
"Lettera
della Terra", documento
frutto della riflessione mondiale, sulla
salvaguardia del pianeta
Ci
troviamo di fronte ad un momento critico della storia della Terra,
in
un epoca in cui l’umanitá deve scegliere il suo futuro. La
scelta é
questa: o creare una alleanza globale per prendersi cura della Terra e
prendersi cura gli uni degli altri, oppure rischiare la nostra
distruzione e la distruzione della biodiversità
it.ismico.org/content/view/1799/63/
Intervento in occasione del
Forum
mondiale della teologia e della liberazione
Viviamo nel pieno di una crisi di
civiltà di proporzioni
planetarie. Ogni crisi offre la possibilitá della
trasformazione, come
anche il rischio di un fallimento desolante. Nella crisi, paura e
speranza si intrecciano. Per dare fiato alla speranza, nascono le
utopie. Per loro natura, le utopie non si realizzano mai totalmente.
Peró ci tengono nel cammino. Sono come le stelle. Non le
raggiungeremo
mai. Peró incantano le notti ed orientano i naviganti. Un poeta
di
questa cittá di Porto Alegre, Mario Quintana, ha scritto molto
bene: Se
certe cose sono irrealizzabili, perbacco! Non è un buon motivo
per non
volerle; come sarebbero tristi i sentieri se non ci fosse la presenza
magica delle stelle.
Nel contesto della crisi attuale vedo emergere due utopie, che sono
connaturali alla Teologia della Liberazione: l’utopia della
salvaguardia della Casa Comune, il Pianeta Terra, e l’utopia della
conservazione della unitá della familia umana. Prendiamo in
considerazione la prima.
L’utopia
della salvaguardia della Casa Comune
La teologia della liberazione é nata ascoltando le grida
degli
oppressi. Il suo merito é stato di aver messo al centro il
povero,
facendolo soggetto della sua storia e "luogo" a partire dal quale si
capisce meglio la natura di Dio come Dio della vita, la missione di
Gesú come il promotore di vita in abbondanza e la natura
della Chiesa
come sacramento, cioé strumento e segno di liberazione integrale.
Ma non sono soltanto i poveri che gridano. Gridano le acque, gridano le
foreste, gridano gli animali, gridano gli ecosistemi, grida la Terra.
Tutti costoro, anch’essi sono vittime della stessa logica, che produce
i figli della povertá. Per questo la Terra e la natura sono
sfruttate e
devastate. Nella opzione preferenziale per i poveri, contro la
povertá
e a favore della liberazione si é inserito il Grande Povero che
é
il pianeta, l’unica
Casa Comune, che abbiamo a disposizione per abitare. Una teologia della
liberazione sará integrale solamente se incorporerá,
nella sua
riflessione e nella sua pratica, la liberazione della Terra come
sistema di sistemi, come superorganismo vivo, di cui noi siamo figli e
figlie assieme agli altri organismi vivi, nostri fratelli e sorelle,
ugualmente prodotti ed alimentati dalla madre Terra.
Cosí, come l’incontro con il povero ha permesso una esperienza
spirituale originaria, base di una pratica e di una riflessione
liberatrice, allo stesso modo, adesso l’incontro con la questione
ecologica fornisce una nuova esperienza del Sacro e dello Spiritus
Creator, che agisce nella sua creazione, suggerisce pratiche
alternative nella relazione con la natura e nel nostro stesso stile di
vita. Da questa esperienza e da questa pratica si proietta l’utopia
della salvaguardia della Terra.
Questa utopia possiede il carattere di urgenza, perché la nostra
civiltà ha prodotto il principio dell’auto-distruzione. Si
puó distruggere il progetto planetario umano e ferire
profondamente la biosfera in venticinque modi diversi. Giá
quaranta mila anni fa, molto prima del neolitico (dieci mila anni
fà) cominció un assalto sistematico alla biosfera,
perché si svilupparono strumenti, che facilitarono il
dominio della natura. In poche migliaia di anni, i cacciatori estinsero
i mammut, i bradipi giganti ed altri mammiferi preistorici.
Ai nostri giorni questo processo diventa tremendamente piú
pericoloso. C’è un tasso di estinzione che fa parte, come
norma, del processo di evoluzione: circa trecento specie l’anno. Ma
oggi
ogni tredici minuti scompare definitivamente una specie a causa della
voracitá produttiva e consumista degli esseri umani. Questo
scenario drammatico ha mosso il grande storiografo Arnold Toynbee
(†1975) a scrivere nel suo saggio autobiografico Esperienze
(1969): "Ho vissuto per vedere la fine della storia trasformarsi in una
possibilitá intra-storica, che può essere concretizzata
non da Dio ma dall’essere umano". La stessa cosa pensava il famoso
cosmologo Carl Sagan poco prima di morire nel 1996: "le forze che
sostengono la natura e l’universo non possono più garantire il
futuro della Terra, il quale adesso dipende dalla volontá
politica degli esseri umani". Per sopravvivere dobbiamo volerlo
collettivamente. Infine, nessuno ha descritto meglio l’attuale dramma,
che la "Lettera della Terra", documento che è stato frutto della
riflessione mondiale, tenendo presente la salvaguardia del
pianeta e che l’UNESCO ha fatto proprio affinché fosse reso noto
in tutte le scuole.
