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Adiafora o adiaforìa.
Termine derivante dal greco adiaphorìa, composto
dal privativo a- e da diaphoros (differente), ovvero
che non fa alcuna differenza. Il termine veniva utilizzato
dalle scuole ciniche e stoiche per indicare l'insieme dei comportamenti
che erano indifferenti al raggiungimento della virtù e
della felicità; adiafora era tutto ciò che era superfluo
al loro conseguimento.
Agnosticismo. Termine che deriva dal greco àgnostos, composto dal privativo a- e gnostòs (conoscibile), ovvero non conoscibile. L'agnosticismo è quell'atteggiamento che dichiara inconoscibile tutto ciò che non può essere provato e conosciuto per mezzo della scienza sperimentale. L'agnostico si riserva di non dare giudizi su ciò che non può provare in modo scientifico, e si attiene, nell'affermazione delle verità, ai dati che provengono dallo studio dei soli dati empirici e sensibili, i quali hanno la proprietà dell'evidenza immediata.
Amor fati. Termine latino che significa amore per il fato, per il destino. Nella filosofia di Nietzsche, l'atteggiamento proprio dell'oltre-uomo che accetta entusiasticamente, fino a desiderarlo, il carattere casuale e arbitrario degli eventi che compongono la sua vita. Tale atteggiamento si unisce quindi al rifiuto di qualsiasi struttura consolatoria volta a "prevedere" la casualità dell'esistenza ingabbiandola entro schemi morali o concettuali.
Anagogico.
Dal greco ana- (su) e ago (io conduco), ovvero porto
in alto, ascendo. Percorso di risalita dello spirito e dell'intelletto
attraverso il quale, a partire dalla considerazione dei concetti
meno perfetti, si giunge a scoprire l'esistenza di quelli più
perfetti. In cui il termine viene usato per dimostrare come dalle
creature più semplici l'uomo possa intuire l'esistenza
del Creatore (l'esistenza di Dio).
> ultimo § punto 2 di Scoto
Eriugena
Analitico. Analitico è un termine che deriva da analisi (dal verbo greco analyo, io sciolgo, risolvo nelle sue parti). Analitico è quindi il metodo di indagine che divide i problemi da affrontare nelle sue parti più semplici per poi vagliare autonomamente la validità di ciascuna parte. Il problema viene quindi risolto partendo dai dati validi ed escludendo quelli non validi. In questo modo, l'analisi, oltre a rivestire una considerevole importanza conoscitiva, diviene anche un importante strumento di controllo e di garanzia della correttezza dei processi cognitivi.
Anarchìa. Anarchia è un termine di origine greca composto dal privativo a- e arché (senza comando, senza principio). L'anarchismo è quella teoria politica e sociale che predica l'assenza di qualsiasi struttura di comando e di controllo al di sopra della vita degli individui. Ponendo al centro della sua dottrina le sole istanze dell'individuo, l'anarchismo predica la liberazione dell'uomo da qualsiasi forma di costrizione sopra-individuale (quindi la liberazione da ogni istituzione statale e religiosa). La sua origine filosofica si fa risalire a Max Stirner (L'unico e la sua proprietà), il quale predica come realtà veramente originaria il solo individuo: come conseguenza lo Stato e la Chiesa, intese come strutture che impongono un ordine e una legge comune ai singoli individui, rappresentano un'ingiustizia e un limite innaturale all'iniziativa e alle istanze del singolo. Sarà Michele Bakunin (1814-96) a fare dell'anarchismo teorico un movimento politico volto ad incidere nella prassi della storia e della lotta sociale. Bakunin predicherà la necessità pratica di distruggere tutte le leggi, tutte le credenze e tutte le istituzioni.
Antinomia.
Antinomia è un termine di origine greca composto da anti-
(contrapposto a) e nomos (legge, ovvero contrapposizione
tra leggi, conflitto di leggi. L'antinomia è
la situazione di conflitto in cui si vengono a trovare due affermazioni
contrarie tra loro che possono essere giustificate autonomamente
da argomenti di egual valore. L'antinomia è quindi quella
situazione in cui il principio di non-contraddizione, per cui
è vera solo una tra due affermazioni contrapposte ed escludenti,
sembra trovarsi in contraddizione con i suoi stessi principi.
In epoca moderna il concetto fu ripreso da Kant per indicare il
conflitto in cui si trova la ragione chiamata a pronunciarsi su
problemi che non possono avere un fondamento certamente conoscibile.
> Antinomie kantiane
Apatia.
Termine di origine greca composto da a- privativo e phatos,
ovvero assenza delle passioni. Nella filosofia stoica ed
ellenica, il concetto che indica l'assenza delle passioni come
sentiero privilegiato verso la virtù.
> atarassia, aponia
Apeiron. Il termine di origine greca significa letteralmente ciò che non ha definizione, che non ha forma o precisa determinazione. L'àpeiron è l'indefinito di Anassimandro. L'àpeiron è quella condizione primordiale della realtà in cui tutti gli elementi non sono ancora distinti e condividono uno stesso stato indefinito e imprecisato. Secondo Anassimandro era il principio di tutte le cose (l'arché), lo stato primordiale degli elementi. L'àpeiron era opposto al definito e al determinato, qualità del mondo sensibile.
Apocatàstasi. Il termine deriva dal verbo greco apokathìstemi (io ristabilisco). L'apocatastasi è la visione cosmologica della realtà che considera il cosmo come un sistema che distrugge e poi ristabilisce un ordine necessario e sotteso agli eventi, è un termine ripreso dalla filosofia stoica. Il mondo, secondo gli stoici, era un susseguirsi di ecpirosi (distruzioni) e di palingenesi (riedificazioni) dello stesso cosmo. La ragione che governa ogni cosa, destabilizzata dal principio distruttore rappresentato dal fuoco, non può che riordinare e riedificare il mondo distrutto sempre nella stessa e medesima forma, poiché la ragione presuppone una perfezione logica sempre identica a se stessa. Questo ciclo di mondi reiterati è appunto l'apocatastasi (il tempo ha un andamento ciclico, tutti gli eventi sono destinati a ritornare uguali a se stessi).
Apollineo, spirito. Nella filosofia di Nietzsche lo spirito della razionalità, contrapposto allo spirito dionisiaco, caotico e irrazionale. Apollo è il dio greco dell'armonia, in esso vengono identificati la proporzione e la bellezza, ovvero le qualità che rendono le cose piacevoli per l'intelletto e per lo spirito in forza dei giusti rapporti formali tra le parti che le compongono (ad esempio, il bello come equilibrio armonico tra le parti rappresentato dal concetto architettonico di sezione aurea). Per questi motivi Apollo era il dio ispiratore della scultura e dell'architettura.
Aponia. Aponia è un termine greco che deriva da a- come privativo e pònos, (fatica, pena), ovvero senza pena, senza fatica. L'aponia è quello stato in cui lo spirito è esente da qualsiasi cura e preoccupazione in forza della pura contemplazione del mondo (concetto della filosofia ellenica e di Epicuro).
Aporìa. Il termine greco aporìa significa letteralmente dubbio. L'aporia è la difficoltà irrisolvibile che fa riferimento a un determinato procedimento razionale. Sono esempi di aporia il paradosso di Zenone sul movimento o le difficoltà inerenti alla dimostrazione del concetto di infinito e divisibilità infinita. L'aporia è dunque una impasse logica legata ad uno stato oggettivo del problema, nel quale la realtà che si mostra nell'esperienza entra in conflitto con la realtà mostrata dalla logica.
A Posteriori, conoscenza. La conoscenza a posteriori è la conoscenza empirica dei fenomeni, quel modo di conoscere la realtà che viene dopo (a-posteriori) la percezione oggettiva dei fenomeni fornita dalla conoscenza a-priori. Conoscenza a posteriori è allora tutta la gamma di conoscenze che derivano dall'esperienza, diversamente dalla conoscenza a priori che intuisce (e conosce) direttamente le cose indipendentemente da essa.
A Priori, conoscenza. A priori è quella conoscenza dei fenomeni
che l'uomo possiede già, perché frutto di un modo
di considerare le cose già stabilito dalla struttura stessa
dei sensi. A priori, ad esempio, è il modo di conoscere
(percepire) il tempo e lo spazio, i quali vengono percepiti come
tempo e come spazio proprio in forza della struttura
stessa della mente, che non può non considerare, immersa
com'è nel mondo, una realtà priva di spazio e di
tempo. La conoscenza a priori deriva quindi direttamente dalla
struttura stessa dei sensi, essa è data quindi prima
(a-priori) rispetto a qualsiasi dato dell'esperienza. La
conoscenza a-priori precede quindi gli effetti (gli avvenimenti
empiricamente riscontrabili).
> Kant
Arché.
Arché (dal Greco, principio, comando, potere). Nella
filosofia presocratica designa il principio unico a cui tutte
le cose sono "asservite" ed entro cui ogni cosa vive
la sua dimensione. L'arché è l'identità del
diverso, inteso come principio unico ed eterno (incorruttibile)
di cui ogni cosa è costituita, pur nella diversità
di ciascuna sostanza terrena.
L'arché dunque non
solo è ciò che vi e di identico nelle cose diverse,
e non solo è la dimensione
da cui esse provengono e in cui esse ritornano, ma è anche
la forza che determina il divenire [il mutare] del
mondo, ossia è il "principio" che, governando
il mondo, lo produce e lo fa tornare a sé (E. Severino,
la filosofia antica)
Ascetismo. Ascetismo deriva dalla parola ascesi (dal greco askesis, esercizio, da askeo, io esercito). L'ascetismo è quella dottrina spirituale che predica il distacco dagli eventi del mondo, dalle passioni e dagli istinti attraverso la pratica dell'isolamento, della meditazione, della preghiera e del digiuno. Attraverso l'ascesi l'uomo abbandona il superfluo per concentrarsi sulla propria interiorità e sulla propria spiritualità. Inizialmente riferito alle regole di vita degli atleti greci (a cui si riferisce il significato originario di esercizio), il termine inizia a inerire alla pratica spirituale e morale con i pitagorici, i cinici e gli stoici, i quali tramanderanno nel medioevo il concetto di ascesi come mortificazione, spegnimento delle passioni, abbandono del superfluo.
Assioma. Termine greco che deriva da axioma (dignità), da axios (degno). L'assioma è un principio che non ha bisogno di alcuna dimostrazione data la sua palese evidenza. Per questo motivo le verità assiomatiche sono degne di essere prese come fondamento certo dei processi di deduzione logica.
