Carlo Molari

LA NOTTE  DI MADRE TERESA


Mi è stata richiesta una riflessione sulle notizie diffuse dalla stampa relative ai dubbi di fede vissuti da Madre Teresa di Calcutta, fondatrice delle Missionarie della carità, beatificata il 19-10-03. Dalle lettere, inviate ai Direttori spirituali lungo i molti anni della sua vita, appaiono le profonde e prolungate crisi di fede attraversate fino alla morte. Alcuni hanno interpretato queste notizie, già note da tempo, come la prova della inconsistenza e della illusorietà della fede in Dio. Altri hanno visto ostilità preconcetta verso la Beata la cui opera a favore dei più diseredati della terra ha avuto risonanza mondiale. I più hanno fatto ricorso a quella che nella tradizione mistica è chiamata la notte oscura dello spirito o il silenzio di Dio. Per aiutare a capire queste formule, vorrei proporre qualche riflessione sulle crisi di fede, e sull'insegnamento che possiamo trarre dalle esperienze di Madre Teresa.


Modelli linguistici inadeguati

Un Dio che provoca sofferenze per purificare i santi è troppo antropomorfica per essere ancora proponibile. In ogni caso è necessario individuare i meccanismi psichici e le loro cause interne.

Ne richiamo una spesso trascurata. Chi è stato educato alla fissità delle formule della dottrina nei processi veloci del nostro tempo trova difficoltà a vivere la fede: o abbandona la pratica pensando di non credere più, o continua o per tradizione o per inerzia sostenuto solo dalla struttura.

Chi oggi segue il cammino di fede di molti credenti incontra frequentemente queste crisi profonde, causate da modelli linguistici inadeguati e risolte solo con l'utilizzazione di nuovi modelli culturali.

Solo chi é stato educato al superamento continuo delle proprie categorie mentali è oggi in grado di abbandonarsi fiduciosamente a Dio, che continuamente sfugge alle prese dei concetti e si offre solo nella pratica dell'amore. Quando infatti si scopre che, abbandonandosi con fiducia al Bene che in noi si esprime, si perviene a modalità nuove di vita, allora si è in grado di lasciare cadere immagini e dì modificare concetti e così proseguire il cammino di fede.

In questa prospettiva credo debba interpretarsi anche l'esperienza dì Madre Teresa. Educata a una religiosità tradizionale, non ha forse avuto gli strumenti necessari per un adeguamento continuo delle formule e dei modelli con cui vivere lo scontro continuo col male, la presenza di Dio in lei, l'adorazione eucaristica.

Scrive: Dicono che la pena eterna che soffrono le anime dell'inferno è la perdita di Dio... Nella mia anima io sperimento proprio questa terribile pena del danno, di Dio che non mi vuole, di Dio che non è Dio, di Dio che in realtà non esiste. Gesù perdonami questa bestemmia.

Di fatto l'immagine di Dio a cui si riferiva non corrispondeva alla realtà che viveva. La pratica dell'amore Le ha consentito di accogliere ciò che non era in grado di formulare in immagini ed esprimere in concetti. Il messaggio che viene dalla sua esperienza è l'urgenza di adeguare continuamente i modelli culturali attraverso i quali si interpreta la vita e la fede in Dio. È compito grave della Chiesa favorire questi cambiamenti.

C. Molari (teologo)

n° 18/2007 di "Rocca" (si veda anche Cittadella.org)