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Il neoidealismo italiano
Benedetto Croce
1866-1952
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Ogni
giudizio è giudizio storico, o storia senz'altro
Benedetto Croce nasce a Pescasseroli.
La sua formazione filosofica giovanile risente dell'influenza di
Bernardo Spaventa, cugino del padre. Benché la famiglia lo
avesse diffidato dal seguirne le lezioni, nel timore che seguendole il
giovane Benedetto potesse allontanarsi dai principi della religione,
egli comunque disobbedì
Altra figura importante nella sua formazione giovanile fu Antonio
Labriola. A detta dello stesso Croce egli gli diede quei principi
morali ed etici indispensabili alla formazione del suo carattere
svuotato dei valori religiosi. Sempre sotto l'influenza
dell'insegnamento di Labriola, condusse, tra gli altri, alcuni studi
sul marxismo
La sua attività filosofica si incrocia fatalmente con quella di
Gentile. Assieme fondano una rivista filosofico-culturale, La Critica
Nel 1920 accetta titubante il Ministero della Pubblica Istruzione
offertogli da Giolitti. Poi arriva il fascismo. Dopo un breve periodo
di appoggio al governo di Mussolini, sceglie la strada
dell'intellettuale dissidente, divenendo una delle figure di spicco
dell'antifascismo. Questo lo allontana da Gentile, il quale invece
aderisce al fascismo prendendo il posto nel ministero che fu suo. Nel
1925 scrive anche un Manifesto degli
intellettuali antifascisti firmato da molti intellettuali del
tempo. La sua opposizione al fascismo, prima che politica, fu morale.
Nel dopoguerra diventa presidente del Partito Liberale. Muore a Napoli
nel 1952
1. La filosofia è
storiografia
Si è detto come l'attualismo di Gentile affermi la coincidenza
di pensiero e realtà. Il contenuto del pensiero, nella suo
continuo mutare, è la realtà stessa, non ha senso allora
dividere cartesianamente il mondo in res extensa e res cogitans, il
cogito è la stessa realtà. Anche Benedetto Croce accetta
l'assunto gentiliano e neoidealista della coincidenza tra pensiero e
totalità della realtà, seppur con le dovute distinzioni
che vedremo in seguito.
Data la coincidenza tra pensiero e realtà, Croce afferma che la
realtà è storia, e per storia si intende il pensiero che
scorre e si attualizza continuamente nel momento presente. Se non
esiste altra realtà che non sia attuale, se non esiste
metafisica, allora la filosofia è la stessa storia del pensiero
attuato nella realtà: la filosofia è storiografia del pensiero. Croce
afferma che ogni vera storia
è storia contemporanea. Significa che la realtà
più autentica è lo spirito (il pensiero) che
continuamente si individua nella contingenza storica.
Da questo deriva che la filosofia riceve vero e autentico significato
solo se si comprende che i suoi problemi sono sempre situati in un
contesto storico. E' questo un atteggiamento che rifiuta alla radice i
problemi della metafisica, che invece hanno la pretesa di essere
universali e di trascendere la realtà contingente. Dunque la
filosofia metafisica ricade nell'errore di considerare il pensiero come
trascendente, al di là della situazione temporale, mentre per
Croce è evidente che la dimensione più autentica del
pensiero filosofico è quella situata nella realtà
storica. Non più verità di ragione, ma preminenza delle
verità di fatto, non più dominio degli enti metafisici,
ma dominio degli enti della realtà di fatto.
Ogni
giudizio è giudizio storico, o storia senz'altro. Se il giudizio
è rapporto di soggetto e predicato, il soggetto, ossia il fatto,
quale esso sia, che si giudica, è sempre fatto storico, un
diveniente, un processo in corso, perché fatti immutabili non si
trovano né si concepiscono nel mondo della realtà
(La storia come pensiero e come azione)
Si afferma quindi la storicità di ogni giudizio filosofico, per
cui le soluzioni filosofiche, lungi dall'essere definitive in quanto
trascendenti la realtà storica, sono in realtà il
prodotto della realtà storica in divenire, sono il prodotto
dello spirito che si attualizza in una certa contingenza storica:
ragion per cui ogni giudizio deve essere ricondotto al contesto storico
in cui viene espresso. Il giudizio è quindi definitivo solo
nella misura in cui viene ricondotto a una certa particolarità
storica situata.
Il compito della filosofia non è dunque quello di trovare
soluzioni definitive ai problemi della realtà, ma è
entrare in pieno nella problematicità dell'esistenza diveniente
in modo da cercare nuove soluzioni via via che insorgono nuovi
problemi. La realtà è continua
creazione di un mondo sempre nuovo, dunque i problemi che
vengono posti sono problemi sempre nuovi. La filosofia si deve
immergere in questa realtà mutevole e cercare di affrontare i
problemi in rapporto alla contingenza storica.