Assolutismo. Assolutismo deriva da assoluto, forma in disuso del participio passato del verbo assolvere (termine di origine latina composto da ab (da) e solvere (sciogliere), ovvero sciogliere da, liberare da qualsiasi legame). L'assolutismo è quella forma politica in cui il sovrano non ha alcun limite al suo potere (è libero da qualsiasi legame) e può decidere in completa libertà dei suoi sudditi. La forma di stato assolutista è caratterizzata da un governo che non è sottoposto a nessuna procedura di controllo politica o giudiziaria, nello stato assolutista tutto è alla mercé della volontà del sovrano.
Astrazione. Astrazione è termine di origine latina che deriva dal verbo astrarre (composto di abs, da, e trahere, trarre, ovvero trarre da, distogliere, separare). L'astrazione è quel processo cognitivo (relativo alla conoscenza) che permette di distogliere il problema considerato dalla contingenza reale per porlo su un piano di pura considerazione intellettiva. Per estensione, l'astrazione si riferisce a qualsiasi procedimento che separa certi dati dal corpo principale del problema per sottoporli ad analisi separatamente. Per questi motivi l'astrazione è inerente ai processi teorici, in cui i problemi sono considerati per via puramente intellettiva, separati come sono dalla prassi e dalla realtà empirica contingente.
Atarassia. Atarassia è un termine greco composto da a- come privativo e taraxsis (turbamento), ovvero assenza di turbamento. E un concetto della filosofia stoica ed ellenica che indica il distacco e l'imperturbabilità attorno alle passioni e alle questioni emotive.
Ateismo. Ateismo è un termine che deriva dal greco àtheos, composto di à- come privativo e theos (dio), ovvero privo di dio. L'ateismo è quella corrente di pensiero che afferma l'inesistenza di Dio, dove per dio si intende un principio consapevole che sottende al funzionamento della realtà e del tutto esistente.
Atto. Dal
latino actum, da agere (agire). Il termine, che
generalmente identifica ciò che viene espresso dall'azione,
acquista un particolare significato nella metafisica aristotelica,
in cui designa la qualità propria di un ente che si trova
nella sua forma realizzata e concreta, opposta alla condizione
di potenza. Attuale identifica dunque, entro la terminologia aristotelica,
la proprietà propria delle cose di essere realizzate e
concretamente esistenti.
> Atto e potenza
Auctoritas.
Sentenza della Chiesa che impone una tradizione o una decisione
approvata dai concili attorno a determinate questioni, trascurando
l'analisi scientifica a favore di una decisione d'autorità.
> Scolastica
Autonomia. Dal greco autonomos, composto da autos (stesso, da sé) e nomos (legge); ovvero, che si governa con le sue stesse leggi. Autonomo è la caratteristica di tutto ciò che si muove o agisce trovando in sé le la ragioni della propria azione, senza l'apporto di fattori esterni. Il termine è quindi riferibile anche al concetto di immanenza, in quanto tale termine indica una situazione in cui tutto si trova all'interno, e nulla al di fuori.
Banausia, banausico. Dal greco banausos (Artigiano, lavoro manuale,
meccanico). Banausia è il lavoro manuale e l'arte meccanica
in generale, il termine ha per i greci un significato spregiativo,
per cui l'artigiano o chiunque pratichi i mestieri manuali è
considerato inferiore a chi invece non se ne occupa. Aristotele
stesso considerava i padroni superiori ai servi poiché
i primi, pur non sapendo come si fanno le cose, sanno comunque
dirigere l'operato dei sottoposti. Dunque per i greci il pensiero
è superiore alla semplice prassi del lavoro. Questo atteggiamento
fu proprio anche del medioevo, solo con il Rinascimento il lavoro
manuale e le arti meccaniche acquisteranno dignità, una
dignità che andrà sempre più rafforzandosi
con lo sviluppo.
Booleano. Relativo alle teorie di G. Boole. Boole è il teorizzatore dell'algebra binaria, ovvero di quel sistema che presenta come insieme di numeri possibili solo l'1 e lo 0. Data la struttura del suo sistema algebrico, che espone le combinazioni di soli due valori, il sistema booleano ha trovato applicazione nella riduzione matematica dei problemi logici, i quali rispondo necessariamente ai valori di vero (1) e falso (0). In forza di queste premesse la logica binaria è alla base anche dei circuiti elettronici.
Brachiologia. Dal greco brachylogia, composto da brachys (corto, breve) e logos (discorso). Brachiologico è ciò che fa riferimento alla brevità e alla concisione nel discorso. Nel Protagora di Platone, Socrate contrappone alla sua concisione (necessaria alla fluidità del dialogo e del confronto a due voci) la prolissità di Protagora.
Buon senso.
Il buon senso, innanzitutto, non va confuso con il senso comune.
Il buon senso è l'insieme delle considerazioni che l'uomo
utilizza per giudicare in modo equilibrato le questioni comuni
e della vita quotidiana. L'autentico filosofo non dovrebbe necessariamente
far uso del buon senso, in quanto esso è più che
mai legato alla peculiarità culturale di ciascun ambiente
e di ciascuna società. Una filosofia esclusivamente legata
all'esercizio del buon senso tradisce quindi il carattere autonomo
della disciplina.
Caso. Dal latino casum, da cadere (cadere).
Il caso è tutto ciò che è imprevedibile e
non asseconda alcuna legge. Vi sono tre significati principali
del termine: 1. Il concetto soggettivistico che attribuisce il
caso e l'imprevedibilità all'errore o all'ignoranza dell'uomo;
2. Il concetto oggettivistico che attribuisce l'imprevedibilità
al sovrapporsi delle cause; 3. Il concetto moderno per cui il
caso è l'insufficienza di probabilità di previsione,
ovvero la possibilità statistica sotto la quale non vi
è alcuna garanzia di giustificare un rapporto di causalità.
Nelle dottrine tendenzialmente irrazionaliste, che negano anche
metafisicamente la possibilità che tutto abbia un ordine
sotteso, il caso rappresenta l'unica legge, similmente al dubbio
assoluto scettico in cui l'impossibilità della verità
costituisce l'unica verità, mentre nelle dottrine più
o meno razionaliste, il caso rappresenta per lo più un
errore o un'illusione, ritenendo il mondo rispondente a una legge
che ne determina ogni aspetto (è il caso degli Stoici,
ad esempio). Dall'etimologia latina è possibile derivare
il significato del caso come accadimento imprevedibile
(con riferimento al verbo latino cadere, ovvero giungere
da altro, inaspettatamente).
Catarsi. Catarsi è un termine greco che deriva da kathàiro (io pulisco, purifico). Catarsi significa dunque purificazione, liberazione, espiazione. Per Platone è la liberazione dal corpo per opera della morte, vista come ritorno dell'anima alla perfezione dopo la costrizione limitante vissuta entro la materia. In senso più ampio il termine prende il significato di eliminazione delle impurità e dei gravami dello spirito (procedimento catartico: processo attraverso il quale ci si libera delle impurità dello spirito e si ritorna a uno stato di purezza originaria).
Categoria. Dal greco kategoria (accusa, imputazione), da kategoreo (accuso, indico). La categoria è un insieme di cose, concetti o individui accomunati da un certo criterio di appartenenza. In filosofia la categoria è l'indicazioni dell'insieme delle relazioni che possono assumere le idee, quindi nel significato etimologico del termine che indica ciò che viene mostrato, definito e messo in chiaro. La categoria è un insieme di fatti o processi che permettono di raggruppare un insieme di idee secondo un criterio comune, così, ad esempio, per Platone, le categorie inerenti alla realtà sono l'essere, il movimento, la quiete, l'identità e l'alterità. Nel termine kantiano imperativo categorico, categorico assume il significato di volontà necessaria e incondizionata, per la quale una sola verità viene indicata e nessun'altra.
Causa, causale.
Dal latino causam, di origine incerta. La causa è
ciò che è motivo di qualcosa, il perché,
ciò che produce un determinato fenomeno o accadimento.
La causa può essere più o meno manifesta. Per la
metafisica le cause prime e originarie delle cose sono al di là
dello stato apparente o materiale, per altre tendenze filosofiche
non vi può essere causa alcuna, intesa come motivo certo
che conduce a prevedere in modo altrettanto certo un determinato
fenomeno. Il rapporto di causalità è infatti quella
relazione che lega necessariamente un fenomeno a una determinata
motivazione, per cui se si conosce quest'ultima, si sarà
in grado di prevedere sempre e in qualsiasi situazione ciò
che viene prodotto da essa. Ecco perché, nella metafisica
aristotelica, Dio è indicato come causa prima, ovvero motivo
a fondamento di tutta la realtà.
> Motore immobile
Caverna di Platone.
Il mito platonico contenuto nel dialogo Repubblica che
è metafora della condizione umana rispetto alla conoscenza
della realtà.
> Mito della caverna
Cinismo. Scuola filosofica di derivazione socratica fondata da Antistene di Atene (IV secolo a.C.). L'insegnamento dei cinici è che la felicità si raggiunge con la virtù, ma la virtù si raggiunge solamente riscoprendo la semplicità tipica della vita animale (e dei cani in particolare, da cui il nome della dottrina sembra provenire: in greco kynos significa cane). Diogene, che visse in una botte, insegnò che la felicità è dell'uomo che vive senza alcunché di superfluo, cioè di colui che rifiuta le comodità e le raffinatezze della civiltà.
Cogito.
Coniugazione del verbo latino cogitare (pensare), ovvero
io penso. Nella filosofia di Cartesio la realtà
più certa ed evidente che sopravvive a qualsiasi forma
di dubbio assoluto. Per questo motivo, nel sistema cartesiano,
il cogito, ovvero il pensato, è preso a fondamento
delle successive deduzioni e dimostrazioni. Cartesio avverte infatti
che anche volendo dubitare sulla verità di ogni realtà,
esiste sempre e comunque un qualcosa di certo ed evidente
che è in grado di porsi la volontà di dubitare:
questo qualcosa è il cogito, il pensato che contiene ed
esprime il dubbio. Nell'ambito del sistema dualistico della realtà
esposto da Cartesio, il cogito rappresenta quella res cogitans
inestesa (inestesa perché priva di spazio definito) che
si contrappone alla materia, la res extensa (estesa perché
si estende nello spazio in modo definito).
> Cogito ergo sum
> Res cogitans, Res extensa
Concetto. Concetto è termine di origine latina che deriva dal verbo concipere, formato da cum, (con) e capere (prendere), ovvero prendere con, comprendere, intuire, capire. Il concetto è l'idea che sopraggiunge alla mente chiara ed evidente nel suo significato.
