
Due pellegrini verso la
Verità
- relazione introduttiva al convegno -
Buon giorno, benvenuti e grazie
per essere presenti a questo incontro voluto dall’Associazione Alethia
fondata da p. Aldo Bergamaschi, e dalla Fondazione Mazzolari, con la
collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e Università del
Comune di Reggio Emilia.
Era importante ricordare, anche qui a Reggio don Mazzolari nel 50°
della morte, dove ha svolto la sua attività p.
Bergamaschi, suo discepolo e collaboratore. Chi lo ascoltava e lo
leggeva respirava concetti mazzolariani. Avremo modo di vedere come i
due fossero legati da un filo altamente radicato all’amore per l’uomo,
attingendo dal Vangelo la fede nella rivelazione cristiana e nelle sue
applicazioni per una giusta convivenza. Questo è il motivo che
ci ha portato a unire i due personaggi dal passo lungo: “Due pellegrini
verso la Verità”, dal momento che cristiani non si nasce, ma si
diventa.
La leggo questa introduzione, per rimanere fedele al loro pensiero e
ciò che dirò è da considerarsi quasi tutto tra
virgolette. Ecco come fu l’approccio di p. Bergamaschi con don Primo
Mazzolari che ha segnato poi, tutte le sue scelte. In una intervista
del 1976, nella settimana Santa, a p. Bergamaschi viene chiesto: Che significato ha per lei, l’essere
discepolo di don Primo Mazzolari? Risponde: “Ha un significato che va al di là
certamente del ricordo, perché per me, don Mazzolari è
una continuità, una continuità nella mia vita,
giacché egli è penetrato dentro la mia coscienza: quindi,
è anche in questo caso, che si potrebbe fare il raffronto con la
Risurrezione di Cristo. Le molecole di lui, che io ho conosciuto quando
era vivo, quelle sono entrate in un certo tipo di storia, ma lui in
persona è vivo dentro la mia coscienza: ecco, questo è il
significato della sua presenza dentro di me”. In uno scritto ne
descrive l’approccio.
“Quando apparve “Adesso”, 15 gennaio 1949 - rivista fondata nel primo
dopoguerra da don Mazzolari, quasi clandestina, anche in parrocchia,
tanto che P. Bergamaschi firmava i suoi articoli con pseudonomi: Avevo 22 anni, stavo frequentando il primo
anno di teologia, ma avevo dentro molte insoddisfazioni culturali. I
punti del primo editoriale mi presero subito l'anima. Elenco i
più importanti.
1°)
«Adesso è l'ora dei manovali di Dio più che dei
rappresentanti di Dio»
2°) «Il passato è
moneta già spesa su cui conviene invocare la misericordia di
Dio». Mi sembrava questa la
presa di distanza dal Cristianesimo reale (oggi aggiungo: ridotto al
rango di religione)
3°) Il punto che mi agganciò l'anima:
«Non solo Dio, ma ogni creatura mi dà appuntamento
nell'Adesso. Dio può attendere, l'uomo no».
I cattolici, per la prima volta, dopo la gestione del potere temporale
da parte dei chierici, hanno in mano, per mandato democratico, la cosa
pubblica. Stupore di Mazzolari: Cristo
continua a morire fuori le mura, il povero è crocefisso. No,
l'interclassismo è una strana tautologia, fino a quando
potrà durare una convergenza ideologica con una divergenza di
interessi? Operai e contadini si allontanano dalla Chiesa; il comune
denominatore cristiano o è valido in ogni momento della vita
associativa, oppure è illusione e oppio. Non si può
essere fratelli in orazione e non a colazione. Breve: ci vuole un
incontro di fraternità positiva (aggiungo: la
solidarietà non basta).
Sul tema della Religione - e per 'vera religione' Mazzolari intendeva
l’adesione alla Parola di Gesù - egli scriveva: ma oggi, ho un patrimonio da custodire che
diviene per grazia cristiana. Non avvenga che tale doverosa difesa mi
obblighi a considerare come usurpatori, quelli che invece il Signore ha
inviato a tutela di ogni bontà, perché quel giorno, pur
piangendomi l’anima, non starei un momento in forse tra Dio e l’uomo,
tra l’autorità della coscienza e quella dei superiori, tra la
Chiesa che passa e la Chiesa che non passa. Oggi noi mangiamo i frutti
della collusione fra altare e trono - e non dell’innesto tra Vangelo e
storia - ma se liberiamo l’altare, anche da se stesso, i nostri nipoti
potranno mangiare i frutti della libertà che scaturiscono da
ciò che facciamo adesso.
Gli fa eco p. Bergamaschi: Una
religione che non intacca la realtà diventa un capitolo della
storia delle religioni e cioè il cimitero delle credenze
dell’uomo. Gesù libera il credente in Lui dalla religione per
entrare nella novità esistenziale, e per mezzo della conversione
diventa fautore della propria libertà orientata alla
Verità. Socrate, più che ringraziare Dio 'per la sua
esistenza', rinnova, eo ipso, la sua esistenza nell’atto con cui
conosce ciò che è divino in noi per favore divino.
