
|
FOTOGRAFIA
EUROPEA
Piazza Martiri 7 luglio
4 maggio 2008, ore 10,30
Conduce Massimiliano Panarari
ANIMA E CORPO:
QUALE
RELAZIONE
Lezione di VITO MANCUSO |
Cosa significa teologia laica?
Teologia
laica, io penso significhi sostanzialmente questo: ricercare la
Verità per se stessa, non per aderire a una istituzione e non
per servire a una chiesa o tante chiese: significa avere davanti alla
mente e al cuore, perché la teologia richiede integralità
e giocare tutte le dimensioni dell’essere umano, non è qualcosa
che riguarda semplicemente l’esattezza, la dimensione cognitiva, senza
la quale del resto non si fa nulla. La dimensione cognitiva, il rigore
analitico e anche fare teologia nella dimensione imprescindibile. Ma
dicevo, questa è una dimensione, la teologia chiede
integralità, chiede amore per la vita, per il mondo, per la vita
degli uomini.
Cercare col proprio pensiero di costruire qualcosa che dia
speranza, che dia essenza, che dia forza positiva al vivere quotidiano.
Mettere insieme il rigore analitico per guardare tutto il mondo per
quello che è, l’apparir del vero per quello che è, senza
sconti a dimensioni prammatica della realtà. E insieme
coltivare il pensiero positivo, il pensiero di chi vuole dare energia
al pensiero positivo, a se stesso alla propria vita, ai suoi cari, ai
propri figli, alle persone che ti vedono, questa è la
dimensione su cui il mio pensiero s’incammina.
Per fare questo occorre dare un servizio onesto e spassionato e
nel contempo appassionato della Verità. La categoria decisiva
della teologia laica, è una cosa che io ho provato dentro di me
quando nel 2002 ho deciso di scrivere il mio primo libro dal punto di
vista di autore, le cose che avevo scritto prima erano libri su
pensiero degli altri. Giusto perché confrontandosi col pensiero
dei grandi si può pensare di crescere, ma quando però si
comincia a scrivere qualcosa di proprio… Stavo dicendo che nel 2002 ho
iniziato a fare questo tentativo e ho affrontato il grande tema del
dolore, il perché è possibile e come insegna la chiesa
cattolica la vita è sacra perché viene da Dio. Se viene
da Dio perché nascono così, perché ogni giorno
8000 bambini nascono con malattie, affetti da malattie genetiche
irreversibili? Questo non è il tema, ma l’ho voluto citare, per
affrontare questo tema con il rasoio di Occam se volete, togliendo,
tagliando, sono sempre impostazioni che ritengo non tenere di fronte
alla durezza della realtà e che questo sia entrare nella
direzione della teologia laica.
Servire il vero in assoluto, l’idea che la vita non sia
semplicemente la casualità, ma abbia un Alfa e sia diretta verso
l’Omega, perché che ci sia un senso di grande amicizia che ci
contiene e norma il nostro agire e il nostro vivere qui. Servire il
Logos alla luce dell’esperienza di cui devi tenere conto, alla
dimensione di cui tento di scrivere.
Vito Mancuso ha pronunciato la parola che fa tremare i polsi
Verità, cosa è la Verità?
La
Verità si può definire in tre concetti. Il primo è
l’universalità, la seconda l’integralità, la terza la
semplicità. Queste sono le caratteristiche che attengono in modo
decisivo alla ricerca della Verità. È vero solamente
ciò che è universale ciò la coscienza umana vede e
conosce.
La teologia può tornare a servire la verità solo se
assume dentro di se le negazioni solo se è veramente qualche
cosa di universale. Solo se nel frammento storico viene
universalizzata, si riesce a mostrare come in quella rappresentazione
storica è contenuto il concetto, è contenuto il tutto
universale. L’aspetto decisivo della Verità é la
semplicità. Di solito si pensa che il vero sia appannaggio dei
dotti delle persone erudite, dei grandi accademici, dei grandi
professori, spesso non è così invece, spesso
l’intelligenza può essere una trappola per l’adesione alla
verità.
