L'inglese? Comprensibile per legge
Hai voglia a promuovere il plurilinguismo per l'Europa che
verrà. Sembra che ormai una specie di arrendevolezza alla
predominanza della lingua inglese abbia conquistato le
istituzioni europee, dopo aver invaso altri settori. Nessuno a
Strasburgo ammetterà mai che si voglia imporre
l'inglese come lingua ufficiale dell'Unione, ma sembra che a questo si
voglia arrivare con tanti piccoli eventi e decisioni, a cui devono
sottostare i paesi membri.
L'ultimo caso è un decreto legislativo in corso di emanazione
(di recepimento di varie direttive europee) per disciplinare la libera
circolazione dei cittadini dell’Unione europea. L'articolo 20, comma 7
di questo decreto legislativo prevede che l’eventuale provvedimento di
allontanamento di una persona dal territorio sia tradotto in una lingua comprensibile al
destinatario, ovvero in inglese.
In parole povere, grazie ad un "ovvero", diventerà obbligatorio
conoscere l’inglese, tenuto conto che la traduzione in inglese non
rappresenta un’ipotesi residuale (da attivare solo nel caso che non sia
possibile tradurre il testo del provvedimento in una lingua
comprensibile al destinatario), ma ben può costituire l’ipotesi
ordinaria.
Infatti, il termine "ovvero" ha entrambi i significati, esplicativo (=
cioè) ed avversativo (= oppure, in alternativa). Non è
neppure indispensabile capire questo "ovvero" in uno o nell'altro
significato: in entrambe le ipotesi il legislatore darà per
scontato che chiunque capisca l'inglese:
a) in una lingua comprensibile al destinatario, CIOE' in inglese;
b) in una lingua comprensibile al destinatario, OPPURE in inglese
(sottinteso: tanto, lo capiscono tutti). E dato che non è detto
che il destinatario abbia il diritto di pretendere una versione in una
lingua a lui comprensibile (o perfino, in una lingua di grande
rilevanza diversa dall'inglese), è di fatto lasciato
all'arbitrio dell'operatore di scegliere la lingua inglese (e possiamo
star sicuri che i moduli verranno predisposti soltanto in inglese).
Il tutto, con buona pace del diritto di agire in giudizio e del diritto
di difesa, garantiti solennemente a tutti (non solo ai cittadini)
dall’art. 24 della Costituzione: Tutti
possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi
legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado
del procedimento. È ovvio, infatti, che presupposto
fondamentale per agire efficacemente in giudizio e difendersi
adeguatamente è la piena comprensione del contenuto (ed in
particolare, delle motivazioni) del provvedimento di allontanamento.
È poi da sottolineare che (ove il decreto legislativo recepisca
pedissequamente le direttive europee) quanto segnalato non riguarda
soltanto i cittadini di altri Paesi che intendano soggiornare in
Italia; infatti, un provvedimento di allontanamento potrebbe colpire
anche un cittadino italiano che intenda soggiornare in altro Stato
dell’Unione; anche in quel caso, sarebbe sufficiente ed idonea la
versione in inglese.
In altri tempi il legislatore si era dimostrato più sensibile
alla tematica linguistica (e, di riflesso, a certi diritti). Nel 2004
un dPR (il 303) fissò che le
comunicazioni al richiedente asilo concernenti il procedimento per il
riconoscimento dello status di rifugiato sono rese in lingua a lui
comprensibile o, se cio' non e' possibile, in lingua inglese, francese,
spagnola o araba, secondo la preferenza indicata dall'interessato.
Oggi, invece, devi studiare l'inglese. E se non lo studi, non
c'è problema: la legge ti dice che lo capirai benissimo lo
stesso. È il miracolo di
pentecoste realizzato con decreto legislativo.
