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Giovanni
Gentile
(1875-1944)
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Nato a
Castelvetrano (Trapani), studia alla Normale di Pisa, insegna
quindi in alcuni Licei, poi diviene docente alle Università di
Palermo,
Pisa e Roma. Durante il periodo fascista fu ministro dell'Istruzione,
fu lui ad avviare una profonda riforma del sistema scolastico. La sua
adesione al fascismo è indiscutibile, seguì le sorti del
Regime anche a
Salò. Nel 1944 venne ucciso da un gruppo di partigiani nei
pressi di
Firenze (tuttavia sembra ancora aperta la disputa storica
sull'accaduto)
Opere principali: L'atto del pensare come
atto puro (1912), Sommario di Pedagogia (1923), La riforma della
dialettica hegeliana (1913), Teoria generale dello spirito come atto
puro (1916), I fondamenti della filosofia del diritto (1916), Sistema
di logica come teoria del conoscere (1917-1922), La filosofia dell'arte
(1931), Introduzione alla filosofia (1933), Genesi e struttura della
società (1943)
Per il neoidealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile la
realtà esiste nel momento e nella misura in cui essa è
presente alla coscienza, nella misura in cui la realtà è attualmente pensata (nel senso
aristotelico di atto
contrapposto a potenza). La
realtà è contemporanea all'atto del pensiero. Il pensiero
è la realtà in atto.
Cosa significa questo? L'idealismo classico afferma che la
realtà al di fuori della coscienza può rientrare
totalmente entro la coscienza stessa, ovvero afferma che la coscienza
(il pensiero) può contenere in sé tutta la realtà
(un concetto che si oppone alla contrapposizione kantiana tra fenomeno
e cosa in sé, dove la realtà autentica è sempre
preclusa al pensiero in quanto noumeno, oggetto pensato ma non
conoscibile).
L'idealismo italiano invece risolve alla radice la divisione tra
pensiero e realtà affermando che non esiste realtà al di
fuori del pensiero, l'idealismo italiano afferma allora che il
contenuto in atto del pensiero è la realtà stessa. Per
contenuto in atto si intende il pensato così come si mostra
concretamente nell'atto di pensare le cose (tutto ciò che si
pensa, la realtà stessa pensata, è un atto nel momento in
cui è chiaramente pensata). Questo atteggiamento, anche
più radicale dell'idealismo classico, è conosciuto con il
termine di attualismo.
La conseguenza più immediata dell'attualismo è la
coincidenza tra pensiero è realtà, tra il pensato e il
divenire del mondo che si mostra nella realtà. Ogni cosa che si
ponesse al di là del pensiero implicherebbe l'esistenza di
qualcosa di immutabile che aprirebbe il problema - da sempre trattato
dalla metafisica - di come l'immutabile è in grado di produrre
il divenire. Nell'attualismo questo problema non è nemmeno
posto: il pensiero è lo stesso divenire, e visto che il pensiero
è realtà in atto, la realtà stessa è
divenire (e temporalità).
L'attualismo di Giovanni
Gentile
La contraddizione del pensiero trascendentale. Il pensiero di
Gentile afferma che La realtà
non è pensabile se non in relazione coll'attività
pensante per cui è pensabile; e in relazione con la quale non
è soltanto oggetto possibile, ma oggetto reale, attuale di
conoscenza.
Se da un lato anche Berkeley aveva pensato la realtà come
produzione del pensiero (negando la materia), per l'attualismo
gentiliano la realtà non è solo oggetto possibile del
pensiero, ma oggetto attuale. Se per Berkeley era ancora possibile
affermare una distinzione tra il pensiero attuale del mondo tipico
dell'uomo (empirico-finito) e un pensiero assoluto del mondo
attribuibile a Dio (assoluto-trascendentale), per l'attualismo esiste a
pieno diritto solo il pensiero attuale.
Nell'idealismo classico abbiamo quindi un pensiero trascendentale che
si pone come totalità del pensato, trasceso (indipendente) dal
pensiero empirico, che è il pensiero parziale dell'uomo. In
questa nuova forma di idealismo gentiliano si nota allora come il
pensiero del pensiero trascendente è pur sempre pensiero che non trascende il pensiero
umano, l'idea del pensiero trascendentale è parte quindi del
pensiero finito ed empirico dell'uomo. Gentile nota come l'atto di
pensiero è intrascendibile. Il pensiero umano è sempre in
atto, non può fare esperienza del trascendente, ma è lo
stesso concetto di trascendente che si pone in contraddizione con un
pensiero che mai trascende. Il tentativo di definire allora un pensiero
trascendentale, indipendente e superiore come vastità al
pensiero umano è destinato a fallire perché la sua attività pensante non
è quella che definiamo, ma lo stesso pensiero che definisce.