Corollario. Il corollario, che deriva il suo nome da corolla (voce latina che significa piccola corona), è quella proposizione che si deduce facilmente da un'altra già dimostrata. Per estensione si designano corollari tutte quelle affermazioni conseguenti che si affiancano, aggiungendosi, a teorie che sono già dimostrate. Da qui la spiegazione dell'etimo: i corollari si pongono attorno alla verità da cui traggono origine formando la corona delle dimostrazioni conseguenti e aggiuntive che la accompagnano.
Cosmogonia. Termine di origine greca composto da kosmos (universo) e gonos (generare), ovvero generazione dell'universo. La cosmogonia è il racconto mitico della generazione dell'universo operata dalle culture arcaiche e primordiali. Per estensione, si intende cosmogonia ogni esposizione mitica di fatti che hanno per oggetto la formazione dell'universo.
Cosmologia. Cosmologia è il composto di origini greche di kosmos (universo) e logos (discorso, studio, regola, trattazione). La cosmologia è l'insieme delle dottrine filosofiche e delle teorie scientifiche che hanno per oggetto lo studio delle leggi fisiche dell'universo.
Cosa in sé.
> Noumeno
Cosmogonia. Termine di origine greca composto da kosmos (universo) e gonos (generare), ovvero generazione dell'universo. La cosmogonia è il racconto mitico della generazione dell'universo operata dalle culture arcaiche e primordiali. Per estensione, si intende cosmogonia ogni esposizione mitica di fatti che hanno per oggetto la formazione dell'universo.
Cosmologia.
Cosmologia è il composto di origini greche di kosmos
(univers) e logos (discorso, studio, regola, trattazione).
La cosmologia è l'insieme delle dottrine filosofiche e
delle teorie scientifiche che hanno per oggetto lo studio delle
leggi fisiche dell'universo.
Deduzione. Termine di origine latina (dal verbo deducere).
La deduzione è quel processo logico per cui da un assunto
iniziale, attraverso una serie di passaggi logici necessari (inferenze),
si derivano determinate conclusioni. La deduzione è quindi
il processo che permette il passaggio dal principio generale,
esposto nella premessa, alla conclusione che conduce a fatti particolari.
E un processo opposto all'induzione. Es. tipico di deduzione:
"Tutti gli uomini sono mortali [principio generale],
Socrate è un uomo [inferenza], Socrate è
mortale [fatto particolare]".
Deismo. Dal francese deisme, proveniente dal latino deus (dio). Il Deismo è una dottrina filosofica sviluppata dall'illuminismo francese che sostiene che la ragione è bastevole a giustificare la presenza di Dio nell'universo, considerando di fatto ogni forma di religione e di fede un'inutilità pratica. Per i deisti Dio non interviene nelle faccende umane (non interviene nelle questioni morali) ma si limita solo a garantire il corretto funzionamento del mondo naturale.
Deontologia. Dal greco deontos (dovere). La deontologia è l'insieme dei doveri inerenti ad una particolare categoria professionale. Alcune professioni, per il loro carattere sociale, sono tenute a rispettare un certo codice di comportamento atto a non ledere la dignità o la salute di chi è oggetto del loro operato.
Determinismo. Dal francese determinisme e dal tedesco determinismus, i quali derivano dal latino determinare, composto da de- (togliere) e termine (confine). Dottrina filosofica sostenente che ogni evento ed ogni accadimento nasce in forza di cause necessarie e precise, e non da una pura casualità. Il determinismo considera quindi vincolante per ogni fenomeno il principio di causa ed effetto, per cui a certe cause corrispondono sempre certi effetti.
Dialettica.
Dialettica è termine di origine greca che deriva da dialektike,
composto da dialektos (dialogo) e tèchne
(arte, produzione, tecnica). A sua volta dialogo deriva dalla
parola greca dialégo, che significa sia raccolgo,
unifico che distinguo, divido. La dialettica è
quel processo logico per cui da due termini divisi e distinti,
chiamati tesi e antitesi, si giunge alla formulazione
di una sintesi, che è il momento di unificazione
dei tue termini in una nuova tesi. Il termine però va oltre
la convenzionale formulazione hegeliana e trae origine da Platone,
il quale vede nella dialettica non solo il modo in cui le idee
si rapportano nella loro struttura gerarchica, ma anche il processo
dinamico che permette di definire una cosa partendo dal confronto
con i concetti delle altre cose. In forza di questi significati,
è detto procedimento dialettico un processo che permette
ad un certo stato di svilupparsi ed essere in movimento in forza
della contrapposizione dinamica dei suoi elementi. Da ricordare
come il termine sia stato utilizzato in epoca classica per designare
la stessa logica, con riferimento alla radice comune che vuole
dialettica e logica unite dal fatto di essere"discorsi
dinamici e che operano una separazione delle parti oggetto
di analisi.
> Hegel
Dionisiaco, spirito. Nella filosofia di Nietzsche, lo spirito dell'irrazionale contrapposto alla razionalità apollinea. Dioniso (Bacco per i romani) è il dio della musica, dei teatranti e dei baccanali, colui il quale rappresenta l'impeto dei sensi laddove Apollo è l'armonia e l'equilibrio. Legato a Dioniso è l'ebrezza che deriva dall'arte sensuale, ovvero la musica e la danza. Lo spirito dionisiaco è dunque per Nietzsche lo spirito gaio e entusiasta dell'uomo che dice sì alla vita, la quale ha i tratti autentici dell'imprevisto, nell'irrazionale e nell'impeto sensuale.
Divenire. Divenire è un termine di origine latina che proviene dal verbo devenire, composto da venire (arrivare) e de- (giù); ovvero "provenire da". Il divenire, nel senso greco originario già esposto da Eraclito, è il continuo mutare e trasformarsi di tutte le cose da uno stato all'altro. Nella sua esposizione radicale il divenire è il provenire delle cose dal nulla e il loro ritornare nel nulla dopo aver dimorato per un certo periodo di tempo nell'essere (nell'esistente).
Dogma. Dal greco dogmatos (parere). Il dogma è la verità non dimostrata che viene imposta arbitrariamente agli uomini senza possibilità di essere criticata. Nella religione cattolica il dogma è il contenuto della Rivelazione divina, ovvero di quelle verità che sono state donate all'uomo direttamente da Dio attraverso la sua parola (la Bibbia); per questo motivo i fedeli non possono porre obiezioni a tali verità poiché se lo facessero peccherebbero di presunzione in rapporto all'infinita sapienza divina.
Dovere. Dal latino debere, composto da de (da) e habere (avere), ovvero avere qualcosa da qualcuno. L'azione doverosa è quell'azione che è vincolata a un obbligo e a una necessità, sia essa in forza di un'imposizione esterna che a un impulso spirituale o intellettuale. Dunque, seguendone il significato etimologico, dovere significa ricevere, avere un obbligo che proviene da altro o da altri rispetto a sé e alla propria volontà.
Dualismo. Dal latino dualem (doppio). Situazione per cui un determinato stato di cose si trova ad oscillare tra due principi opposti e non riducibili ad alcuna unità. Per questo motivo dualismo è sinonimo di antagonismo e di opposizione irriducibile.
Empìrico.
Dal greco empirikos, composto da en- (che si muove
nella) e peira (esperienza). Empirico è ciò
che si muove entro l'esperienza dei fenomeni, ciò che è
pratico e fa riferimento ai soli accadimenti e fenomeni che giungono
ai sensi. In forza di questo, l'empirismo è quella corrente
filosofica affermante che ogni dato della conoscenza proviene
solo dall'esperienza e non da idee già presenti alla mente.
Viene invece conosciuto con il nome di empirismo logico il neopositivismo.
Ente. Dal latino ens, dal verbo esse (essere). L'ente, che può essere considerato una forma contratta della parola essente, è qualsiasi cosa dotata di esistenza.
Entelechia. Dal greco entelecheia, composto da eichein (avere), en- (in) telos (compimento). Nella filosofia di Aristotele la caratteristica propria degli enti in atto di avere ogni propria possibilità espressa nel proprio essere. In Leibniz l'entelechia è riferita alla qualità propria della monade di avere il compimento del proprio fine in sé stessa senza l'apporto di alcun principio esterno.
Entropìa. Dal tedesco entropie, composto dalle parole greche en- (dentro) e trope (rivolgimento). Nella fisica termodinamica, indice di degradazione dell'energia di un determinato sistema fisico. In un sistema chiuso, in presenza di una trasformazione dell'energia, parte di essa viene irrimediabilmente persa, in modo che all'atto di una conversione inversa, non è possibile ristabilire l'intera quantità di energia presente inizialmente (seconda legge della termodinamica). Per estensione si designa come entropia una tendenza intrinseca ad un sistema di perdere irreversibilmente parte del proprio ordine o delle proprie qualità.
Epistéme. Dal greco epi- (su) e stéme (stare), ovvero stare sopra. L'epistéme è il termine greco che designa la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, ovvero quel sapere che intende porsi al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti. In epoca moderna, con il termine epistemologia, viene inteso lo studio storico e metodologico della scienza sperimentale e delle sue correnti.
Epoché. Composto delle parole greche epi- (su) e échein (tenere, tenere sopra, trattenere). L'epoché è il termine greco che designa l'astensione del giudizio sulle cose e sui fatti del mondo. Mentre l'epoché scettica dell'antichità era un concetto distruttivo, in quanto negava o costringeva a negare qualsiasi certezza, l'epoché di Edmund Husserl, nell'ambito della fenomenologia, mira a sospendere il giudizio sulle cose, in modo da permettere ai fenomeni che giungono alla coscienza di essere considerati senza alcuna visione preconcetta (come se li si considerasse per la prima volta).
Eresìa.
Dal greco hairesis, da haireisthai (fare la propria
scelta). L'eresìa è un atteggiamento contrario alla
tradizione comune. In epoca cristiana l'eresia era l'interpretazione
contraria ai precetti ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa.
> Eresìe
Ermeneutica. Dal greco hermeneutike (tecnica dell'interpretazione), dal verbo hermeneuein (interpretare). Per ermeneutica, nel senso più ampio, si intende qualsiasi tecnica che permetta di interpretare un testo, un documento, un'epoca storica e qualsiasi altro discorso o segno. In età medievale l'ermeneutica fu la disciplina che interpretava il testo biblico. In età moderna il termine è stato proposto da Schleiermacher quindi, in epoca contemporanea, ha visto una sua riformulazione per opera di Gadamer. L'ermeneutica contemporanea si configura come il metodo per il quale ogni aspetto della realtà presente e passato è interpretabile a partire dalla conoscenza del suo carattere storico e legato ad una particolare tradizione culturale. La verità non è quindi qualcosa che rimane al di sopra di ogni cosa, stabile e immutabile indipendentemente dalle epoche e dalle diverse società, ma è il senso che può via via rivestire la realtà entro i cammini mutevoli e soggettivi dati dall'interpretazione degli eventi.
