Relazione dell'on. Pierluigi Castagnetti

Presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati


La mia sarà una mera testimonianza su come ho conosciuto padre Aldo, allora lo chiamavamo p. Leopoldo, e poi Mazzolari che ho conosciuto solo attraverso le letture, personalmente non l’ho mai incontrato. Io ero come tanti, come molti fra i presenti, frequentatore della messa di p. Aldo e ho avuto la fortuna di partecipare a numerosi incontri con lui a casa di un amico, Carlo Bortolani, ed erano sempre occasioni di discussione di approfondimento, insomma p. Aldo visto da vicino era un personaggio molto interessante e la possibilità di conversare con lui era davvero una grazia. Ho avuto l’occasione di lavorare insieme con lui e con il prof. Lucio Guasti quando in un gruppo di persone, andiamo molto indietro nel tempo, insieme con lui si pensò di riflettere su una esperienza nata in un contesto diverso dal mio, che oggi è conosciuta nel mondo: quella delle scuole dell’infanzia, c’era anche Davide Dazzi, che è qua presente, e in quell’occasione riuscimmo a utilizzare e a coinvolgere la competenza professionale di docente di pedagogia di p. Aldo, ricordo che anche in quell’occasione i suoi erano contributi molto originali.

P. Aldo aveva sempre presente la dimensione mondiale e la dimensione internazionale, ha lavorato ultimamente, come tutti sappiamo, sulla dimensione europea e sono stato coinvolto da lui per fornirgli del materiale, perché stava facendo delle ricerche molto importanti relative a una comparabilità fra sistemi educativi a livello europeo, questo aspetto potrebbe essere valorizzato, perché anche su questi temi ha lasciato dei contributi molto importanti.

Mazzolari, dicevo, ho avuto solo la possibilità di conoscerlo ascoltando dei dischi, leggendo qualche suo libro nella mia adolescenza e nella mia gioventù e la raccolta di Adesso. Le due personalità certamente avevano dei tratti in comune, altri erano paragonabili ed altri, come ha da ultimo ricordato Nando Bacchi, erano diversi. A me pare che si debba dare atto anche delle diversità: erano due personalità diverse che avevano un punto di riferimento comune: la radicalità del Vangelo, ma la interpretazione e la gestione di questa radicalità erano diverse, entrambi erano però cultori e attori di quello che tutti noi riconosciamo essere il dono maggiore che Dio ha fatto all’uomo: la libertà. La libertà era un bene irrinunciabile e mi pare che sia Mazzolari che Bergamaschi abbiano utilizzato questo bene, abbiano approfittato e l’abbiano gestito fino in fondo: Dio ci ha fatto liberi ed io sono libero e utilizzo la libertà per ricercare Dio per onorare Dio per amare Dio ma nella libertà.

Nando Bacchi ha ricordato quel pensiero di Bergamaschi: riconosco il pensiero di Dio nel momento della creazione nel momento della redenzione e lì mi pare che ci sia il fondamento della libertà regalata all’uomo: non c’è dubbio che il Dio creatore è il Dio che crea un uomo libero, libero fino in fondo anche di sbagliare, anche di peccare, anche di uccidere suo figlio,  Dio non interviene nella storia per sostituirsi alla libertà dell’uomo, ecco la critica ai miracoli di Aldo Bergamaschi, non possiamo di fronte alle catastrofi dire ma perché? Dov’era Dio? Dio è nella tua libertà, è lì che tu misuri la Sua grandezza, alla fine è un Dio gentiluomo che, perfino per farsi uomo, chiede il permesso a una sua creatura. Avrebbe potuto materializzarsi come uomo in mille modi e ha voluto farlo chiedendo il permesso a una ragazza, a Miriam di Nazareth, questo per rispettare la libertà dell’uomo fino in fondo e il Dio redentore, che appunto si è fatto uomo, ha rispettato la libertà dell’uomo fino a morire in croce per mano di uomo.

Non c’è dubbio che avrebbe potuto evitarlo, avrebbe potuto evitare l’esercizio della libertà dell’uomo di diventare assassino del figlio di Dio, ma non l’ha fatto. Allora se Dio ha regalato all’uomo questo dono smisurato che è la libertà, possiamo anche capire la personalità di queste due figure che sono unite dall’esercizio della libertà fino in fondo: sia Mazzolari che Bergamaschi più volte hanno detto che rispettavano la gerarchia, però ubbidivano a quell’unico Signore che riconoscevano, che è Dio. da questo punto di vista penso a Tommaso Moro che era un laico, c’era un culto dell’obbedienza alla propria coscienza, quindi della libertà propria che si trasforma anche in pensiero personale, da cui la dipendenza dalla propria personale coscienza che si era formata attraverso una lettura personale e una mediazione delle scritture con la storia che era personalissima nell’uno e nell’altro. Quindi entrambi cultori e attori della libertà, entrambi messi a tacere, sia pure con modalità in tempi e per periodi diversi, entrambi hanno sofferto per questa riduzione al silenzio, hanno sofferto moltissimo.

