Quali utopie per un mondo diverso?



Promosso dai gruppi di lettura popolare della Bibbia presenti in Italia, questo II convegno di Trento intende entrare nel dibattito aperto dalla Chiesa italiana riunita a Verona dal 16 al 20 ottobre sul tema “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”.

Nel farlo abbiamo voluto partire da una constatazione, presente nella traccia di riflessione preparatoria, in cui si afferma: “non è cosa facile, oggi, la speranza. Non ci aiuta il suo progressivo ridimensionamento: è offuscato se non addirittura scomparso dalla nostra cultura l’orizzonte escatologico, l’idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata verso una pienezza che va al di là di essa (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2)” (pagg.7-8)

Tale constatazione, a nostro avviso, mette in discussione non solo il senso del nostro essere cristiani/e, la testimonianza e l’annuncio di cui dovremmo essere portatori/trici, ma anche – in generale – il significato stesso del nostroabitare la storia ed il volerlo fare al fianco delle vittime che essa produce, nella prospettiva del loro riscatto. Se, infatti, lo scorrere degli eventi non ha come esito la possibilità di un orizzonte di pienezza, sono vanificatitutti i progetti umani tesi alla costruzione di un mondo migliore e la politica è messa in scacco come arte del cambiamento possibile. Non resta che consegnarsi all’attuale Ordine Mondiale e alle sue logiche come al migliore dei mondi possibili.

Questa situazione pone, radicalmente, un problema di spiritualità che riguarda lo stile delle decisioni, delle azioni, individuali e collettive ed il loro rapporto con il Vangelo, con il progetto di Dio sull’umanità. Quali sono le architravi di quest’ordine, che blindano ogni orizzonte futuro, in che modo anche la religione, il cristianesimo in particolare, ne è oggi funzionale?

Il primo pilastro è la totale separazione della dimensione economica da ogni relazione con la politica, che non sia di mera sudditanza di quest’ultima: l’unico sistema di governabilità del pianeta è l’economia di mercato globalizzata, un neoliberismo imposto in modo dogmatico a Paesi e categorie sociali subalterni, ma che prevede ferrei meccanismi protezionistici a tutela delle lobbies multinazionali.

Tali decisioni sono assunte e rigidamenteveicolate da organismi ( F.M.I., B.M., W.T.O) insediati e governati in modo privatistico dai grandi paesi industrializzati. L’assioma che legittima questo modello è che l’economia di mercato produce i tassi di crescita più alti e, dunque, è l’economia alla quale non si dà alternativa. L’efficacia del mercato è il criterio supremo dei valori; ciò che è più efficace per il mercato è considerato migliore per l’umanità. L’efficacia economica finisce col diventare il principio determinante anche del comportamento etico.

Il secondo pilastro consiste nell’identificazione automatica di questo modello economico con valori di libertà e di democrazia: libertà sinonimo di libero mercato, democrazia coincidente con l’affermarsi nei diversi Paesi di regimi parlamentari che garantiscano l’applicazione incondizionata delle decisioni prese dagli organismi economici internazionali ed, in ogni caso, gli interessi dell’occidente industrializzato. Anzi, date queste garanzie, anche se non si tratta di regimi parlamentari, “libertà” e “democrazia” non vengono compromesse. In realtà il sistema capitalistico tollera solo la libertà dei governi che non gli pongono vincoli.

Per ottenere questo obiettivo, in base alla “Dottrina di Sicurezza Nazionale” (2002) gli USA si attribuiscono il diritto ed il dovere di stabilire quali sono le Nazioni amiche e gli Stati canaglia, chi è terrorista e chi no; di possedere un arsenale militare con dotazione inammissibile per quantità e qualità a qualsiasi altro Paese al mondo; di giudicare perfino le intenzioni delle altre Nazioni, introducendo per la prima volta nella storia il concetto e la pratica di “guerra preventiva”. Per raggiungerequesto status di “primus super pares”, gli Usa hanno condotto un’azione sistematica di boicottaggio finanziario e di delegittimazione politica delle Nazioni Unite.