Erotico. Dal greco erotikos (dell'amore sensuale), da erotos (amare). In filosofia, il termine erotico designa, fin daPlatone, la qualità di quella forza cosmica che porta gli uomini ad elevarsi spiritualmente verso il bene, la bellezza e il mondo delle idee. Il termine è quindi molto più ampio rispetto al significato attribuitogli in epoca moderna. Come filosofia erotica, per estensione, si intende ogni filosofia che voglia fondarsi sullo studio delle emozioni e degli stati emotivi.
Escatologia.
Dal greco éskata (le cose estreme) e logia
(studio), ovvero studio o spiegazione degli avvenimenti ultimi
del mondo. L'escatologia è la spiegazione dei destini
ultimi del mondo e dell'uomo, al termine dei tempi.
> punto 6 di Scoto
Eriugena
Esistenzialismo.
L'esistenzialismo è quella corrente filosofica sviluppatasi
a partire dal 1930 che ha per oggetto lo studio dell'esistenza
dell'uomo, nel suo carattere precario e contingente (determinato
entro una certa temporalità). Si usa far derivare l'esistenzialismo
dalla fenomenologia di Husserl e dal lavoro di Heidegger (pur
non essendo nelle sue intenzioni esserne considerano un precursore).
Da una parte, infatti, la fenomenologia ha reso possibile lo studio
dell'esistenza come oggetto di una visione soggettiva che lega
le cose al modo in cui sono percepite, dall'altro, Heidegger ha
esposto la sua visione dell'essere e dell'esistere come ex-sistere
(non permanere), dando impulso al metodo esistenzialista che studia,
appunto, il carattere diveniente e dinamico della vita dell'uomo,
che non rimane immobile ma si proietta continuamente verso ciò
che verrà abbandonandosi all'incertezza, carattere primario
dell'esistenza umana.
> Sartre
Essere. L'essere è l'esistere delle cose. Attorno al concetto la filosofia ha sviluppato diversi modi di considerare l'essere e le sue qualità: in Parmenide l'essere acquisisce per dimostrazione logica le qualità di esistenza immutabile ed eterna, Platone distingue l'essere eterno (le idee dell'Iperuranio) dall'essere terreno non eterno, Aristotele considera l'essere come ente (l'essere che si esprime nelle singole cose determinate in un certo modo). Nel medioevo l'essere per eccellenza è Dio, unico ente dotato di qualità particolari che lo rendono eterno e assoluto. In epoca contemporanea sono importanti i contributi di Martin Heidegger e di Emanuele Severino. Le discussioni attorno al reale significato dell'essere hanno quindi il compito di determinare con precisione le qualità proprie dell'esistere delle cose (il loro essere presenti), per cui rivestono un'importanza decisiva nella ricerca del senso profondo dell'esistenza. La scienza che studia l'essere prende il nome di ontologia.
Estetica. Dal greco aisthetikos, da aisthanesthai (percepire). L'estetica è la disciplina filosofica che si occupa dello studio del bello e dell'arte. L'estetica, oltre ad approfondire i temi che riguardano il concetto del bello nel suo sviluppo storico, cerca di definire i canoni per cui un oggetto d'arte è da considerarsi bello o brutto. L'atteggiamento estetico, per estensione, è quello di colui che si avvicina alla vita discernendo continuamente ciò che è bello da ciò che è brutto, fino a farne una distinzione morale.
Etica. Dal greco ethos (condotta, carattere). L'etica è la disciplina che si occupa di considerare e valutare l'insieme degli atti che costituiscono la condotta (l'agire) dell'individuo.
Eugenetica. Dal greco eugenetes, composto da eu- (bene, buono) e genos (razza), ovvero buona razza. L'eugenetica è quella disciplina che si occuperebbe del miglioramento della razza umana attraverso la manipolazione dei suoi geni o attraverso l'incrocio selettivo delle razze migliori. Tale disciplina è oggi avversata in quanto il suo intento implicherebbe risvolti razzistici, mentre nella Repubblica di Platone e nel sistema spartano era presa a modello come strumento di miglioramento generale delle condizioni di vita.
Euristica. Dal verbo greco heuriskein (trovare). In generale, euristico è ogni procedimento che permette di condurre a nuove conoscenze e a nuove scoperte (la filosofia è dunque un procedimento euristico, in questo senso). Nell'ambito della scienza contemporanea, l'euristica è il metodo che favorisce la scoperta di nuovi risultati scientifici.
Fatalismo.
Dal latino fatum (fato, destino). Il fatalismo è
l'atteggiamento di colui che accetta ogni evento come necessario
e inevitabile, in quanto frutto della volontà del destino
al quale non si può sfuggire.
Fede. Dal latino fidem. La fede è l'atto del credere. Nella religione la fede è posta a fondamento della dottrina e degli atti dei fedeli, per cui se non vi è fiducia nell'oggetto di fede, non vi è nemmeno adesione alla religione. Credere significa avere fiducia, nella religione cattolica questa fiducia è riposta nella verità annunciata da Dio agli uomini. Per queste caratteristiche la fede si pone sostanzialmente in contrapposizione alla ragione, per cui la verità, invece di essere creduta, è portata alla luce e condivisa proprio per la sua visibilità incontrovertibile.
Fenomeno, fenomenico, fenomenologia. Dal greco phainomenon, participio presente di phainomai (io appaio). Il fenomeno è ciò che in una cosa appare ai sensi e alla coscienza, indipendentemente dalla sua vera essenza. Con la fenomenologia di Husserl, il fenomeno è ciò che giunge di un oggetto o di un fatto alla coscienza dell'individuo, nella sua immediatezza. In sostanza, la fenomenologia moderna è un dare piena dignità all'aspetto epidermico e superficiale della realtà, in modo da costituire una base sulla quale edificare una conoscenza scremata dal troppo abuso di teoria (la teoria allontana progressivamente dalla realtà diveniente). Il fenomeno è dunque l'aspetto percepito di un qualcosa che si manifesta alla percezione, sia essa fisica che psichica. Edmund Husserl fonda la fenomenologia come scienza dei fenomeni, intesi come accadimenti che giungono alla percezione nei modi e nei limiti entro cui si manifestano.
Fideismo. Dal latino fides (fede). Il fideismo è l'atteggiamento per cui si ritiene che solo la fede (la credenza religiosa) possa permettere all'uomo di raggiungere la verità suprema. La fede si configura per il fideista come strumento indipendente e superiore alla ragione in rapporto alla ricerca della verità assoluta (che la fede identifica in Dio e nel suo volere).
Filologia. Dal greco philos (amico, avere cura) e logos (discorso), ovvero amante del discorso, del linguaggio. La filologia è la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole e quindi si propone di verificare la fedeltà di un testo o di un documento al suo significato più autentico e originario.
Formalismo. Dal latino formam, derivante dal greco morphe (forma). In generale, il formalismo indica qualsiasi atteggiamento filosofico che prende come principio delle sue argomentazioni gli aspetti formali della realtà. In estetica il formalismo indica la teoria per cui sono esclusivamente gli aspetti formali di un'opera d'arte (i suoi colori, il suo disegno, il suo stile, il suo suono o le sue forme, nel caso della scultura) a determinarne il valore. Con Hilbert, il formalismo diviene invece quella teoria per cui ogni sistema matematico deve la sua validità solamente dagli aspetti formali dei suoi teoremi e dei suoi processi intrinsechi, per cui un sistema matematico è valido se non presenta alcuna contraddizione al suo interno. Questo atteggiamento si oppone al logicismo. Il progetto formale di Hilbert venne messo poi in crisi da Godel.
Giusnaturalismo.
Dal latino ius naturale, ovvero diritto naturale.
La dottrina filosofica per cui esiste già in natura un
diritto, un insieme di leggi intrinseche alla creazione, alle
quali l'uomo può rivolgersi nell'abito delle questioni
morali ed etiche. Il diritto naturale è quindi anteriore
e superiore alle leggi prodotte artificialmente dagli uomini
e dalla civiltà, tale superiorità si giustifica
nel fatto che la natura possiede più verità rispetto
all'intelletto umano. Sostenuto da Hobbes e da Rousseau, il diritto
naturale è la legge morale direttamente presente alla natura
e che è proprio dell'uomo allo stato primitivo, antecedente
all'apparizione della civiltà.
Gnosi, gnosticismo, gnoseologia. Dal greco gnosis (conoscenza). La gnosi è la conoscenza pervenuta al sapiente per vie divine o sapienziali. Dai Greci era considerata sia nel suo significato principale sia come verità rivelata dagli dei. Lo gnostico era dunque il sapiente, colui che possedeva la conoscenza derivante dagli dei o dall'uso e l'abitudine alla sapienza. Come gnosologia si indica in età moderna la displina e l'atteggiamento filosofico che si occupa principalmente dei problemi relativi alla conoscenza e ai metodi per raggiungerla al meglio. Nel II secolo d.C. lo gnosticismo fu la corrente religiosa che predicava la possibilità di attingere ai motivi più profondi del Cristianesimo attraverso l'atteggiamento razionale. In epoca moderna la gnoseologia designa la scienza che studia i problemi relativi alla conoscenza e ai metodi per raggiungerla al meglio.
Hybris. Termine greco traducibile come ingiustizia,
prevaricazione. Hybris, per il pensiero greco, è
ogni situazione in cui si assiste ad un oltrepassamento del giusto,
una prevaricazione della legge dell'armonia. Se il pensiero greco,
soprattutto presocratico, è la riflessione sul carattere
armonico della realtà necessario a mantenere in equilibrio
l'intero universo, l'hybris rappresenta allora quella prevaricazione
degli elementi che conduce ad uno strappo nel tessuto armonico
della realtà.
.
Idealismo.
Dal greco idéa, idein (vedere). L'idealismo è
una corrente filosofica nata in Germania tra il XVIII e il XIX
secolo che annovera tra i suoi più importanti esponenti
Fitche, Shelling ed Hegel. L'idealismo è la dottrina filosofica
che intende il contenuto della coscienza infinito e comprendente
ogni cosa reale. Ciò che il pensato contiene è la
totalità della realtà (non vi sono limiti alla conoscenza
propria della mente), per cui la differenza tra oggetti del mondo
e pensato viene superata e decade.