La realtà è divenire. Per superare questa contraddizione
l'attualismo di Gentile pensa allora il pensiero in atto come il solo
pensiero esistente. L'io trascendentale è pur sempre pensiero in
atto. Da questo ne deriva che la realtà mutevole, con tutte le
sue vicende e i suoi contenuti in divenire e soggetti al tempo,
è l'unica realtà possibile.
Detto questo si evince che è lo stesso pensiero a creare la
realtà, il pensierò è incremento della
realtà. La realtà cresce dal pensiero, il pensiero pensa
la realtà e la produce. Se non esiste un pensiero
trascendentale (un pensiero che si pone al di sopra delle vicende della
realtà umana, sempre situata in
atto), allora l'unico cratore della realtà è lo
stesso pensiero umano, finito e in divenire. la realtà
autentica è quindi puro e solo divenire.
Mirate
con occhio fermo a questa vera e concreta realtà che è il
pensiero in atto; e la dialetticità [il divenire] del reale vi
apparirà evidente e certa come certo e evidente è a
ciascuno di noi l'aver coscienza di ciò che pensa
La lettura severiniana di Gentile. A questo punto, dati questi
presupposti, una delle letture contemporanee più interessanti
del pensiero di Giovanni Gentile è quella di Emanuele
Severino. Egli nota come l'attualismo di Gentile ponga il
divenire come totale e unico protagonista. Se il pensiero attuale
è infatti l'unica forma di pensiero, il più autentico,
allora la realtà è produzione e trasformazione continua,
priva di immutabili. Nell'idealismo classico lo Spirito trascendentale
si pone come dato immutabile entro il quale lo spirito empirico di
ciascun uomo si esprime.
Nell'idealismo gentiliano, che critica il concetto di
trascendenza fino a smentirlo, il pensiero attuale è lo stesso
divenire, lo stesso manifestarsi della realtà mutevole che
sempre si crea, il pensiero attuale è incremento costante della
realtà in quanto nel pensiero la realtà produce il
futuro, il quale viene a incrementare costantemente il presente e il
passato. L'immutabile quindi non può esistere in quanto
impedirebbe di fatto che la realtà autentica e attuale si
sviluppi e si incrementi continuamente. L'immutabile è un errore
secondo Gentile, l'apparenza del divenire, del pensiero che si
attualizza secondo dopo secondo e crea progressivamente la
realtà incrementandola, è l'unica realtà autentica.
Gentile, Nietzsche e Leopardi secondo Severino. Questa radicale
adesione gentiliana al principio diveniente mette in relazione, secondo
Severino, Gentile e Nietzsche. Nel pensiero di Gentile si esplica con
forza il bisogno di far decadere ogni aspetto immutabile della
realtà in nome dell'unica realtà diveniente che è
l'attualità del pensiero, aspetto che pensa anche Nietzsche
quando afferma che la realtà è caos primigenio, senza
alcun fine e alcuno scopo. Oltre al rapporto con il pensiero di
Nietzsche, Severino scorge un ulteriore legame del pensiero di Gentile
con il pensiero filosofico di Leopardi.
In Leopardi si avverte potentemente la perdita di fiducia in ogni
aspetto immutabile della realtà: Leopardi (Zibaldone) afferma il nulla verissimo e certissimo delle cose.
Le cose nascono dal nulla e muoiono nel nulla, nulla preesiste,
Leopardi parla nello Zibaldone di distruzione
di Dio (che è poi analoga alla morte di Dio nietzschiana).
Dire che le cose nascono dal nulla e si distruggono ritornando nel
nulla, significa dire che non esiste alcun immutabile, che tutta la
realtà è un continuo mutare diveniente. Ogni aspetto
della vita è illusione, nulla è consolatorio. La stessa
illusione dell'opera di genio, il perdersi artistico nella bellezza
estetica dell'opera geniale, è destinata a passare e a ritornare
nel nulla.
Ecco come Severino mette in relazione il pensiero di Gentile,
Nietzsche e Leopardi. In questi tre filosofi viene a maturare quel
pensiero della realtà contemporaneo che vuole ogni costruzione
di immutabili metafisici contrari all'evidenza del divenire, in cui
tutte le cose si creano e si distruggono proprio perché mutabili
e mortali. Il pensiero contemporaneo, secondo Severino, afferma con
forza che ogni costruzione immutabile della realtà a fini
consolatori è destinata a decadere in nome dell'adesione al
principio del divenire.