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PENSIERI SCIOLTI
Riflessioni varie sul tema del degrado della lingua italiana e della
superficialità del mondo politico e culturale di fronte al
problema della comunicazione internazionale, che si accetta supinamente
avviato in modo sempre più inarrestabile verso un monolinguismo
distruttivo di lingue e culture. Le considerazioni che seguono formano
una catena aperta a cui ognuno può contribuire con uno o
più anelli. Inviateci i vostri pensieri anche se non in linea
con il nostro allarme che ritireremmo molto volentieri.
I- La scelta di “I care”come motto del congresso DS con la presunzione
di lanciare un messaggio da tutti comprensibile si aggiunge al
“question time” di Violante alla Camera, al “morning news” della RAI,
alla legge sulla “privacy” e all’infinita serie di termini inglesi
introdotti dai politici nella vita pubblica italiana
II- La stampa nazionale è zeppa di gap, hub, trend e così
via e delle mutilazioni inferte alle parole italiane da pigri
traduttori come “supportare” “evaluare” che tolgono ormai il piacere
della lettura
III- Espressioni stereotipate diffuse dai fumetti televisivi americani
come “non c’è problema” (“no problem”) contribuiscono
notevolmente ad inaridire la lingua. Ormai termini come inghippo,
intoppo, noia, impedimento, difficoltà, disturbo vengono
regolarmente sostituiti da “problema”
IV- Nonostante sia risultato da una ricerca condotta qualche anno fa
che un messaggio pubblicitario in inglese non elementare possa esser
compreso soltanto dal 6,5 % degli europei la pubblicità viene
sempre più effettuata in inglese e perlopiù in un
linguaggio gergale incomprensibile
V- Le ricorrenze tendono ad assumere la denominazione di day e
s’introducono feste e riti come Halloween del tutto estranei alla
nostra cultura
VI- Le insegne di certi negozi anche di piccoli paesi dell’entroterra
fuori del flusso turistico recano ridicoli nomi inglesi come “barber
shop” ed i cataloghi di certe ditte riportano denominazioni inglesi
come “sleeping bag” per oggetti finora chiamati in italiano, come
“sacco a pelo”; osso partito chiede che la RAI occupi il 20% dei suoi
programmi all’inglese e all’informatica ed uno scrittore gran
sostenitore del mondo anglosassone auspica una maggiore penetrazione
scolastica dell’inglese con l’uso di tale lingua anche per insegnare
alcune materie. Di altre lingue non si parla per niente dimenticando
che ad esempio il tedesco è la lingua dell’Alto Adige e di tre
nazioni attaccate alle Alpi che danno lavoro a moltissimi connazionali
molti dei quali ,stando alle lamentele più volte espresse dal
Ministro del Lavoro tedesco, potrebbero migliorare la loro posizione
sociale se avessero avuto una maggiore conoscenza della lingua
VII- Il Governo indice una campagna per la diffusione del computer e
dell’inglese denominata “lo scemo del villaggio”, un grosso partito
chiede che la RAI occupi il 20% dei suoi programmi all’inglese e
all’informatica ed uno scrittore gran sostenitore del mondo
anglosassone auspica una maggiore penetrazione scolastica dell’inglese
con l’uso di tale lingua anche per insegnare alcune materie. Di altre
lingue non si parla per niente dimenticando che ad esempio il tedesco
è la lingua dell’Alto Adige e di tre nazioni attaccate alle Alpi
che danno lavoro a moltissimi connazionali molti dei quali, stando alle
lamentele più volte espresse dal Ministro del Lavoro tedesco,
potrebbero migliorare la loro posizione sociale se avessero avuto una
maggiore conoscenza della lingua
VIII- L’atteggiamento parossistico di tanti genitori pressati
dalla martellante esaltazione del valore della lingua inglese, della
cui conoscenza non sarebbe assolutamente possibile fare a meno,
condiziona l’insegnamento delle lingue nelle scuole escludendo, tranne
rare eccezioni, tutte le altre
IX- Il fenomeno del pellegrinaggio in terra di Albione di giovanissimi
per imparare una canzoncina in inglese al costo di almeno tre milioni