Il terzo pilastro è il ricorso al “disegno divino” e l’utilizzo strumentale della religione per legittimare i rapporti di forza così costituiti e dotarli del consenso necessario nelle coscienze dei cittadinie nell’opinione pubblica. In base a questo “progetto superiore”, come un giorno Dio tolse la promessa agli Ebrei e si rivolse ai gentili, così oggi Dio ha lasciato l’Europa, troppo corrotta e molle, e si è rivolto agli Americani, popolo giovane che ha costruito un modello di libertà nella fede e di sincera religiosità. Agli Americani Dio ha affidato il compito di portare civiltà, democrazia, fede, luce in tutto il mondo, di sradicare il male dalla terra per far trionfare il bene. Se tale processo porterà a scontri frontali violentissimi, vere e proprie “guerre di religione”, anche questo rientrerebbe nel piano divino della apocalittica “battaglia decisiva”, lo scontro di Armaghedòn (Ap.16,16).

All’interno di questa visione manichea della realtà, Bush, che legge la Bibbia per ispirare le sue decisioni, e i ministri di Forza Italia, che si fanno paladini della civiltà cristiana contro abortisti, femministe, gay, famiglie “anomale” e quant’altro, combattono una medesima battaglia contro i “nemici di Dio”, battaglia che sacralizza in realtà inconfessabili interessi, di fronte ai quali sarebbe quanto meno arduo pretendere il consenso. Va malinconicamente notato che, nel nostro Paese, da questo ossequio ai poteri religiosi costituiti non si smarca neppure il centro-sinistra.

Tale perverso miscuglio di economia, politica e religione ha diffuso e mantiene le società intrappolate in una spirale di precarietà e paura. L’odierna cultura del consumismo è, in questo senso, sintomo di profonda insicurezza: tutto quello che si ha, è nel presente. Chi è sazio si gode l’esistente, senza troppo pensare al domani, chi non lo è, non ha forza, né solidi punti di riferimento ideali e politici per alzare la testa.

Come si è arrivati a tutto questo?

La fine del secolo scorso ha visto, da una parte, il crollo dell’ideologia socialista, che aveva costituito la grande speranza per miliardi di persone, dall’altra- soprattutto dopo tale evento – sotto l’egemonia statunitense, l’Occidente sta gradualmente demolendo alcuni capisaldi delle proprie conquiste istituzionali e giuridiche. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ONU, i diritti del lavoro, il welfare state, l’intangibilità della Costituzione in Italia hanno così perso la loro efficacia nel regolamentare i rapporti tra Stati e le relazioni sociali. Al loro posto è stata rilegittimata la guerra per ripristinare “il diritto internazionale”; dal punto di vista economico è comparso un pragmatismo di tipo monetarista cui sacrificare le sorti dei popoli.

In questo modo, nell’opinione pubblica si è sgretolata lentamente quell’idea di “magnifiche e progressive sorti dell’umanità” promesse dallo sviluppo della scienza e della tecnica, maturata in due secoli di rivoluzioni e di lotte popolari. Sotto l’egemonia culturale, politica e militare statunitense l’attuale Ordine Mondiale è oggi l’ideologia vincente, il parametro universale per giudicare gli avvenimenti della storia e per provocarli, tanto pervasiva da penetrare in ogni settore della vita umana individuale e collettiva, determinandone le scelte.

In realtà, sulla scena della storia, quanto più ci si avvicina ai grandi centri del potere economico e politico, tanto più le decisioni risultano assunte intenzionalmente, mentre a livello di opinione pubblica si agita lo spettro dell’inevitabilità delle cose, dell’insita lotta tra bene e male per creare un clima impaurito nei confronti del futuro, tale da legittimare l’iniquità delle decisioni prese nel presente. Non si tratta, però, di un modello inevitabile e necessario, ma del risultato di un processo che ha assoggettato al mercato e alla tecnica la sfera politica, sociale e culturale e ha assunto la forma di una nuova ideologia, travestita da legge naturale.