Potremmo dire che Socrate deriva l’etica dalla metafisica senza
mediazione religiosa (non concede culto alcuno alle divinità
della città). Gesù Cristo, a sua volta, contesta il
sabato (getta gravi sospetti sulla religione) e dice Dio suo Padre, da
cui deriva il suo Messaggio (modo assolutamente nuovo di vivere).
Padre Bergamaschi arricchiva le sue numerose opere, i suoi scritti, le
omelie, con riferimenti culturali e filosofici, coi suoi amici Socrate
e Platone come quando si vuol risolvere i nodi del passato e del
futuro, che sono prerogativa dei profeti. In particolare le sue omelie
molto frequentate qui a Reggio, erano uno dei riferimenti fondamentali
per quanti erano interessati alla ricerca della Verità, che con
rigore intellettuale, l’uso della ragione, supportato dal Principio di
non contraddizione, esaminava il Vangelo per capire e far capire quello
che veramente Gesù ha voluto trasmetterci, visto che i Vangeli
sono più testimonianze che fonti. Scuoteva con vigore quanti lo
ascoltavano, proponendo come soluzione evangelica l’'Amatevi come io ho
amato voi' e aggiungeva: senza profitto, nei tre settori della
convivenza sesso, danaro e potere. Leggo da una sua omelia: Quando troverò un uomo e una donna
che si ameranno senza profitto, lì si avrà il matrimonio
cristiano; quando troverò un uomo che non dica ad un altro uomo:
tu lavora e io ti pago, ma mettiamoci al lavoro e dividiamoci i frutti
di quello che produciamo, senza profitto, avremo finalmente una
società che avrà un contesto sociale cristiano; quando
troverò due uomini, uno dei quali non dica all’altro: io comando
tu ubbidisci, ma ognuno di noi avrà un ruolo nel servizio di
tutti senza profitto, finalmente avremo una società cristiana.
Scavava in profondità l’animo umano con esempi incarnati nel
nostro tempo. Soffriva quando si affermava che la Chiesa è con i
poveri, - tema caro anche a don Mazzolari, vedi la lettera ai vescovi
della pianura padana. Sentite, sempre su questo tema, don Primo: I poveri non sono una classe: Cristo
altrimenti non avrebbe detto la prima Beatitudine, essa non avrebbe
senso o ne avrebbe uno pauroso. Padre Aldo approfondiva
l’analisi della prima Beatitudine e traduceva 'poveri in spirito' con
'mendicanti dello spirito', ricercatori di valori spirituali. Gesù - dice il Padre - non si schiera con i poveri storici contro
i ricchi, ma afferma che chi accetterà il suo messaggio per
conversione, annullerà quel dualismo che ammorba la convivenza.
E questo dovrebbe essere il compito di chi vuol fare Chiesa.
Padre Bergamaschi, quando ci fu la corsa ai nuovi apostolati, mi
riferisco al movimento dei “preti operai”, aveva deciso di raggiungere
a Parigi alcuni suoi confratelli già in tuta. Raggiunsi prima Bozzolo - racconta
il Padre - e rivelai a don Primo la
mia intenzione. La risposta mi ghiacciò: «Vai pure,
ricordati però che vai a lavorare a casa del capitalismo».
Dopo tre giorni di riflessione abbandonai l'idea. Adesso ho capito
appieno la lezione: tutti, chierici e laici, pensano a nuove forme di
apostolato e si nevrotizzano e nessuno - o quasi - pensa ad attuare il
Vangelo. E tuttavia, quando Roma sconfessò i “preti operai”,
«Adesso» prese le loro difese. Don Primo stesso mi chiese
di rispondere al documento di Roma, per difendere l'anima di
verità contenuta in quella scelta.
La proposta di p. Bergamaschi alla richiesta di una ‘Fraternità
positiva’ di don Primo ai cristiani per affrancarci dal capitalismo,
era Telergo, un sistema in cui la produzione del capitale - risorse
vitali - viene sottratta al domino di Mammona, cioè alla logica
del profitto economico. Questa era per lui la terza via, mai proposta e
mai sperimentata dai cristiani. Ce ne parlerà Il Prof. Bacchi.
É la 'buona utopia' di p. Aldo rafforzata oggi dagli avvenimenti
in campo economico, dove passa sotto la legge del mercato anche il
lavoro dell’uomo, mentre il danaro produce danaro e non lavoro, e non
ci accorgiamo che sono rapporti di non fratellanza.