Il vero è sempre semplice è qualcosa che appare e
che di fronte al quale si aderisce con semplicità. Io curo
moltissimo questo aspetto nel mio modo di scrivere come diceva prima
l’assessore, la semplicità è un risultato. Lo stile
semplice che scorre fluido è il frutto di un lavoro. Di fronte
alla verità ci si commuove, si piange di fronte all’apparire
della verità, certamente prende la mente e giunge a prendere il
cuore. La scelta è decisiva, non si può dare il vero
senza un dialogo fecondo e costruttivo con la scienza. Come la
dimensione scientifica non sia da sola l’esperienza della
verità. Senza la scienza, senza la dimensione dell’esattezza,
ripeto, non si va da nessuna parte, quindi un dialogo decisivo, questa
è la base su cui si può costruire qualcosa che attiene
all’impegno nella nostra esistenza.
Cosa ne pensa della discussione in corso sull’evoluzionismo?
L’evoluzione
è un dato, l’evoluzionismo è una teoria che si basa su
questo dato e questa è una distinzione decisiva. Come prima
anche qui, il voler giungere alla verità almeno per se stesso e
non si preoccupa immediatamente a dire: ma allora se questa cosa qui
è vera che cosa ne faccio della pagina della Bibbia, come
sistemo questo dato, come una tensione apologetica di chi ha qualcosa
da difendere. In realtà occorre avere qualche cosa da servire,
occorre credere profondamente alla verità che è
più grande e che sta di fronte a noi.
C’è un punto di partenza, almeno per me, che è la
Bibbia, è la Scrittura almeno come punto di partenza, la
verità è più grande, la verità tutta intera
di cui parla il quarto evangelo e assicura lo spirito guida. Tensione
ad andar sempre oltre, non atteggiamento difensivo, difendere il dato,
il recinto, il negare tutto ciò che appare nuovo, diverso, come
a qualcosa a cui occorre difendersi, con filo spinato, sacchetti di
sabbia e sparare ad altezza di uomo.
In questa prospettiva cosa è l’evoluzione? Un dato che mi
consegna la scienza, la paleontologia, la genetica con cui bisogna fare
i conti. Noi esseri umani veniamo da un processo evolutivo che ci ha
portato ad essere, noi veniamo dagli animali, si così è.
Cosi dobbiamo conciliarci con il nostro Dio, con la nostra ideologia
con la nostra storia del gruppo, questa è l’evoluzione. Tra
l’altro l’evoluzione è qualcosa che riguarda non solo il nostro
Dio, la nostra ideologia, la storia della chiesa. Faccio una parentesi,
pensate al discorso del Papa alle Nazioni Unite, discorso fatto in
America pochi giorni fa, grandi discorsi a difesa della libertà
religiosa. La libertà religiosa è un portato della
cultura Illuminista, senza l’Illuminismo, la libertà religiosa
noi cattolici non l’avremmo neanche sognata…
La mia chiesa di fronte a questa libertà di coscienza in
materia religiosa, scomunicava chi la propugnava. Quindi l’evoluzione
è qualcosa che riguarda tutto il processo, anche il processo
spirituale, anche il processo culturale. Accetto l’evoluzione nel senso
pieno del termine, non semplicemente come una mutazione, ma una
mutazione destinata a un progressivo aumento di complessità e
organizzazione. Questo che vale per il fenomeno biologico, vale per il
fenomeno storico e per il fenomeno spirituale. Noi ci lamentiamo dei
nostri giorni, ma noi viviamo in una società quale mai
l’umanità ha avuto dai punti di vista dei diritti, delle
libertà fondamentali, del benessere materiale, spirituale, della
libertà politica. È tutta una evoluzione, c’è
della gente che ha lavorato, che ha immesso lavoro, ordinato questo
sistema che si chiama Stato. Questo vale per il discorso culturale,
politico e anche per il discorso ideologico a maggior ragione.
