Padre Alessandro Piscaglia

Vicario Provinciale dei Cappuccini dell’Emilia-Romagna

Pace e bene. Con questo saluto vorrei interpretare davvero i sentimenti di riconoscenza verso p. Aldo Bergamaschi da parte di tutti Frati dell’Emilia Romagna e anche di coloro che hanno aiutato p. Aldo ad essere nella storia, la storia in genere, ma soprattutto nella storia Cappuccina, è veramente uno di quei personaggi di cui la storia dei Frati dell’Ordine Francescano è costellata, personaggi sempre originali è dire poco, personaggi che hanno saputo interpretare il Vangelo non solo con il cuore, ma con l’intelletto e con tutta la persona.

Fatto questo salut  a tutti presenti, io vorrei ricordare due momenti della vita di p. Aldo che ho vissuto con lui. Il primo momento, siamo all’inizio degli anni 70, dopo il Concilio Vaticano II, e i Frati Cappuccini di tutta Italia stavano programmando l’iter formativo dei giovani che il Signore chiama a vivere la nostra vita, la sequela di Cristo come Francesco di Assisi. Ebbene, p. Aldo, in quella assemblea, si presentò a tutti gli altri fratelli come colui che voleva rinnovare, non era più sufficiente una formazione che tenesse conto certo della nostra tradizione, ma doveva esserci qualche cosa che entrasse nella vita anche del frate con la potenza e la forza del Vangelo. Ricordo che in quella assemblea portò un certo scompiglio.

Abbiamo inoltre insegnato insieme nello studio teologico, quindi ai nostri giovani, negli ultimi anni di formazione teologica e soprattutto nei primi anni del loro ministero sacerdotale, si insegnava come fare pastorale oggi. Siamo sempre dopo il Concilio - questo bisogna tenerlo presente – e p. Aldo affermava che la pastorale di noi sacerdoti ci viene da Cristo, noi annunciamo il Vangelo, ma non come vogliamo noi, bensì  riveliamo quello che dice il Vangelo, altrimenti non facciamo pastorale. E questo portava certamente una novità, perché fare pastorale significava fare una bella predica, oppure incontrare la gente, mentre occorreva andare a cercare la Verità del Vangelo. Potrei citare un altro momento, negli ultimi anni della sua vita, anzi negli ultimi giorni, in cui si trovò di fronte alla morte, per lui la morte era una sorella, come diceva s. Francesco.

Abbiamo qui un calendario preparato dagli amici, dove leggiamo l’incontro con sorella morte. p. Aldo dice una espressione molto semplice: La morte è sorella come l’acqua e come l’acqua elemento umile che de l’Altissimo porta significazione. Silenzio per favore, quei due cantori ingaggiati da Francesco sul sagrato della Porziuncola non sono dei rozzi improvvisatori di lamenti funebri: stanno mettendo in versi il Vangelo. Questo come conclusione di tutta una vita vissuta con il Vangelo.

Questi piccoli ricordi di p. Aldo possono entrare in quel quadro che certamente state facendo di lui, un quadro abbastanza vario, anche di difficile interpretazione. Niente di strano se la sua vita è sempre stato anche il suo modo di interpretare il Vangelo, del resto anche don Primo Mazzolari non è sempre stato, non dico nell’ortodossia, non è stato sempre accettato. Quindi c’è sempre nella sua vita questo elemento che è la scelta poi in fondo della Verità, cercare la Verità, senza lasciarsi condizionare dal momento in cui viviamo, dalle interpretazioni che tanti fanno, ma è ricerca condotta veramente secondo la coscienza, un modo di sentire che diventa anche un vivere il Vangelo. Questo volevo dire nel saluto che sono stato incaricato di portare a nome di tutti i Frati dell’Emilia Romagna.

