30 gennaio
2008 - A sessant'anni dalla morte
Gandhi, il Mansueto
Ho conosciuto e
voluto bene a Gandhi, non attraverso i giornali, ma
attraverso il bene che gli portava una mirabile suora francescana, che
ebbe la fortuna di incontrarlo in India e di averlo ospite in Italia.
Nella «grande anima» aveva trovato qualche cosa del
Serafico. Poi, vennero anche per lui gli interminabili giorni
dell'iracondia, e il mio bene per lui crebbe a dismisura, poiché
la sua maniera di resistere al Maligno, pur umiliandomi nel confronto,
mi rassicurava come cristiano.
L'umiliazione, quando è sincera, invece di chiudere il cuore, lo
fa docile, e a scuola d'ognuno, anche dell'«ultima», anche
dell'«infedele», anche dell'«incirconciso». Lo
Spirito è come il vento, e soffia dove vuole e fa sorgere
ovunque profeti o testimoni di quella Verità, la quale pur
essendo costruita come una «Città», non ha mura
né verso Oriente né verso Occidente. La Grazia, per
strade che solo l'Amore conosce, arriva dove neanche arriva il nostro
sogno che come ogni cosa nostra conosce il limite e la misura: mentre
lo Spirito è l'infinito ed è Carità anche
più caritativa, se ci scontenta quando le vogliamo porre un
limite.
Volevo bene a Gandhi perchè sentivo che il Mansueto l'aveva
scelto per testimoniare di Lui, come aveva scelto Giovanni di Zebedeo,
Francesco di Bernardone: per fare, più che per dire la Parola.
Il Regno dei Cieli appartiene a coloro che fanno: e se uno poi fa,
senza aver visto, egli è ancora più beato, al par di
colui che crede senza vedere. Dunque, anche lui è un discepolo
ed è stato trattato come il Maestro. «Forse che il
Discepolo è da più del Maestro? Come hanno trattato il
Maestro sarà trattato il Discepolo». Gli uomini pagano
alla pari «il legno verde e il legno secco».
Ci voleva questo sigillo, anche se nel dirlo il cuore mi trema. Se no,
si sarebbe potuto pensare a un'incompiutezza del suo messaggio e della
sua testimonianza. Una benevolenza o una accondiscendenza da parte
degli uomini che non sono usi a sopportare la bontà, avrebbe
diminuito la somiglianza e indotto a pensare che, in una cornice
diversa, il Discepolo potrebbe anche essere tollerato.
Gandhi, al pari di un vero cristiano, ha creduto nella cosa più
folle a darsi e più difficile a farsi: ha creduto nella
Carità. «Et nos credidimus Charitati...». Gli stessi
pagani hanno intravveduto l'irresistibilità dell'amore, e il
loro assenso conferma l'accordo sostanziale tra la Verità che
discende dal cielo e la Verità che sale dal cuore, che è
un cielo capovolto. Fanno pure coro con noi tanti che stanno ai margini
o fuori dalla cristianità. Poi, la fretta di vedere prima di
chiudere gli occhi, ci fa dimenticare che l'Amore a guisa del seme,
anche se cade in terra buona porta frutto con pazienza. Fare senza
vedere, credere senza vedere è un assurdo: logico, ma condizione
e prova della nostra fedeltà allo Spirito.
Gandhi ha saputo attendere, confermando la chiamata. Chi gli ha
stroncato l'attesa, non gli ha portato via la fede, che venne
confermata col sangue, «Fidem firmavit sanguine». Quando
Gandhi viveva sotto gli Inglesi e stava tra i suoi e gli Inglesi, e non
sempre la sua opera, riusciva gradita ai «signoni
dell’Occidentee», si pensava da qualcuno: un giorno verrà
tolto di mezzo.
Gli Inglesi sono freddi, scettici, educati, ma pur con molto riguardo,
hanno fatto capire spesso che il Mahatma, il quale voleva
l'indipendenza della sua terra e l'unità del suo popolo, li
infastidiva. Però, non gli vollero mai male. Capivano che se era
il solo indiano che poteva resistere all'Occidente, era anche il solo
indiano che poteva resistere all'Oriente. Stava contro il male dei suoi
e degli altri: capiva il torto degli Inglesi e degli Indiani: il bene e
la ragione di entrambi. Per questo, gli Inglesi, che pur non sono
gente di predica, sopportavano il Profeta che, invece di condannare,
aiutava i suoi e gli altri a non farsi del male.
