Un ricordo e una preghiera


P. Aldo avrebbe esordito così: Padre Aldo Bergamaschi, Francescano Cappuccino è morto; Aldo Bergamaschi cristiano è vivo: chi si presenta al  giudizio Divino, non può che essere vivo.

Lo abbiamo sentito da questo pulpito commentare la prima Beatitudine: “Beati i poveri in Spirito…”, che traduceva in Beati i Mendicanti o Ricercatori di valori spirituali… Nessuno potrà mai negargli l’attributo di ricercatore dei valori spirituali, indicati da Gesù, e per ciò ha dovuto soffrire.

Questa ricerca lo ha portato a capire, come Lui diceva, che il cristianesimo non è una religione, ma una novità esistenziale, dove Gesù ci ha invitato ad amarci come Lui ci ha amato, e aggiungeva: senza profitto, nei tre settori chiave della convivenza, sesso, danaro, potere.

Ha finalizzato il suo rigore intellettuale, in quanti lo conoscevano, lo ascoltavano, lo leggevano, a far comprendere sempre di più il vero Messaggio di Gesù. Come S. Francesco dopo il sogno di Spoleto, aveva deciso di ubbidire prima al Padrone che al servo: al Padrone-Dio - diceva - ho consacrato i miei voti di sacerdote, e a Lui devo risponderne.

Se ne è andato senza poter sperimentare quel modello di convivenza cristiana che chiamava “Telergo” per concretizzare il messaggio di Gesù. Era solito dire che con un gruppo di confratelli avrebbe potuto mostrare all’umanità come condividere con giustizia i beni del Creato; ma anche noi che gli eravamo vicino non abbiamo saputo cogliere “l’invito alla cena”.

L’inquietudine in lui non si è mai spenta, non è stata una colpa, ma una distinzione spirituale, un preannuncio di Grazia. Scriveva don Mazzolari: Il muoversi a proprio rischio non è disobbedienza, non è atto di ribellione. Le più belle pagine della Chiesa sono state scritte da anime inquiete.

Da una lettera del 2 novembre 1999 scritta dal suo superiore Padre Paolo Poli (*) quando lo riabilita a tutti gli effetti e lo nomina guardiano del convento di Reggio:

Proprio ora che siamo all’inizio dell’anno giubilare, l’anno in cui tutti i debiti vengono azzerati, non potevamo dimenticare il grosso debito che abbiamo accumulato in questi undici anni nei tuoi confronti: non permettere a un sacerdote di annunciare la parola di Dio è veramente un provvedimento di grave responsabilità.

Volevo ringraziarti per quello che hai predicato in questi undici anni di silenzio con la tua sottomissione e il tuo esempio di vita fraterna nel convento di Reggio Emilia: è stato un ulteriore motivo di conferma della stima che da sempre nutro nei tuoi confronti.

Ora la sua anima è dinnanzi all’amato Gesù, Colui che gli aveva donato quei “talenti” così incompresi, contrastati, mortificati nella sua vita di francescano, come tutti sappiamo. Invitava però i fratelli a pregare perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente.

La Chiesa certamente non dovrà chiedere perdono per come egli ha trafficato i talenti che Dio gli aveva assegnato. Auguriamoci che i suoi illuminanti indirizzi di vita cristiana attinti dal Vangelo continuino a vivere in noi, ci siano sempre di ammonimento, di stimolo e di speranza per riuscire ad attuare “la buona utopia”. È un impegno per tutti noi a proseguire il suo cammino.

Padre Aldo rimanga nel nostro ricordo con le ultime parole di S. Francesco morente, che aveva fatto sue: Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Gesù Cristo, e solo Lui.


Nando Cottafavi



Questa preghiera è stata scritta da don Primo Mazzolari, del quale padre Aldo è stato collaboratore fin dai tempi dell’ “Adesso”, e con lui ha condiviso l’amore per la Chiesa di Cristo che avrebbero voluto più attenta ai problemi sociali nella convivenza (L’uomo che manca all’uomo è ingiusto; il cristiano che manca al cristiano è sacrilegio).

Di questa preghiera padre Aldo ha fatto propri alcuni passaggi, come lo “stato” e non il “luogo” in cui è destinato chi ha raggiunto il livello meritorio della luce di Dio.

Signore, ti preghiamo per l'anima
di Padre Aldo e per tutti noi:
ch'ella riposi nella pace
del tuo amore infinito,
nella pace del porto sicuro,
nella pace della meta raggiunta.
Viva nell'amore Tuo, lui che
abbiamo amato e dal quale
siamo stati amati.
A questo fratello, passato attraverso il dolore,
rivela Te stesso,
i segreti della Tua giustizia
e i misteri del tuo amore.
Dona a noi quella visione interiore,
per cui, nell’intimo comunichiamo
col mondo invisibile
nel quale ora lui è:
con quel mondo fuori del tempo e dello spazio,
che non è luogo, ma stato,
che non è lungi da noi, ma intorno a noi,
che non è dei morti, ma dei vivi;
con quel mondo che vede Te,
o Dio, nella luce del giorno eterno.

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(*) Da Carlino Reggio, 17 giugno 2007

Scusaci, padre Aldo, per tutti quegli anni in cui non ti abbiamo permesso di recitare le tue omelie: è stato un grave atto di irresponsabilità: così ha detto ieri pomeriggio, durante i funerali del Cappuccino spirato venerdì mattina, p. Poli, ora cappellano nella chiesa di S. Maria. Dopo che p. Bergamaschi fu sospeso dalla predicazione nel maggio 1988, fu proprio p. Poli a sospendere la punizione. Era il 2000 - racconta oggi -, io ero Superiore Provinciale e in occasione del Giubileo decisi di porre rimedio a quella grave ingiustizia nei confronti di quel caro fratello.