Ricordo di Padre Aldo




Padre Raffaele Russo *

E ora permettete che io ricordi Padre Aldo Bergamaschi di cui, ieri pomeriggio, abbiamo celebrato il funerale.

Tanti concelebranti sacerdoti, e tanta folla! Ho pensato: quanti, e come l’amavano a Reggio!

Ricordare Padre Aldo per me è un affettuoso atto di gratitudine ...

(dall’omelia del 17 giugno 2007)





... Sono stato suo studente nel ginnasio interno all’ordine, nel Convento dei Cappuccini di Piacenza. Insegnava Italiano e Francese. Come professore superava tutti di una spanna. Ci leggeva i Miserabili di V. Hugo e sembrava un attore, tanto che gli chiedevamo sempre di “andare avanti”, per il fascino e l’emozione che ci procurava.

Chiedevamo al nostro direttore che ci accompagnasse Padre Aldo nella nostra passeggiata settimanale sulle sponde del Po: con lui eravamo più liberi di scorazzare e di chiedere, ma anche noi eravamo, per lo studioso Aldo, un privilegiato laboratorio pedagogico. Più tardi ci siamo incontrati nelle aule universitarie della cattolica di Milano: io ai primi esami e lui già famoso assistente del prof. Agazzi nella facoltà di Pedagogia.

Non voglio ripetere tutte le cose belle dette ieri al suo funerale. Voglio ricordare però che ha fatto molto piacere che un amico del suo gruppo abbia letto le testuali parole con cui il Provinciale dei Cappuccini, nell'anno giubilare del 2000 gli restituiva la facoltà di parlare dopo 11 anni di silenzio.

Padre Aldo aveva intelligenza e cuore. La sua passione era la ricerca della Verità. L'assillo continuo dei suoi scritti e delle sue omelie era disincrostare il volto di Cristo, liberarlo da tutte le ridipinture e le maschere della storia. Per questo la sua parola colta e pensata, era infuocata, a volte quasi irritante e non sempre condivisibile, senza mediazioni e fronzoli devozionistici, ma prorompente da una incandescente gestazione culturale e interiore, dettata dall’Amore.

Venerdì ho sostato a più riprese dinanzi alla bara, in preghiera e in dialogo con lui. Il suo volto, incorniciato dal cappuccio del saio francescano, era nobile e sereno, dolce nella fierezza delle labbra, ora sì, definitivamente sigillate.

Mi chiedevo e gli chiedevo: Padre Aldo, ora dove sei? Con chi e di che cosa stai discutendo? Hai già incontrato Socrate, Platone, Plotino e i pochi santi che riconoscevi come tali, cioè S.Agostino, Benedetto, Francesco? Quante volte, su questa terra, hai discettato sull'eterna domanda del procuratore Romano - Quid est veritas? - Mai come in questa occasione della tua morte, la risposta anagrammata mi è sembrata immediata e folgorante - Veritas est qui adest - la verità è Colui che ti sta dinnanzi: il Cristo Gesù, il Logos, il Verbo della vita.

Dopo l'ultimo ricovero, il tuo volto era segnato da una profonda sofferenza. Eri ancora mentalmente lucido: ci allungavi la mano ma le tue labbra non proferivano parola alcuna. Eri gia pronto al varco dell'Eterno. Mi sono riletto le parole di san Paolo che ti riguardavano - Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede, ora mi aspetto la corona di gloria. Hai insomma raggiunto “il quorum  che ti rende degno della risurrezione” come hai lasciato scritto nel tuo breve testamento.

Nei lunghi anni di silenzio e della prova hai seguito il tuo maestro don Primo Mazzolari nell’obbedienza, e un altro grande pensatore dell’800, Antonio Rosmini, censurato, condannato e zittito, che fra non molto la Chiesa stessa dichiarerà beato. Hai seguito alla lettera il suo trinomio negli anni della sofferenza: Tacere, Servire, Adorare.

Ora sappiamo che in maniera definitiva Adori la Verità di Dio, nella luce indefettibile del Suo Amore.

Padre Raffaele Russo