Accetto profondamente il discorso evolutivo, ma proprio per il
discorso evolutivo, nego, combatto il fatto che non ci sia un Dio,
intrinseco a questo stesso processo, diretto verso una
progressività dell’informazione, dell’organizzazione nella sua
complessità. Basta pensare se sono veri i dati che la scienza ci
offre ha fatto del procariota iniziale i protozoi nella sua
semplicità, certamente non mediante un processo lineare, ma
processo fatto da estinzioni delle speci, così come a livello
storico abbiamo un processo fatto di guerre, fatto di assurdità,
non c’e nulla gratis nel mondo e nella storia, c’è il lavoro,
anche qui conflitti, sangue, a volte fatto di assurdità, di
malattie genetiche, certamente, quindi la dimensione del negativo
intrinseco a questo sviluppo, ma questo sviluppo c’è.
Questo è il portato che l’evoluzione ci da, si tratta di
pensare, la scienza da il dato, poi è compito della filosofia e
anche della teologia che voglia toccare veramente la vita degli uomini
e non semplicemente ripetere le storie di 2-3 mila anni fa. Compito
della teologia che voglia interloquire con il presente in maniera
concreta è quello di prendere atto di questo dato e di pensarlo.
Perché il card. Martini non poteva diventare Papa?
Innanzitutto
non voleva, è un vero uomo spirituale, quello che ha voluto fare
era ritirarsi nella sua Gerusalemme e camminare col suo bastone, il suo
basco in testa, avere il tempo di studiare, come noto lui non avrebbe
neanche voluto diventare vescovo di Milano. È uno studioso tra
l’atro analitico e più che la sintesi ama l’analisi. Costruire
il testo biblico, voi sapete che non esiste il testo originale
manoscritto della Bibbia, così come non c’è il
manoscritto dell’Odissea e di tutti i testi dell’antichità,
esistono i diversi codici, si tratta di metterli insieme e costruire
quello che può essere il testo più vicino all’originale.
Il primo a fare questo lavoro nella modernità è stato
Erasmo da Rotterdam, poi via via si è continuato questo lavoro
filologico, però il testo più attuale più
autorevole dal punto di vista dell’edizione critica del nuovo
testamento vede tra gli estensori il card. Carlo Maria Martini. Inutile
dirlo l’unico italiano l’unico cattolico all’interno dell’equipe che ha
curato il testo. Detto questo è un uomo che ama il frammento,
che ama la cura della singola lettera, della singola parola, non voleva
fare l’ordinario e tanto meno non voleva fare il Papa.
C’è da dire in modo molto chiaro che il pontificato di
Giovanni Paolo II, grandissimo per molti aspetti, sto pensando al
dialogo con gli ebrei, sto pensando al mea culpa in ordine al passato,
spesso talora non edificante della chiesa cattolica, il dialogo
interreligioso ecc. Ha avuto anche in ordine al governo concreto della
chiesa scelte sempre più conservatrici nell’elezione dei vescovi
e dei cardinali e quindi il Sacro Collegio era orientato in maniera
tale che in conclave non ha potuto assolutamente eleggere una persona
come il car. Martini, la qual cosa per lui è stata gioiosa per
quello che lo conosco io e lo conosco abbastanza bene. Il fatto che sia
stato eletto Ratzinger, alla luce degli anni di Giovanni Paolo II, la
soluzione è stata la migliore, la più stabile la
più internamente efficace nell’insieme delle diverse componenti.
Come si può definire l’anima, energia?
Tutto
è energia, come si può definire l’anima, l’anima si
può definire in questa maniera: E-M=A, dove E sta per energia, M
per massa e A sta per aria. Questa sedia a sua volta è energia,
dentro si muove, così ci insegna la chimica e la fisica, tutto
si muove a velocità impensabili, gli elettroni. Perché
scegliere in-animata, perché il totale dell’energia che compone
questa sedia è totalmente solidificato tra un neutrone e
l’altro, massa corporea questo oggetto in-animato, allora si ha E
(energia) e M (massa) = 0, non c’è anima qui. A partire da
questi alberi, che vivono e si muovono e dove tutto ciò che vive
ha un’anima, a partire da questo si ha un altro tipo di fenomeno fisico
che si può tradurre: E (energia totale che compone la pianta) –
M (massa corporea totale ) = X che è un principio un surplus di
energia libera che consente che la pianta si muova. Questo
è il fenomeno primordiale per spiegare il quale la mente umana,
molto prima del cristianesimo, ha sentito il bisogno di coniare il
termine anima.
