimento né ai miracoli né alla resurrezione, è considerato come un essere umano non come un Dio che si è incarnato.
L'atteggiamento hegeliano nei confronti della figura di Gesù Cristo cambia in maniera notevole nello scritto successivo dal titolo La positività della religione cristiana, dove Hegel asserisce la corrispondenza tra la legge morale kantiana e l'eticità cristiana, criticando aspramente la modalità del sistema pedagogico di Cristo, in quanto in esso è insita la "positivizzazione " intesa come dogmatizzazione, l'istituzionalizzarsi storico di tale religione. Cristo in quest'opera commette, "l' errore " di far derivare da Dio la legge morale, si tratta ergo di un modalità d'insegnamento non valida da un punto di vista etico. La ragione diviene "passiva" e non "legislativa", sempre in questo scritto, vengono riprese tematiche precedenti, importante sarà il confronto tra Socrate e Gesù. Hegel criticherà con spirito illumista la Chiesa, come simbolo di dogmatismo del culto e di negazione della libertà di pensiero. Il cristianesimo nasce e si afferma dove manca la libertà del cittadino, e nella Chiesa continua a mancare quella libertà, spetta a nostri tempi, scrive Hegel rivendicare l'uso della ragione, operare per rivendicare in proprietà degli uomini, almeno in teoria, i tesori che sono stati dissipati in cielo.
Lo scritto che segna il risultato teorico più rilevante di questo periodo è Lo spirito del cristianesimo e il suo destino degli anni 1798-1799, trascorsi da Hegel a Francoforte. Anche in questo testo dominano motivi di partenza il cristianesimo, l'ebraismo e il kantismo. Hegel, elaborando una visione nuova mostra come la legge morale di Gesù sia superiore a quella kantiana, in quanto la prima è basata sull'amore, la seconda sul dovere. La legge morale kantiana diviene l'altro lato della medaglia rispetto alla legalità ebraica, l'etica del dovere è una sorta di Dio ebraico interiorizzato nei singoli esseri umani.
Cristo si contrappone all'ebraismo e al kantismo predicando non più il rispetto della legge, ma l'amore. Si tratta di evoluzione dell'eticità che viene trasportata in maniera dialettica su un piano superiore, l'amore sarà superiore al dovere, non uccido non perché la legge me lo vieta bensì perché amando non ucciderò: nell'amore viene meno ogni pensiero di dovere. Dopo aver indicato le differenza tra ebraismo, kantismo e cristianesimo, Hegel applica in un caso concreto il messaggio di Cristo: quello di chi commette un atto di violenza e di lo subisce. Il caso viene inquadrato nei concetti generali di vita-destino, violenza-lacerazione, delitto-castigo, colpa-riconciliazione, legge amore.
Il concetto di vita esprime l'armonico rapporto garantito dall'amore tra le persone, quello di destino l'evolversi dialettico dell'insorgere della crisi nella convivenza e il superamento di questi momenti di crisi.
L'armonia della vita viene lacerata quando un individuo compie un atto di violenza su un'altra persona. La vita stessa cerca di "ricucirsi", ristabilire l'armonia precedente, in che modo? Qui, Hegel scrive pagine figlie di una finissima intuizione e sensibilità, il modello delitto-castigo permette una riconciliazione sul piano formale, non sostanziale. Il trasgressore può risentirsi per la condanna ricevuta, può nutrire rancore verso il giudice che l'ha condannato e verso la società. Il destino della riconciliazione sostanziale, avviene mediante l'amore, il quale non si fa misurare il suo diritto dal giudice, ma si riconcilia senza alcun riguardo al diritto.
La riconciliazione vita-amore coinvolge sia chi ha commesso la colpa sia chi ha subito il torto. Il primo al di là della formalità del castigo, deve prendere coscienza di ciò che ha distrutto, provare nostalgia verso la vita-armonia, e tentare così la riconciliazione. Nello stesso tempo, anche la vittima è "colpevole", la sua è la colpa più sublime, la colpa dell'innocenza. È proprio da lei che dipende la riconciliazione, rimane in colpa, quando: risponde alla violenza con altra violenza, ricorre alla giustizia, o si rassegna passivamente lamentandosi. La vittima per operare con spirito di amore deve seguire il messaggio di Gesù, che tradotto in termini filosofici sta a significare che non deve riconoscere la violenza come offesa, l'atto che ha subito, deve comportarsi da anima bella che vive nella sua libertà spirituale.
Il destino di questo porsi etico, è l'auto alienazione dal mondo, infatti Cristo dice che il nostro mondo è quello dell'aldilà. Questo è il destino del cristianesimo, seguito alla lettera, Hegel stesso dopo aver abbandonato il kantismo come prospettiva etico-religiosa, riterrà la morale di Cristo insoddisfacente da un punto di vista sia pratico che teoretico.
Dopo aver trascorso gli anni di Berna e Francoforte riflettendo su tematiche religiose, si recherà a Jena, il suo soggiorno si concluderà nel 1807 con la pubblicazione della Fenomenologia dello spirito.