La cosa più pericolosa che sta accadendo è che i “soddisfatti” hanno potere e mezzi per imporre nel villaggio globale l’ingenuità dell’utopia di una società che non produce più utopie, nonostante le contraddizioni economiche, sociali, politiche, ambientali stiano dimostrando la fragile tenuta di tutto il sistema: l’economia di mercato non ha alternative, o il mercato o il caos! Ma il futuro non appartiene al regno della necessità, è il rischio di un progetto; ha a che fare non solo con la conoscenza, ma con la volontà. E’ produzione della politica, oggi subalterna a ciò che esiste, dopo aver cancellato sia quanto è stato che quanto potrebbe essere. Per riprendere autonomia e progettualità, essa ha dunque bisogno di un orizzonte di futuro, di utopia (di escatologia), di speranza.

Perché un altro mondo diventi possibile è necessario recuperare la coscienza utopica “ l’utopia ha due aspetti: è la critica di ciò che è e la rappresentazione di ciò che dovrebbe essere “ (M. Horkheimer, "Gli inizi della filosofia borghese della storia”, Einaudi, pag.78). Dal punto di vista religioso, finchè le religioni resteranno integrate nel sistema economico e politico dominante, ricevendone in cambio risorse economiche e privilegi, non sarà possibile recuperare l’utopia, la dimensione escatologica della fede, la dimensione messianica del cristianesimo, indebitamente spiritualizzata, come potenza di trasformazione della storia che l’annuncio teorico e pratico del Regno implica.

La fede, quando si esplica nella speranza, non rende l’uomo tranquillo ma inquieto, non paziente, ma impaziente. Essa non placa il cor inquietum, ma è essa stessa questo cor inquietum dell’uomo. Chi spera in Cristo non si adatta alla realtà così come è, ma comincia a soffrirne ed a contraddirla. Pace con Dio significa discordia con il mondo, poiché il pungolo del futuro promesso incide inesorabilmente nella carne di ogni incompiuta realtà presente. Se avessimo dinnanzi agli occhi solo ciò che vediamo, accetteremmo serenamente e di malumore le cose come stanno. Ma il fatto che non ci adattiamo e che si stabilisca nessuna serena armonia tra noi e la realtà è frutto della inestinguibile speranza (Moltmann, Teologia della speranza, Queriniana 64, pag. 15)

L’esistenza di vittime è oggi il punto di partenza di ogni profetismo (o coscienza utopica) e criterio di critica di ogni sistema. Sono loro, i poveri, i grandi “maestri del sospetto” di oggi; ma “solo con l’utopia e la speranza uno può credere e avere il coraggio di tentare con tutti i poveri e gli oppressi del mondo di invertire la storia, sovvertirla e lanciarla in un'altra direzione” (Ellacuria). E’ dunque necessario il recupero di un’escatologia terrena, aldilà del mondano, del racconto non della fine del mondo, ma della mano sovversiva di Dio sulla storia per ribaltarne il corso, del braccio potente del Magnificat, che davvero innalza gli umili e abbatte i potenti.

La profezia non implica alcuna certezza e nello stesso tempo non può comunicare dubbi. E’ conoscenza non solo di ciò che è, ma di ciò che sta per essere. La rivelazione è colta attraverso i segni e attraverso segni è rivelata. Allora tra politica e profezia c’è una sottile complicità: cogliere i segni dei tempi storici è il compito della politica. Quando i segni dei tempi ci sono, ma la politica non li coglie o li demonizza, c’è crisi storica.

Quale la politica oggi? In questo contesto di solitudini precarie e impaurite, in cui c’è inquietudine senza speranza, politica senza valori etici, volontà senza possibilità di decisione, essere di parte senza un fine ultimo che ricomponga il senso del tutto, la politica è ridotta ad amministrazione dell’esistente in modo tale che l’Impero sembra essersi realizzato nella forma del dominio più totale, perché diffusa, interiorizzata, liberamente e democraticamente accettata.