Capisco che qualcosa si muove autonomamente, questo automovimento
si chiama anima cioè animos, cioè vento, qualcosa che da
se si muove, stiamo parlando della vita il principio vitale. Per questo
Aristotele diceva che spetta al fisico l’investigazione dell’anima…Io
ritengo ancora utile, ancora valido la categoria dell’anima
aristotelica, dove parla di anima vegetativa, sensitiva e di anima
razionale. All’interno di noi siamo anima vegetativa, dentro di noi
esiste questa dimensione vegetale di una crescita di cui noi non siamo
consapevoli. Noi siamo anime sensitive, abbiamo le nostre pulsioni, il
nostro carattere. Noi siamo anima razionale, abbiamo la facoltà
cognitiva di ragionare, sappiamo di conoscere. Oltre la dimensione
delle categorie classiche io aggiungo l’anima spirituale, l’anima
spirituale santa. Cosa intendo per anima spirituale, dove si da l’anima
allo spirito? Si da la dove questa libertà rispetto al fenomeno
materiale, la struttura materiale che mi ha prodotto si compie. Detto
in altri termini, la dove questa energia libera non è più
indirizzata necessariamente solo al servizio della struttura
vegetativa, sensitiva e anche psichica che mi ha portato all’esistenza,
ma è capace di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che prima
della struttura che mi ha portato ad essere non c’è, la dove si
ha questo, si ha lo spirito, si ha la libertà, si ha l’anima
spirituale.
Questo è legato intrinsecamente alla creazione, la
capacità creativa, capacità creativa da non intendersi
semplicemente come ricerca scientifica, non semplicemente come arte,
non semplicemente come letteratura, ma una via esistenziale più
intensa, come l’amicizia, dove si vede questa capacità
spirituale e creativa. Cioè prescindere dall’interesse, non sei
amico perché ci guadagni, questo è un fenomeno,
però ho delle conoscenze, conosco tante persone che si seguono
con la logica della struttura da cui vieni. Quando hai dei rapporti con
l’altro, non solo in rapporto all’interesse della struttura che ti ha
generato, ma in funzione di qualcosa di nuovo, qualcosa di granito, si
ha l’amicizia vera. Naturalmente l’amore è la stessa cosa,
l’amore quello vero. L’anima spirituale santa, è l’anima
puntuale che fa uso di questa libertà che vuole solo una cosa,
il bene e la giustizia. Certo non è l’uomo pio, l’uomo della
televisione, non è l’uomo staccato da questo mondo, non è
l’uomo che sta tutto il tempo in chiesa, il santo è un’uomo
unificato che da la sua libertà per un servizio al bene e alla
giustizia. Dice Tommaso D’Aquino: Dio vuole la sua essenza, e la sua
essenza è il bene, Dio non può fare il male,
perché è il Santo.
Inferno, purgatorio e paradiso a che cosa corrispondono queste
categorie, questi luoghi dopo la morte?
I
Novissimi, l’inferno, il paradiso, il purgatorio: di Novissimi
c’è n’è uno solo, il paradiso. Se voi vi mettete a
leggere dei testi di teologia vedrete che c’è molta confusione
al riguardo, perché nel catechismo di Novissimi ce ne sono
quattro: morte, giudizio, inferno e paradiso. Uno dice: perché
il purgatorio non c’è? Infatti ci sono molti testi di teologia
anche importanti che dicono che i Novissimi sono sette o otto.
C’è molta confusione al riguardo che deriva da un portato di
tradizione che va certamente studiata e che occorre fare un grande
lavoro di sintesi e di unificazione, occorre rifondare, rifondare la
fede, riprendere tutto questo lavoro tradizionale.