costituisce un mercimonio scandaloso cui le giovani famiglie italiane
non sembrano potersi più sottrarre
X- La superficialità con cui viene spesso trattato il problema
linguistico sulla stampa sta a dimostrare l’indifferenza e
l’anticultura di tanti formatori di opinione nazionali: qualche anno fa
si scrisse addirittura che gli olandesi avevano deciso con una legge di
cambiare lingua passando all’inglese, il che face ridere a lungo tutta
l’Olanda
XI- La superficialità dell’uomo comune riguardo allo stesso
problema risulta purtroppo non essere da meno. Molti infatti credettero
placidamente alla falsa notizia e trovarono del tutto naturale il
cambiamento dell’idioma nazionale da un giorno all’altro
XII- Il pericolo di estinzione, denunciato da tempo dai linguisti,
delle lingue etniche per opera dell’inglese mondiale - come avvenuto
con il latino, distruttore delle culture del tempo, compresa quella
etrusca - costituisce una seria minaccia per l’umanità. Con la
scomparsa degli idiomi nazionali scomparirebbero anche le varie
identità
XIII- Se una lingua muore non muoiono solo le parole, muoiono le cose,
i sentimenti. La stessa facoltà di pensare viene indebolita,
come dimostra la triste vicenda dei mocheni del Trentino che perdendo
la lingua - il tedesco, non protetto al di fuori dell’Alto Adige -
subirono un forte decadimento intellettivo
XIV- Nel mondo della globalizzazione i popoli più piccoli, anche
se ricchi di storia e di cultura, rischiano di venire sommersi,
cancellati per sempre. La difesa della lingua, il suo uso e la sua
continua creazione, sono perciò indispensabili per continuare ad
esistere. (Francesco Alberoni: Un popolo che rinuncia alla sua lingua
perde anche l’anima - Corriere della Sera 13/12/99 )
XV- Durante la conferenza stampa tenuta alla vigilia del vertice di
Lisbona, in risposta ad un giornalista francese che esprimeva la sua
preoccupazione per il predominio dell’inglese su internet, Prodi
affermava: “Bisogna essere molto attenti alla salvaguardia non solo del
francese, ma delle diverse lingue nazionali locali. A mio avviso
però in un successivo progresso si andrà verso culture
specializzate su base locale. Ha ragione, occorrono strumenti attivi”.
Ma Prodi, come del resto gli altri politici, non ha alcun progetto e
forse alcuna idea sulle misure da adottarsi in difesa delle lingue e
delle culture
XVI- In una intervista Tullio De Mauro, Ministro P.I., afferma con
grande disinvoltura :” Non sarebbe male che l’inglese diventasse
davvero la lingua ufficiale nei lavori dell’Unione europea. L’inglese
ha una funzione transglottica e la presenza di una lingua transglottica
non ha mai cancellato le altre” lasciandoci perplessi e come politico e
come linguista
XVII- Nel n.ro 36 febb. 2000 della rivista COLORS sfogliata per caso
leggo: ”Contribuisci a cancellare le altre 4000 lingue parlate nel
mondo, insegna inglese nei paesi in via di sviluppo. La VSO (Voluntary
Service Overseas) è un’associazione di beneficenza che invia
insegnanti di inglese qualificati in 33 paesi”. Segue l’indirizzo di
Londra
XVIII- John Derbyshire del National Review riporta in un articolo del
24 aprile u.s. di aver creato un collegamento ad una pagina in tedesco
e di aver annotato che coloro che non conoscevano tale lingua potevano
trovare la traduzione aggiunta al testo. Ebbene il giornalista dice di
avere prontamente ricevuto un messaggio da un lettore americano che
diceva: “ il tedesco? Dimentichi che sono americano. Se i tedeschi
vogliono farsi capire, che parlino inglese! Noi non abbiamo né
tempo, né bisogno di imparare delle lingue destinate a fare la
fine del latino e del sanscrito”. John Derbyshire teme che questo sia
un atteggiamento ben diffuso, anche se pochi lo manifestano così
brutalmente
XIX- Secondo David Crystal, autore di “English as a global language”,
nessun’altra lingua ha avuto nella storia dell’umanità una
diffusione che si possa paragonare all’inglese” Tutto definito, allora?