Ci troviamo di fronte ad un momento critico della storia della Terra in
un epoca in cui l’umanaitá deve scegliere il suo futuro. La
scelta é questa: o creare una alleanza globale per prendersi
cura della Terra e prendersi cura gli uni degli altri, oppure rischiare
la nostra distruzione e la distruzione della diversitá di vita.
Adesso possiamo capire quanto sia motivata l’utopia della salvaguardia
della Terra. Non ci sará piú una Arca di Noé che
salvi qualcuno e lasci morire gli altri. O ci salviamo tutti o tutti
periremo. Questa urgenza è il fondamento di un’altra
realtà centrale. Il problema non é piú sapere
quale futuro abbia la civiltà della tecnoscienza globalizzata o
che futuro abbia il cristianesimo o la Teologia della Liberazione. Il
problema é sapere che futuro avranno la Terra e l’umanitá
e fino a che punto la nostra tecnoscienza, la Chiesa, la Teologia della
Liberazione possono aiutare ad assicurare un futuro di speranza per
tutti.
Per questo abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che abbia a stabilire
una alleanza di pace durevole con la Terra. E questo si chiama
paradigma ecologico. Qui l’ecologia non si riduce ad una tecnica di
gestione delle risorse naturali scarseggianti, ma implica un nuovo
sguardo verso la natura, la percezione che non esiste "l’ambiente" da
solo. Ció che realmente esiste é una grande
comunitá di vita, di cui noi siamo un membro assieme agli altri
con la particolaritá di essere esseri etici e spirituali con la
missione di guardiani della creazione, coloro che si prendono cura di
tutto ció che esiste e vive, perché tutto quello che
esiste e vive merita di esistere e di vivere. Implica capire, come lo
capivano i primi popoli e gli scienziati di punta di oggi, che la Terra
non é inerte, non è un baule di risorse illimitate. E’
viva, dosa tutti gli elementi fisico-quimici-ecologici in un modo
tanto sottile ed integrato come soltanto un organismo vivo puó
fare. Per questo é chiamata "superorganismo vivo", Gaiaou Pacha
Mama. E l’essere umano (uomo/donna) deriva da humus (terra feconda),
come Adamo proviene da adamah, terra fertile. L’essere umano,
piú chefiglio/a della Terra, é la Terra stessa, che, in
un momento della sua evoluzione, cominció a sentire, a pensare,
ad amare, a prendersi cura e a venerare.
Non posso dettagliare i principi a sostegno dell’utopia della Terra. La
nostra cultura li ha esiliati, ma oggi stanno tornando e fondando la
base della geo-societá. Sono le cure che una relazione amorosa
verso la realtá, cure che costituiscono l’etica fondamentale,
che preserva la vita e garantisce la convivenza di tutti con tutti.
É la dimensione dell’anima, il femminile nell’uomo e nella
donna, che ci rende sensibili alla totalitá, che ci apre per
captare i messaggi che tutte le realtá irradiano e che
conferisce alla vita la sua centralitá e collaborazione,
superando la competizione e la visione meramente utilitarista della
natura. Infine, la spiritualitá, come momento di coscienza che
ci fa sentire legati e annodati al Tutto, che vive di valori non
materiali come la compassione e l’amore, la solidarietà ed il
dialogo con la Fonte originaria di ogni essere. Questi principi ci
permettono, come dice il grande poeta portoghese Fernando Pessoa,
"immaginare la vita come mai è stata immaginata".
L’utopia
della salvaguardia dell’unitá della famiglia umana
La seconda utopia
consiste nella salvaguardia dell’unitá della famiglia umana.
C’é il rischio reale che la famiglia umana venga divisa tra
coloro che beneficiano dei progressi tecnologici e della biotecnologia
(dispongono di tutti i mezzi possibili di vita e benessere - circa 1,6
miliardi di persone - in grado di prolungare la vita fino a 130 anni,
cosa che corrisponde all’etá delle cellule) e coloro che
(gli "esuberi", 4,4 miliardi di esseri umani) imbarbariti, abbandonati
alla propria sorte, avranno un’attesa di vita, al massimo, fino ai
60/70 anni, disponendo delle tecnologie convenzionali, all’interno di
un quadro perverso di povertá, miseria ed esclusione sociale.
Questo fossato è stato creato dall’orrore economico che ha
occupato tutta la scena della storia sotto la dominazione del capitale
globalizzato. Ritenendosivincitore sul socialismo, (caduto alla fine
degli anni 1980) ha inasprito i suoi principi: competizione,
individualismo, privatizzazione, diffamazione di ogni altro tipo di
politica e la satanizzazione dello Sato, riducendolo ai minimi termini.