La tentazione è di fuggire questo senso di scacco e di isolamento riparando in identità fasulle, in surrogati di appartenenze e di attingere alle “consolazioni” più diverse, tra cui quella di rinunciare completamente ad un ruolo pubblico, all’uso degli strumenti della politica e della partecipazione.


scarica il volantino del programma (formato pdf)
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Convegno, Trento 27-29 ottobre 06


venerdì 27 ottobre

ore 20,30 : accoglienza : cochiço di conoscenza reciproca in piccoli gruppi da 4-5 sulla propria esperienza

la Parola ci interroga

sabato 28 ottobre

ore 9,00 : presentazione dell’iniziativa e dei lavori, coordinati da don Vittorio Cristelli, giornalista

ore 9,30 : lavori di gruppo sulle 3 tematiche:
• analisi della realtà politico-culturale
• per una spiritualità profetica
• politica e utopia

ore 11,30 : pausa caffè

ore 12,00 : presentazione sintetica dei lavori di gruppo in assemblea relativi all’analisi della realtà politico culturale ed alla spiritualità profetica

ore 13,00 : pranzo

ore 14,30 : intervento di Pietro Barcellona, filosofo del diritto
 
Il neoliberismo, uno stravolgimento antropologico

Quali le coordinate antropologiche, gli aspetti culturali dominanti nelle relazioni umane prodotte dal modello neoliberista?
Quale tipo di umanità gli è funzionale?
Quali le alternative?

ore 15,30 : condivisione in piccoli gruppi per alcuni minuti delle reazioni per formulare domande,approfondimenti;replica del relatore

ore16,30 : pausa caffè

ore17,00 : intervento di Felice Scalia, gesuita

Quale tensione verso il Regno di Dio?

Quale spiritualità del Regno è possibiledentro il nostro contesto socio-culturale?
Come recuperare la tensione verso il regno di Dio?
La chiesa italiana di oggi, funzionale nel suo ordine gerarchico ed “ideologico”al modello politico dominante?
Il sogno di una Chiesa modellata sull’Eucarestia

ore 18,00 : condivisione in piccoli gruppi per alcuni minuti delle reazioni per formulare domande, approfondimenti;replica del relatore

ore19.00 : cena


domenica 29 ottobre

ore 7,30 : celebrazione eucaristica

ore 8,30 : presentazione del lavoro di gruppo in assemblea relativo al rapporto politica-utopia

ore 9,00 : dibattito con Raniero La Valle e Lidia Menapace, pubblicista e parlamentare

Verso l’utopia, quale politica?

Il modello neoliberista e il centro-sinistra
Le utopie, le pratiche sociali e la politica istituzional : divaricazione insanabile?
Antagonismo sociale e potere: quale rapporto?

ore 10,30 : condivisione in piccoli gruppi per alcuni minuti delle reazioni per formulare domande, approfondimenti; replica dei relatori

ore 10,45 : pausa caffè

ore 11,15 : replica dei relatori

ore 12, 00 : dibattito in assemblea

ore 12,30 : conclusioni di don Vittorio Cristelli

ore 13,00 : pranzo

ore 14,00 : … per continuare

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Note :
- gli appunti hanno il solo valore disintesi di un percorso di riflessione che si vorrebbe mettere in discussione, articolare, approfondire durante il percorso seminariale
- le tracce problematiche appuntate sotto ogni intervento sono indicazioni di approfondimento assolutamente non vincolanti per i relatori e riflettono spunti di interesse da parte di chi ha organizzato l’incontro
- poiché questo coordinamento nazionale finanziariamente è totalmente autogestito, si garantiscono ai relatori le sole spese di viaggio e l’ospitalità, oltre alla nostra sincera gratitudine!