In realtà, come nota lo stesso studioso, il predominio
linguistico dell’inglese non significa che la situazione attuale sia
irreversibile e non garantisce neppure sempre, fra coloro che si
ritengono anglofili, un adeguato livello di comprensione. In India, per
esempio, con una popolazione di circa un miliardo di persone e
nonostante che nell’amministrazione civile e nelle scuole l’inglese sia
riconosciuto come lingua ufficiale, la percentuale che parla inglese
correttamente, secondo le stime più accreditate, rimane assai al
di sotto del 5%. (Renzo Cianfanelli: Il mondo parlerà cento
inglesi diversi - Corriere della Sera 29-12-2000)
XX- Come fa notare l’indagine condotta da David Graddol, un ricercatore
britannico della Open University che ha elaborato un modello statistico
sulla prevedibile evoluzione delle lingue nel mondo durante i prossimi
cinquant’anni, quando si parla di “egemonia linguistica” dell’inglese
occorre tener presente l’enorme divario che già separa
l’inglese, parlato come lingua materna da 375 milioni di uomini e
donne, rispetto agli oltre 1.100 milioni di lingua cinese.Nel 2050. a
detta di Graddol, mentre la popolazione di lingua madre cinese
sarà salita a quasi 1,4 miliardi, seguita dall’hindi e dall’urdu
con 556 milioni, l’inglese sarà retrocesso al quarto posto fra
le lingue mondiali, dopo l’arabo e praticamente quasi alla pari con lo
spagnolo, con poco meno di 500 milioni per ciascuna lingua. (Renzo
Cianfarelli-Corriere della sera 29-12-2000
XXI- Da un punto di vista scientifico (1) si è scoperto che per
esprimersi in inglese il cervello impegna entrambi gli emisferi: quindi
maggiore dispendio energetico a livello neuronico e difficoltà
maggiori per i dislessici. Come può una lingua, i cui difetti
peculiari (2) sono nella pronuncia (molteplicità di parole
omofone), nella scrittura (uno stesso suono può essere descritto
con un insieme di caratteri diversi), nell’accentuato idiomatismo (uso
di locuzioni non corrispondenti alla somma delle componenti), assurgere
al ruolo di lingua franca internazionale? La quale dovrebbe essere
improntata a semplicità grammaticale, corrispondenza del suono
ad una struttura univoca, complesso di radici verbali già
patrimonio comune dell’umanità. In una parola: l’Esperanto.
(1) Vd. Art. di Alberto Oliverio su “Corriere della sera” pag. 27 del
5.03.2000
(2) G.B.Shaw, prossimo alla fine, espresse il desiderio di donare una
cospicua parte della sua non irrilevante eredità a chi avesse
semplificato la scrittura inglese. (Giuseppe Lalli)
XXII- L’imbarbarimento linguistico a Chieti parte dalle Poste Italiane.
Una volta il cartellone dei lavori in corso davanti ad un edificio
riportava Lavori di ristrutturazione fabbricato ecc. o qualcosa
di simile, sempre comprensibile. Oggi può capitare di
leggere, come davanti al palazzo delle Poste di Chieti Scalo, a chiare
lettere “Realizzazione nuovi LAYOUT”. Se ci avessero scritto TOC TOC o
PUK PUK il messaggio non sarebbe cambiato.