2. La critica alle categorie
hegeliane
Benché il pensiero di Croce, in quanto forma di idealismo, debba
molto all'idealismo hegeliano, esso non può che distinguersi da
questo per alcuni punti fondamentali.
La prima critica che il pensiero di Croce (ma anche quello di Gentile e
non solo) rivolge al pensiero hegeliano riguarda il sistema delle
categorie dello spirito. Per Hegel, lo spirito dei tempi è in
divenire, ma ogni epoca ha uno spirito che la guida e che ne
costituisce il segno distintivo. Dunque lo spirito hegeliano è
una forma trascendente, che si materializza nella realtà. Le
categorie dello spirito che segnano le diverse epoche della storia
dell'uomo sono infatti l'espressione di questo spirito che trascende la
storia e che si materializza in essa a seconda dei periodi storici. Il
rapporto che sussiste tra spirito della storia è storia attuata
è per Hegel un rapporto tra sovrano e suddito.
Come si può vedere questo pensiero è in contrasto con
l'affermazione di Croce e di Gentile dell'identità di spirito e
realtà. Lo spirito della realtà è esso stesso
realtà, non vi è alcuno spazio per uno spirito che si
ponga in modo trascendente, come è invece per Hegel. Lo spirito
della storia non è una entità che possa trascenderla, non
può in nessun caso, poiché per Croce e Gentile lo spirito
dei tempi è il prodotto stesso dei tempi, in un rapporto di
coincidenza perfetta che esclude ogni tentazione metafisica e
trascendentale.
3. La critica agli opposti
Altra critica che Croce muove al pensiero di Hegel riguarda il modo in
cui forma le coppie di opposti. Per Croce, Hegel finisce per vedere
coppie di opposti dove in realtà ci sono coppie di distinti.
Ad esempio Hegel contrappone concetti come il vero e il bene, la
famiglia e la società civile, l'arte e la religione. Croce nota
come certe contrapposizioni dialettiche che per Hegel sono opposte ed
escludenti, in realtà non lo sono. In realtà, dice Croce,
certi concetti che Hegel vede come opposti ed escludenti, sono in
realtà concetti distinti, che non sono tra loro necessariamente
escludenti ma che convivono su diversi piani. E' il caso, ad esempio,
del vero e del bene, che Hegel vede come opposti, ma che in
realtà appartengono a livelli concettuali diversi: il vero
è opposto al falso, il bene, al male, come la vera coppia di
opposti, nel binomio arte/religione, è in realtà
ateismo/religione. Il bene e il vero entrano poi nel processo
dialettico non tanto in opposizione quanto in relazione distinta,
quando i diversi piani dei concetti si incontrano.
4. Le quattro categorie dello
spirito
Se per Hegel lo sviluppo dello spirito si muove organicamente, ovvero
le coppie di opposti si muovono in modo lineare nella dialettica dello
sviluppo storico, per Croce ci sono vari livelli distinti entro i quali
si esprime la dialettica hegeliana
Hegel sostiene che la storia è un continuo movimento dialettico
di tesi/antitesi/sintesi, per cui la catena degli opposti che è
il motore dello sviluppo storico si esprime all'interno di un'unica
grande categoria dello spirito, che è la vita e la storia
stessa. Per Croce invece questo movimento hegeliano di
tesi/antitesi/sintesi si esprime autonomamente entro quattro grandi
categorie distinte che sono l'arte, la filosofia, l'economia e l'etica.
Per Hegel, la dialettica dei tre momenti si esprime linearmente nella
storia, ed è valida per tutte le categorie dello spirito che via
via si manifestavano, per Croce, la dialettica si esprime invece
autonomamente all'interno di quattro grandi categorie, ragione per cui
ogni categoria, quella artistica, quella filosofica, quella economica
ed etica, ha un suo particolare sviluppo dialettico che non coincide
con quello delle altre categorie.
La dialettica della realtà è quindi l'espressione del
dialogo continuo tra queste quattro categorie, e non l'espressione di
una sola grande categoria. Mentre la dialettica hegeliana procedeva in
senso lineare, quella crociana procede per vie circolari, nel senso che
la dialettica della realtà, nel suo complesso, è il
frutto di un continuo dialogo circolare tra le quattro categorie (arte,
filosofia, economia, etica), per cui ognuna di essa si influenza a
vicenda su piani distinti, non opposti ed escludenti, ma dialoganti,
dialogo che avviene tra i diversi livelli distinti delle categorie
dello spirito.
5. Significato delle categorie
I nomi delle quattro categorie distinte indicate da Croce, come spesso
accade in filosofia, non hanno il significato che usualmente rivestono
nel linguaggio comune, ma hanno un significato più ampio. In via
preliminare si può dire che la filosofia è per Croce la
ricerca del vero, l'arte la ricerca del bello, l'economia è la
ricerca dell'utile e l'etica è ricerca del buono.