> Idealismo tedesco
Immanenza e trascendenza. Dal latino in- (dentro) e manere (restare), ovvero restare dentro. Immanente è ciò che rimane entro i propri limiti e le proprie qualità, ciò che ha la peculiarità di avere dentro di sé ogni possibile causa e ogni effetto, ogni possibilità dentro di sé e nessuna possibilità al di fuori. Immanente è ciò che rimane nei limiti dell'esperienza umana, trascendente è invece ciò che va aldilà di questa possibilità. Questa la distinzione di Kant. In senso più ampio immanente è riferibile alla capacità di un sistema di essere autonomo, di avere dentro di sé ogni possibile causa ed effetto, di avere dentro di sé ogni possibilità e nessuna possibilità al di fuori. Trascendente si riferisce invece alla possibilità che esista qualcosa che vada aldilà di un certo stato di cose. Trascendentale è considerata la filosofia di Kant, nel significato di ricerca di ciò che può trascendere (travalicare) e ciò che non può trascendere i sensi umani.
Induzione.
Dal latino in- (dentro) e ducere (condurre), ovvero
portare dentro. L'induzione è il processo logico
inverso alla deduzione che permette di formulare una teoria partendo
dall'osservazione generale dei dati empirici. L'induzione parte
quindi dal generale (dai un insieme di dati considerati) e giunge
al particolare (alla singola regola che inerisce tutti i diversi
casi). Popper distinse due tipi di induzione: per enumerazione
e per esclusione. Nel primo caso la formulazione di una teoria
si fonda sull'osservazione ripetuta di un fenomeno sempre identico
a sé stesso (tutti gli oggetti cadono sempre dall'alto
verso il basso, quindi sono soggetti a un fenomeno chiamato gravità).
Nel secondo caso, in un insieme di teorie date e finite in un
certo periodo di tempo, si tiene per buona la teoria che sopravvive
alla confutazione. Processo logico che permette di derivare una
teoria particolare dall'osservazione di una regola generale. L'induzione
può essere per enumerazione o per esclusione. Nel primo
caso la formulazione di una teoria si fonda sull'osservazione
ripetuta di un fenomeno sempre identico a sé stesso (tutti
gli oggetti cadono sempre dall'alto verso il basso, quindi sono
soggetti a un fenomeno chiamato gravità). Nel secondo
caso, in un insieme di teorie date e finite in un certo periodo
di tempo, si tiene per buona la teoria che sopravvive alla confutazione.
Per la critica all'Induzione:
> Popper
Innatismo.
Dal latino in- (dentro) e natus (nato), ovvero entro
la nascita. Il termine designa ogni atteggiamento filosofico
che affermi la presenza di conoscenze acquisite già prima
della nascita, indipendentemente dai dati appresi dall'esperienza.
La dottrina è quindi presente già in Platone (anamnesi)
e in molti altri pensatori (importante il concetto di conoscenza
a priori in Kant), mentre è generalmente negata dagli empiristi
inglesi.
> tabula rasa in Locke
Ipostasi. Dal greco hypostasis, da hypo (sotto) e stasis (stare). Nella filosofia neoplatonica e in Plotino, la generazione gerarchica delle diverse dimensioni della realtà appartenenti alla stessa sostanza divina, la quale crea ogni cosa per emanazione. Nel cristianesimo il processo di ipostasi è relativo all'unione dei principi divini ed umani, ovvero l'incarnazione del divino rappresentata da Cristo o semplicemente il processo attraverso il quale dal concetto assoluto di Dio si fa derivare necessariamente la sua esistenza sostanziale. Per estensione, il termine ipostatizzare viene usato in filosofia ad indicare il passaggio arbitrario di un puro concetto in sostanza materiale (il termine dunque asseconda il significato legato all'atto dell'incarnazione, ovvero del passaggio di qualcosa dal concetto astratto alla sostanza fisica).
Kalokagatìa.
Il canone classico greco secondo il quale la virtù morale
si rispecchia necessariamente nella bellezza fisica (ideale contraddetto
dalla figura del Socrate silenico, ovvero simile al satiro, in
cui si pone l'accento sul fatto che qualità morali superiori
possono essere presenti anche in un corpo sgraziato e privo di
armonia).
Kosmos/Chaos
>
Prologo
Libero arbitrio.
Il termine arbitrio si riferisce alla capacità di giudicare
in assoluta libertà attorno a un fatto o a un concetto.
Il libero arbitrio è quindi la facoltà propria dell'uomo
di essere libero da qualsiasi necessità riguardo alle decisioni
che vuole prendere. Per essere realmente libera, una scelta non
deve avere nulla alle sue spalle che la determini, sia direttamente
che indirettamente. Sul termine molto si è discusso e molto
si discute: un libero arbitrio assoluto comporterebbe infatti
l'inesistenza di un qualsiasi principio divino, mentre, al contrario,
l'esistenza di un Dio onnipotente comporterebbe l'impossibilità
di una qualsiasi libertà di fatto. Se fosse vero il primo
caso, il divino non potrebbe nulla contro la libera decisione
dell'uomo di fare il bene e il male, e questo contraddirebbe l'onnipontenza
divina (nonostante ciò, è questa la strada seguita
dalla tradizione teologica, per cui Dio ha concesso all'uomo il
libero arbitrio, ovvero la possibilità di scegliere il
male, si veda Agostino). Visione opposta è per contro quella
dello stoicismo: il libero arbitrio non esiste nella sua forma
assoluta poiché ogni cosa del mondo risponde alla legge
del logos che la costringe entro un destino necessario.
> stoicisimo
Logica. Dal greco logos (vedi Lògos). La logica è la disciplina strutturata che intende esporre e codificare il funzionamento del discorso dichiarativo e dimostrativo, ovvero i meccanismi che permettono di ragionare in modo corretto attorno ai concetti. In epoca classica per designare la disciplina era in uso anche il termine dialettica, con riferimento alla capacità della logica di dimostrare le verità seguendo un percorso dinamico, parimenti al discorso, radice comune dei termini logos e dialettica. Aristotele la chiamava anche analitica, per il fatto che la logica comporta anche la scomposizione dei problemi nelle sue parti più semplici.
Lògos.
Termine greco che significa discorso, legge, logica, intelligenza,
pensiero. Il lògos, concetto formulato per la prima
volta da Eraclito, è la logica intrinseca del cosmo, la
legge suprema e razionale che lo determina, il codice supremo
che identifica il funzionamento di ogni cosa. Secondo Eraclito,
il lògos non sembra essere percepito dagli uomini,
essi non lo riconoscono pur essendone partecipi. La conoscenza
del lògos, di questa ragione divina che regola ogni
cosa (concetto più tardi utilizzato dagli stoici come giustificazione
della loro dottrina del destino ineludibile), è impenetrabile
alla maggioranza degli uomini. "L'idea
che sta dietro alla definizione di lògos è la credenza prettamente
filosofica che esista una legge capace di definire e prevedere
il caos apparente dell'ìindefinito (il divenire).
Questa legge è il fine verso cui tende ogni sistema filosofico
in quanto ricerca della verità"
>
Prologo
Maieutica.
Dal greco maia (madre, levatrice) e téchne
(tecnica), ovvero arte della levatrice. In Socrate, la
tecnica per cui, attreverso il dialogo, le verità sedimentate
nella coscienza vengono portate alla luce e palesate dagli interlocutori
con i propri mezzi in ragione dei passaggi logici propri del discorso.
> maieutica socratica
Manicheismo.
Il manicheismo è quell'eresia apparsa attorno al III°
secolo d.C. che predicava la divisione assoluta del mondo in due
principi, uno del bene e uno del male. Per estensione è
detto manicheo un atteggiamento che radicalizza i giudizi sulle
cose in senso estremo, non ammettendo la possibilità di
posizione intermedie.
> eresie
Materia. Dal latino mater (madre). La materia è l'elemento e la sostanza che compone la consistenza dei corpi. Per estensione, viene definita materialismo la dottrina che individua nella materia il principio primo dell'universo, mentre per materialismo storico si designa propriamente la dottrina di Marx affermante che tutto lo sviluppo storico dell'umanità è determinato da cause materiali, e propriamente economiche.
Metafisica.
La metafisica (metà tà physikà, oltre
le cose sensibili) è il tentativo di conoscere ciò
che va aldilà della sensibilità umana con l'aiuto
della ragione. Ciò che è nascosto ai sensi non è
inconoscibile, ciò che è nascosto ai sensi può
venire portato alla luce dalle capacità razionali della
mente umana, che, attraverso tutta una serie di passaggi logici
obbligati, può penetrare l'ignoto e renderlo visibile.
Classico caso di metafisica è la filosofia del motore immobile
aristotelico.
> Aristotele
Metempsicosi. Dal greco metempsychousthai (passare da un corpo ad un altro), composto da meta- (oltre) e pshyco (anima). La credenza già dei pitagorici e poi predicata anche da Platone per cui l'anima vaga da un corpo all'altro, incarnandosi.
Misticismo. Dal greco mystes e mystikos (iniziato ai misteri), da meyen (essere chiuso). Il misticismo è quella corrente teologica che predica come principio autentico dell'esperienza religiosa il contatto irrazionale e sentimentale con la propria interiorità, nella quale si specchia e si riscontra il divino. Il mistero, dal quale deriva il termine, è ciò che non si palesa razionalmente e rimane nascosto e chiuso alla comprensione.
Monade. Il termine significa propriamente unità, ma il suo significato più noto è quello attribuitogli da Leibniz. Per Leibniz la monade è un atomo spirituale, una sostanza percettiva. L'idea è quella di dimostrare come lo spirito, oltre che la materia, possa avere le sue unità minime, eterne e non divisibili. La monade è infatti generata da Dio e solamente da Dio può essere distrutta. Ciascuna monade costituisce un certo punto di vista dell'intero universo, tra loro le monadi non comunicano, tuttavia l'insieme delle monadi percepite dall'essere umano portano ad una visione d'insieme di tutti i singoli punti di vista.
Naturalismo.
Dal latino naturam, da natus (nato). Il naturalismo
è quella corrente filosofica che afferma non esservi nulla
al di là della natura, e di conseguenza ogni fenomeno della
realtà viene a trovarsi determinato entro le leggi naturali.
Il naturalismo, nella spiegazione degli eventi del mondo, esclude
quindi ogni intervento di origine divina e trascendente le leggi
della natura.
Némesi. Dal nome della dea greca Némesis, ovvero la giustizia compensatrice, nemesis significa distribuire. Con il termine greco nemesi si intende l'evento negativo che segue un periodo particolarmente fortunato come atto di giustizia compensatrice distribuito dal fato. L'idea che soggiace al termine è che il mondo risponda a una legge di armonia, per cui il bene deve essere compensato dal male in egual misura. La dea Nemesi distribuiva il male come forma di compensazione del bene.
