La Banca Mondiale


Estratto dal sito www.crbm.org del movimento
"Campagna per la riforma della Banca Mondiale"

 

La Banca Mondiale Ë una delle creature della Conferenza Economica e Monetaria tenutasi dal 1 al 22 luglio 1944 a Bretton Woods, in New Hampshire (USA), che vide inoltre la nascita del Fondo Monetario Internazionale (IMF). Secondo lo statuto, gli scopi della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (International Bank for Reconstruction and Development - IBRD - il nucleo iniziale di quello che ora Ë il gruppo della Banca Mondiale) erano i seguenti: "assistere la ricostruzione e lo sviluppo dei territori dei paesi membri, facilitando investimenti per finalit¦ produttive e promuovere la crescita equilibrata del commercio internazionale, contribuire all'aumento della produttivit¦, al miglioramento delle condizioni di vita e lavorative".

La Banca avrebbe operato prestando direttamente dal proprio capitale e fornendo garanzie per gli investimenti privati. Inizialmente la Banca era stata istituita per assistere i paesi distrutti dalla guerra nell'opera di ricostruzione. Il primo prestito fu concesso alla Francia, seguito da altri prestiti ad Olanda, Lussemburgo e Danimarca. Il primo prestito ad un paese in via di sviluppo fu approvato nel 1948, e precisamente per la costruzione di un impianto idroelettrico in Cile.

Che cosa fa la Banca Mondiale?

Concede:

a)
Prestiti per progetti: per la costruzione di dighe, strade, infrastrutture, sfruttamento delle risorse naturali, tra cui petrolio miniere e gas, gestione delle acque, sanit¦, energia, etc.

b)
Prestiti per settori e macroeconomici: rivolti, cioË, a rafforzare determinati settori produttivi e dell'economia, e vincolati per lo pi a programmi di liberalizzazione e privatizzazione.

c)
Prestiti istituzionali: elargiti allo scopo di ristrutturare le istituzioni locali al fine di ridurre le barriere al libero accesso di investimenti privati. Ad esempio in alcuni paesi la Banca ha istituito agenzie private nel settore energetico, che potessero facilitare i contatti con investitori privati stranieri.

d)
Prestiti per programmi di aggiustamento strutturale: la stabilizzazione delle economie, fattore-chiave per creare un "clima favorevole agli investimenti", viene garantita tramite l'imposizione di pacchetti di riforma economica che prevedono: la riduzione della spesa pubblica, inclusi tagli ai servizi sociali, (istruzione, sanit¦) considerati non produttivi in termini economici; la cancellazione dei sussidi per le classi pi povere; le restrizioni all'accesso al credito; le privatizzazione delle imprese statali; la liberalizzazione degli scambi commerciali; il riorientamento dell'economia verso i mercati di esportazione; la rimozione delle barriere agli investimenti privati; la deregulation del mercato del lavoro.

Come e' organizzata e chi decide?

Al vertice della Banca siede il Consiglio dei Governatori (Board of Governors) dei 184 paesi membri che si riunisce una volta l'anno, in settembre-ottobre, in occasione dell'Incontro Annuale della Banca. Subordinato al Consiglio dei Governatori c'È il Consiglio dei 24 Direttori Esecutivi (Board of Executive Directors). I cinque grandi stati donatori (USA, Giappone, Francia, Germania e Gran Bretagna) e la Cina, l'Arabia Saudita e la Federazione Russa sono rappresentati da un loro Direttore Esecutivo permanente, mentre gli altri 16 seggi rappresentano un gruppo di paesi (cosiddetta "constituency"), spesso sotto la guida di un paese industrializzato. Ad esempio, il Direttore Esecutivo italiano rappresenta anche Grecia, Malta, Portogallo, Albania e Timor Est. Il sistema delle votazioni si basa sul principio di "Un Dollaro (di capitale) = Un Voto". Ma le decisioni vengono prese quasi sempre per consenso, un metodo che in questo contesto di sbilanciato rapporto istituzionale di forze va sempre a vantaggio dei paesi ricchi o pi grandi. Tutti i presidenti della Banca Mondiale sono stati americani, fino all'attuale, James Wolfensohn.

