Convegno
“Don Mazzolari e padre Bergamaschi, due pellegrini verso la
verità”
RE, 12-12-2009
Saluto dell’Assessore
alla Cultura e
Università
Grazie per avere organizzato
questo momento molto
intenso, molto bello, là dove il ricordo è davvero una
riflessione importante per il presente e penso debba essere per il
futuro. Vi ringrazio anche per aver scelto l’Università come
sede di questo incontro, dove normalmente, quotidianamente ci sono
tanti giovani che studiano, tanti giovani che fanno ricerca. Questo
è un momento in cui la ricerca della memoria, il far tornare le
parole importanti che abbiamo sentito anche prima, è davvero una
ricerca anche per il futuro.
È un momento particolarmente
intenso ed emozionante se pensiamo al frastuono che caratterizza questi
giorni che ci accompagnano al Natale, le discussioni spesso vuote che
caratterizzano i nostri dibattiti. Ebbene, ritrovarci qua un sabato
mattina all’Università a riscoprire queste figure per lasciare
come testimonianza le loro parole anche per il futuro è davvero
un gran bel momento anche per la città e quindi io ringrazio gli
organizzatori di questo Convegno e auspico che ci siano altre occasioni.
Permettetemi, al di là del saluto, di dire con la sintesi che di
solito preferisco mantenere, alcune cose, anche perché in questi
anni ho ripetuto in varie occasioni che la teologia, la parola di Dio,
per alcune persone è un elemento essenziale della cultura
europea e la forza delle parole va oltre quello che può essere
un dettame di una Costituzione Europea, va oltre quello che può
essere un simbolo importantissimo come quello del crocefisso. Questa
è forza vera, questa è energia vera che davvero deve
caratterizzare la nostra convivenza civile, la nostra cultura.
Quindi grande soddisfazione, grande gioia per questo Convegno. Peraltro
Reggio Emilia, la nostra città, negli anni ha dimostrato di
essere un terreno fertile per la nascita di importanti esperienze umane
e religiose, dove “religiose” non piacerebbe tanto a p. Aldo, ma
sappiamo di cosa stiamo parlando. O comunque esperienze importanti per
la comunità dei cristiani, sempre interpretate nel senso di dare
qualche cosa alla comunità civile, alla città dove si
abita, dove si vive, che tra l’altro Graziano Delrio ha voluto chiamare
a tutti i costi la Città delle persone proprio per dare un
significato ulteriore particolare alla comunità nella quale
viviamo.
Siamo in un momento di tensioni, di inquietudine, ma anche un po’ di
smarrimento, sembrano luoghi comini, ma non è così,
ebbene queste parole ci ridicono il senso di una vita quotidiana a
favore dei più deboli, dei più poveri, poveri e deboli
che stiamo riscoprendo anche in questo momento di crisi, quindi queste
parole le sento davvero molto attuali. Mi ha fatto un’impressione
notevole sentire quel passaggio di don Primo Mazzolari dove si richiama
espressamente al sacrilegio del non pagare gli adeguatamente gli
operai. Con quale forza e con quale vigore questo messaggio è
ancora assolutamente attuale, declinato poi in vari ambiti in cui il
sacrilegio fa parte della mancanza del rispetto delle regole civili,
davvero il vero sacrilegio.
Ecco, dicevo e dico che è molto attuale il messaggio teologico e
fa ancora molta parte della nostra convivenza. Là dove non
rimette a delle identità - abbiamo sentito P. Aldo richiamare
sempre la molteplicità delle religioni - ma rimette ad una forza
di convivenza civile che è ancora possibile, se davvero
riscopriamo costantemente queste parole.
Non ho nulla da aggiungere su quello che si dirà, ci
mancherebbe, su don Primo Mazzolari e p. Aldo Bergamaschi, sappiamo
l’impronta che ha lasciato don Primo Mazzolari nel campo del
rinnovamento della Chiesa e vorrei ricordare una sua frase dove diceva:
Se siamo un mondo senza pace, la
colpa non è di questi o di
quelli, ma è di tutti. Se dopo venti secoli di Vangelo siamo un
mondo senza pace, i cristiani debbono avere la loro parte di colpa.
Tutti abbiamo peccato, veniamo ogni giorno peccando contro la pace. Se
la colpa di un mondo senza pace è di tutti e dei cristiani in
modo particolare, l’opera della pace non può essere che un’opera
comune.
Sono davvero importanti e intense queste parole che rimettono la
responsabilità comune, questo è il dato che tra l’altro
oggi manca di più, lo avverto costantemente nella vita politica
quotidiana dove è tutto un rimando di colpe, tutto un
rimpallarsi le responsabilità e oggi nel nostro Paese questo
elemento è drammaticamente presente: la mancanza dell’assunzione
della responsabilità. Bene, don Primo Mazzolari ci insegna che
la responsabilità, la colpa è di tutti, ma che
soprattutto la pace, come diceva p. Aldo Bergamaschi, non è un
dono, ma è un risultato, è un risultato che dobbiamo
conseguire tutti quanti insieme. Questo è un elemento
fondamentale che oggi va riscoperto e che deve echeggiare in queste
aule che formano i nostri giovani, ai quali troppe volte insegnamo che
la responsabilità è qualcosa di strettamente individuale
e che la colpa è qualche cosa che appartiene sempre agli altri.
Di p. Aldo abbiamo ascoltato cose importanti e altre avremo modo di
ascoltare questa mattina, disse una cosa a me molto cara: Non solo
Dio, ma ogni creatura mi da appuntamento nell’adesso, dio può
attendere, l’uomo no. Questa responsabilità che appunto
è una responsabilità civile, come la teologia, come la
parola di Dio incarnata da questi uomini, diventa una parola forte ogni
giorno al di là dei simboli, al di là delle differenze,
delle identità, è vita quotidiana, è energia
quotidiana.
Entrambi lo sappiamo, erano incorsi in provvedimenti disciplinari
del Vaticano, anche se poi riabilitati a tutti gli effetti. Disse Paolo
VI di don Mazzolari: Aveva un passo
troppo lungo, noi si stentava
tenergli dietro, ha sofferto lui, abbiamo sofferto anche noi. È
il destino dei profeti. Riscoprire oggi le parole dei profeti
è
particolarmente importante. Che questi siano fortemente “laici” come
è stata laica, ma profondamente religiosa l’opera di Pier Paolo
Pisolini e che già tanto ci disse negli anni 60 di quello che
sarebbe accaduto oggi, o che siano le parole di due uomini
profondamente di Chiesa come don Primo e p. Aldo, questo non ha
importanza, l’importante è che in questa città i nostri
giovani possano ancora ascoltare queste parole.
Concludo richiamando a due categorie di pensiero di azione quotidiane
che per i greci dovevano caratterizzare la ricerca della verità
e sono: la convinzione e il coraggio. Quella convinzione e quel
coraggio che danno autorevolezza anche là dove manca
l’autorità. Stamattina si ripercorrerà il pensiero e le
parole di due grandi uomini caratterizzati da convinzione, da coraggio
e da grandissima autorevolezza, ma non sempre, come ha insegnato la
loro vita, da autorità, l’autorità spesso li ha colpiti,
l’autorevolezza delle loro parole rimane. Quando si agisce con
convinzione e coraggio nella ricerca della verità, siamo sicuri
che abbiamo qualche cosa da lasciare ai nostri giovani.
Grazie a tutti e buona mattinata.
Giovanni Catellani