Infatti il termine è certamente del tutto sconosciuto per la
gran maggioranza e pensare che le Poste si rivolgano a quei pochissimi
che lo conoscono è fuori di ogni logica. Significa “progetto,
modello, distribuzione delle aree” ed è quindi anche improprio
il suo uso in questo caso. Gli impiegati postali poi hanno capito che
ora l’ufficio si chiama layout. Del resto il cattivo esempio lo ha dato
lo Stato con la legge sulla “privacy”, con il “question time” della
Camera, col “morning news” della RAI e via dicendo e così i
signori delle Poste sono convinti di mostrare una mentalità
avanzata spargendo termini inglesi sui cartelloni e sulle scritture
d’ufficio, ma fanno la figura del barbiere tornato al paesello dagli
USA che scrive “Barber shop” sulla bottega
XXIII- Circa l’insegnamento precoce di una lingua straniera alle
elementari vi sono dei dati che dovrebbero esser presi in
considerazione da chi di competenza.
Uno: le varie sperimetazioni effettuate finora, soprattutto
nell’Istituto di Pedagogia Cibernetica dell’Università di
Paderborn, sui risultati dell’apprendimento dell’esperanto di fronte a
quello di altre lingue, hanno portato alla conclusione che i
bambini che avevano studiato due anni l’esperanto e due anni l’inglese
(che a noi interessa di più) conoscevano l’inglese meglio di
quelli che avevano studiato quattro anni solo l’inglese.
Due: da una ricerca condotta nell’Università di Dundee in
Scozia sull’apprendimento dei bambini scozzesi a leggere e
scrivere nei confronti di bambini di altri 14 paesi è risultato
che quelli scozzesi ritardavano da due a tre anni l’apprendimento per
la complessità della scrittura della lingua inglese.
Non sarebbe quindi il caso di insegnare prima l’esperanto, che i
bambini possono apprendere come un gioco e non soffrendo, e poi, quando
si è già più grandicelli e si ha una base
linguistica, passare all’inglese, se proprio non se ne può fare
a meno?
XXIV- Ecco parte dell’articolo della BBC-NEWS del 4 settembre 2001 in
cui si riportano i risultati di una ricerca condotta
dall’Università di Dundee sulle difficoltà dei bambini
scozzesi a leggere e scrivere che li porrebbero in ritado di due o tre
anni di fronte ai bambili di altri paesi
Children 'slow' at learning English
Children learning to read and write in
English are slower to master it than other European youngsters learning
their own language, new research suggests. Researchers at Dundee
University compared literacy skills of primary school children in
Scotland with 14 other countries. They found that the Scottish children
took two to three years to reach the same literacy levels as their
foreign counterparts.
Project leader Professor Philip Seymour told the British Association
Festival of Science that factors like complex spelling and syllable
structure could be responsible. Speaking at the event at Glasgow
University, he called for further research into whether children should
start learning earlier. Professor Seymour said: "Mastery of basic
foundation elements of literacy clearly occurs much more slowly in
English than in many other European languages. "The slow rate of
progress in English may be related to some degree to educational
factors such as age of starting school or teaching methods. "However,
it seems likely that the main cause is linguistic and derives from
difficulties created by the complex syllable structure and inconsistent
spelling system of English." - Giorgio Bronzetti
XXV- Il «Nouvel Observateur» nel suo numero fuori
serie dedicato ai 40 anni della testata, cita anche due italiani, tra i
25 «grandi pensatori del mondo intero»: Toni Negri,
indicato come «il nuovo Marx», e Giorgio Agamben, definito
«il pensatore del futuro». Molto interessante
l'ossservazione, secondo «Nouvel Observateur», che "il
villaggio globale, comunica poco e male." La comunicazione mondiale
virtuale, secondo il quotidiano francese, si manifesta illusoria e
maschera la gabbia linguistica in cui si trovano i pensatori degli
altri paesi, per cui è sempre più difficile sfuggire alla
«maledizione di Babele». Questa la ragione per cui la
testata francese ha deciso di pubblicare un elenco ragionato dei
pensatori che rappresentano «la coscienza del nostro tempo e i
precursori del mondo di domani». Segnalazione di Giuseppe Valente
di Trieste