L'India ebbe per tanti anni il più strano ambasciatore presso la
corte di S. Giacomo: e l'Inghilterra il suo più grande
benefattore presso l'India. Impedire di fare il male a
chi lo
può fare senza dar conto a nessuno, è la più
grande opera di misericordia. Non dico che l'impero inglese non abbia
torti verso l'India; ma se non ci fosse stato Gandhi, l'Inghilterra
avrebbe un conto più grosso. Per merito di Gandhi gli inglesi
hanno oggi una coscienza meno onerata. Il loro spirito di potenza non
li ha accecati, cosi da non avvertire la potenza dello Spirito, che
parlava attraverso l'impotenza del Profeta.
Forono «i suoi che non l'h'anno ricevuto» (una nuova
somiglianza del discepolo col Maestro) furono quei di casa sua, con i
quali spartiva il pane e la sofferenza, non l'illusione di una India
onnipotente, che gli si son levati contro, continuando gli Scribi e i
Farisei. Quegli indiani, che vogliono soltanto un'india forte,
sentivano che Gandhi non avrebbe mai potuto essere dei loro, e l'hanno
tolto di mezzo, come un ingombro “Tolle eum”. E l'hanno tolto di mezzo
in quel modo che ha inorridito il mondo intero, almeno il mondo che non
crede nella violenza. E anche quello che vi crede, da qualche giorno
quando parla di lui, parla come se non ci credesse più. La
spudoratezza del male, anche oggi, ha i suoi limiti, «Venne tra i
suoi e i suoi non l'hanno ricevuto...».
L'imperialismo inglese ormai stanco, non ha capito interamente Gandhi,
ma lo sopportava: il sorgente imperialismo indiano non poté
sopportarlo. La novità ha fretta e levò l'ingombro. Chi
insegnava voler bene e a perdonare, è contro quella falsa
grandezza: la mina alle radici. E fu tolto di mezzo. Ora egli è
un vinto. Il discepolo non può essere che un vinto, quando vive
e quando muore. Però, il mondo ebbe un fremito all'annuncio
della sua morte: Qualche cosa s'è spaccato, come a Gerusalemme
in quel pomeriggio di Parasceve. Direi che il colpo è stato
avvertito più di quanto si poteva immaginare. Poi è
intervenuta la retorica e ora si fa fatica a distinguere chi parla col
cuore e chi il cuore non ce l'ha. Vi dico che preferirei sentire
parlare di Gandhi, della sua opera e della sua fine, secondo il
sentimento e la regola morale di ognuno. Chi «è contro le
nostre opere non può essere esaltato».
Questo presidio di sentimenti, c'impedisce di vedere come siamo ci
umilia. Vorrei che i giornali dicessero di lui ciò che dicono
tutti i giorni della, fede che è la sua fede, ciò che
dicono sullo stesso foglio, in seconda, in terza, in quarta pagina. Il
guadagno della sincerità! Lasciatemi dire che anche questa
ipocrisia non è senza utile; prova che il bene è
un'insegna di poco conto, ma costa ammainarla. Pacificare i suoi: far
pace con gli altri, inglesi, maomettani. Si è messo di mezzo per
fare l'unità. E veniva da una «parte» anche lui! E
non l'ha rinnegata. Per congiungere gli uomini non è necessario
rinnegare la Patria, la razza, la religione. Per fare la patria
dell'uomo basta un grande cuore.
«Cosa succederà ora laggiù?». Quando uccidono
un «grande della terra», c'è da temere: quando
uccidono una «grande anima» non c'è nulla da temere.
Il discepolo non può che ripetere la Parola: «Padre
perdona loro che non sanno…».
Primo Mazzolari
30 gennaio 1948
it.wikipedia.org/wiki/Mahatma_Gandhi
www.peacelink.it/pace/a/11209.html