Neoplatonismo.
Il neoplatonismo è quella corrente filosofica fondata attorno
al II° secolo d.C. da Ammonio Sacca affermante che esiste
un'entità divina, un principio unico, dalla quale emana
la realtà del mondo similmente al calore che emana dal
fuoco. La dottrina vede come suo esponente più celebre
Plotino, mentre nel rinascimento, il neoplatonismo si configura
come ripresa dei temi classici dopo la riscoperta dei testi platonici
(si veda Cusano, Ficino e Pico). Sostanzialmente, il neoplatonismo
è caratterizzato dalla convinzione che il principio dal
quale tutto deriva non è conoscibile razionalmente e rimane
assolutamente trascendente rispetto alle possibilità della
conoscenza umana.
> Neoplatonismo classico
Nichilismo. Dal greco nihil (nulla), da né (non) e hilum (un filo); ovvero non un filo, un nulla. Il nichilismo è quella corrente filosofica che nega l'esistenza di qualsiasi principio e di qualsiasi valore morale, nonché della consistenza di qualsiasi verità. Il nichilismo è la presa di posizione per cui viene negata una certa tradizione o una certo sistema di valori in nome del nulla che rappresentano. Dietro all'esistenza del nichilismo polemico che nega la validità dei principi condivisi, vi è alla base del concetto e la convinzione che il nulla sia dotato di una certa consistenza.
Nolontà. Dal latino noluntatem (non volere). Nella filosofia di Schopenhauer la negazione della volontà. L'idea è mutuata dalla filosofia orientale: se non si può vincere volontariamente il cieco e irresistibile impeto che ci costringe a vivere, allora possiamo combattere questa costrizione distaccandoci con l'aiuto della ragione da questa necessità. La nolontà non è volontà di annientarsi, essa è invece un distacco, un porsi al di fuori del gioco contingente della vita. In generale, e forse nel senso più proprio, la nolontà è il rifuggire la volontà del male.
Nominalismo. Il nominalismo è la dottrina filosofica per cui solo le individualità hanno sostanza reale, mentre i concetti generali che definiscono le singole individualità non possiedono alcuna sostanza ma costituiscono solamente i nomi degli insiemi ai quali gli individui appartengono, nomi ai quali non corrisponde alcuna sostanza concreta.
Non-contraddizione, principio di. Il principio di non contraddizione è quel
principio logico che mostra l'impossibilità di una certa
cosa determinata di essere contemporaneamente se stessa e un'altra
cosa. Esso si pone alla base dei principi della logica ed è
stato esposto per la prima volta da Aristotele nella seguente
forma: E' impossibile che, per il medesimo rispetto, la stessa
cosa sia e non sia.
> Principio
di non contraddizione
Noumeno. Nella filosofia di Kant, posto che i sensi umani sono limitati nelle loro percezioni, l'oggetto inconoscibile nella sua intierezza sensoriale, la cosa in sé. Dunque il noumeno è l'oggetto dell'intelletto, della conoscenza pura, ovvero ciò che si può conoscere ultilizzando nient'altro che le capacità intellettuali, contrapposto agli oggetti dell'esperienza comune, conosciuti in modo più immediato per mezzo dei sensi. Il noumeno è la realtà inconoscibile e non raggiungingibile attraverso la conoscienza diretta, ma solo per attraverso l'intuizione della sua semplice esistenza.
Olismo. Dal greco olos (tutto, intero). L'olismo
è la teoria secondo cui l'intero è un tutto superiore
rispetto alla somma delle sue parti. L'intero riveste quindi un
significato diverso e superiore rispetto a quello delle singole
parti prese autonomamente.
Omeomeria.
Dal greco homoioméreia, composto da homoios
(simile) e meros (parte), ovvero parti simili. Nella
filosofia di Anassagora, sono chiamate omeomerie (termine attribuito
da Aristotele) i semi di cui ogni cosa è composta. Ogni
cosa è composta da semi di diversa natura, la sostanza
delle cose è conseguenza della maggioranza del seme che
è proprio della cosa rispetto agli altri semi.
> Anassagora
Omologia. Dal greco homoios (simile, uguale) e logos (discorso), ovvero uguale logica, uguale discorso. L'omologia è la corrispondenza logica tra due cose, per cui ciò che accade in una accade anche nell'altra a motivo della stessa logica. Omologo è quindi sinonimo di analogo, pur significando non solo una somiglianza, ma un'identità.
Ontico. Dal participio presente (ontos) del verbo greco einai (essere). Ontico significa relativo all'esistenza concreta, attuale, empirica, di una certa cosa. Ontico si riferisce quindi all'oggetto in ciò che è per come è (Heidegger), mentre l'aggettivo ontologico si riferisce non solo alla forma che l'essere assume nelle sue determinazioni concrete e realizzate, ma anche all'essere come possibilità e potenza.
Ontologia. Dal participio presente (ontos) del verbo greco einai (essere) e logos (legge). L'ontologia è la disciplina filosofica che si occupa dello studio dell'essere in quanto essere, ovvero al di là delle sue determinazioni particolari. L'ontologia si occupa quindi di studiare le qualità dell'esistenza delle cose nella loro caratteristica di essere cose che esistono (enti), per questo motivo, ovvero per la particolarità dell'ontologia di fare riferimento al principio primo che caratterizza l'esistere delle cose, l'ontologia viene spesso identificata con la metafisica.
Operazionismo. La teoria per cui il significato di un concetto scientifico è dato esclusivamente dall'insieme delle operazioni che permettono di esprimerlo. L'operazionismo è illustrato da P. W. Bridgman, il primo che ne espose il concetto, in questo modo: Noi conosciamo ciò che intendiamo per lunghezza se possiamo dire qual è la lunghezza di qualsiasi oggetto e il fisico non richiede niente di più. Per trovare la lunghezza di un oggetto dobbiamo eseguire certe operazioni fisiche. Il concetto di lunghezza è perciò fissato quando le operazioni con le quali la lunghezza è misurata sono fissate: cioè il concetto di lunghezza implica niente di meno e niente di più che l'insieme delle operazioni con le quali la lunghezza è determinata.
Opinione. Dal latino opinionem, da opinatus (opinato), ovvero ciò che può essere sottoposto a critica. Il termine greco già usato da Parmenide e Platone per designare l'opinione è doxa. L'opinione è quella forma di conoscenza che non ha validità universale ma solamente individuale e soggettiva. Il termine è contrapposto quindi al concetto di verità, che rappresenta invece la conoscenza che non può essere soggetta a mutamento poiché universale e valida per ciascuna situazione.
Orizzonte. Dal greco horizon (che delimita), dal verbo horizein (delimitare) e da horos (confine). L'orizzonte è il limite di una ricerca o di un concetto, ciò che contiene ogni cosa entro di sé e delimita un certo significato. L'orizzonte si può spostare, e nel suo moto trascina con sé anche i limiti, per cui la natura propria dell'orizzonte e quella di essere un luogo che contiene, segnato da un limite.
Paideia. Paideia
è la parola greca che indica la formazione culturale dell'uomo
che si vincola a una verità fondata sulla conoscenza filosofica,
vista come la forma di conoscenza più alta e meritevole.
Esempio di Paideia è la Repubblica di Platone, in cui tutta
la struttura dello Stato vuole rispecchiare la verità platonica
che consiste nella dialettica tra mondo delle idee immutabili
e il mondo fisico corruttibile. Per Paideia si intende quindi,
per estensione, ogni forma di etica che intende seguire la verità
fondata per mezzo di un qualsiasi metodo di indagine.
Panteismo. Dall'inglese pantheism, composto dalla particella greca pan (tutto) e theos (dio). La dottrina filosofica per cui tutta la realtà è formata dalla stessa sostanza divina. Da ciò ne deriva che la natura, intesa come creazione e come condizione di esistenza di ogni cosa, è essa stessa Dio.
Pleonasmo. Dal greco pleonasmos (eccesso), da pleon (più). Abbondanza di concetti al di là della necessità e delle reali esigenze del discorso.
Pluralismo.
Dal latino pluralem, da plus (più). Per pluralismo
si intende qualsiasi dottrina filosofica affermante che il mondo
è composto da un insieme di principi diversi e non solamente
da unico principio o un'unica sostanza.
> Pluralisti
Polisemia. Dal greco Polysemos (che ha molti significati), da polys (molteplice) e sema (segno). Proprietà di un segno (parola, immagine, suono, ecc.) di avere diversi significati.
Positivismo. L'atteggiamento teorizzato da Comte per cui sono da considerare validi solo i fatti dimostrati scientificamente e per mezzo dell'esperimento (concetto già di Galileo e alla base della fisica moderna). Il punto saliente dell'atteggiamento positivista è la fede nella scienza quale unica via possibile al raggiungimento del benessere e del progresso umano. Positivo è ogni fatto che ha una qualche utilità pratica, contrapposto alla sterilità delle metafisiche classiche. Con Comte si assiste ad una romanticizzazione della scienza: l'atteggiamento scientifico è l'unico in grado di risolvere ogni problema dell'uomo, la scienza diventa una vera e propria religione, una fede.
Postulato. Dal latino postulare, forse da poscere (chiedere). Il postulato è qualsiasi affermazione non dimostrata e non evidente che viene comunque presa per vera in modo da fondare una dimostrazione o un procedimento che altrimenti risulterebbe incongruente.
Potenza.
Nella metafisica aristotelica, lo stato dell'ente che non si è
ancora realizzato. La potenza esprime quindi una predisposizione
dell'ente ad assumere certe qualità specifiche che non
si sono ancora realizzate in atto.
> Atto e potenza
Pragmatismo. Dal greco pragma, da pragmatos (fatto). Dottrina filosofica contemporanea per cui la qualità propria della coscienza non è quella di comprendere la realtà, ma quella di agire su di essa in modo da consentire un'azione efficace in grado di esercitare un certo dominio su di essa.
Predicato. Dal latino praedicare (annunziare), composto dalla particella pre- e dicere (dire). Il predicato è la proposizione che è oggetto di affermazione o negazione, ovvero l'enunciato che è sottoposto alla peculiarità di essere oggetto di discorso e di valutazione.