L'opposizione alla Banca Mondiale

Dalla fine degli anni '80 la Banca Mondiale Ë finita nell'occhio del ciclone principalmente grazie alle critiche ed alle lotte nazionali e globali della societ¦ civile. A dare la spinta iniziale a tali rivendicazioni sono state alla met¦ degli anni '80 le azioni non-violente degli attivisti della valle del Narmada in India, segnata dalle disastrose dighe finanziate dalla Banca Mondiale. Come reazione, negli ultimi quindici anni la Banca ha cercato continuamente di cambiare, espandendo il proprio campo di azione, pur di non accettare apertamente il fallimento economico e di sviluppo dei suoi interventi passati. Gli aggiustamenti strutturali del sistema di Bretton Woods, pensati per risolvere l'incapacit¦ del Sud del mondo a ripagare il debito finanziario spesso illegittimo verso il ricco Nord, hanno portato solo pi miseria e sempre maggiori critiche. Privatizzazioni di enti pubblici, liberalizzazioni del mercato dei capitali, tagli indiscriminati alle spese sociali perchÈ considerate improduttive e produzioni concentrate su pochi beni destinati all'esportazione, per ottenere cosÏ moneta pregiata per ripagare il debito, non hanno permesso, specialmente ai paesi pi poveri, di avere uno stato sociale ed un sistema di raccolta del risparmio nazionale a sostegno dell'economia nazionale.

Di fronte all'evidenza dei disastri finanziati, all'inizio degli anni '90 la Banca ha diminuito il suo sostegno a grandi progetti (anche se ora in merito sembra esserci un'inversione di tendenza), accettando la necessit¦ di dotarsi di un minimo di politiche di salvaguardia (safeguards policies) e linee guida ambientali e sociali.

Allo stesso tempo questo cambiamento non ha perÚ toccato il cuore economico della Banca, che si Ë nascosto quasi intoccato dietro la nuova immagine.

Governance

Banca Mondiale e Fondo Monetario, nonostante predichino buon governo un po' a tutti, oggi sono in realt¦ le istituzioni internazionali meno democratiche. Il sistema di governo interno di Banca Mondiale e Fondo Monetario, infatti, rimane sostanzialmente quello di un dollaro un voto, permettendo agli Stati Uniti, la cui quota oscilla intorno al 15 percento del capitale della Banca e del Fondo, di esercitare un vero e proprio diritto di veto. Gli stati europei, se considerati tutti insieme, controllano una quota di addirittura il 30 percento del capitale. Per di pi, il sistema di attribuzione fa sÏ che 8-9 dei 24 seggi nei Consigli Direttivi della Banca e del Fondo siano occupati da direttori europei, mentre pi di 40 paesi sub-sahariani sono rappresentati da appena due direttori. I presidenti di Banca e Fondo continuano ad essere per tradizione rispettivamente americano ed europeo.

Finora i paesi europei sono riusciti a limitare l'agenda di riforma a cambiamenti cosmetici, tipo lo sviluppo di maggiori capacit¦ analitiche negli uffici dei direttori del Sud. Una riforma sostanziale della distribuzione delle quote di capitale per riportarla almeno al concetto originario del 1944 di riflettere i poteri economici reali dei vari paesi, trova ancora una forte resistenza da parte dei paesi europei, ed un obiezione di principio da parte degli Stati Uniti.

PRSP

Nel settembre dell'anno 1999, la Banca - insieme con il Fondo Monetario Internazionale - ha cambiato radicalmente il suo approccio verso i paesi che godono dell'accesso allo sportello dei crediti agevolati della Banca. Affermando come compito principale dell'IDA quello di contribuire agli obiettivi sociali dell'ONU stabiliti nel Vertice Sociale di Copenaghen del 1995, la Banca da allora chiede ai paesi riceventi dei prestiti IDA di redigere proprie strategie per la riduzione di povert¦ (Poverty Reduction Strategy Papers, PRSP) che devono essere poi utilizzate come base per ogni operazione di finanziamento da parte della Banca e della comunit¦ dei donatori in generale. I PRSP dovrebbero far partecipare attivamente la societ¦ civile nei paesi riceventi in un processo continuo di orientamento efficace dell'aiuto allo sviluppo per la lotta contro la povert¦.

Il passaggio esprime un cambiamento concettuale profondo. AnzichÈ partire dal problema dello sviluppo a livello del sistema internazionale, mette al centro il problema della povert¦ a livello del sistema paese, cioË in tutti i suoi aspetti complessi che spesso sono legati a fattori specifici dentro un paese. AnzichÈ favorire la visione dei governi nei paesi riceventi, spesso orientata verso prestiti internazionali in maniera acritica, chiede che le attivit¦ di finanziamento pubblico siano chiaramente connesse con risultati da raggiungere nella lotta contro la povert¦ nel paese stesso.