Duecento mega-multinazionali, il cui potere economico equivale a quello
di 182 paesi, guidano, assieme agli organismi dell’ordine capitalista,
come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale (BM) e
l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) l’economia mondiale
fondati unicamentesul principio della competizione senza alcun senso di
collaborazione. In Brasile 8 milioni di famiglie sono creditrici del
governo, disponendo di 700 miliardi di reali (= 1% dei ricchi detiene
il 42% della richezza nazionale). In un sistema come questo tutto
diventa merce - dal sesso alla mistica, dall’acqua agli organi umani -
con una voluttà di accumulazione sfrenata delle ricchezze e dei
servizi alle spese della devastazione della natura e della
precarietá senza limite dei posti di lavoro.
Il rischio è che costoro creino un mondo solo per sé; che
riducano i diritti umani ad una necessitá umana che deve
essere soddisfatta dai meccanismi del mercato (ha diritto solo
chi paga e non chi é semplicemente una persona umana); che
facciano dei diversi dei disuguali e dei disuguali dei diversi,
cioé persone che vengono considerate come non-appartenenti alla
razza umana.
L’idea di uguaglianza non ha mai trionfato politicamente in Occidente
(che domina tutto il processo di globalizzazione). E’ rimasta
circoscritta al discorso religioso-cristiano di contenuto utopico.
Questo deficit di cultura ugualitaria elimina gli ostacoli che
impedirebbero la bifurcazione della famiglia umana. In questo modo
potrà trionfare un’etá di tenebre mondiali, che si
abbatterebbe su tutta l’umanitá.
L’utopia urgente é conservare l’unitá della famiglia
umana, che abita nella stessa Casa Comune. Tutti sono Terra, figli/e
della Terra, creati ad immagine e somiglianza del Creatore, fatti
fratelli da Gesú Cristo e tempio dello Spirito. Tutti hanno il
diritto di esere inclusi nella Casa Comune e di partecipare dei suoi
doni.
Per dare corpo a questo utopia abbiamo bisogno di recuperare i valori
legati alla solidarietá ed alla compassione. É importante
ricordare che é stata la solidarietá/ cooperazione che ha
permesso ai nostri antenati, qualche milione di anni fà, di fare
il salto dalla animalitá all’umanitá. Andando a
raccogliere il cibo non lo mangiavano individualmente, come facevano
gli animali più grandi. Al contrario, riunivano la frutta e la
caccia e la portavano dove si trovava il gruppo di co-uguali e lo
dividevano fraternamente tra tutti loro. Da questo gesto primordiale
nacque la societá, il linguaggio e la singolaritá umana.
Anche oggi potrá essere la solidarietá senza limiti,
partendo dal basso, la compassione, che si sensibilizza davanti alla
sofferenza dell’altro, che riusciranno a garantire il carattere umano
della nostra identitá e delle nostre azioni. É stato
quello che vergognosamente é mancato ai grandi creditori
internazionali, i quali, davati alla tragedia dei tsunamis del
sudest dell’Asia, non hanno perdonato i 26 miliardi di debito di quei
paesi castigati, ma hanno solo posticipato di un anno il pagamento.
Senza il gesto del buon samaritano, che si china sui caduti della
strada, o la volontá di infinita compassioine del bodhisattwa
che rinuncia ad entrare nel nirvana per amore alla persona
che soffre, all’animale ferito o al ramoscello spezzato, difficilmente
potremo affrontare la barbarie quotidinana, che sta diventando normale
a livello mondiale.
Finisco questo riflessione pienamente d’accordo con la prospettiva
degli astronauti, che ebbero il privilegio di vedere la Terra dal di
fuori del pianeta: Terra ed umanitá formano una unitá
senza distinzione, dinamica, irradiante ed aperta. Entrambe adesso sono
minacciate. Entrambe possiedono un medesimo destino e si presentano
assieme dinanzi al futuro. La loro salvaguardia costituisce il maggior
contenuto di una unica grande utopia, l’utopia del secolo XXI.
Se la nostra tecnologia non ci aiuterá a sognare questo sogno e
non porterá le persone a viverlo, non avremo compiuto la
missione che il Creatore ci ha riservato tra tutti gli esseri,
cioé quella di essere l’angelo buono e non il Satana della
Terra, non avremo ascoltato e seguito Colui che disse: "Sono venuto a
portare la vita e vita in abbondanza". Dobbiamo crescere, fratelli e
sorelle, coscienti della nostra responsabilitá, sapendo che
nessuna preoccupazione é piú fondamentale di quella di
prendersi cura dell’unica Casa Comune che abbiamo, cercando di fare in
modo che tutta la famiglia umana possa vivere unita in essa con un
minimo di zelo, solidarietá, fratellanza, compassione e
rispetto, che producono quella felicitá discreta che ci spetta
per quel breve tempo, che ci é permesso di vivere su questo
piccolo pianeta.
Leonardo Boff - Nairobi 2007
13 febbraio 2008