POLITICA E RELATIVISMO MINACCIANO LA LIBERTÀ RELIGIOSA



Il Papa all’Angelus: ostacoli anche dal predominio culturale dell’agnosticismo


CITTÀ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI torna battere sul chiodo dell' “agnosticismo” e del “relativismo”, affermando che il loro “predominio culturale” può ostacolare “in maniera subdola” la libertà religiosa: l'ha affermato ieri all' “Angelus” davanti a una piazza come sempre affollata, in occasione del 40° anniversario dell'approvazione della dichiarazione conciliare “Dignitatis humanae”.

Ricordando quel documento, Ratzinger ha detto che quell'insegnamento conciliare “resta ancora di grande attualità; infatti la libertà religiosa è ben lontana dall'essere ovunque effettivamente assicurata: in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell'agnosticismo e del relativismo”.

  Parole forti di critica radicale alla cultura dominante dei Paesi occidentali, simili ad altre già pronunciate in questi mesi dal Papa teologo e che puntualmente hanno provocato reazioni polemiche. Quelle cinque righe sono state l'unica “punta” di un discorso quasi da manuale sulla dichiarazione conciliare “Dignitàtis humanae”, che Papa Ratzinger ha rievocato proprio a partire da quelle due parole del titolo latino: “La libertà religiosa deriva dalla singolare dignità dell'uomo che, fra tutte le creature di questa Terra, è l'unica in grado di stabilire una relazione libera e consapevole con il suo Creatore”.    
Che l'attuale cultura occidentale non sia in verità “tollerante” tendendo essa a “bandire Dio dalla vita pubblica”, Papa Ratzinger l'aveva già affermato il 2 ottobre, aprendo il Sinodo. Il concetto ricorre più volte negli scritti del cardinale Ratzinger; che nell'omelia da “decano” il giorno dell'inizio del Conclave aveva parlato di “dittatura del relativismo”.

Che la cultura secolare possa costituire un “ostacolo” alla libertà religiosa non è una affermazione nuova per il magistero papale. Già, l'aveva proposta Giovanni Paolo II, per esempio, con il discorso al corpo diplomatico dell'l1 gennaio 1999. In quell'occasione, il Papà polacco, dopo,aver parlato dell' “intolleranza religiosa” che veniva crescendo in varie regioni dell' Asia, e dell'Africa, aveva aggiunto che in certi Paesi dell'Europa occidentale si osserva uno sviluppo altrettanto inquietante che, sotto l'influenza di una falsa concezione del principio di separazione tra lo Stato e le Chiese o di un agnosticismo tenace, tende a confinare queste ultime nel solo ambito cultuale, accettando difficilmente una parola pubblica da parte loro”.    
        
Luigi Accattoli


INTERVISTA A EMANUELE SEVERINO

“Beh, se il Papa ha detto questo, l’affermazione è sorprendente...”. Il filosofo Emanuele Severino sorride: “Al di là delle pur nobilissime intenzioni, chiaro”.

Perché sorprendente?

“Proprio per la grande stima che ho del Pontefice. La libertà religiosa deve essere garantita da uno stato democratico, e su questo non ci piove. Ma se fosse vero che l'agnosticismo e il relativismo la ostacolano, e in modo tanto più grave perché subdolo, ne verrebbe che per garantire la libertà religiosa e quindi la democrazia si dovrebbe bandire dallo Stato ogni forma di pensiero che si ponga in contrasto con il cristianesimo e con la religione in generale. Addirittura, bisognerebbe bandire anche una forma sostanzialmente innocua di opposizione al cristianesimo  come l'agnosticismo, che si limita a dire “io non so”!

Per affermare la democrazia si arriverebbe a negarla?

“Mi pare chiaro. Un discorso simile auspica - oggettivamente, si badi - uno Stato teocratico o assolutista che bandisce la libertà di pensiero”.

Però il Papa lo pone come I problema culturale, no?

“Certo è così. Ma ripeto: al di là delle intenzioni, che sono nobilissime, l'esito è inevitabile: bandire dallo Stato il pensiero critico”.

Ma per lei, professore, relativismo e agnosticismo sono davvero predominanti?

    “No, perché la filosofia del nostro tempo non è semplice agnosticismo e relativismo, ma qualcosa di essenzialmente più forte. Spesso se ne fa un fantoccio per abbatterlo più facilmente. Ma, oltre il fantoccio, c'è qualcosa di ben più potente: esiste certamente il predominio con il predominio concettuale del pensiero filosofico che si allontana dal passato e mostra l'impossibilità dei valori della tradizione cristiana. Mostra cioè che l'esistenza di un immutabile e divino ordinamento della realtà implicherebbe l'inesistenza del mondo, cioè l'assurdo. Certo, tutto questo andrebbe visto nella sua concreta fondatezza, esplorando il sottosuolo del pensiero degli ultimi secoli”.

Sta dicendo che per la Chiesa è anche peggio di quel che le sembra? Le preoccupazioni del Papa sono fondate, allora...

“Questo è il punto, sono fondatissime! Quella che ho chiamato la filosofia del nostro tempo non è qualcosa di subdolo, e .anzi è in opposizione esplicita alla tradizione. Tutta la cultura degli ultimi due secoli, oggettivamente guidata dà quella filosofica, va in direzione opposta al cristianesimo, anche se spesso il laicismo non ne è consapevole e si riduce esso stesso a fede o dogma. Sia chiaro: il mio discorso filosofico non solidarizza con il pensiero contemporaneo. Dico che occorrerebbe una sorta di maieutica, l'arte della levatrice di Socrate: bisognerebbe in tal caso aiutare. questo pensiero a dare alla luce la potenza del proprio grembo, che per lo più rimane nascosta. Dopodiché si potrà dare l'addio sia alla filosofia contemporanea sia al passato, verso qualcosa di più alto”.

    Ma quel “grembo” non pregiudica la libertà religiosa?

“Come il laicismo tende a essere una fede che ignora la propria potenza, lo stesso accade per la democrazia: quel grembo, ignorato, garantisce una libertà maggiore”.

Descrive una situazione tragica, per la Chiesa...

“Sì, tragica, ma per tutto il passato. Però penso che per la Chiesa non sia il caso di chiudere gli occhi davanti al suo nemico. Essa stessa dovrebbe collaborare a quella maieutica di cui parlavo: vedere il sottosuolo. Qui si apre il vero dialogo tra la Chiesa e il pensiero filosofico”.

    .    
Gian Guido Vecchi