L’ubbidienza francescana sì, però la sofferenza c’era, perché sentivano mortificato con questo provvedimento quel valore che è irrinunciabile: la libertà di pensiero e la libertà di parola.  Entrambi, inoltre, erano dei radicali mi viene da definirli così, seppure in modo diverso e per motivazioni diverse: in Mazzolari c’era una radicalità di natura più pastorale, in Bergamaschi  una radicalità più intellettuale, più accademica, infatti era anche un accademico. In Mazzolari quindi c’era una radicalità per amore dell’uomo, non mancava l’amore per l’uomo in Bergamaschi, ma c’era l’amore per la Verità che gli imponeva spesso discorsi molto radicali. Un’altra diversità che io vedo è nella sensibilità politica di Mazzolari: egli è un pastore e un pastore con una sensibilità politica, infatti capiva la politica, agiva la politica, ha tenuto dei comizi elettorali in piazza, perché ha sempre preso parte, don Primo, ha preso parte anche criticandosi per gli errori che ha compiuto, come quando è andato in guerra, nella prima guerra mondiale. riconosceva gli errori, ha riconosciuto l’eccesso di generosità, non dico gli errori, per aver tenuti quei comizi nel 1948 per la D.C. però prendeva parte, era uomo compagno degli uomini del suo tempo sempre, non si era ritirato sul monte, ma era dentro le lotte del proprio tempo: le lettere a Guido Miglioli sono, da questo punto di vista, dei trattati di politica oltre che di fede cristiana.

Mazzolari ha portato nel dibattito ecclesiale di quel tempo il tema dei lontani, la preoccupazione per i lontani e i lontani erano i lontani dalla fede. Bergamaschi sembrava parlare soprattutto a quelli che hanno la fede e che ne devono rendere conto, don Primo parlava ai lontani dalla fede, a chi la fede non l’aveva ed era il suo cruccio. I lontani erano i comunisti, perché  comunista era nel dibattito ecclesiale il lontano dalla fede e il parroco di Bozzolo si sforzava di parlare ai propri fratelli nella fede per raccontare le virtù  e la ricchezza dei lontani e come Dio abbia rivelato la sua generosità nel pensiero e nel modo di agire dei lontani da cui c’era sempre da imparare, ma, nello stesso tempo, cercava di raccontare ai lontani la ricchezza della fede. In lui era presente il tema della divisione in classi: la lotta politica in quel tempo era una lotta classista, non a caso c’erano partiti classisti e partiti che si definivano, come la D.C. interclassisti. La classe rappresenta la stratificazione, la divisione della società e questa era una cosa che Mazzolari non poteva accettare, ma la severità con cui giudicava le posizioni borghesi non gli impediva anche un occhio critico, molto critico verso le posizioni politiche dei lontani. La sua divisione in classi era fra i ricchi e i non ricchi, perché i poveri erano i veri osservanti del Vangelo, i non ricchi erano quelli che non erano ancora ricchi, ma, se un giorno lo fossero diventati sarebbero stati come gli altri, in questo faceva pensare a don Milani della lettera a Pipetta: quando tu sarai arrivato, sappi che io ti tradirò.

In Mazzolari c’era dunque questo piacere di entrare nel dibattito politico con gli arnesi della fede, alla fine tuttavia entrambi, sia Mazzolari che Bergamaschi, erano convinti che la vera rivoluzione, l’unico messaggio rivoluzionario sia quello del cristianesimo, del Vangelo perché è un messaggio eversivo, era eversivo al tempo di Mazzolari e Bergamaschi ed è eversivo oggi, perché, lasciatemi una incursione nel presente, la polemica fra la lega e Tettamanzi ha a che fare esattamente con questo: perché Tettamanzi è eversivo? Non è un filosofo, un pensatore particolarmente svettante, ma è un fedele al Vangelo e il Vangelo ha una efficacia linguistica popolare straordinaria, la Lega è un movimento politico che non è vero che sia solo radicato nel territorio, come ha detto l’altro giorno il cardinal Bertone, la lega semina dei pensieri, degli slogan e, dal suo punto di vista dei valori che, a forza di essere ripetuti, diventano modi di pensare condivisi, fatto politico e non accetta nel suo territorio altra cattedra all’infuori della sua, mentre quella del Vangelo è una cattedra alternativa, è una vera cattedra che la spaventa, perché è capace di parlare alla dimensione diffusa, al popolo, mi verrebbe da dire che alla Lega dà più fastidio Tettamanzi di Martini perché il linguaggio di Martini è elaborato, per un certo livello; il linguaggio di Tettamanzi è semplicemente quello del Vangelo, perché il Vangelo non ha bisogno di essere spiegato, anche noi che ci siamo appassionati, andavamo tutte le domeniche alla messa di Bergamaschi non perché dovessimo sentirci ancora commentato il brano del Vangelo, ma perché il Vangelo era pretesto per una riflessione,  per un magistero che si è sviluppato attraverso la predicazione domenicale.