Il Padre ha continuato a camminare nel solco mazzolariano; sentite cosa
ha scritto il nostro prof. Bacchi: Pur
sospinti da una consonante spiritualità, don Primo si è
speso a valle, nella fatica di portare la fiaccola del risveglio
cristiano dentro la ‘democrazia compiuta’, mentre Padre Aldo ha
continuato a spendersi nell’ardimento di abitare la luce della
città sul monte. La mia volontà - diceva Padre
Aldo - è di continuare a
tenere in mano l'aratro che don Primo ci ha consegnato. Il solco
è incompiuto, ma va nella giusta direzione. Ma i tempi
non erano e non sono maturi, non sempre si è compresi. Dopo i
provvedimenti, le riabilitazioni a tutti gli effetti. P. Aldo è
nominato superiore del convento. Profetizzava don Primo: Un giorno, quando non sarò
più di quaggiù, non mi rifiuteranno un’attestazione di
fedeltà.
Un altro impegno di p. Bergamaschi è stato quello per la pace.
Scriveva già sull’Adesso del 1° settembre 1959: Se Cristo avesse risposto alla forza
ingiusta con la forza giusta, chiamando dei guerrieri con le mani
pulite come gli Angeli, nessuno l'avrebbe biasimato, perché
nessuna morale ragionevole preclude la legittima difesa; ma non avrebbe
avviato nessuna Redenzione.
Infine nel 1952, Mazzolari - insieme con i giovani di
«Adesso» - scrive "Tu non uccidere", dove si teorizza
l'obiezione di coscienza e spiega come va intesa: «Bisogna
obbedire prima a Dio che agli uomini»; (Socrate è stato il
primo ad enunciare questo principio), ma la guerra giusta era ammessa
dalla teologia morale cattolica, dunque per contestarla bisognava di
nuovo disobbedire alla Chiesa. Ancora don Primo: Le Chiese cristiane dovrebbero dire ai
loro fedeli dell'Est e dell’Ovest: Laddove vi trovate, fate obiezione
di coscienza ogni qualvolta si parla di armamenti e datevi convegno
costante sulle frontiere, per una liturgia di testimonianza”. Come si
vede, al fondo di ogni singola contestazione, ci si incontra col muro
di gomma istituzionale.
Gli fa eco il Padre: La pace, non
è un dono di Dio e neanche una virtù praticabile. La
pace, semmai sarà un risultato o un esito. Per cui, per
ottenerla, devi fare qualcosa d’altro, cioè: se vuoi la pace
devi ricercare e recidere le radici che generano la guerra. E le radici
sono esattamente tre: gli Stati nazionali sovrani, la babele
linguistica, la conflittualità delle religioni. Lo
abbiamo sentito anche nel filmato.
Numerose sono le pubblicazioni di padre Bergamaschi su don Primo
Mazzolari, per ultimo ha curato i Diari, dal 1905 al 1945. (Don
Giuseppe ricorderà le giornate con lui in clausura per la
redazione). Nel 2005 pubblica "Quale cristianesimo?" dove si confronta
con personaggi come Severino, Cacciari, Eco, card. Martini, card.
Ratzinger e altri. Scrive p. Aldo nella prefazione: Noi crediamo che il cristianesimo debba
ritrovare se stesso come catalizzatore (anima mundi) che provoca o
promuove la reazione (unità del genere umano) senza parteciparvi
come parte e con disegno egemonico. Non è infatti, il
cristianesimo, o il suo modello che deve trionfare, ma la verità
(e cioè la fratellanza) di cui è portatore originario il
messaggio di Cristo.
Infine sono stati pubblicati i tre volumi delle sue omelie "Andate e
Mostrate anno A, B e C" a completamento del ciclo liturgico, che
significa avere a disposizione tutte le omelie che riguardano la
liturgia festiva, come dire: in qualsiasi domenica o festività,
è possibile consultare l’esegesi che del passo evangelico ne
faceva p. Aldo. Autentico francescano, come S. Francesco dopo il sogno
di Spoleto, aveva deciso di ubbidire prima al Padrone che al servo: Al Padrone-Dio - diceva - a Lui ho consacrato i miei voti di
sacerdote, e a Lui devo risponderne.
Termino leggendo quattro righe da "La più bella avventura"
scritto da don Primo, per farvi comprendere come fosse simile la
sensibilità e la natura dei due personaggi: L’insoddisfazione non è una colpa,
ma una distinzione spirituale, un preannuncio di grazia. Le più
belle pagine della Chiesa furono scritte da anime inquiete. Non
è certo un mestiere comodo essere o vivere presso degli
inquieti, per cui, si capisce come l’ordinaria educazione tenda a far
scomparire o addomesticare il tipo. Ma se si pensa che ogni grande o
vera passione, non può ridurre questo tono, c’è da
chiedersi se, spegnendo l’inquietudine non si spenga pure lo spirito.
Questi cuori eternamente delusi sulla terra sono una preda di Dio.
Grazie
Nando Cottafavi
R. Emilia, 12 dicembre 2009