A cinque anni di distanza, perÚ, i risultati sono nella stragrande maggioranza dei casi molto deludenti. Analisi in almeno 30 paesi hanno rivelato che spesso il processo di formulazione dei PRSP nazionali viene gestito in modo elusivo e non-trasparente da parte dei governi.

Debito

Una citazione d'obbligo per comprendere a pieno il ruolo della Banca nell'attuale processo di globalizzazione va senza dubbio fatta in riferimento alla questione pi generale degli attuali flussi finanziari Nord-Sud. Secondo i dati delle Nazioni Unite, dal 1996 in poi il flusso globale finanziario Ë andato dal Sud verso il Nord del mondo, totalizzando pi di 200 miliardi di dollari nel 2002. Tutto ciÚ nonostante l'aiuto allo sviluppo, i crescenti investimenti privati nei paesi in via di sviluppo e le rimesse sempre pi sostanziose degli immigrati spostatisi a lavorare nei paesi del Nord. A pesare in maniera schiacciante Ë il debito, che rimane la catena che blocca la crescita e lo sviluppo autonomo del paesi in via di sviluppo.

Il problema strutturale del debito del Sud del mondo, per la cui soluzione erano stati applicati i fallimentari aggiustamenti strutturali a partire dagli anni '80, risulta ancora irrisolta. La Banca Mondiale, insieme al Fondo Monetario Internazionale, controlla circa 400 miliardi di dollari dei 2.500 miliardi che il Sud complessivamente deve al Nord, ma allo stesso tempo gode di uno status di creditore privilegiato, ossia tra i primi a cui bisogna ripagare vi sono la Banca ed il Fondo.

L'iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries) del 1996 per la cancellazione del debito dei 42 paesi pi poveri ed indebitati al mondo si avvia alla sua conclusione con un risultato quanto mai discutibile: debito cancellato alla fine per 8 paesi finora e per altri 19 paesi in prospettiva per un totale di 31 miliardi di dollari sui 103 miliardi dollari previsti inizialmente. Banca e Fondo si sono sempre rifiutati di far ricorso alle proprie riserve per una tale cancellazione chiedendo cosÏ soldi addizionali ai ricchi governi del Nord, che snobbano comunque sempre pi la propria contribuzione agli aiuti allo sviluppo, ed a livello bilaterale conteggiano le proprie cancellazioni del debito come aumento dell'aiuto allo sviluppo.

Di fronte al fallimento della HIPC, per la prima volta agli incontri annuali 2004 si Ë discusso della possibilit¦ di procedere ad una cancellazione totale senza precedenti del debito dei paesi HIPC controllato da Banca e Fondo. Purtroppo l'accordo Ë mancato, visto il disaccordo sul come reperire fondi addizionali per una tale operazione.

Grandi progetti infrastrutturali

Con l'avvento dell'amministrazione Bush negli Usa, la Banca sta vivendo una vera e propria involuzione. Come accennato in precedenza, per rispondere alle esigenze delle grandi industrie del Nord ed anche per pure esigenze bancarie di mantenimento di un elevato ritorno sugli investimenti per i paesi azionisti, la Banca Mondiale sta riconsiderando il suo intervento nel settore delle grandi infrastrutture tramite grandi progetti.

Con la discussione al Board del nuovo "Infrastructure Action Plan" c'Ë il rischio che si ritorni a finanziare dighe, come quelle nella valle del Narmada, o grandi oleodotti in Africa o nell'Asia centrale. Di qui il bisogno di far arretrare tutte le regolamentazioni ambientali e sociali che la Banca si era data, dal momento che sarebbero un impedimento a questi nuovi progetti. Al momento, solo per fare un esempio, dopo molti anni in cui non finanziava la costruzione di una grande diga, la Banca sta considerando il finanziamento, e la conseguente copertura politica, della diga di Nam Theun 2, in Laos e di quella di Balbina in Sierra Leone.