Quidditas. Dal latino quid (che cosa?), da quis
(chi). La quidditas, in italiano quiddità,
è la sostanza ultima di cui sono composte le cose. Il termine
deriva dalle traduzione latine (dall'arabo) dei testi aristotelici
che menzionano la sostanza. Il passo da cui il termine
viene preso è il seguente: quod quid erat esse (ciò
che è l'essere)
Quodlibet. Dal latino, quod (ciò) e libet (piace); ovvero ciò che piace. Le questioni quodlibetali (quodlibeta) erano le argomentazioni che gli studenti di teologia dovevano discutere due volte l'anno (prima di Natale e prima di Pasqua) su argomenti a scelta. Le quaestio (questioni) erano strutturate in sei fasi: 1: L'enunciato; 2: L'elencazione delle ragioni a favore della tesi che sarà rigettata; 3: L'elencazioni delle ragioni a favore della tesi risolutiva; 4: L'enunciazione della tesi risolutiva; 5: L'illustrazione della soluzione scelta; 6: La confutazione delle tesi errate.
Ragione. Dal
latino rationem (capacità di calcolo e di valutazione).
La ragione è la facoltà di mettere in relazione
tra loro e nel modo corretto fatti e considerazioni. Per estensione,
la ragione viene anche usata in sostituzione del termine logica,
per cui viene ad acquisirne le stesse qualità. Perché
vi sia ragione occorre quindi che vi sia una valutazione comparata
di fatti e considerazioni diverse, da qui il naturale collegamento
con la radice etimologica calcolo, ovvero facoltà
di mettere in relazione tra loro grandezze diverse.
Rasoio di Ockham.
Il rasoio di Ockham è considerato una legge di economia
dei concetti, per cui, in una dimostrazione qualsiasi, è
bene che si ricerchi la massima unità e semplicità
possibile nelle parti che la costituiscono. La formulazione latina
del rasoio, esposta da Guglielmo di Ockham, è questa: Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem (Non si moltiplicano gli enti se non
vi è necessità di farlo).
> Ockham
Razionalismo. Dal latino ratio (calcolo, ragione). L'atteggiamento filosofico per cui le verità sono dedotte attraverso l'uso della sola ragione e della sola logica, escludendo l'esperienza.
Realismo. Dal latino res (cosa). L'atteggiamento filosofico che attribuisce alle cose un'esistenza reale autonoma rispetto alla coscienza del singolo soggetto.
Reificazione. Dal latino res (cosa). Il processo esposto dalla filosofia marxista per cui l'uomo si astrae da se stesso e si percepisce come cosa tra le cose. L'uomo diventa una cosa e sente così di soggiacere alle stesse leggi che regolano quelle cose che produce e che costituiscono l'attività peculiare della sua esistenza.
Relativismo. Dal latino relatus (riferire, far riferimento). La corrente filosofica sostenente che non vi sono verità assolute che traggano giustificazioni solamente dal proprio significato ma che in realtà ogni verità è tale solo in relazione a qualcosa con la quale ha un rapporto.
Retorica. Il metodo inagurato da Gorgia e dai sofisti che consiste nel discorso persuasivo di un uomo ad altri uomini allo scopo di convincerli della bontà di certe tesi. Fondamentale per la riuscita del discorso è il buon uso della parola (l'eloquenza). La verità delle tesi difese non coincede necessariamente con la realtà delle cose e la bontà assoluta dei valori perorati. In sostanza il linguaggio non è solo lo specchio della realtà ma è anche lo specchio dei rapporti di forza che si vengono a creare tra le persone: il linguaggio viene usato per vincere uno scontro dialettico, indipendentemente dalla verità dell'argomento, in modo da piegare la coclusione agli interessi che di volta in volta si difendono.
Scetticismo.
Dal greco skeptesthai (osservare). Dottrina filosofica
ellenica, ma anche atteggiamento filosofico generale, per cui
è impossibile all'uomo raggiungere la sicurezza della verità
o della falsità di qualsiasi argomento, per cui si giunge,
nella forma antica della dottrina, all'astensione da qualsiasi
giudizio (epoché).
> Scetticismo
Semantica. Dal greco semantikos, da semainein (significare). Nella logica moderna, parte della semiologia che studia i rapporti tra segno e referente del segno, indipendentemente dagli aspetti psicologici e sociali del linguaggio analizzato. In generale il termine si estende allo studio del significato delle parole.
Semiologia (semiotica). Dal greco semeion (segno). Studio di ogni tipo di segno, sia esso linguistico, visivo, gestuale, ecc. prodotto in base a un codice accettato e condiviso socialmente.
Sillogismo.Tutti gli animali sono mortali, tutti gli uomini sono animali, dunque tutti gli uomini sono mortali: questa formula aristotelica permette di capire il funzionamento di questa figura logica: il sillogismo parte da una premessa per arrivare, dopo un passaggio logico deduttivo e necessario, ad una conclusione in accordo con la premessa. Dunque nel sillogismo vi sono tre momenti: la premessa, il termine medio, la conclusione. Il termine medio è la leva che permette alla premessa di trapassare la sua verità nella conclusione. Il sillogismo ha la caratteristica della deduzione necessaria: esso è un passaggio di significati in senso strettamente logico, la verità di ogni proposizione deriva necessariamente da quella precedente. Ecco perché Aristotele distingue tre tipi di sillogismo sulla base della natura della premessa: il sillogismo universale o dimostrativo (che parte da una premessa vera e universale); il sillogismo dialettico (che parte da una premessa probalbile ma non verificata); il sillogismo retorico (che parte da una premessa che sembra vera, ma non lo è).
Sofista.
Dal greco sophos (sapiente). Chi apparteneva alla scuola
sofista, la scuola filosofica dell'antichità caratterizzata
dall'uso professionale delle dimostrazioni filosofiche,
per cui dimostrazioni e confutazioni erano prodotte a pagamento
o su richiesta. Per tale motivo, il termine ha forti connotazioni
spregiative e si usa per indicare chiunque utilizzi argomentazioni
troppo cavillose atte a dimostrare o confutare un argomento non
per favorire la verità, ma per ottenere ragione, una ragione
fine a se stessa.
Solipsismo. L'atteggiamento per cui un singolo individuo
accetta la sua sola esistenza e non quella degli altri enti, siano
essi uomini o cose. Il mondo esterno a noi diventa così
un mondo di sole idee e fenomeni creati dalla nostra unica e personale
coscienza.
Sopralapsarismo. Termine di origine latina composto da supra (sopra) e lapsus (caduta). La dottrina teologica per cui Dio ha predeterminato la caduta nel peccato di Adamo per mettere in atto il suo disegno di salvezza. Sostenuta da Calvino, la dottrina sarà comunque negata dagli infralapsari.
Sostanza.
Dal latino sub (sotto) e stantia (stare); ovvero
stare sotto, sorreggere. Ciò che non ha bisogno di nient'altro
per esistere poiché essa stessa sorregge e soggiace (sta
sotto) all'esistenza delle cose e degli enti. La sostanza è
dunque quella caratteristica peculiare di ogni cosa esistente
senza la quale essa non potrebbe esistere come è entro
i limiti della sua determinazione.
> sostanza aristotelica
Speculazione. Dal latino speculationem (contemplazione), da speculatus (osservato). Con speculazione si designa il pensiero che indaga un problema senza utilizzare alcun dato empirico, ovvero il pensiero astratto, il pensiero che "astrae" (separa) i propri passaggi dai fatti empirici per considerarli in quanto pura possibilità.
Spiritualismo
(da non confondersi con lo spiritismo). L'atteggiamento
filosofico per cui si assume come punto di partenza l'analisi
del contenuto della coscienza. Lo spiritualismo assume la coscienza
come punto di partenza per ogni indagine, a scapito dell'atteggiamento
positivista che impone di vincolare la conoscenza ai fatti sperimentati
nella realtà materiale. Lo spiritualismo
ritiene quindi il contenuto della coscienza (ovvero lo spirito)
quell'entità che si oppone necessariamente a qualsiasi
tentativo di riduzione e comprensione deterministica.
> Leibniz
> Bergson
Tabula rasa.
Voce latina che significa letteralmente tavola raschiata,
con riferimento alle tavolette di cera incise con segni utilizzate
nell'antichità, segni che risultavano cancellati una volta
raschiate le incisioni. Il concetto, già utilizzato da
Eschilo e da Platone, che indica ogni condizione in cui la coscienza
sia priva di qualsivoglia conoscenza innata, comunemente a un
foglio bianco che attende di essere ricoperto da segni. Il termine
verrà poi riproposto da Locke per indicare, nell'empirismo,
la condizione che vuole la coscienza dei neonati priva di qualsiasi
concetto innato, concetti che verranno appresi solamente in forza
dei dati dell'esperienza che giungeranno alla mente nel corso
dello sviluppo.
Tautologia. Dal greco tautologia (che dice lo stesso), composto da tauto (stesso) e da logos (discorso). Dimostrazione che nelle sue conclusioni ripete inutilmente ciò che era già affermato nella premessa. In epoca moderna, il termine viene utilizzato dall'empirismo logico per indicare ogni proposizione composta che è sempre vera, indipendentemente dai valori di verità assegnate alle singole proposizioni che la compongono.
Teismo.
Dal greco theos (Dio). Si usa definire teista l'atteggiamento
opposto all'ateismo, per cui il termina teismo designa ogni corrente
di pensiero che affermi l'esistenza di Dio. Kant distinse poi
il teismo dal deismo, il primo ammette l'esistenza di Dio all'interno
del mondo naturale (per cui il teista può essere panteista),
mentre il secondo ammette l'esistenza di Dio solo per via trascendentale,
ovvero autonoma rispetto alla dimensione naturale in cui vivono
gli uomini. Nell'uso comune del termine, il teista è colui
che ammette l'esistenza di una divinità personale e unica.
Tempo ciclico e tempo lineare. Le civiltà antiche
e precristiane avevano una concezione ciclica del tempo in contrasto
con l'idea di un tempo lineare sviluppatasi nell'ambito dell'ebraismo
e quindi del cristianesimo. La concezione ciclica del tempo vissuta
dagli antichi (greci e romani in primis) era forse una
conseguenza dell'osservazione dei fenomeni naturali: il susseguirsi
regolare delle stagioni, del giorno e della notte, il moto regolare
degli astri, tutto faceva supporre che gli eventi legati alla
cosmologia e allo scorrere del tempo potessero avere un andamento
ciclico, nel quale tutto sarebbe accaduto sempre allo stesso modo.
> apocatastasi stoica
Teodicea. Parola composta dal greco theos (Dio) e dike (giustizia). Letteralmente, giustizia divina. La teodicea è dunque quella parte della teologia che si occupa di spiegare il senso della giustizia divina in relazione alla presenza del male nel mondo. Il termine fu coniato da Leibniz (Saggio di Teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell'uomo e l'origine del male, 1710). La teodicea spiega quindi il senso del male e la sua presenza nel mondo creato dal divino.