Si è visto il senso che Croce dà alla filosofia, ovvero
il senso che vuole la filosofia coincidere con la storiografia, con il
cammino storico del pensiero, sempre attuale e contemporaneo, situato e
contingente, non metafisico.
Per arte non si intende semplicemente il percorso dell'estetica e tutto
ciò che riguarda l'artista, si intendono tutte quelle
problematiche legate all'espressione del sentimento, per cui è
l'ambito che interessa il linguaggio (ogni tipo di linguaggio), il
tentativo di comunicare gli stati d'animo, i modi in cui si tenta di
esprimere il comunicabile.
Per economia non si intende la semplice disciplina di mercato, ma si
intende l'insieme degli atteggiamenti che perseguono l'utile, motivo
per cui, oltre all'intero campo delle scienze matematiche e naturali,
comprende anche la politica e l'intero bagaglio delle questioni civili
e di diritto giuridico.
Per etica, infine, si intendono tutte le questioni relative alla
ricerca del giusto agire e del bene, e quindi appartiene alla categoria
etica il senso religioso prima di tutto, che è senso morale.
6. La polemica tra Croce e
Gentile
Benché simili, i due sistemi sviluppati da Croce e Gentile
differiscono su alcune questioni. Si è detto che Croce pone
quattro categorie distinte entro le
quali si sviluppano le diverse dialettiche della realtà. E' su
questo punto che Gentile entra in polemica con Croce. Gentile nota come
l'intenzione di porre come assolute questa quattro categorie entri in
conflitto con la visione del giudizio storico. Se infatti Croce
sostiene che ogni giudizio è un giudizio storico, Gentile fa
notare come anche il giudizio che pone come definitive le quattro
categorie distinte sia destinato a mutare con il mutare delle
condizioni storiche, e quindi non vi sono solo quattro categorie
definitive, ma vi saranno tante categorie quanti mutamenti del giudizio
storico si verificheranno nel corso degli anni.
Se Croce risponde a questa critica rammentando a Gentile la distinzione
primigenia e fondamentale tra pensiero teoretico e azione pratica, per
cui il giudizio storico delle quattro categorie permane anche nel
mutare della realtà contingente, Gentile fa notare che, se si
vuole essere coerenti, non vi può essere reale distinzione tra
pensiero e azione. Per Gentile, infatti, l'unica realtà è
realtà in atto, e questa affermazione implica la coincidenza
perfetta tra pensiero e realtà, tra pensato e azione.
Gentile è quindi più assoluto nell'affermare la perfetta
coincidenza tra pensiero e realtà, e accusa Croce di risentire
di quel retaggio metafisico che impone di pensare che il cogito
è cosa diversa dalla realtà, ovvero che la realtà
è qualcosa di esterno e indipendente rispetto al pensiero.
Gentile affermerà la perfetta coincidenza del pensiero attuale
con la realtà pensata, Croce, seppur aderente a questa visione
nel postulare il suo storicismo, sarà meno rigoroso su questo
principio di assoluta identità.
7. Il liberalismo di Croce,
la storia come progresso perpetuo
Croce fu presidente del Partito Liberale nel dopoguerra e fu figura di
spicco dell'antifascismo. Il suo essere liberale deriva dal suo
pensiero filosofico: rifiutando di fatto la metafisica, Croce rifiuta
anche l'ideologia. Se infatti la metafisica è un retaggio
filosofico che impone di considerare immutabili certi principi,
l'affermazione che ogni giudizio è giudizio storico, contingente
e situato in un certo contesto privo di trascendenza, impone di pensare
che l'azione umana è un processo in divenire che non tollera
imposizioni ideologiche, etiche e religiose, le quali sono solo
l'aspetto transitorio di una certa situazione storica. In pratica, le
ideologie politiche (come, ad esempio, il fascismo, ma anche il
comunismo), i principi etici e religiosi, non sono giudizi definitivi e
immutabili, ma giudizi storici, quindi suscettibili di mutare in
ragione del mutare delle condizioni storiche.
Altro aspetto del liberalismo di Croce è la fiducia nel
progresso della storia. Croce pensa che la dialettica circolare delle
quattro categorie distinte sia un processo che tende al progresso e non
al regresso, affermazione che poggia sul fatto che la dialettica dello
spirito è una dialettica che procede per arricchimento, ovvero
ogni valore storico va ad arricchire il precedente, e quello che accade
diventa l'esperienza e la base sulla quale poggia il successivo passo
in avanti.
Altro
sinonimo della medesima attività è il perpetuo
arricchimento che le è proprio. Il perpetuo crescere della
spiritualità sopra se stessa, onde niente si perde di quel che
si è creato, e niente ci si arresta: il perpetuo progresso. Di
decadenza si può bensì parlare e se ne parla, ma per
l'appunto in riferimento a certe guise di opere e di ideali che ci sono
cari… ma in senso assoluto, e in storia, non c'è decadenza che
non sia insieme formazione o preparazione di una nuova vita, e
pertanto, progresso (La storia come pensiero e come azione)