A me interessa di vedere i venti secoli di misteri alle mie
spalle. L’essenzialità il mettere ordine in questa religione, mi
ha portato a dire che c’è solo il paradiso. Il cammino
progressivo dell’energia si può compiere in ciascuno di noi come
energia libera e sussistente personale, queste cose richiederebbero una
conferenza a se. Questo liquido amniotico primordiale, questa
singolarità da cui è partito l’universo era energia e
massa, c’era una totale unificazione di energia e di massa. Questo modo
di nascita della vita mostra un primo cammino di emancipazione, la
prima possibilità di energia libera rispetto alla massa. Via via
che la vita prosegue il suo cammino su questa terra come massa, si ha
un progressivo aumento di questa libertà, di questa indipendenza
di questa energia rispetto alla massa. Senza la massa, senza il nostro
corpo non si ha nessuna possibilità di pensare l’anima, non ci
sarebbe l’anima senza il corpo, tutto sorge dal basso dalla materia
mater, però sorgendo dal basso si va via via configurando la
libertà dell’energia rispetto alla massa, la possibilità
di pensare a un’energia sussistente e questa appunto è l’anima e
lo spirito.
Ora che cos’è l’idea del paradiso, come si riesce a pensare
concretamente questa cosa? La scommessa è tutta aperta se esista
o no. Si può pensare esattamente come dimensione dell’essere nel
quale l’energia giunge a essere sussistente personale per se stessa
senza alcuna traduzione della massa. E questo è Dio,
se mai Dio esiste, non è corpus, dice Agostino, Tommaso e tutta
la grande tradizione: è spirito. Cosa vuol dire spirito? Vuol
dire pensare una dimensione ontologica nel quale l’energia è
senza traduzione della massa corporea. Da Dante e ancora prima quando
si pensa al divino, si pensa che la luce è la categoria che
meglio degli altri riesce ad esprimere. Il paradiso potrebbe essere
questo.
Tutti gli altri Novissimi come l’inferno, li spieghi
nell’impossibilita di divenire a questa totale conciliazione, totale
immedesimazione del senso ultimo del mio essere che è lo spirito
compiuto, libero. Ma non si può porre nella dimensione
dell’eterno l’inferno, perché se la dimensione dell’eterno
è questo, il contrario della dimensione dell’eterno non
può stare, da questo punto di vista non c’è la dannazione
eterna. L’inferno è necessariamente legato al tempo, il tempo
non è realizzato con l’eterno. Per questo io nego con forza
l’idea della dannazione eterna, se ha senso pensare all’inferno ha
senso pensare al fallimento di questa libertà che gli è
stata data, la possibilità di coltivare questa energia libera,
educandola, coltivandola, volere solo quella cosa che è il bene
e la giustizia, è tutto il contrario di questa
possibilità e l’energia libera svanisce. Viene riciclato,
è la nichilazione della personalità, questa è
razionalmente l’immagine dell’inferno. Se il suo Regno
è eterno e rimango li come punizione è qualche cosa che
deve fare i conti speculativamente con il paradiso.
Si veda anche: www.wuz.it
Intervista a Michele Luzzatto -
29 Febbraio 2008
Michele Luzzatto è protagonista di un'interessante intervista
sul darwinismo e sulle sue ricadute sociali nel mondo d'oggi. Non
abbiamo mancato di domandare su un tema oggi molto dibattuto,
sopratutto in libreria: il tema della laicità e del ruolo del
pensiero scientifico in questo confronto con l'esperienza religiosa.
L'ultimo libro di Luzzatto è Preghiera
darwiniana.
Video intervista : www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=562&sid=98
Intervista a Giulio Giorello -
20 Febbraio 2008
Giulio Giorello era presente al Darwin
Day di Milano, in occasione della presentazione del libro di
Michele Luzzatto Preghiera darwiniana,
di cui ha curato l'introduzione.
Professore ordinario di Filosofia della Scienza presso
l'Università degli Studi di Milano, editorialista del Corriere
della Sera e autore di numerosi saggi e volumi, Giulio Giorello
è un'autorevole voce della cultura scientifica in Italia e
attivo promotore del dialogo tra laicità e religione.
Video intervista : www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=558