Lettera
aperta a Mons. Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como
(l'articolo è in calce)
Mi riferisco al suo scritto dal titolo "Perché non ho dato la nostra
palestra ai fedeli islamici” apparso sul quotidiano “Il Resto
del Carlino” in data 11 Dicembre 2005 (pagg. 1 e 13).
Le confesso che il suo rifiuto di concedere la palestra della Scuola
professionale di Albate (Como) ai musulmani che chiedevano un luogo di
preghiera per il Venerdì, mi ha profondamente rattristato. Le
sue argomentazioni, infatti, non mi sembrano per nulla uscite dal cuore
di un saggio e illuminato pastore della Chiesa, ma da un comune uomo
della strada (purtroppo ce ne sono tanti) che esterna i soliti
sentimenti di diffidenza, di rifiuto e di chiusura nei riguardi dei
fratelli musulmani e degli immigrati in genere che sempre più
numerosi vengono a vivere nei nostri paesi e città.
Non mi interessa e non entro nel merito della presunta disobbedienza
nei suoi confronti di alcuni padri somaschi (che lei non esita a
definire “tonti”!) che avrebbero concesso a sua insaputa l’utilizzo
della palestra. Mi scandalizzano, invece, le motivazioni che lei porta
per rifiutare la palestra a chi ha bisogno di un luogo dove poter
pregare e che non è stato neppure concesso, come sarebbe
doveroso, dalla stessa autorità civile.
A un certo punto lei afferma Non
riesco a capire perché i musulmani abbiano il diritto di
avanzare pretese per il lavoro, per la casa, per la salute, per i
luoghi di culto. Si mettano anche loro a sgobbare creando una
tradizione culturale e religiosa. Poi saranno ammessi alle condizioni
in cui si trovano gli abitanti del paese in cui sono giunti non tutti
in modo legale.
Non credo di passare per buonista
a tutti i costi se credo che i musulmani, e gli immigrati in genere,
contrariamente a quanto lei afferma, abbiano anch’essi il sacrosanti
diritto di vivere. E vivere con dignità vuol dire avere almeno
un lavoro, una casa, le cure per la salute e anche un luogo per
pregare! Questi beni essenziali non fanno parte dei diritti umani sanciti addirittura
dall’ONU, nel 1948, nella famosa Dichiarazione
universale dei diritti dell’uomo? Non sono diritti sanciti anche
dalla nostra Carta costituzionale?
E,
aggiungo, non sono questi dei beni anche evangelici che la Chiesa
predica in difesa della persona umana, creatura voluta da nostro
Signore?
Non sono diritti che andrebbero garantiti anche ai clandestini (musulmani o no) che
fuggono dai loro paesi diventati invivibili a causa dell’egoismo e
dello sfruttamento dei paesi ricchi (compreso il nostro) nei loro
confronti?
Vogliamo ignorare che ventimila di loro sono annegati nel
mare Mediterraneo, negli ultimi 10 anni, nel tentativo di cercare la
sopravvivenza nella fortezza Europa?
Garantire i diritti umani non è anche la volontà del
Signore che lei come pastore della Chiesa dovrebbe servire?
Vogliamo
ignorare che in Italia gli immigrati vengono chiamati dalle imprese per svolgere
i lavori più umili che nessuno vuole più fare e che
vengono a riempire i vuoti causati dalla denatalità che la
Chiesa attribuisce anche al crescente edonismo ed egoismo di questa
società dalle tanto conclamate radici
cristiane?
Mons. Maggiolini, lei come vescovo è senza alcun dubbio attento
e ubbidiente al Papa quando difende giustamente, per esempio, la vita
nascente. Perché non dimostra altrettanta attenzione e
ubbidienza al Papa quando invita al dialogo con i musulmani come ha
fatto con vigore anche a Colonia, nell’Agosto scorso, in occasione
della Giornata Mondiale della Gioventù? Perché negare,
allora, l’uso di una semplice palestra (che non è una chiesa)
per consentire la preghiera del Venerdì ad un gruppo di fedeli
musulmani?
Se a loro per pregare, in mancanza di altri ambienti, va bene anche un
luogo sportivo, perché impedirlo? Il buon samaritano del Vangelo
non indagò prima su chi fosse il forestiero trovato per strada
mezzo morto ma lo soccorse immediatamente, a differenza del sacerdote e
del levita, troppo impegnati in compiti religiosi.
Gesù ci ha chiaramente indicati i criteri che userà il
Padre nel giudizio finale: “Ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da
bere, ERO FORESTIERO E MI AVETE OSPITATO, nudo e mi avete vestito,
malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”
(Mt 25, 35-36).
Non c’è spazio per i se
e per i ma e neppure per
discorsi di reciprocità
e anch’io, come lei, invoco il Signore che ci liberi dagli ignoranti e,
aggiungo, che ci dia Sacerdoti e Vescovi saggi e generosi, fedeli alla
Parola, che non turbino gli uomini e i cristiani con le loro dubbie
esternazioni ma li sorreggano nel costruire veramente il Regno di Dio
su questa inquieta Terra, bisognosa più che mai di
solidarietà e di pace.
Buon Natale, Mons. Maggiolini, da un fratello nella Fede!
Franco
Bardasi- 44047
Sant’Agostino (FE)
Perché non ho dato la nostra
palestra ai fedeli islamici