Gli stessi esperti del settore energetico della Banca Mondiale sono scettici su un progetto come quello di Nam Theun 2 che potrebbe portare ben pochi benefici alla popolazione locale e grandi introiti per le compagnie coinvolte. La diga di Pak Mun nella vicina Thailandia con i suoi impatti ambientali devastanti fissa un precedente molto significativo in merito all'opportunit¦ della realizzazione di opere di questo tipo nella regione. Allo stesso tempo sono stati approvati o sono in corso di approvazione molti altri progetti infrastrutturali come la costruzione di impianti per la produzione energetica, troppo spesso da fonti non rinnovabili, o per la produzione di alluminio, e grandi oleodotti per lo sviluppo di nuove aree petrolifere non-OPEC.

Le raccomandazioni dell'Extractive Industries Review: la Banca Mondiale smetter¦ di finanziare l'estrazione di petrolio e carbone?

Dopo due anni di valutazioni sugli impatti dei prestiti della Banca Mondiale per progetti di estrazione di petrolio, gas e progetti minerari, la Extractive Industries Review (EIR), commissione indipendente composta da rappresentanti di diversi settori di tutto il mondo, ha pubblicato il suo rapporto nel gennaio 2004. Nei suoi 60 anni di attivit¦, la Banca Mondiale ha sostenuto compagnie petrolifere con un passato equivoco ed in paesi con regimi dittatoriali. Stime recenti dimostrano che nell'ultimo decennio pi dell'80% dei profitti derivati da investimenti della Banca Mondiale per il petrolio in paesi poveri Ë ritornato nei paesi donatori poichÈ pi dei due terzi del petrolio al mondo Ë estratto per essere esportato e consumato nel Nord. Basti pensare che le 10 societ¦ petrolifere pi grandi al mondo sono in testa alla lista delle imprese che hanno ricevuto pi fondi dalla Banca negli ultimi dodici anni.

Commissionata durante l'incontro annuale di Praga nel settembre del 2000 dal presidente della stessa Banca Mondiale, James Wolfensohn, la revisione indipendente EIR Ë stata affidata ad Emil Salim: ex ministro dell'ambiente indonesiano, ex direttore della pi grande compagnia del carbone indonesiana, presidente del segretariato e consigliere di Kofi Annan al vertice di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile.

Le raccomandazioni del rapporto chiedono un immediato stop ai finanziamenti per i progetti concernenti il carbone, mentre per quelli relativi al petrolio il termine ultimo previsto è fissato nel 2008.

» un elemento di assoluta rilevanza che gli effetti dannosi di questi investimenti siano dunque riconosciuti da una commissione di cosÏ alto livello sotto l'egida della Banca Mondiale, che consiglia alla pi grande Banca di sviluppo di invertire la tendenza del finanziamento per la promozione dei combustibili fossili. Per questa ragione le raccomandazioni dell'EIR sono state ben accolte dalle Organizzazioni Non Governative (ONG) internazionali che hanno seguito i lavori della commissione. Ma non solo, anche sei Premi Nobel per la Pace, Jody Williams, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu Tum, Sir Joseph Rotblat, Betty Williams e Mairead Maguire, si sono spesi in prima persona per chiedere alla Banca Mondiale di accogliere le raccomandazioni dell'EIR, consapevoli di come troppo spesso lo sfruttamento dei combustibili fossili siano stati fonte di disastrosi conflitti nei paesi del Sud del mondo.

Il 31 marzo 2004 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede ai governi europei di sostenere le raccomandazioni del rapporto EIR. Anche la Commissione Europea ed il governo indonesiano ed olandese si sono pronunciati in favore del rapporto.

Purtroppo, ad agosto il consiglio direttivo della Banca Mondiale ha deciso di non adottare le raccomandazioni del rapporto EIR, ma si Ë limitato a dare seguito soltanto ad alcuni aspetti specifici. Ciononostante, oltre ad evidenziare i problemi ambientali collegati all'estrazione e consumo di combustibili fossili il rapporto EIR rimane una storica denuncia del fallimento del modello di operazioni di sviluppo della Banca Mondiale in merito al suo mandato: la lotta alla povert¦. Non si tratta, infatti, di impedire ai paesi poveri di utilizzare le loro risorse!

Nei due anni di ricerche e missioni in tutto il mondo, consultazioni con l'industria, i governi e la societ¦ civile, il team che ha svolto la valutazione non Ë stato in grado di trovare una sola prova del fatto che almeno un progetto petrolifero o minerario abbia aiutato davvero a ridurre la povert¦.

Il presente articolo è stato estratto dal sito www.crbm.org