Mazzolari aveva una sensibilità politica, il Mazzolari della Resistenza è un Mazzolari che è entrato direttamente nelle radici della Repubblica, ha scritto delle pagine bellissime, anche quelle che ha ricordato don Giussani. Per i reggiani è una cosa abbastanza sconvolgente sapere che Mazzolari ha scritto un libro che ha preso pretesto dall’uccisione di don Pessina, il parroco di S. Martino Piccolo, zio dell’attuale arcivescovo di Ravenna,  I preti sanno morire in cui parla dei preti che sono stati uccisi durante la guerra e nel dopoguerra e in qualche modo dava una lettura cristiana del tradimento della Resistenza. Era una personalità fortissima, noi abbiamo questo legame fortissimo con Mazzolari che nasce dal fatto che il riconoscimento del papa “la tromba dello Spirito Santo” avviene proprio nell’occasione della presentazione di questo libro sui preti ammazzati. Beniamino Socche è intermediario inconsapevole, perché non è che Beniamino Socche abbia interceduto per particolari riconoscimenti, è stato trascinato, mi pare di aver letto da Nazareno Fabbretti, ad accompagnare Mazzolari dal papa per discutere appunto della pubblicazione di questo libro. Quindi Mazzolari aveva questa sensibilità politica, Bergamaschi coltivava, a mio avviso, il tentativo di razionalizzare la fede, che è un tentativo in atto anche adesso nella Chiesa: cercare di spiegare la fede sul piano razionale, è un tentativo discutibile, è un cimento a mio avviso quasi impossibile, ma Bergamaschi si è misurato con questa impresa, quando si dice era il filosofo del Vangelo, era uno speculatore della parola, cercava di cavare dalla parola la ragione e in questo senso rendeva un servizio anche a chi la fede non l’aveva, il lontano non era un suo cruccio come era in Mazzolari, ma era oggetto di un suo servizio e non a caso durante le sua omelie c’erano personaggi pubblici di Reggio che venivano per il momento dell’omelia poi uscivano, perché erano interessati a quel discorso, infatti quelle omelie erano ascoltate con interesse anche da chi la fede non l’aveva, da chi era alla ricerca, perché il linguaggio, l’argomento e le ragioni erano facilmente percepibili anche da chi la fede non l’aveva.

C’era quindi un radicalismo della ragione, la critica ai miracoli, la religio, la polemica con la Chiesa: il cristianesimo non è una religione e aveva ragione, dovrebbe essere riconosciuto da tutti tranquillamente, però, detto pubblicamente così, destava un certo scalpore e credo che anche per questo sia stato poi invitato a tacere, perché è un’affermazione forte, per quanto vera, il coraggio di dire che il cristianesimo è una persona, è un Dio che si è fatto uomo, l’originalità del cristianesimo è tutta lì, perché per il resto non c’è una originalità: questo Dio si è fatto uomo, ha assunto la carne dell’uomo, il Dio che dona il proprio figlio, la centralità della figura di Cristo esclude che si possa parlare del cristianesimo come di una religione classica, insomma erano tutti messaggi radicali quelli di p. Aldo. Da un certo punto di vista era anche cultore a suo modo di un’utopia, mentre Mazzolari aveva i piedi nella storia, Bergamaschi era cultore di un’utopia, da un certo punto di vista può essere paragonato a don Milani o a don Saltini di Nomadelfia o a don Zeno: una comunità dove non circola denaro, questi erano dei segni che in Bergamaschi c’erano. Diversamente da questi preti a cui l’ho accostato, forse anche per la sua condizione monastica, Bergamaschi si è limitato a enunciare i contorni dell’utopia, non a sperimentarla, non a tentare di realizzarla.

Pensiamo al don Milani di Lettera a una professoressa, egli ha fatto la scuola alternativa, don Zeno ha fatto un tentativo di comunità comunistica. Da questo punto di vista ha inciso di meno perché non ha potuto sperimentare le cose che diceva. Entrambi hanno anticipato e vissuto fino in fondo il Concilio, condivido la tesi che possono essere chiamati profeti non perché il profeta sia un futurologo il profeta, secondo la Bibbia, è colui che parla in nome di Dio e usa un genere letterario forte, l’invettiva è uno dei linguaggi del profeta e da questo punto di vista ricordiamo che entrambi, forse ancora di più Aldo Bergamaschi, usavano il genere dell’invettiva che era molto forte.

Concludo con un pensiero di p. Bevilacqua, un prete di Brescia,  confessore del futuro Paolo VI, il quale diceva che le idee valgono per quanto costano, non per quanto rendono; mi pare che l’insegnamento che ci hanno lasciato entrambi, l’insegnamento delle loro idee sia prezioso anche perché è stato suggellato da costi personali sicuramente molto pesanti, ma proprio per questo queste idee hanno una durevolezza nel tempo che è importante ed è preziosa per noi.