Termino leggendo una interpretazione del Natale scritta da don Primo Mazzolari: Adottare un Bambino quando c’è tutto un mondo che aspetta di essere ospitato fraternamente è un Natale abbastanza comodo, un Natale che rende, non è un Natale cristiano che incomincia quando gli uomini di buona volontà si accorgono che nessuno di coloro che credono in Cristo può fermarsi sulla strada della giustizia e della pace. Questo pensiero è di don Primo Mazzolari, ma p. Aldo lo citava facendolo suo.

Grazie per questo convegno, così ho portato questo piccolissimo contributo sulla vita di p. Aldo certo ci aiuta a illuminarlo sempre di più.




Don Giuseppe Giussani

Presidente della Fondazione Mazzolari

P. Aldo Bergamaschi fu discepolo di don Mazzolari e scrisse alcuni articoli su Adesso, il giornale di don Primo, col titolo Diario di un monaco e vari altri, firmati con pseudonimi. Poi, verso il 1965, partecipò con il gruppo mazzolariano alla fondazione della rivista Momento che ebbe vita brevissima. P. Aldo, come sappiamo, è stato autore di varie opere pedagogiche, ma ha pubblicato anche numerosi libri sulla figura e sul pensiero di don Primo. Nel ‘68 Mazzolari e lo scandalo di Adesso, Ed. Gribaudi, Torino; nell’86 Presenza di Mazzolari un contestatore per tutte le stagioni, Ed. Dehoniane, Bologna; nell’87 Mazzolari fra storia e Vangelo, Ed. Morelli, Verona; nel ‘92 Mazzolari una voce terapeutica, Ed. Il Segno, Verona.

Ma la sua opera più importante e significativa è stata la raccolta dei Diari di don Mazzolari con una prima edizione in due volumi del ‘74 e dell’84 e con una seconda edizione, assai più ampia, in 5 volumi di complessive 3305 pagine pubblicati nel ‘97, nel ‘99, nel 2000, nel 2006 Ed. Dehoniane, Bologna. Questo diario di don Primo va dal 1905 al 1945. Padre Aldo stava preparando l’ultimo volume, ma sorella morte glielo ha impedito, quindi è rimasto incompleto.

P. Aldo è stato membro fin dall’inizio, nel 1982, del Comitato Scientifico della nostra Fondazione Mazzolari di Bozzolo ed ha scritto vari articoli sul periodico Notiziario Mazzolariano, diventato poi Impegno. L’ultimo articolo suo è dell’aprile 2006 dal titolo La storia profana e cristiana alla prova della Verità evangelica.

Numerosissime furono le sue conferenze pubbliche su don Primo, dove sempre ha mostrato la sua eccezionale preparazione culturale e teologica, non immune, talvolta, da interpretazioni personali, ma che destava sempre una viva attenzione ed una immensa ammirazione. Non posso dimenticare una frase assai significativa di p. Aldo: Guai a quei cristiani che non sono perseguitati perché attuano il Vangelo, ma perché utilizzano il Vangelo per difendere i propri interessi.

In diverse occasioni p. Aldo fu ospite per più giorni della nostra fondazione bozzolose, allorché doveva preparare il commento ai Diari di don Primo e ci ha dato l’esempio di una particolare sobrietà di vita, quale perfetto discepolo di s. Francesco. Desidero ricordare la sua immensa gioia allorché il venerdì Santo del ‘58 sentì predicare don Primo nella Cattedrale di Reggio, dove era stato invitato dal vescovo Mons. Beniamino Socche e fu questo vescovo che favorì l’incontro di don Primo in Vaticano, il 5 febbraio 1959, con Papa Giovanni XXIII che l’abbracciò dicendo: Ecco la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana. P. Aldo non era presente, ma ne rimase commosso e felice.

A p. Aldo la nostra riconoscenza smisurata per quanto ha fatto nell’approfondire e divulgare il pensiero di don Mazzolari di cui fu certamente, tra molti, lo studioso che maggiormente ne ha indagato ed espresso i vari aspetti della personalità e del messaggio sempre radicato nel Vangelo.