I quadri di 'Berico'




In occasione del 2° Festival Francescano (ottobre 2010)

La rassegna integrale delle tele di 'Berico' dedicate a San Francesco conmmentate da Padre Bergamaschi

 Perché una raccolta dedicata a S. Francesco di Assisi? A parte il fatto di essere Egli Patrono d'Italia - titolo che in verità gli sta molto stretto - soprattutto, il santo che all'interno della civiltà cristiana contesta ogni forma di storicismo, vuoi sacro vuoi profano. In un secolo in cui la religione tentò di identicare verità e storia, Francesco è quel piccolo gigante che lacera questo diabolico progetto e lavora per conto dell'Altissimo, togliendo il suo sostegno a qualsiasi re di Prussia.

Per questo, le sue follie etiche - come le sue mediazioni sociali - sono assolutamente super partes. Non ha vittorie da ottenere contro qualcuno o per conto di qualcuno; ha solo modelli da tentare a proprie spese; ha verità da proporre e da costruire, non verità da difendere o da imporre. Ha riportato, virtualmente, il cristianesimo al livello di novità esistenziale in un'epoca in cui la sua riduzione al rango di religione fu quasi totale.

Questo aspetto rivoluzionario del suo messaggio è stato rivalutato a fronte di una storiografia condizionata dal teologo mistico S. Bonaventura, che ha trovato in Giotto - Basilica superiore di Assisi - il suo pittore di corte. Quel Francesco è sì un prodotto dell'arte latina vittoriosa sull'arte greca - come ha sentenziato il Vasari - ma è troppo clericale e troppo ben pasciuto, specie nei suoi seguaci, per esprimere ciò che veramente fu. L'apparente celebrazione artistica lo ha ricondotto all'interno di un organismo che egli si era proposto, sia pure indirettamente e sulla propria pelle, di riformare. La scelta della Povertà - che non è orientata al pauperismo ma all'equità -; la scelta della pulizia dei sentimenti (la castità) che è l'esatto contrario della loro soppressione; la scelta del servizio e non del potere - ch'è in lui carisma antigerarchico - costituiscono la critica 'ereticale' portata con amore dentro alla Chiesa.

Sono questi gli aspetti che il pittore Alberico Zanini di Verona di formazione classica e surrealista insieme - ha messo in luce, distaccandosi dalla lettura bonaventuriana della rivoluzione di Francesco e ricuperando quei testi che l'integralismo dal volto sorridente del teologo mistico volle distrutti dalle fiamme perché rappresentavano un Francesco pericoloso per la solidità del sistema.

E del dialogo con l'Islam che dire? Su questo fronte la ‘mediazione’ di Francesco resta ancora un caso unico all'interno del conflitto esistente tra le religioni che ruotano attorno al Mediterraneo. Il tema è di bronzea attualità perché le religioni si sono moltiplicate e si va perdendo la speranza, di unificarle, visto che al fondo di esse esiste un alfabeto intraducibile. Le due vie tentate fino ad oggi sono quella roussoiana della religione della natura e quella kantiana della religione della ragione, ma l'incomunicabilità degli spiriti è soltanto arretrata di fronte, non risolta.

Francesco opera - senza teorizzare - un tipo di sutura che mette pregiudizialmente in contestazione il cristianesimo reale avvilito al rango di religione e sul quel piano - il piano della religiosità - è impossibile eliminare il litigio esistente tra le religioni.

Francesco, per esempio, non accetta le Crociate e tenta il dialogo solitario con il cosìddetto nemico religioso nel tentativo di trovare l'abbraccio al di fuori dei condizionamenti storici conosciuti. L'esito della mediazione di Francesco raggiungerà il livello di un martirio spurio.

Aldo Bergamaschi

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