NEL TRIGESIMO




Oltre lo scandalismo dei media, l’eredità di Padre Bergamaschi


A proposito del provvedimento che per undici anni proibì a Padre Aldo Bergamaschi di tenere l’omelia nelle messe ad orario (senza, però, proibire la celebrazione della messa), su queste pagine si è scritto, con fondamento storico, del tentativo di risolvere la questione attraverso una “spiegazione amichevole” e diretta tra l’interessato stesso e l’ “esperto biblista don Luciano Monari” (fino a questi giorni Vescovo della diocesi di Piacenza ed imminente Vescovo di Brescia) in rappresentanza della gerarchia ecclesiastica (cf. La Libertà del 23 giugno 2007, pag. 6, ndr).

Giova far conoscere il clima pacato e sereno che caratterizzò il colloquio su argomenti teologici tra quei due uomini di Chiesa, avvenuto nella sala di lettura della biblioteca dei Padri Cappuccini di Reggio, nonostante il permanere della differenza delle idee. Ricordo con chiarezza – ero uno dei due laici presenti all’incontro – il fraterno abbraccio di pace in Cristo che concluse la conversazione.

Se i rapporti tra Padre Bergamaschi e i rappresentanti del mondo ecclesiastico furono improntati a un reciproco rispetto, va purtroppo segnalato il ruolo non sempre felice svolto da certa stampa. In nome del sensazionalismo giornalistico le affermazioni di Padre Bergamaschi, in più occasioni, sono state strumentizzate e collocate in una luce polemica e perfino dissacratoria.

Si consideri anche solo il tono del titolo dell’intervista che fece scattare il provvedimento (per alcuni fu la goccia che “fece traboccare il vaso”): “I miracoli di Cristo? Un’invenzione.” Lo stesso Padre Bergamaschi sentì l’esigenza di un chiarimento, scrivendo alla redazione del periodico queste parole: ”Se per invenzione s’intende una costruzione arbitraria, fatta a tavolino, allora il titolo non esprime il mio pensiero”; aggiungendo di seguito, con la profondissima sensibilità pedagogica che caratterizzava il suo vivere il Cristinesimo, a mio parere il suggerimento di una via giustificatoria per il responsabile della titolazione: “Se con la parola ‘invenzione’ si intende, invece, dire che Cristo ha compiuto ‘azioni’ che sono state caricate di un significato estraneo alle sue intenzioni, e sono state quindi lette come ‘colpi di bacchetta magica’ anziché come addestramento pedagogico, allora il titolo può esprimere bene il mio pensiero”(Nuova Reggio, n.97, 27.5.1988).

Lo scandalismo mass mediale ha favorito se non proprio prodotto i fraintendimenti più amari: per esempio, quello sul tema della “Resurrezione”. Si faceva presto a dire o a far pensare che Padre Bergamaschi negava la “Resurrezione”, mentre egli, al contrario, si preoccupava di definirla non come una semplice “rianimazione di cadavere”, ma “come l’entrata in un’altra dimensione”. Oggi i mass media non ritornano sulla questione, perché è ormai accettato e insegnato da molti teologi, nei seminari, il concetto che la “Resurrezione" è, appunto, “l’entrata nella dimensione della Gloria celeste e non una rianimazione di cadavere”.

Sui temi etici Padre Aldo immaginava che i convertiti cristiani dovessero essere un gruppo omogeneo per mostrare finalmente attuata la propria etica evangelica. Certo era lungimirante. Aveva, anche lui, il “passo un po’ lungo”, come fu detto da Papa Paolo VI sul conto di don Primo Mazzolari, del quale Padre Bergamaschi fu discepolo e collaboratore del periodico Adesso, nonché curatore dei suoi Diari, per volontà delle sorelle superstiti del sacerdote.

Oggi la distanza storica del provvedimento di sospensione dalla predicazione emanato nei confronti del religioso cappuccino permette di conoscere i reali termini della questione. Il giorno dopo la celebrazione delle esequie di Padre Bergamaschi, Padre Paolo Poli ha espressamente dichiarato: “Io ero superiore provinciale e in occasione del Giubileo decisi di porre rimedio a quella grave ingiustizia nei confronti di quel caro fratello” (Il Resto del Carlino, 17.6.07).

Oggi di Padre Bergamaschi resta la lezione, alla quale si può accedere, senza mediazioni, attraverso i suoi numerosi scritti tra cui i volumi dedicati alle tre annate liturgiche, dei quali uno (per l’anno corrente, ossia l’ “Anno C”) già pubblicato, il secondo ora alle stampe (“Anno A”) e il terzo (“Anno B”) in fase di avanzata realizzazione tecnica.

Eugenio Bicocchi