Teofania. Dal
greco theophàneia, composto da theos (Dio)
e da phàinein (manifestarsi). Letteralmente, manifestazione
di Dio nella Creazione. La teofania è quel processo attraverso
il quale si riscontra la presenza di Dio nelle Sue opere, ovvero
nel mondo da Lui creato.
> punto 2 in Scoto
Eriugena
Tetrafarmakon. Dal greco tetra (da téttares, quattro) e pharmakon (rimedio, medicina); ovvero quadrifarmaco. Per Epicuro, le quattro medicine spirituali bastevoli ad eliminare il dolore psichico. Esse sono: 1. La consapevolezza che se anche gli dei esistono essi non si interessano alle nostre vicende (non esiste il destino, nel bene e nel male), quindi inutile preoccuparsi; 2. L'impossibilità di sperimentare la morte e quindi la paura infondata che essa provochi dolore; 3. Il piacere è accessibile a tutti; 4. Il dolore o è breve, o sopportabile.
Transitivo. Dal latino transire (passare al di là). Transitiva è la proprietà delle cose che passano per omologia la propria qualità a un'altra cosa, ovvero la qualità per cui un'identità (sia di metodo che di significato) viene trasferita in modo omologo da una cosa all'altra, poiché entrambe le cose rispondono alle stesse proprietà.
Trascendente. Dal latino transcendere, composto da trans- (oltre) e scandere (salire). Trascendente è la qualità propria di ciò che va oltre dei limiti definiti, e in questo il termine si pone come opposto a ciò che è immanente. Il termine designa quindi ogni condizione di esistenza che si trova situata oltre a certi limiti sensoriali o conoscitivi, per cui trascendentale, ad esempio, è l'entità divina per il neoplatonismo. Il termine acquista un significato ulteriore nel termine coscienza trascendentale. Con ciò si vuole definire la qualità propria della coscienza di contenere ogni cosa reale, derivante dal fatto che la coscienza trascende"le singole diversità delle cose per porsi come contenitore autonomo e universale di ogni concetto e ogni possibilità oggettiva.
Ubiquità.
Dal latino ubique (in ogni luogo). L'ubiquità è
la qualità delle cose che sono presenti in ogni luogo.
Il termine era usato dalla filosofia medievale per spiegare la
qualità propria di Dio di essere presente in ogni luogo
del Suo creato. La formula utilizzata dai filosofi medievali era
Tutto in tutto lo spazio e tutto in qualsiasi parte dello spazio
(definitivus). Per contro, la condizione opposta era chiamata
cricumscriptivus (circoscrittiva), e rispondeva alla frase
Tutto il tutto lo spazio occupato e parte in ciascuna parte
di esso. La distinzione è di Ockham.
Ucronia. Dal greco au- (non, come negazione) e chronos (tempo); ovvero, non-tempo, tempo ipotetico. Questo termine indica la ricostruzione della storia o di un evento del passato sulla base di ciò che sarebbe potuto accadere o di fatti ipotetici e fittizi invece dei fatti realmente accaduti. L'ucronia è quindi una forma di fanta-storia, una ricostruzione ipotetica di eventi ipotetici. Il termine fu utilizzato da Carl Renouvier per un romanzo che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata (Uchronie, l'utopie dans l'histoire, 1876).
Umanesimo. L'umanesimo è quell'indirizzo filosofico rinascimentale nato in Italia e poi diffusosi in tutta Europa che riconosceva l'uomo come identità di corpo e anima destinato a vivere il mondo e dominarlo. Tale riconoscimento della potenza umana parte da una diversa impostazione filosofica legata alla concezione dell'uomo, per tutto il medioevo visto come essere imperfetto e limitato, alla mercé della sola potenza divina. Con l'umanesimo l'uomo acquista quindi piena consapevolezza delle sue possibilità e del suo valore, venendosi così a costituire i primi tratti della società moderna, in cui il dominio tecnologico attorno le cose costituisce il carattere dominante della produzione in cui si rispecchia la forza dell'uomo. Per estensione, con il termine umanesimo si designano nella filosofia contemporanea tutti quegli indirizzi filosofici che prendono a fondamento dell'indagine la natura umana e i suoi limiti, o fanno riferimento all'uomo come valore.
Universale. Dal latino universum, composto da unus (uno solo) e versus, participio passato di vertere (volgere); ovvero ciò che è volto all'unità. Se nel suo comune universale è la qualità di ciò che compete ogni determinazione, l'universale, in filosofia, rappresenta un concetto ben preciso. Per universale si intende l'esistenza ontologica, reale, concreta, di un principio che permette alle singole cose individuali di conformarsi in ragione di un'essenza immutabile che ne fa da matrice, analogamente alle idee platoniche e alla sostanza aristotelica. L'universale si configura così come ciò che rappresenta l'identità del molteplice, ovvero quella qualità eterna che non muta e che determina le singole e diveniente cose concrete (gli individuali).
Universo. Dal latino universum, composto da unus (uno solo) e versus, participio passato di vertere (volgere); ovvero ciò che è volto all'unità. Il luogo che contiene ogni cosa, vista la qualità sua propria di contenere in sé, come unità, tutti gli elementi e tutte le cose esistenti.
Univoco. Dal latino univucum, composto da unum (uno) e vox (voce). Univoco è la qualità di ciò che possiede un solo significato.
Urdoxa. Letteralmente: credenza (doxa) originaria (ur-), dal greco. Questo termine è utilizzato da Husserl per indicare una fede certa e provata, data l'esistenza innegabile e indiscutibile dell'oggetto di fede (anche Urglaube).
Utilitarismo. L'utilitarismo è quella dottrina etico-politica sviluppatasi in Inghilterra tra il XVIII° e il XIX° secolo ad opera di Stuart Mill e Bentham che indaga i motivi dell'agire umano partendo dai moventi. L'uomo, secondo l'utilitarismo, agisce secondo ciò che gli è più utile per raggiungere il piacere. Detto questo, l'utilitarismo promuoveva il progetto di analizzare i comportamenti umani fondando una vera e propria matematica dei motivi utilitaristici alla base di ciascuna azione.
Utopia.
Dal racconto di Tommaso Moro Utopia, dal greco ou topos
(non luogo). Il termine designa ogni concezione politica ed etica
che tenda ad una condizione di vita ideale così elevata
da essere, nella pratica, irrealizzabile.
Verificazione,
principio di. Il principio di verificazione, formulato da
Wittgenstein, si presenta come l'intenzione di vincolare la verifica
del senso degli enunciati alla loro manifestazione empirica. Secondo
il principio, infatti, è considerabile solo quell'enunciato
che è verificabile empiricamente (la metafisica perde così
di significato, non potendosi verificare la sua veridicità
empiricamente). Tale pretesa venne poi messa in crisi da Popper.
> neopositivismo
Verità (alètheia)
e opinione (doxa). Dal latino
verum (vero). In greco la verità è aletheia
(a- come privativo e lèthe, nascondimento,
ovvero ciò che non è nascosto, che è esposto
allo sguardo). La verità è la caratteristica
di ciò che è vero, ossia di ciò che possiede
le caratteristiche del proprio essere in modo incontestabile.
Contrapposta all'opinione e alla fede, la verità si lega
necessariamente al fatto di mostrarsi e rendersi evidente per
la sua incontestabilità. La contrapposizione tra verità
e opinione viene introdotta per la prima volta da Parmenide. L'opinione
(in Parmenide: il divenire) è la credenza
che si basa sui dati sensibili e percettivi, la verità
(l'essere) è il dato oggettivo e inconfutabile che
si ottiene seguendo il metodo razionale, anche quando l'evidenza
dei sensi sembra dimostrare il contrario. In senso classico la
verità è la conoscenza del Tutto, il portare
alla luce ciò che è nascosto. L'opinione sarebbe
allora il punto di vista, una parte della verità, il non-vero
che non è tutto, ma parte di esso.
> Parmenide
Verum ipsum factum. Dal latino verum (vero) ipsum (se stesso, se medesimo) factum (fatto); ovvero, la verità è nello stesso fare. La formula era usata da Giambattista Vico ad indicare la linea guida della nuova scienza per cui l'uomo può veramente conoscere solo ciò che da lui è prodotto e fatto, poiché solo in questo modo può conoscerne l'esatta genesi.
Violenza. Dal latino violentum, da vis (forza). In filosofia si parla di violenza relativamente allo stato naturale e allo stato morale-politico. Nel primo caso si intende la violenza come violazione dell'armonia naturale tra gli elementi (si veda il concetto di hybris); nel secondo caso la violenza è invece ogni comportamento contrario alla morale e allo stato politico corrente, per cui si presenta come forzatura di un ordine dato e costituito.
Virtù. Da virtutem (forza, valore). La virtù, in generale, è la capacità da parte di qualcuno o qualcosa di produrre un certo effetto, per cui si scrive in virtù di questo accade, ecc. La virtù umana è quindi la capacità di produrre potenzialmente qualcosa, quella naturale è la capacità propria della natura di condurre a determinati effetti. In senso morale, la virtù è la qualità propria dell'uomo di adeguarsi e seguire un certo codice di comportamento morale in modo continuato e consapevole.
Virtuale. Da virtutem (forza, valore). Se, come significato più corrispondente all'etimo, virtuale si riferisce a tutto ciò che è inerente alla virtù morale, virtù ha anche un altro significato non esclusivamente morale: virtù è ciò che può accadere relativamente a una potenzialità. Il termine virtuale si usa allora normalmente per indicare tutti gli stati che si trovano in una posizione potenziale e non in atto. Virtuale significa quindi potenziale, non ancora realizzato concretamente.
Volontà schopenaueriana (wille). Nella filosofia di Schopenhauer il cieco e irresistibile impeto che spinge l'uomo a vivere e perpetuarsi come specie nonostante l'inelluttabile destino mortale. La volontà è l'entità che sta alla base dell'esistenza, essa produce il mondo apparante dei fenomeni (l'esistenza quotidiana superficiale), sicché l'uomo produce nella sua vita cosciente una razionalità che è in realtà sostenuta e prodotta dall'irrazionale.
Vuoto. Dal latino vacare (essere vuoto). Il vuoto è la condizione che designa l'assenza di qualsiasi elemento o sostanza. Il termine ha dunque un valore privativo, per cui si oppone al termine pieno indicando una mancanza. Il problema del vuoto è connesso al senso dello spazio: in uno spazio diviso in atomi il vuoto è condizione imprescindibile del movimento, mentre per Aristotele tutto lo spazio doveva essere pieno (teoria del plenum), ad indicare l'impossibilità di percepire qualcosa che non esiste (il vuoto).